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GDS 20_ottobre_2016Da diversi mesi si susseguno, in diverse forme, le proteste e i malumori degli arbëreshë di Sicilia (e non solo) legati ad alcune scelte del Vesscovo dell'Eparchia di Piana degli Albanesi, S.E. Mons. Giorgio Demetrio Gallaro. Riportiamo di seguito i principali resoconti di quanto sta accadendo così come sono stati pubblicati sulle principali testate giornalistiche nazionali e locali, inclusa la replica di Mons. Gallaro pubblicata oggi dal giornale di Sicilia. 


 Ecumenici fuori casa. Ma dentro sono botte (di S. Magister, Espresso - 6 settembre 2016)

ROMA, 6 settembre 2016 – "Ad extra" l'ecumenismo è sempre più sulla cresta dell'onda, forte dei gesti di riguardo del papa per le Chiese orientali, da Costantinopoli a Mosca.

Ma dentro casa l'ecumenismo latita. Un colpo dopo l'altro, la congregazione vaticana per le Chiese orientali non fa che dissipare quel che resta di importanti diocesi e istituzioni di rito cattolico bizantino, invece che rafforzare la loro identità.

Governa la congregazione il cardinale argentino Leonardo Sandri, cresciuto in segreteria di Stato e coadiuvato dal gesuita Cyril Vasil, segretario, e dal domenicano Lorenzo Lorusso, sottosegretario, entrambi canonisti e appartenenti a due ordini religiosi che di orientale non hanno nulla.

E gli effetti si vedono. Questo sito ha già dato ampiamente notizia dello schiaffo inflitto da Roma alla Chiesa ortodossa greca lo scorso inverno, con la nomina ad esarca apostolico di Atene di Manuel Nin, catalano, monaco benedettino, dunque un latino in abiti bizantini, già rettore del Pontificio Collegio Greco di Roma, cioè di quella che agli occhi dei greci è pur sempre l’esecrata istituzione fondata nel 1577 per preparare i missionari cattolici da inviare nell'Ellade a convertire gli ortodossi:

> Notizie dal fronte orientale. A Creta il concilio panortodosso, mentre ad Atene…

E tre mesi prima c'era stata la nomina a presidente della commissione speciale per la liturgia presso la congregazione per le Chiese orientali di un liturgista che sui riti d'Oriente non ha mai avuto alcuna competenza: Piero Marini, già grande cerimoniere di Giovanni Paolo II e discepolo di quell'Annibale Bugnini che tutti ritengono – a favore o contro – il vero artefice delle riforme liturgiche postconciliari della Chiesa latina:

> Piero Marini, prefetto mancato, si veste all'orientale

Se davvero il compito della commissione è di preservare i riti orientali da indebite "latinizzazioni", riesce infatti difficile immaginare un Marini impegnato a convincere maroniti, siri, caldei e malabaresi ad abbandonare la celebrazione della messa “versus populum”, da loro abusivamente copiata dal "novus ordo" del rito romano, e a tornare alla loro originaria celebrazione verso Oriente.

*

Ma ora su questo fronte e nella stessa direzione c'è in arrivo molto di più.

Nei mesi scorsi il nunzio apostolico in Italia Adriano Bernardini ha trasmesso ai vescovi interessati una lettera della congregazione per le Chiese orientali mirata a sondare la fattibilità dell'erezione di una Chiesa metropolitana "sui iuris" che raccolga tutti i fedeli di rito bizantino residenti in Italia: ucraini, rumeni, italo-albanesi, ecc.

Il piano prevede l’estensione della giurisdizione della diocesi di Piana degli Albanesi ai fedeli bizantini di tutta la Sicilia; della diocesi di Lungro degli Albanesi ai fedeli bizantini di tutta l’Italia meridionale peninsulare; e del monastero di Grottaferrata (vedi foto) ai fedeli bizantini dell’Italia centrosettentrionale.

