Ecco il testo integrale della prima enciclica di Papa Benedetto XVI.
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Secondo la tradizione, i territori dell’attuale Albania erano già evangelizzati all’epoca di san Paolo; infatti l’antica Illiria è citata dall’Apostolo: «Così da Gerusalemme e dintorni fino all’Illiria, ho portato a termine la predicazione del Vangelo di Cristo» (Rm 15,19). Dürres o Dyrrhachion/Durazzo era già sede di diocesi nel 58 d.C., mentre Shkodra/Scutari e Lezha sono attribuite al IV secolo. Le migrazioni delle popolazioni slave cancellarono il primo cristianesimo nell’Illiria e nella Tracia, e gli albanesi dell’epoca tornarono al paganesimo. Il vocabolario ecclesiastico di lingua albanese mostra l’influenza del latino, e la fede probabilmente si diffuse a partire dalle città costiere colonizzate dai romani. L’Albania apparteneva politicamente all’Impero Romano d’Oriente, ma rimase sotto la giurisdizione ecclesiastica di Roma fino al 732. Nel Sud, l’influsso bizantino crebbe, mentre il montuoso Nord rimase legato alla Chiesa di Roma, poiché l’influenza culturale veneziana era più forte, e i monasteri  benedettini si erano moltiplicati dopo la Quarta Crociata. Tuttavia alcuni indizi, come un ordine per un’abbondante provvista di vino — e ciò implica che la comunione veniva distribuita sotto ambedue le specie — testimoniano l’influenza della Chiesa bizantina anche nel Nord(1).
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L’Associazione Culturale Italo Greco Albanese (ACIGA) dell’Eparchia di Lungro cura la gestione del portale Jemi, per tutti gli Arbëreshë, residenti in Italia e nel mondo. Le motivazioni che spingono l’Istituzione eparchiale ad attuare, attraverso una sua associazione, un programma specifico per il sostegno della cultura italo-albanese e per l’aiuto ai nostri emigranti sono molteplici. Da un lato questa attività si inquadra in un contesto più generale che impegna tutta la Chiesa italiana, in particolare attraverso la Commissione Episcopale per le Migrazioni (CEMI) della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in una Pastorale per l’emigrazione che ha le linee ispiratrici nell’Istruzione "De Pastorali Migratorum Cura", emanata per la prima volta nel 1969 dalla P. Congregazione per i Vescovi su mandato del Motu Proprio di Paolo VI "Pastoralis Migratorum Cura" e riproposta nel corso del 2004. Nei secoli passati, inoltre, la Chiesa italo-albanese è stata sempre protagonista nella conservazione dei valori, della lingua, delle tradizioni e dell’identità culturale stessa della gente arbëreshe che, anche oggi, ha nel rito greco-bizantino l’elemento di coesione più forte, insieme alla lingua.

Il portale Jemi è stato ideato e realizzato da Luigi Boccia.

 

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La chiesa di San Basilio il Grande in Eianina risale al XVIII secolo, l'interno monocavato ed in stile barocco presentava anticamente tre altari latini. Si caratterizza per la cupola esagonale, la facciata tripartita, la nicchia ed il mosaico raffigurante San Basilio sovrastanti il portale. L'iconostasi risale alla fine degli anni Quaranta del XX secolo.

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Museo gestito dal Comune di Caraffa. Nel museo è presente una esposizione di arte figurativa etnica (costumi , utensili e attrezzi agricoli, fototeca ecc.). Per ulteriori informazioni e per gli orari di apertura contattare il Comune di Caraffa al numero 0961/953043 .
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Autoritratto

L'aver riscoperto Francesco D'Agostino è un magnifico dono per noi civitesi; è un privilegio avere qualcuno che ha calcato la tua stessa terra, ha respirato la tua stessa aria ha ascoltato le tue stesse voci, è cresciuto all'ombra delle stesse terribili rocce e svela quel che ha vissuto in splendidi dipinti. Certo, anche prima della conferenza del 16 Ottobre scorso tantissimi concittadini conoscevano e stimavano Francesco D'Agostino, ma adesso ben più chiaro è lo spessore di tale esponente della cultura italiana contemporanea.

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dal sito ufficiale di Caraffa Albanese


Na Garafë / fjasmë garrahot.

Noi a Caraffa parliamo garaffoto.

Ata çë mbiallë / rrikogjinë.
Ciò che semini raccogli.

Fjala a mirë / vete gjithparu.
La parola buona / va dovunque.


Ai vete të gjenje leshitë te vea.
Quello va cercando il pelo nell’uovo.


Ai shurbën / si nj’kal.
Quello lavora / come un cavallo.


Vien ma jitoni se gjiriu.
Vale più il vicino che il parente.

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Ka sënduqi...

Greci“Shpëtomi Kalivet”

La posta in gioco è molto alta, nulla va sottovalutato, la parentesi storica che viviamo rappresenta per noi arbëreshë il momento cui, “fare”, significa “non morire”.
L’odierno palcoscenico rappresen

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Martedì, Marzo 07, 2006 Pietro Di Marco Aspetti generali 11112
E ardhmja e natës agimi. Ti e prite. E ardhmja e agimit dita e plotë. Ti e rrove. E ardhmja e ditës mbrëmja. Ti u krodhe në të. E ardhmja e mbrëmjes...