logo_comunit.jpgDa circa un mese hanno fatto la loro comparsa nei paesi arbëreshë della Comunità Montana del Pollino (Acquaformosa, Civita, Ejanina, Firmo, Frascineto, Lungro e San Basile) alcuni tabelloni (vedi foto) che costituiscono il risultato più evidente del  “Progetto per la valorizzazione e promozione del territorio dei comuni di etnia albanese ricadente all’interno dell’area PIT finanziato nell’ambito del PIT 3 della Regione Calabria P.O.R. 2000/2006 Asse 2 Misura 2.2 Azione 2.2b”, il cui costo complessivo, così come si legge nella scheda di presentazione del progetto, è pari a complessivi €126 068,00 mentre i lavori sono stati avviati nel gennaio 2007.

Repliche :
.
  1. "Quei testi li ho scritti io" di G. Belluscio;
  2. "Lettera del Prof. F. Altimari";
  3. "La corsa contro il tempo e le occasioni perdute (replica al Prof. G. Belluscio)" di Luigi Boccia
  4. "L'attesa (replica al Prof. F. Altimari)"di Luigi Boccia

 


 

Gli obiettivi dichiarati del progetto

Gli obiettivi dichiarati del progetto sono essenzialmente di promozione turistico-culturale e, in particolare, mirano a:

- attrarre all'interno dell'area flussi significativi di turismo culturale e sostenibile;
- aumentare il grado di coesione sociale e la qualità della vita all'interno dell'area considerata;
- valorizzare il territorio attraverso una diffusa rete di fattori di interesse, rispetto, comunicazione." (testo estratto dal sito del progetto)
frascineto.jpgIl gruppo di lavoro del progetto è costituito dalla Sezione di Albanologia dell’Università della Calabria (testi e foto) e dallo Sportello Linguistico della Comunità Montana del Pollino (foto) (1) .
Da quanto si è potuto vedere, nell'ambito di questo progetto sono stati finora prodotti due opuscoli ("Immagini di cultura arbëreshe" e "Perle d'Arberia" ), un CD con un video e delle immagini e i citati cartelloni, di fatto identici in tutti i paesi coinvolti.



Reazioni

L'iniziativa si pone obiettivi nobili ma il modo in cui è stata attuata lascia molti dubbi e perplessità.

DA CIVITA - Le prime reazioni negative sono venute, durissime, da Katundi Ynëcivita.jpg che in un primo editoriale (“Civita, Çivëti, Çifti” ) denuncia l’utilizzo arbitrario e improprio della denominazione Çivëti come toponimo di Civita in arbëresh. L’idea di vedersi cambiare il nome ha fatto talmente infuriare i civitesi che c’è chi pensa di chiedere al consiglio comunale l’approvazione di una delibera nella quale si stabilisca ufficialmente che il toponimo corretto del paese in arbëresh è Çifti e non Çivëti.
Le critiche di Katundi Ynë non si fermano al nome ma l’affondo prosegue (“Immagini d’Arberia”) con un attacco all’intero impianto del progetto, dalla grafica evidentemente semi-dilettantistica ai testi improbabili, superficiali e pressapochisti.




lungro.jpgDA LUNGRO - Non posso che esprimere la mia solidarietà alla prestigiosa rivista, condividendone appieno l’analisi. Aggiungo, inoltre, il mio disappunto per il modo in cui è stata redatta la scheda descrittiva del mio paese: Lungro. La “patriottica” Lungro, come la definì De Rada, già denominata ufficialmente “Città del Risorgimento” è descritta come “il comune rosso d’Arberia”. All’inizio pensavo gli autori si riferissero al rosso del vino di Galzei che, in effetti, si consuma in grande quantità nel mio paese e che magari potrebbe costituire un elemento di attrattiva per turisti in cerca di forti emozioni enologiche ma poi, leggendo con attenzione, mi sono reso conto che la porpora è stata conferita a Lungro in virtù dell’orientamento politico di molti lungresi. Lasciando da parte ogni analisi politica che qui, chiaramente, non c’entra nulla, la scelta di utilizzare le attitudini politiche come elemento di attrattiva turistica mi pare totalmente insensata, pa kripë e pa val. Inoltre, c’è da chiedersi se questa è una caratteristica talmente importante da oscurare completamente il contributo di Lungro al Risorgimento italiano e altre peculiarità del paese cui non si fa minimamente cenno in nessuno scritto afferente al progetto in questione. Gli acuti redattori, evidentemente in vena di creazioni fantasiose, hanno pensato a un nuovo turismo di tipo sentimental-comunista che un tempo aveva come meta Mosca e che oggi dovrebbe avere in Lungro la nuova capitale.

