La nostra Chiesa italo albanese di rito greco è esposta a frequenti attacchi, condotti anche a mezzo stampa e via internet, da parte di nostri fratelli passati all’Ortodossia. Non è mia intenzione replicare polemicamente alle singole affermazioni, vorrei semplicemente offrire spunti di riflessione a favore di chi, di fronte a certi proclami avventati, potrebbe trovarsi disorientato.
.

Tali contestazioni ruotano, sostanzialmente, sui seguenti punti cardini:

  1. La tradizione è un  valore assoluto
  2. L’unica Chiesa che ha conservato inalterata la tradizione dei Padri, sia nella teoria che nella prassi, è quella Ortodossa, mentre la Chiesa Cattolica se ne è distaccata
  3. La Chiesa italo albanese di rito greco, pur richiamandosi alla tradizione teologica orientale, nella prassi se ne  distacca
  4. Il popolo italo albanese è stato tenuto nell’ignoranza per secoli al fine di sottometterlo alla Chiesa cattolica. La verità, circa le origini della propria fede, gli è stata volutamente occultata, perché se dovesse emergere, gli arbëresh tornerebbero in massa all’Ortodossia.

 

Risponderò ora punto per punto a queste tesi, non senza questa  doverosa e dolorosa premessa: i modi in cui queste idee vengono divulgate, lungi dal danneggiare la nostra chiesa,  rischiano di  alienare quei sentimenti di simpatia e di ammirazione, diffusi nella nostra gente  verso il mondo ortodosso, e nello stesso tempo di intralciare, in conseguenza di comprensibili reazioni tra i fedeli, il lento cammino verso le tradizioni orientali.

 

  1. L’amore per la tradizione è cosa santa, ma fare della tradizione un assoluto è una forma di idolatria condannata più volte nella Sacra Scrittura. La tradizione è un valore che il Vangelo subordina alle necessità dell’uomo: la tradizione è fatta per l’uomo e non viceversa. Persino le supreme esigenze del culto divino passano in secondo piano rispetto all’attenzione ai bisogni del prossimo (cfr parabola del buon samaritano).
  2. La chiesa cattolica, a differenza di quelle ortodosse,  ha avuto un proprio autonomo  sviluppo teologico, dogmatico e canonico, rispetto alla Chiesa indivisa dei primi sette concili. Ma chi, e in base a quale principio, può arrogarsi la facoltà di giudicare sulla legittimità di tale progresso? La questione, anche per chi disponga di un’ adeguata preparazione e competenza, richiede un atteggiamento di rispetto e di prudenza, prima di emettere sentenze.
  3. Pasqua, un termine la cui incerta etimologia  ci richiama non solo il significato di passaggio ma anche di pazienza, sopportazione. E di pazienza ce ne va tanta nei riguardi di chi quotidianamente ci rinfaccia i difetti, le infedeltà, le trasgressioni della nostra chiesa relativamente al rito. Meglio pazientare e tacere, perché queste non sono questioni che si possono affrontare al mercato o sulle pubbliche piazze. Si è tanto discusso negli anni passati di queste cose nelle sedi opportune. Tuttavia in questa sede  occorre pur dire qualcosa, quantomeno precisare  la questione: per ragioni storiche ben note la nostra chiesa arbëresh presenta nel proprio rito tanti elementi di provenienza latina, che spesso difficilmente si conciliano con l’autentica tradizione greco bizantina. Ma è stata la stessa chiesa latina, con il Concilio Vaticano II a chiederci di fare chiarezza a tal proposito. Da allora nonostante le tante resistenze,  specialmente del clero, grandi passi sono stati compiuti nella direzione della genuinità della tradizione bizantina. Tanti ne restano ancora da compiere: ben vengano le critiche, allora, ma che siano costruttive. Non è tollerabile che qualcuno, dall’esterno, ne approfitti per denigrare la nostra Chiesa. Sarebbe più saggio, per costoro, andare a guardare cosa succede nella Chiesa dove, ultimamente, hanno scelto di dimorare. Perché a chi accusa la nostra Chiesa di trasgredire i sacri canoni dei concili, potremmo rispondere che le Chiese ortodosse si trovano in condizioni di extra canonicità ancora più grave, dal momento che, per fare un esempio, dalle loro parti vengono sistematicamente disattese le prescrizioni canoniche dei sacri concili riguardo l’applicazione delle pene nel sacramento della confessione.
  4. Quest’ultimo punto evoca scenari romanzeschi, da Santo Graal, su cui recentemente si sono realizzate, in campo editoriale, grosse fortune finanziarie: esisterebbe una verità osteggiata ed occultata dalla Chiesa cattolica perché minerebbe nelle sue fondamenta il cristianesimo. Siate seri, direttori di riviste e responsabili di siti internet, voi che date spazio a certe affermazioni!

Il popolo arbëresh è sempre stato ben consapevole delle proprie origini e della propria identità. Nessuna verità è stata occultata. A conferma di questo è sufficiente l’aneddoto su quel fedele arbëresh dell’ottocento che, partecipando ad una messa in cui il sacerdote greco era stato sostituito con uno latino, al momento della  comunione si tolse, indispettito, l’ostia dalla bocca, dicendo “Quistu nunn’è u Cristu miu!”.

Da decenni nelle nostre comunità arbëresh si discute appassionatamente, con toni anche aspri e polemici, sulla questione del rito. Neppure temi delicati come l’autorità del papa, il Filioque, l’immacolata concezione, hanno costituito tabù su cui non indagare.

Tutti possono testimoniare che la nostra Chiesa non ci ha inoculato sentimenti di acredine, astio, avversione verso il mondo ortodosso, nei riguardi del quale, al contrario, abbiamo visto crescere indisturbato un sempre maggior interesse ed amore. Quegli stessi che oggi ci attaccano in maniera così virulenta, hanno scoperto l’ortodossia proprio grazie a questa sensibilità che segnava il nostro contesto ecclesiale, e non in virtù di un rapimento al terzo cielo,  o di un improvviso squarcio di velo misterico.

Per concludere,ricordo con affetto e commozione, il papa Giovanni Paolo II che nell’incontro con i fedeli della nostra Eparchia, poco tempo prima della sua morte, ci invitò ad avere contatti sempre più stretti con gli ortodossi.

 Non è certamente una Chiesa, questa, che vive nel “terrore bestiale dell’ORTODOSSIA”!

Grande e Santa Quaresima

Ka sënduqi...

CapelliArberesheL’inquietitudine che serpeggia nell’aria intorno a noi, frutto del carattere frammentario e in cambiamento frenetico della società post-moderna, è causata da una forza malefica: la compl

...

ATTUALITÀ

Giovedì, Novembre 18, 2004 Luigi Boccia Chiesa e Religione 6459
Discorso pronunciato da S.E. il Card. Camillo...
Lunedì, Gennaio 23, 2006 Luigi Boccia Chiesa e Religione 9624
Secondo la tradizione, i territori dell’attuale...

LA LINGUA - GJUHA JONE

Domenica, Novembre 13, 2005 Luigi Boccia Grammatica 18793
Pagina in allestimento Seleziona la lettera dal menù qui accanto ==> .
Martedì, Marzo 07, 2006 Pietro Di Marco Aspetti generali 10003
E ardhmja e natës agimi. Ti e prite. E ardhmja e agimit dita e plotë. Ti e rrove. E ardhmja e ditës mbrëmja. Ti u krodhe në të. E ardhmja e mbrëmjes...