Ill.mo Prof. Altimari,
La ringrazio per l’e-mail con la quale ha inteso puntualizzare alcuni aspetti riguardanti il “progetto per la valorizzazione e promozione del territorio dei comuni di etnia albanese” della Comunità Montana del Pollino.
.
In realtà, non posso nascondere lo stupore per lo stile utilizzato nella Sua risposta. Sono definito fazioso, si ipotizza l'esistenza di un complotto e di una regia occulta che mi piloterebbe per chissà quali scopi e sono dipinto come un buffo ciarlatano. Se a tutto questo si unisce qualche velata intimidazione, un po' di fondi grigi e la simpatica associazione al magrebino, verrebbe da pensare a un editoriale di Vittorio Feltri, altro che libertà e massimo rispetto per le opinioni altrui.
Veniamo ora alle panzane. La cifra da me riportata è, evidentemente , quella complessiva del progetto così come riportato a pagina due dell'opuscolo da me citato "Immagini di cultura arbëreshe" nel quale si fa anche riferimento alla convenzione del 16 gennaio 2007 tra Regione Calabria e Comunità Montana. In quanto da me scritto, tra l'altro, non si fa mai riferimento alla distribuzione di questi soldi ma si pone solo il problema del rapporto tra cifra impegnata e risultati finora ottenuti. Prendo dunque atto della Sua precisazione circa la quota parte (€23 999,00) ricevuta dall'Università della Calabria ma sottolineo come questo chiarimento, peraltro ben accetto, contribuisca solo ad individuare meglio le responsabilità senza, tuttavia, cambiare la sostanza del problema. Attendiamo dunque fiduciosi i prossimi risultati che per mezzo del progetto in questione si vorranno offrire alle comunità interessate. Staremo a vedere cosa accadrà e potremo così tutti misurare l'efficacia reale di questa iniziativa analizzandone i risultati sul campo.
Per quanto riguarda, invece, la composizione del gruppo di lavoro, è vero, io ho scritto che il gruppo di lavoro è composto dalla sezione di Albanologia dell'Università della Calabria e dallo sportello linguistico della Comunità Montana. Apprendo con piacere che si tratta di un errore ma rivendico il mio ruolo di distributore al dettaglio di panzane mentre il mio fornitore, mi spiace dirGlielo, è il sito ufficiale del progetto, in cui compare in alto a sinistra la dicitura "Università della Calabria - Sezione di Albanologia" insieme con il simbolo della Comunità Montana, a destra, posti entrambi sopra il nome del progetto. Cliccare per credere. Addirittura, come si può notare nella parte bassa della pagina, la Sezione di Albanologia avoca a sé ipotetici diritti di autore (1) . Una distrazione che può capitare a tutti, non si preoccupi, non è questo il punto della questione.
Quanto ai miei giudizi sui testi utilizzati nelle schede turistiche non posso che confermare le mie posizioni, argomentate anche nella nota scritta in risposta all'intervento del Dott. Gianni Belluscio che, onore al merito, non si è sottratto alla discussione.
Anche sulla grafica del progetto non c'è molto da dire. La Sua unica argomentazione rimanda alla fama internazionale del graphic designer che, ne sono certo, è una persona rispettabile, seria e degna di tutta questa notorietà. Tuttavia, chi volesse contestare la mia posizione dovrebbe dare un'occhiata, se non ad altro, almeno al logo stampato sulle schede redatte nell'ambito del progetto e di cui si è già ampiamente parlato.
Tre ultime questioni.
1) Io non ho e non sono riconducibile a nessun giornale e gestisco gratuitamente da diversi anni Jemi che un contributo, destinato all'associazione ACIGA, l'ha visto solo per la sua creazione. Soldi credo ben spesi, visto che il sito in pochi anni ha raccolto un numero elevatissimo di persone ospitando circa mille articoli. Non capisco, dunque a cosa si riferisce quando menziona impropriamente lauti contributi che qui nessuno vede.