Ecco il testo integrale della scheda dedicata al comune di Lungro:

"Lungro vuol dire Eparchia, Lungro vuol dire il comune rosso d'Arbëria. Lungro è la miniera di salgemma che non c'è più. Lungro è l'acqua e il fuoco, l'estate e l'inverno, la notte e il giorno, Qenga e Taverna, Lungro è una e tante... il paese-non-ancora-città. Lungro è una delle due Cattedrali degli arbëreshë e paese di un poeta socialista del quale i discendenti conservano ancora i preziosi manoscritti.
Ma come capire davvero gli arbëreshë senza aver visitato Lungro? All'entrata dell'abitato il monumento ai minatori della miniera richiama il poeta che li cantò e la loro schiena sanguinante "per trasportare sale in Salina". Lungro sono gli affreschi e le icone bizantine, il profumo di incenso i falò di san Nicola, il carnevale e gli organetti e le cornamuse che, così come li registrò Carpitella nel 1954, suonano e si possono ascoltare ancora oggi."
  (testo tratto dal sito del progetto)

 
Questo progetto costituisce una grande occasione sprecata. In Arberia tanti soldi destinati alla promozione turistica di soli cinque paesi non si erano mai visti e spenderli in questo modo è stato un peccato, ancora più grave se si pensa al momento storico che stiamo vivendo che, invece, richiederebbe ben altro impegno e serietà da parte di tutti.
 
particolare_lungro.jpg particolarecivita.jpg

 

 

 

Civita, Çivëti, Çifti

ATTUALITÀ - Anche quando si senta di fare un uso "corretto" della parola, in verità si commette un grave errore nel momento in cui si voglia effettuare un'operazione di mero "laboratorio" avulso dalla realtà. E' da brivido quando prevale l'insensibilità ai suoi ingrati e cacofonici. Forse perché sensibilità intellettiva ed orecchio si vanno facendo sempre più sordi.  Alle sofisticherie pseudo linguistiche prevale, ed è legge, ciò che il popolo, tutto il popolo ha creato nel corso dei secoli ed ha fatto proprio. Come è il caso di Civita che deriva dal medioevale "Castrum" e, quindi "Civitas" che suole indicare il sito di antica città distrutta da eventi naturali o vicende storiche.

Quando i profughi albanesi vi giunsero, condotti da Giorgio Paleologo Assan, conte greco, la chiamarono Çifti. Secondo il loro idioma. Da sempre viene demonimata in arbresh Çifti in italiano Civita. L'idioma parlato da una comunità costituisce il più elementare, ma anche il più forte legame tra i suoi membri, afferma Andrè Martinet, linguista di chiara fama. Tullio De Mauro, linguista di fama mondiale, ammonisce di non fidarsi dei linguisti, non sentirne mai uno solo, ma, per il possibile, diversi e, ben accuratamente diversi tra loro. L'autorevole linguista non dimentica di "affermare" i diritti linguistici di chi arriva nelle nostre scuole con un bagaglio idiomatico diverso dall'italiano. Si è molto scritto, discusso e polemizzato sulla lingua da usare: si sono cimentati vari studiosi con tesi diverse e contrastanti. Unico risultato certo: in molti paesi arbreshe i piccoli si esprimono sempre di più in lingua italiana, trascurando l'idioma degli avi.

E ci resta alla fine un brutto, orrido e cacofonico Çivëti anziché il bello, nobile armonioso Çifti. Ripetete Çivëti e inorridite. Scrivete, pronunciate, gridate Çifti e siate orgogliosi e felici!

Katundi Ynë, Anno XL - n 135 - 2009/2

 

 


"Immagini d'Arberia" a cura della comunità montana italo-arbëreshë del Pollino di Castrovillari

L'opera è nata con il nobile e virtuoso scopo di diffondere e valorizzare le peculiarità storico-culturali dei paesi arbëreshë dell'area del Pollino, ma dopo aver osservato le immagini e letto i testi è sorto in noi un forte dubbio circa il raggiungimento dello scopo prefissato. Già le immagini lasciano molto a desiderare sia come qualità che come originalità. I testi appaiono molto improbabili sia nella descrizione che nei contenuti caratterizzati da pressapochismo e superficialità. Le omissioni di determinate peculiarità punteggiano regolarmente tutte le comunità esaminate.

