Stimata redazione di “Jemi”, in relazione all’oggetto, nel vostro intervento del 05 aprile, leggo il mio nome, Tommaso Campera, collegato alla telefonata fatta al prof. Belluscio, al proposito mi preme precisare che: .
Stimata redazione di “Jemi”, in relazione all’oggetto, nel vostro intervento del 05 aprile, leggo il mio nome, Tommaso Campera, collegato alla telefonata fatta al prof. Belluscio, al proposito mi preme precisare che:

a) dell’associazione “Vatra Arbëreshe” non sono il vicepresidente, tale carica è attualmente rivestita da Massimo Rafti originario di Palazzo Adriano. Il Massimo Rafti, ha anche rivestito la carica di segretario della giuria per il concorso anno 2005

b) la telefonata da me fatta il 21 marzo al prof. Belluscio era dovuta all’incarico ricevuto dal direttivo, al fine di avvisare il prof. Belluscio della lettera che –dovutamente- gli avremmo spedito e nel reperire l’indirizzo direttamente dall’interessato

c) già nel corso di quella telefonata, amichevolmente, ebbi a spiegare al prof. Belluscio le ragioni ed i perché delle premiazioni, così come in seguito farò in questo mio intervento

d) la successiva “telefonata di risposta” ricevuta dal prof. Belluscio, non è certo stato un confronto su quanto espresso dalla nostra associazione, è stato un soliloquio del Belluscio sulla etimologia usata dal Gioseffi, definita dal Belluscio: “Discutibile e distruttiva etimologia deradiana”

e) in Chieri, non siamo scuola ma esprimiamo una visione sulla lingua e sull’insegnamento della nostra lingua condivisa da moltissimi arbëreshë che però... restano nell’ombra: sarà ipocrisia?

f) certamente non abbiamo l’accreditamento di albanologi, sopratutto, differentemente da certi albanologi e di certe università, non predichiamo la cancellazione della nostra stessa lingua; al proposito e ad esempio, sarà utile leggere l’editoriale del prof. Agostino Giordano intitolato: “Harroni se jini arbëreshë” (vedi “Jeta Arbëreshe” n. 44 febbraio ’06).
Il punto è che proprio certi albanologi –accreditati- e certe università, vogliono defraudarci della nostra stessa lingua, sostenendo che senza una laurea in albanologia non si può parlare arbëreshe, mi chiedo: “Oj më... oj tà! Çë më kini mbësuar?Më kini thënë se kjò ishë gluha jona, po këta “allbanolloga” më thonë se nëng ishtë dreq ashtù!”

g) da esperto “linguista” qual’è, il prof. Belluscio saprà che tutti i dizionari esistenti sono pieni di etimologie discusse, azzardate, accostate e poi contestate, ad iniziare dalle azzardate etimologie su presunte radici dell’altrettanto presunto indoeuropeo: stiamo qui parlando di veri dizionari e di veri linguisti! Non dovendo attualmente la nostra associazione pubblicare alcun dizionario, aspettiamo con ansia la notizia della prossima pubblicazione del “DIZIONARIO ETIMOLOGICO DELLA LINGUA ARBËRESHE BELLUSCIO”: facci vedere professore... e che sia una “bibbia” senza errori discutibili per favore!!!


Mi complimento con la redazione per il pregevole “taglio” dato al sito “Jemi”, altrettanto non posso fare per il vostro inconsapevole tentativo di minimizzazione del nostro documento: così come da voi posta, la questione si ridurrebbe alla semplice attribuzione del primo premio che, per il prof. Belluscio, diventa strumento per evitare di rispondere alle problematiche da noi sollevate ai punti 2), 3), 4), 5), 6) della nostra lettera. Per altri versi, lo stesso Belluscio è stato per noi “strumento” per parlare di cose più importanti di lui stesso.
Ecco quindi che, se gli utenti di “Jemi” interverranno esprimendosi su tutti questi punti il dibattito diverrà certamente interessante; in quanto alla attribuzione del primo premio - punto essenziale per il prof. Belluscio - rispondiamo noi su queste pagine.
Come da voi redazione richiesto, è auspicabile che un sito come “Jemi” diventi luogo di dibattito e confronto su tutto quanto concerne la nostra minoranza: la lettera da noi associazione resa pubblica, come indichiamo nei punti 2), 3), 4), 5), 6) vuole avere proprio tali finalità. Dunque, per evitare di fossilizzarci su strumenti creati ad arte per evitare di rispondere a temi più importanti, così come già detto al prof. Belluscio nella telefonata del 21 marzo, rispondiamo alla questione riguardo alla premiazione del Gioseffi. Chiediamo altrettanta chiarezza e risposte da parte del prof. Belluscio sulle questioni da noi poste ai punti 2), 3), 4), 5), 6) della nostra lettera aperta: gradiremmo molto una risposta scritta, non in shqipo, ma in arbërisht dal quale potremo imparare.