Si darebbe vita così a una sorta di “Chiesa cattolica dei bizantini in Italia” unificata, che metterebbe assieme fedeli di Chiese con tradizioni proprie, con calendari differenti, chi gregoriano e chi giuliano, e persino con riti diversi, essendovi nell'eparchia di Piana degli Albanesi anche preti e parrocchie di rito latino.

Questa unificazione non la vuole nessuno. Gli ucraini aspirano a una giurisdizione propria, come in Germania, in Inghilterra e in Francia, e gli italo-albanesi non ne vogliono sapere di vedere annullata la loro identità. Discendono dall’emigrazione arrivata in Italia dall'Albania nel XV secolo e nella maggior parte dei luoghi in cui abitano la lingua della loro vita quotidiana e della liturgia è l’albanese, tutelata dalla legge nazionale sulle minoranze linguistiche. Ma sono in minor numero degli ucraini di recente immigrazione in Italia e temono che i loro futuri vescovi, nominati dal papa in forza dei canoni 155 e 168 del codice delle Chiese orientali, saranno appunto ucraini e non più italo-albanesi.

Curiosamente, però, proprio il vescovo che papa Francesco ha insediato nel 2015 nella diocesi di Piana degli Albanesi, Giorgio Gallaro, è un attivo fautore della metamorfosi.

Siciliano, canonista, già di rito latino prima di emigrare temporaneamente in America, Gallaro non parla l'albanese, non ama il greco e cerca di imporre l'uso dell'italiano. Incurante delle prescrizioni liturgiche, va a celebrare anche nelle chiese latine dell’eparchia, indossando paramenti latini. Ha decurtato le solenni liturgie bizantine della settimana santa, per lui forse troppo prolisse, ma alle quali la popolazione è molto attaccata. Sta man mano allontanando dalla cittadina capoluogo dell'eparchia i preti di rito greco, alcuni sposati e con prole, rimpiazzandoli con preti latini. Anche alla Martorana di Palermo, su cui ha giurisdizione, ha interrotto la storica sequenza dei "papàs" italo-albanesi.

Contro di lui va crescendo una comprensibile protesta. Il consiglio presbiterale dell'eparchia e il collegio dei consultori si sono dimessi quasi in blocco.

E un convegno laico e popolare è in programma a Piana degli Albanesi nella seconda metà di settembre, in difesa delle lingue greca ed albanese nella liturgia e nelle istituzioni pubbliche, a cominciare dalla scuola.

*

Quanto all'abbazia di Grottaferrata, il suo futuro è ancora più problematico.

Dopo le dimissioni accolte il 4 novembre 2013 dell’ultimo archimandrita, il monaco basiliano Emiliano Fabbricatore, papa Francesco ha diviso le cariche, nominando egumeno, cioè superiore del monastero, il benedettino belga Michel Van Parys, già abate di Chevetogne, e affidando la giurisdizione diocesana a Marcello Semeraro, vescovo di Albano, stretto collaboratore del papa in quanto segretario del consiglio dei nove cardinali per la riforma della curia romana e il governo della Chiesa universale.

In quell’occasione il quotidiano cattolico francese "La Croix" rivelò che a imporre le dimissioni dell'archimandrita era stata la Santa Sede, a motivo delle lamentele per il "frequente viavai notturno" nell'abbazia. Roma avrebbe inoltre accertato l'invalidità delle ordinazioni sacerdotali di alcuni monaci:

> Démission de l'abbé exarchal de Grottaferrata

Poi all'improvviso, il 30 maggio 2016, un comunicato congiunto a firma di Semeraro e Van Parys ha annunciato la nomina del vescovo di Albano a delegato pontificio dell'ordine basiliano d'Italia e ad amministratore apostolico del monastero, e la cessazione delle funzioni di Van Parys:

> Comunicato

In sostanza si è trattato di un commissariamento in piena regola di una comunità monastica ridotta a pochi elementi anziani e di questo passo destinata progressivamente a cambiare natura, "in forme attualmente allo studio della Santa Sede".

