Eminenti studiosi asseriscono che: la memoria dei luoghi è radicata nelle menti di chi per ovvi motivi li ha dovuti lasciare, mentre coloro che rimangono ne perdono i riferimenti vivendo le mutazioni inconsapevolmente con lo scorrere del tempo. L’argomento su cui vorrei porre l’attenzione sono le nuove pavimentazioni, con cui sono stati ricoperti i più reconditi angoli dei centri Italo-Albanesi di Calabria citra, utilizzati in modo indiscriminato materiali alloctoni.
Va ricordato che i centri storici delle comunità Arbëreshe fanno
comunque parte dell'edilizia storica che pur se influenzata dalle
regole edilizie del sud Italia si distingue nel sistema aggregativo del
modulo tipo il catoio; inconsapevolmente aggrediti nella morfologia e
nel rapporto tra costruito ed ambiente naturale, vanno sempre più
abbandonando l’aspetto tipico che li caratterizzava. Il risultato……. un
freddo e asettico scenario ove non si colgono più gli aspetti che
definivano gli spazi aggregativi che hanno fatto crescere e formare
intere generazioni di arbëreshe.
Viaggiatori del secolo scorso descrivono i centri parzialmente lastricati: ricostruzioni grafiche, realizzate dallo scrivente, sono state utili a dedurre che in prevalenza venivano protette quelle strade o spazi ove la vorticosità delle acque meteoriche, erodeva le superfici se lasciate senza una adeguata protezione, inoltre, i selciati in pietra avevano la funzione di portare a valle nei periodi di pioggia, tutto quello che con metodo vi veniva depositato.
Lastricati in declivio associati a comode gradinate in pietre di cava o di fiume, venivano adagiate su cuscinetti di terreno vegetale misto a sabbia e ben livellate tra loro mediante la percussione di pesanti mazze, coprendo così le superfici esposte all’erosione. L’avventurarsi nella riconfigurazione planimetrica, a mio avviso, senza un’adeguata analisi storica ha prodotto errate valutazioni nella compilazione progettuale architettonica.
Le piazzette, "sheshi", le strade "udeth", i vicoli "ruga", la ideale divisione dei paesi: la superiore "Drelarti", quella inferiore "Drehjimi", assieme alle regole dell’approvvigionamento idrico, legate da specifici significati economici, storici, sociali e religiosi, hanno da sempre avuto precisa collocazione nel vissuto quotidiano degli arbëreshe; ridurre tutto in un unicum di colori e di materiali significa appiattire le identità di quegli spazi conservati da generazioni.
L’espressione progettuale rappresentativa delle tradizioni arbereshe, potrà emergere solo da un’adeguata conoscenza storica delle genti e dei luoghi, cosi facendo, potranno essere distinti dal viaggiatore errante e riconosciuti da chi per ovvi motivi, ritornando nei luoghi di origine li riconosca. L’auspicio è quello di sensibilizzare i vertici istituzionali locali, affinché appropriati interventi di recupero ridiano dignità a quegli spazi, per consegnarle alle nuove generazioni in modo che siano anche per loro il bagaglio storico-culturale che è giunto a noi sino a pochi decenni addietro.
Lastricati in declivio associati a comode gradinate in pietre di cava o di fiume, venivano adagiate su cuscinetti di terreno vegetale misto a sabbia e ben livellate tra loro mediante la percussione di pesanti mazze, coprendo così le superfici esposte all’erosione. L’avventurarsi nella riconfigurazione planimetrica, a mio avviso, senza un’adeguata analisi storica ha prodotto errate valutazioni nella compilazione progettuale architettonica.
Le piazzette, "sheshi", le strade "udeth", i vicoli "ruga", la ideale divisione dei paesi: la superiore "Drelarti", quella inferiore "Drehjimi", assieme alle regole dell’approvvigionamento idrico, legate da specifici significati economici, storici, sociali e religiosi, hanno da sempre avuto precisa collocazione nel vissuto quotidiano degli arbëreshe; ridurre tutto in un unicum di colori e di materiali significa appiattire le identità di quegli spazi conservati da generazioni.
L’espressione progettuale rappresentativa delle tradizioni arbereshe, potrà emergere solo da un’adeguata conoscenza storica delle genti e dei luoghi, cosi facendo, potranno essere distinti dal viaggiatore errante e riconosciuti da chi per ovvi motivi, ritornando nei luoghi di origine li riconosca. L’auspicio è quello di sensibilizzare i vertici istituzionali locali, affinché appropriati interventi di recupero ridiano dignità a quegli spazi, per consegnarle alle nuove generazioni in modo che siano anche per loro il bagaglio storico-culturale che è giunto a noi sino a pochi decenni addietro.