I perché dell’attribuzione del primo premio

Per l’anno 2005, l’associazione “Vatra Arbëreshe”, per la sezione B) giovani autori ha mantenuto i medesimi criteri degli anni precedenti. Per la sezione A) adulti, l’associazione ha inteso stimolare gli arbëreshë ad una maggiore conoscenza della loro stessa lingua parlata, ha quindi –provocatoriamente- proposto la ricerca sulla lingua dando precise tracce da seguire (vedi regolamento). Tale ricerca, voleva essere metro di misura sulla conoscenza e sullo stato attuale della nostra stessa lingua da parte degli arbëreshë. Delle 27 adesioni alla sezione A) adulti, come da regolamento, 22 sono state escluse dalla valutazione: contrariamente alle regole del bando di concorso ci sono stati inviati elaborati contenenti poesie che erano invece consentite solo per la sezione B) giovani autori. Il tutto è dimostrazione delle scarse cognizioni che gli arbëreshë hanno sulla lingua che parlano. Le restanti 5 adesioni che avevano una parvenza di tentativo di ricerca, sono state inviate ai giurati che sono stati messi in serio imbarazzo dovendo loro scegliere tra: a) un racconto sulle fave con le cotiche; b) una serie di proverbi mal copiati; c) un pensiero od una libera constatazione sul tempo che fu; d) gli auguri a che la nostra lingua possa vivere e delle domande rivolte a terzi; e) un discutibilissimo tentativo di etimologia deradiana che, per quanto discutibile, è stato l’unico abbozzo di ricerca. Noi associazione ed i giurati, siamo stati messi nella difficile ed imbarazzante condizione di dover scegliere tra il “niente” che ci si prospettava davanti.

La nostra provocazione -il classico sasso gettato nello stagno-, ha comunque messo a segno un importante risultato: 1) ha denunciato il grado di conoscenza degli arbëreshë verso la loro lingua, 2) dimi vetam të bëmi poezì “si ulka dashuruarë çë i’këndonjanë hënxes”.


Ovviamente, a soluzione di tutte le problematiche inerenti le valutazioni e la correttezza relativa alle premiazioni, sin da ora, per il prossimo concorso, invitiamo il prof. Belluscio a presiedere la giuria ed alla designazione dei giurati.


Quindi, il primo premio è stato assegnato al Gioseffi perché:

· il prof. Shkurtaj, uno dei giurati più qualificati, gli ha assegnato un punteggio di 8,50

· il Gioseffi non era giurato o segretario della giuria
· il regolamento non gli vietava la partecipazione
· se anche discutibile è stato l’unico tentativo di ricerca con una parvenza linguistica
· essendo altri 22 elaborati esclusi (perché poesie), non c’era nient’altro da premiare
Queste sono le stesse cose già dette al prof. Belluscio durante la telefonata del 21 marzo ‘06



Apprezziamo le indicazioni sui dizionari da consultare, in special modo il richiamo al Meyer, conosciamo le sue pubblicazioni, proprio per una maggiore conoscenza verso le sue opere abbiamo fatto tradurre in italiano i suoi: “Albanesische Studien”. Dopo aver letto i suoi “Studi Albanesi”, siamo arrivati alla conclusione che, se il Gustav Meyer fosse stato “padrone” della lingua albanese come lo può essere solo un nativo, avrebbe scritto l’opera più importante mai esistita sulla nostra lingua.


Ringrazio dello spazio per questo indispensabile chiarimento a che il nostro documento venga valutato nella giusta dimensione, questo per favorire un più ampio dibattito da noi auspicato.


nota: chi volesse sapere se scrivo in arbërisht, può consultare il n. 118 anno 2005/1 di “Katundi Ynë” pagina 12 e 13


Tommaso Campera

responsabile culturale

associazione “Vatra Arbëreshe”
 
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