Di Civita ci lascia interdetti quell'orribile Çivëti, finora mai sentito da anziani, poeti popolari e colti. Tutti i civitesi da noi intervistati, giovani e meno giovani, all'unanimità hanno rigettato tale denominazione. Tutti sono legati alla bella ed espressiva Çifti.

Poi ci è sorto un terribile dubbio circa l'esistenza della presente rivista e del Museo. Ci siamo recati ancora una volta presso la sede della Redazione e, non fidandoci di noi stessi, ci siamo rivolti ai "guardiani del Tempio", che gratuitamente assicurano la fruizione del museo a migliaia di turisti, i quali ci hanno tranquillizzati e rassicurati. Circa duemila copie vengono spedite in abbonamento postale ed altre centinaia vengono offerte ai numerosi visitatori per un complessivo di tremila copie ogni tre mesi. Scusate se è poco. Né si deve dimenticare che le sale del museo ogni hanno ospitano decine di incontri e seminari nonché masters universitari.

Di Frascineto si dimentica di citare la splendida e vetusta chiesetta di S. Pietro, autentico gioiello dell'arte orientale. Lo stesso dicasi di tutti gli altri paesi, ricchi di storia e di monumenti artistici.

Uno spiacevole incidente di percorso tale operetta i cui fini erano di ben altra natura.

 

Katundi Ynë, Anno XL - n 135 - 2009/2


Ndr. In realtà, il Museo Etnico Arbëresh, il più visitato museo arbëresh, non solo è stato omesso nelle schede descrittive di Civita ma è stato anche escluso dagli itinerari consigliati ai turisti che però, ne siamo certi, continueranno a visitarlo numerosi.

(http://www.albanologia.unical.it/ProgettoArberPollino/itinerari.html )

Civita - Si consiglia la visita non guidata delle seguenti strutture:

·  La Chiesa di Santa Maria Assunta, edificata tra il XVII e XVIII secolo, è un edificio in stile barocco con pianta a croce latina a tre navate; le decorazioni interne sono del periodo tardo barocco;

·  Le Cappelle della Consolazione e di San Antonio, perfettamente incastonate nel centro storico, risalenti al XVI secolo;

·  Le fontane del paese, interamente rivestite in pietra locale: quella di sopra (Kroi lat), quella del mezzo (Kroi ndë mest) e quella della Piazza (Kroi qacës), risalenti alla seconda metà dell'Ottocento;

·  La "Filanda Filardi", edificio industriale realizzato sullo strapiombo del tratto terminale del Raganello, a pochi metri da quello che era il Ponte del Diavolo. Anticamente azionata dall'acqua di caduta di due grosse vasche, forniva energia per la produzione di matasse di lana; la materia prima veniva data dalle greggi di pecora presenti tra i pascoli del Pollino. La struttura, oggetto di un recente restauro, è divenuta sede di un ecomuseo. 



(1) Puntualizziamo, a seguito della Lettera ricevuta dal Prof. F. Altimari, che il gruppo di lavoro comprende anche il Centro di Studi demo-antropologici e il Corso di laurea in Scienze turistiche dell'Università della Calabria che risulta assegnataria di un contributo di €23 999,00. 23 settembre 2009

Ka sënduqi...

ATTUALITÀ

Giovedì, Novembre 18, 2004 Luigi Boccia Chiesa e Religione 8347
Discorso pronunciato da S.E. il Card. Camillo...
Lunedì, Gennaio 23, 2006 Luigi Boccia Chiesa e Religione 12525
Secondo la tradizione, i territori dell’attuale...

LA LINGUA - GJUHA JONE

Domenica, Novembre 13, 2005 Luigi Boccia Grammatica 30212
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Martedì, Marzo 07, 2006 Pietro Di Marco Aspetti generali 12224
E ardhmja e natës agimi. Ti e prite. E ardhmja e agimit dita e plotë. Ti e rrove. E ardhmja e ditës mbrëmja. Ti u krodhe në të. E ardhmja e mbrëmjes...