2) Dipingermi come un aspirante giornalista fazioso è, quantomeno, scorretto oltre che totalmente falso così come falsa è l'insinuazione che io non avrei dato spazio adeguato alle attività della Sua cattedra. Per dimostrarlo, Le basti fare riferimento all'elenco di articoli presenti sul sito, molti dei quali riguardano attività organizzate dalla vostra cattedra e sono stati inseriti nel sito Jemi da me stesso, anche quando non ho ricevuto alcun input da parte Sua o di Suoi collaboratori. Similmente, Le faccio notare che, a parte forse una prima disattenzione, non ho mai pubblicato articoli con attacchi personali, neppure contro di Lei. Ancora una volta l'elenco citato fa chiarezza. Mi rendo conto che Le fa piacere definirmi sprezzantemente partigiano (di chi, poi?) ma da tutta questa questione e dalle altre di cui mi sono occupato, di sicuro io sono l'unico a non doverci guadagnare nulla né dal punto di vista professionale, né da quello economico e né, tantomeno, da quello politico. L'idea che io scriva per conto di qualcuno è, infine, alquanto bizzarra tant'è che la stessa direzione di Katundi Ynë non mi pare sia felicissima di trovarsi sotto i riflettori a causa mia. A volte sono irruento e perfino scomposto ma, di certo, non mi muovo su mandato di nessuno né sono alla ricerca di nemici da combattere. Forse Le è difficile immaginarlo, ma io scrivo solo perché spinto dal desiderio di fare chiarezza, in primo luogo per me stesso. In questa ricerca mi danno conforto i tanti lettori e le manifestazioni di approvazione che ricevo continuamente. Vi rinnovo, comunque, l'invito ad inviare al sito Jemi notizia di ogni vostra iniziativa che, come sempre, verrà celermente pubblicata.
3) C'è, infine, da chiarire un punto importante. Nella Sua lettera in prima battuta ammette che in un'iniziativa pubblica ci possano essere critiche "da parte di chicchessia" ma subito dopo pone una delimitazione netta tra chi queste critiche è abilitato a farle perché ha competenze adeguate e chi deve ridursi al silenzio o, nella migliore delle ipotesi, è destinato a rimanere inascoltato per mancanza di titoli adatti al dibattimento. Io credo, invece, che ciascuno abbia non solo il diritto di esprimere le proprie idee ma anche quello di essere ascoltato, specie quando l'oggetto dell'argomentare non è meramente accademico ma riguarda in maniera diretta il territorio in cui si vive e su cui ciascun cittadino ha, in un sistema democratico, il dovere di vigilare. Non mi pare, dunque, corretto prima bussare alla porta della Comunità Montana per realizzare degli opuscoli promozionali (cosa peraltro pienamente legittima) e poi trincerarsi dietro la propria Cattedra per rigettare e denigrare le critiche di cui si è, in parte, destinatari. In una società libera e non imbavagliata, appunto, le idee contano più delle persone e delle abilitazioni che queste dovrebbero possedere prima di poter parlare.
Caro Professore, come Le ho già scritto, i dubbi sul progetto permangono ma ora cresce anche l'attesa e la speranza che i soldi rimasti in cassa servano a promuovere con decisione il turismo nelle nostre terre. Mi auguro che l'interesse creato sulla vicenda possa portare benefici a tutti gli attori coinvolti, compresa l'Università della Calabria che, indubbiamente, mi sta a cuore tanto quanto a Lei. Se, infatti, questi accesi scambi di opinioni possono determinare sul momento attriti e qualche risentimento (non certamente da parte mia) essi costituiscono un elemento importante e irrinunciabile del dibattito civile e, in ultima analisi, inducono almeno un po' di vitalità e positività all'interno delle nostre comunità cui tutti guardiamo con affetto e attenzione.
Mi valgo dell'occasione per inviarLe cordiali saluti,
Luigi Boccia
(1) La prima pagina del sito del "Progetto per la valorizzazione e promozione del territorio dei comuni di etnia albanese” della Comunità Montana del Pollino è stata modificata il 24 Settembre 2009, a seguito della mia segnalazione. Questo è il sito ufficiale del progetto dopo l'aggiornamento.
Questo articolo fa seguito a: Lettera del Prof. F. Altimari
Veniamo ora alle panzane. La cifra da me riportata è, evidentemente , quella complessiva del progetto così come riportato a pagina due dell'opuscolo da me citato "Immagini di cultura arbëreshe" nel quale si fa anche riferimento alla convenzione del 16 gennaio 2007 tra Regione Calabria e Comunità Montana. In quanto da me scritto, tra l'altro, non si fa mai riferimento alla distribuzione di questi soldi ma si pone solo il problema del rapporto tra cifra impegnata e risultati finora ottenuti. Prendo dunque atto della Sua precisazione circa la quota parte (€23 999,00) ricevuta dall'Università della Calabria ma sottolineo come questo chiarimento, peraltro ben accetto, contribuisca solo ad individuare meglio le responsabilità senza, tuttavia, cambiare la sostanza del problema. Attendiamo dunque fiduciosi i prossimi risultati che per mezzo del progetto in questione si vorranno offrire alle comunità interessate. Staremo a vedere cosa accadrà e potremo così tutti misurare l'efficacia reale di questa iniziativa analizzandone i risultati sul campo.
Quanto ai miei giudizi sui testi utilizzati nelle schede turistiche non posso che confermare le mie posizioni, argomentate anche nella nota scritta in risposta all'intervento del Dott. Gianni Belluscio che, onore al merito, non si è sottratto alla discussione.
