E’ apparso sul sito “Jemi” un articolo che fa parte delle notizie che
giungono da San Demetrio Corone, in cui viene descritto il progetto di
riqualificazione di Vico V Dx Via Caminona, ora Piazza del Popolo. Esso
sia nella descrizione del contesto e di conseguenza nel progetto,
evidenzia grossolani errori.
Fondamenta su cui si basa un buon progetto di riqualificazione urbana, sono rappresentate dalla storia di quel sito e la perfetta integrazione con l’etnia in oggetto, senza lacune di alcun tipo. Un elemento cosi caratterizzane per i paesi arbereshe, la“gjitonia”, non può essere datata grossolanamente al XIX secolo, infatti è opportuno sapere che i palazzi nobiliari nei paesi arbereshe venivano edificati all’interno della gjitonia quando questa già esisteva. L’evoluzione edificatoria per le etnie arbereshe avviene intorno alla metà del 1500, il tugurio di paglia e terra veniva sostituito in manufatti di pietra legata da impasti di argilla, aventi copertura in coppi. Essi consistevano in due ambienti dipendenti l’uno dall’altro, il primo con la porta di accesso direttamente sulla strada o piazzetta, mentre il secondo completamente buio dipendeva dal primo, identificati come Catoi sono la base dei modelli aggregativi edilizi delle comunità arbereshe. In questa fase la famiglia (il clan) tipica arberashe subisce una rilevante evoluzione, ogni nucleo familiare realizza la propria abitazione pur dipendendo sempre le une dalle altre. Divenuto il Catoio abitazione di ogni singola famiglia viene aggregato spontaneamente secondo i dettami dell’orografia circostante e in questa fase, molto importante, prende corpo la gjitonia, dove il clan non vive più in un unico ambiente ma in una serie di catoi costruiti in aderenza l’uno con l’altro, il cui elemento aggregativo comune diveniva scesci. Nel corso del 1700 quando le possibilità economiche migliorano, il catoio si evolve, infatti esso viene realizzato in muratura costituita di pietra, listata in mattoni, il cui legante era calce mista a sabbia, il tetto era costituito da travi di castagno e doppia regola di coppi. Ai primi decenni del 1800 quando il declino dei principati porta alcune famiglie ad acquisire consistenti appezzamenti di terreni e il conseguente miglioramento delle possibilità economiche; vengono edificati i così detti palazzi nobiliari i quali, chiaramente, vengono costruiti all’interno di questi sistemi aggregativi del 1500. Se i presupposti per realizzare un progetto partono da considerazioni storico-urbanistiche valide, si gettano basi solide per poter far rivivere i valori sociali della gjitonia, altrimenti le scelte progettuali diverranno un luccicante elenco di prodotti Hi-tech che possono anche colpire la fantasia dei profani, ma nella realizzazione pratica diventano motivo di delusione e faziosità.
Atanasio arch. Pizzi L'articolo commenta Concorso di idee per l'architettura