Credo che interventi di mera "annotazione storica"
possano al più conservare ricordi documentali del vissuto; si deve
salvaguardare fisicamente le attuali presenze architettoniche, preservandole
dal decadimento e dalle loro recenti o future manomissioni, causate da
interventi di manutenzione inconsapevoli dello spessore storico e culturale in
essi contenuto, ancor oggi abbarbicato.
Il lavoro di raccolta degli elementi della storia dei luoghi, quasi sempre eseguite da personaggi non titolati, quindi, privi di quel bagaglio che si acquisisce con il titolo rivestito, rende la lettura delle notizie pervenute errata, a cui segue quella della progettazione del bene culturale, che nella gran parte dei casi ha indotto in errore i tecnici.
Ciò ha prodotto un processo di degrado che porta ad accentuare le emergenze architettoniche, le quali perdono il loro aspetto, il valore e la connotazione storica; dovute a progetti inopportuni e/o inappropriati inconsapevoli della valenza storica che essi hanno rivestito in ambito delle comunità arbëreshe.
Si tratta quindi di rileggere le annotazioni errate e reinterpretarle al fine di dare una lettura logica e quindi, in seguito utilizzarle per consentire di mantenere viva la presenza fisica in continua evoluzione.
E'fondamentale dunque far riaffiorare la conoscenza storica dalle preesistenti; riconnettere tra di loro le maglie della vita trascorsa e di quella attuale e futura, utilizzando tutti i metodi e percorsi del restauro e della progettazione architettonica in senso lato.
L'elemento architettonico, in questo caso, salvaguardato potrà offrire occasione e palestra nel tentativo di riportare nella esperienza dell'attuale quotidianità radici di vita che tendono purtroppo a seccarsi o a perdere di leggibilità e di connotazione. Si prova a proporre i paesi arbëreshe nei percorsi turistici internazionali, senza costruire un'offerta adeguata, che scaturisca da un lavoro certosino di ricerca e di ricostruzione dei luoghi, seguendo una logica entro la quale ogni paese di Calabria Citra abbia la sua precisa collocazione in un circuito storico-turistico, ove ogni palazzo, casa, strada, piazza o gjitonia descriva e proponga luoghi caratteristici e unici dei paesi arbëreshe, rappresentativi di un logico itinerario turistico.
Il turismo non deve essere inteso come occasione per proporsi come culle di letteratura o di patriottismo e di tradizioni; ogni paese raccolga e metta sul tappeto la propria storia, in modo che tutti i paesi di etnia arbëreshe possano mettere in luce i propri eroi o letterati, secondo le sequenze della storia di Calabria Citra. Il futuro si costruisce con le regole e pianificazioni programmatiche precise, la perfetta conoscenza delle proprie radici, tenendo presente la storia di tutti i paesi arbëreshe di Calabria Citra, senza protagonismi, fornendo di ogni comunità la giusta valenza. Pianificando la crescita e creando le idonee strutture ricettive e attrattive si può incrementare il turismo, per esempio la riproposizione dei vecchi catoi o le case con la tipica logetta, proponendo cosi un modo alternativo di trascorrere una vacanza, immersi nel mondo delle tradizioni arbereshe. Oggi purtroppo si da priorità alla metanizzazione, alle pavimentazioni, alla segnaletica stradale o apposizione di assurdi cromatismi, si modifica irreparabilmente il valore urbanistico-architettonico dei nostri paesi; sventrati, modificati e invasi da colate di cemento per veicolarizzarli a tutti i costi. Cosi perdono ogni giorno la loro integrità urbana, assomigliando sempre di più a villaggi turistici, ove ogni cosa non appartenendo al territorio ma riportata o ispirata da altri contesti, diventa sempre più scenario di pura finzione. Vanno dunque individuati i soggetti titolati e quelli istituzionali ai quali sollecitare iniziative utili per la rivalorizzazione dei paesi dove la cultura arbëreshe ha trovato la sua massima espressione. Gi interventi dovranno costituire sostegno per la formazione di un nuovo tessuto di programmazione col quale mantenere in vita cultura e rapporti sociali, esperienze di vita che riescano a testimoniare il passato dando continuità nel presente e cosi una offerta seria al turismo.
