La lettera inviataci da Tommaso Campera contiene alcuni riferimenti al lavoro della redazione di Jemi ai quali crediamo sia opportuno rispondere con qualche precisazione.
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 Il brano in questione è il seguente:

"Mi complimento con la redazione per il pregevole “taglio” dato al sito “Jemi”, altrettanto non posso fare per il vostro inconsapevole tentativo di minimizzazione del nostro documento: così come da voi posta, la questione si ridurrebbe alla semplice attribuzione del primo premio che, per il prof. Belluscio, diventa strumento per evitare di rispondere alle problematiche da noi sollevate ai punti 2), 3), 4), 5), 6) della nostra lettera. Per altri versi, lo stesso Belluscio è stato per noi “strumento” per parlare di cose più importanti di lui stesso."

La prima considerazione riguarda l’utilizzo della parola “taglio” posta tra apici. Non conosciamo il motivo che ha spinto l’autore a virgolettare tale termine ma ci sembra evidente che questo artifizio stilistico sia stato utilizzato ad arte per lasciare aperta la strada dei doppi-sensi facendo intendere che la nostra redazione operi chissà quali maneggi sugli articoli pubblicati. Essendo una redazione ed un sito giovane riteniamo necessario e doveroso tranquillizzare i nostri lettori e collaboratori sull’assoluta trasparenza ed imparzialità dell’operato e della linea editoriale che, nel nostro piccolo, cerchiamo di seguire.
È proprio seguendo tali principi che, ricevendo da parte del Prof. Cucci la “Lettera aperta all’amico Giovanni Belluscio”, abbiamo deciso di pubblicarla senza alcun taglio ma affiancandovi, doverosamente e necessariamente, una replica dello stesso Gianni Belluscio. Ci sembra opportuno ricordare che la redazione di Jemi è stata l’unica a pubblicare la lettera dell’associazione Vatra, nonostante questa sia stata inviata a molte riviste stampate ed on-line, oltre che a numerosi cultori dell’arbëresh. È per questo che riteniamo ingiuste le accuse di manipolazioni o di tentativi di falsificazione della realtà che ci vengono rivolte. Cari arbëreshë di Vatra, pensiamo, piuttosto, che se il vostro obiettivo primario era quello di attirare l’attenzione sul problema di quali siano le scelte più giuste per meglio affrontare l’obsolescenza linguistica della nostra lingua, occorrerebbe allora riflettere molto sull’efficacia della strategia di comunicazione da voi adottata. I pesanti attacchi personali contenuti nella vostra missiva non solo sono stati ingiusti ed inopportuni ma hanno anche contribuito in maniera significativa a rendere la vostra lettera totalmente inefficacie rispetto all’obiettivo che vi eravate prefissati. Auspichiamo, infine, che argomenti così complessi e delicati possano essere in futuro affrontati attraverso una discussione seria ma pacata, evitando inutili strumentalizzazioni il cui unico risultato è quello di tenere lontani dal confronto tanti arbëreshë che sono invece fortemente interessati, con più o meno competenza, al problema del decadimento linguistico del nostro idioma.



Luigi Boccia per la redazione di Jemi.it

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