Tre ultime questioni.
1) Io non ho e non sono riconducibile a nessun giornale e gestisco gratuitamente da diversi anni Jemi che un contributo, destinato all'associazione ACIGA, l'ha visto solo per la sua creazione. Soldi credo ben spesi, visto che il sito in pochi anni ha raccolto un numero elevatissimo di persone ospitando circa mille articoli. Non capisco, dunque a cosa si riferisce quando menziona impropriamente lauti contributi che qui nessuno vede.
2) Dipingermi come un aspirante giornalista fazioso è, quantomeno, scorretto oltre che totalmente falso così come falsa è l'insinuazione che io non avrei dato spazio adeguato alle attività della Sua cattedra. Per dimostrarlo, Le basti fare riferimento all'elenco di articoli presenti sul sito, molti dei quali riguardano attività organizzate dalla vostra cattedra e sono stati inseriti nel sito Jemi da me stesso, anche quando non ho ricevuto alcun input da parte Sua o di Suoi collaboratori. Similmente, Le faccio notare che, a parte forse una prima disattenzione, non ho mai pubblicato articoli con attacchi personali, neppure contro di Lei. Ancora una volta l'elenco citato fa chiarezza. Mi rendo conto che Le fa piacere definirmi sprezzantemente partigiano (di chi, poi?) ma da tutta questa questione e dalle altre di cui mi sono occupato, di sicuro io sono l'unico a non doverci guadagnare nulla né dal punto di vista professionale, né da quello economico e né, tantomeno, da quello politico. L'idea che io scriva per conto di qualcuno è, infine, alquanto bizzarra tant'è che la stessa direzione di Katundi Ynë non mi pare sia felicissima di trovarsi sotto i riflettori a causa mia. A volte sono irruento e perfino scomposto ma, di certo, non mi muovo su mandato di nessuno né sono alla ricerca di nemici da combattere. Forse Le è difficile immaginarlo, ma io scrivo solo perché spinto dal desiderio di fare chiarezza, in primo luogo per me stesso. In questa ricerca mi danno conforto i tanti lettori e le manifestazioni di approvazione che ricevo continuamente. Vi rinnovo, comunque, l'invito ad inviare al sito Jemi notizia di ogni vostra iniziativa che, come sempre, verrà celermente pubblicata.
3) C'è, infine, da chiarire un punto importante. Nella Sua lettera in prima battuta ammette che in un'iniziativa pubblica ci possano essere critiche "da parte di chicchessia" ma subito dopo pone una delimitazione netta tra chi queste critiche è abilitato a farle perché ha competenze adeguate e chi deve ridursi al silenzio o, nella migliore delle ipotesi, è destinato a rimanere inascoltato per mancanza di titoli adatti al dibattimento. Io credo, invece, che ciascuno abbia non solo il diritto di esprimere le proprie idee ma anche quello di essere ascoltato, specie quando l'oggetto dell'argomentare non è meramente accademico ma riguarda in maniera diretta il territorio in cui si vive e su cui ciascun cittadino ha, in un sistema democratico, il dovere di vigilare. Non mi pare, dunque, corretto prima bussare alla porta della Comunità Montana per realizzare degli opuscoli promozionali (cosa peraltro pienamente legittima) e poi trincerarsi dietro la propria Cattedra per rigettare e denigrare le critiche di cui si è, in parte, destinatari. In una società libera e non imbavagliata, appunto, le idee contano più delle persone e delle abilitazioni che queste dovrebbero possedere prima di poter parlare.
Caro Professore, come Le ho già scritto, i dubbi sul progetto permangono ma ora cresce anche l'attesa e la speranza che i soldi rimasti in cassa servano a promuovere con decisione il turismo nelle nostre terre. Mi auguro che l'interesse creato sulla vicenda possa portare benefici a tutti gli attori coinvolti, compresa l'Università della Calabria che, indubbiamente, mi sta a cuore tanto quanto a Lei. Se, infatti, questi accesi scambi di opinioni possono determinare sul momento attriti e qualche risentimento (non certamente da parte mia) essi costituiscono un elemento importante e irrinunciabile del dibattito civile e, in ultima analisi, inducono almeno un po' di vitalità e positività all'interno delle nostre comunità cui tutti guardiamo con affetto e attenzione.
Mi valgo dell'occasione per inviarLe cordiali saluti,
Luigi Boccia
(1) La prima pagina del sito del "Progetto per la valorizzazione e promozione del territorio dei comuni di etnia albanese” della Comunità Montana del Pollino è stata modificata il 24 Settembre 2009, a seguito della mia segnalazione. Questo è il sito ufficiale del progetto dopo l'aggiornamento.
Questo articolo fa seguito a: Lettera del Prof. F. Altimari