Il lavoro di raccolta degli elementi della storia dei luoghi, quasi sempre eseguite da personaggi non titolati, quindi, privi di quel bagaglio che si acquisisce con il titolo rivestito, rende la lettura delle notizie pervenute errata, a cui segue quella della progettazione del bene culturale, che nella gran parte dei casi ha indotto in errore i tecnici.
Ciò ha prodotto un processo di degrado che porta ad accentuare le emergenze architettoniche, le quali perdono il loro aspetto, il valore e la connotazione storica; dovute a progetti inopportuni e/o inappropriati inconsapevoli della valenza storica che essi hanno rivestito in ambito delle comunità arbëreshe.
Si tratta quindi di rileggere le annotazioni errate e reinterpretarle al fine di dare una lettura logica e quindi, in seguito utilizzarle per consentire di mantenere viva la presenza fisica in continua evoluzione.
E'fondamentale dunque far riaffiorare la conoscenza storica dalle preesistenti; riconnettere tra di loro le maglie della vita trascorsa e di quella attuale e futura, utilizzando tutti i metodi e percorsi del restauro e della progettazione architettonica in senso lato.
L'elemento architettonico, in questo caso, salvaguardato potrà offrire occasione e palestra nel tentativo di riportare nella esperienza dell'attuale quotidianità radici di vita che tendono purtroppo a seccarsi o a perdere di leggibilità e di connotazione. Si prova a proporre i paesi arbëreshe nei percorsi turistici internazionali, senza costruire un'offerta adeguata, che scaturisca da un lavoro certosino di ricerca e di ricostruzione dei luoghi, seguendo una logica entro la quale ogni paese di Calabria Citra abbia la sua precisa collocazione in un circuito storico-turistico, ove ogni palazzo, casa, strada, piazza o gjitonia descriva e proponga luoghi caratteristici e unici dei paesi arbëreshe, rappresentativi di un logico itinerario turistico.
Il turismo non deve essere inteso come occasione per proporsi come culle di letteratura o di patriottismo e di tradizioni; ogni paese raccolga e metta sul tappeto la propria storia, in modo che tutti i paesi di etnia arbëreshe possano mettere in luce i propri eroi o letterati, secondo le sequenze della storia di Calabria Citra. Il futuro si costruisce con le regole e pianificazioni programmatiche precise, la perfetta conoscenza delle proprie radici, tenendo presente la storia di tutti i paesi arbëreshe di Calabria Citra, senza protagonismi, fornendo di ogni comunità la giusta valenza. Pianificando la crescita e creando le idonee strutture ricettive e attrattive si può incrementare il turismo, per esempio la riproposizione dei vecchi catoi o le case con la tipica logetta, proponendo cosi un modo alternativo di trascorrere una vacanza, immersi nel mondo delle tradizioni arbereshe. Oggi purtroppo si da priorità alla metanizzazione, alle pavimentazioni, alla segnaletica stradale o apposizione di assurdi cromatismi, si modifica irreparabilmente il valore urbanistico-architettonico dei nostri paesi; sventrati, modificati e invasi da colate di cemento per veicolarizzarli a tutti i costi. Cosi perdono ogni giorno la loro integrità urbana, assomigliando sempre di più a villaggi turistici, ove ogni cosa non appartenendo al territorio ma riportata o ispirata da altri contesti, diventa sempre più scenario di pura finzione. Vanno dunque individuati i soggetti titolati e quelli istituzionali ai quali sollecitare iniziative utili per la rivalorizzazione dei paesi dove la cultura arbëreshe ha trovato la sua massima espressione. Gi interventi dovranno costituire sostegno per la formazione di un nuovo tessuto di programmazione col quale mantenere in vita cultura e rapporti sociali, esperienze di vita che riescano a testimoniare il passato dando continuità nel presente e cosi una offerta seria al turismo.
Atanasio arch. Pizzi