Ma chi il vescovo di Albano ha poi nominato come suo referente riguardo alla vita del monastero? L’archimandrita emerito Emiliano Fabbricatore, cioè proprio colui sotto cui ci furono le dubbie ordinazioni al sacerdozio e il "frequente viavai notturno" denunciato da "La Croix".

Grottaferrata non è un monastero qualsiasi. È stato fondato nel 1004, mezzo secolo prima dello scisma del 1054 tra Oriente e Occidente, da san Nilo da Rossano, sul terreno di un’antica villa romana concesso ai monaci dal feudatario del luogo, Gregorio I dei Conti di Tuscolo.

Situato a una ventina di chilometri da Roma, sulle pendici dei Colli Albani, è l'ultimo dei numerosi monasteri bizantini che esistevano in Italia fino alla metà del secolo XI. Ha resistito ai frequenti tentativi di latinizzazione e continua a essere un simbolo ecumenico di indubbio valore.

Ma con l'avvento della “Chiesa cattolica dei bizantini in Italia” unificata, questa sua identità verrebbe definitivamente compromessa.

Resta un mistero come una realtà orientale così significativa, nel cuore della Chiesa romana, sia stata lasciata decadere a tal punto, senza che nulla fosse fatto per salvarla.


I trasferimenti dei papades (Lettera di S.E. Mons. Gallaro del 27 settembre 2016)

TrasferimentiPapadesINGRESSO CANONICO NUOVI PARROCl/AMMINISTRATORI
Ottobre 2016
Sabato 8, ore 19,00 Mezzojuso P. Michele Mannina (Delegato Raffino)
Domenica 9, ore 11,00 Palazzo Adriano P. Giorgio Scalia (Vescovo)
Domenica 9, ore 9,30 Piana degli Albanesi P. Francesco Carbone (Vicario Generale)
Domenica 9, ore 10,00 Piana degli Albanesi P. Giovanni Stassi, Sr, (Vicario Generale) Domenica 16, ore 9,30 Contessa Entellina P. Giuseppe Borzì (Vescovo)
Domenica 16, ore 11,00 Contessa Entellina P. Nicolò Cuccia (Vescovo)
Domenica 16, ore 10,30 Piana degli Albanesi P. Giovanni Pecoraro (Vicario Generale)
 Domenica 30, ore11,00 Palermo P. Antonino Paratore (Vescovo)
Domenica 1(nov.), ore 11,00 Palazzo Adriano P. Salvatore Rullino (Vescovo)


P. Vincenzo Sirchia, Addetto al Santuario di Palazzo Adriano, verrà presentato alla Comunità Palazzese, domenica 9 ottobre durante la Divina Liturgia del Vescovo;
 P. Giovanni Stassi, Jr., Cappellano delle Suore Basiliane di Mezzojuso, e P. Vincenzo Cosentino, Cappellano delle Suore Collegine di Mezzojuso saranno presentati alle rispettive Comunità Religiose, domenica 9 ottobre dal Delegato P. Cassaro.


Piana degli Albanesi, 27, settembre 2016

 


 Proteste dei fedeli contro il Vescovo di Piana (Giornale di Sicilia - 9 ottobre 2016)

articolo GDSAlla manifestazione di protesta in piazza San Nicola hanno partecipato circa cento persone. Tra le accuse mosse nei confronti del vescovo Gallaro anche quella di non conoscere la lingua greca.
Leandro Salvia PIANA DEGLI ALBANESI ••• «Arbëreshë» in piazza contro la latinizzazione dell'Eparchia di rito grecobizantino e contro il vescovo di Piana degli Albanesi Giorgio Gallaro. Ieri mattina erano circa un centinaio i fedeli che, poco prima delle 9, si sono dati appuntamento in piazza San Nicola, davanti alla sede episcopale. Una protesta pacifica ma decisa che però sembra non aver trovato conferma nel numero dei partecipanti. Pochi rispetto alle attese della vigilia. Nonostante la presenza di un pullman proveniente dalla conca, tedrale di San Nicolò dei Greci alla Martorana di Palermo e di delegazioni di Mezzojuso, Santa Cristina Gela, Contessa Entellina e Palazzo Adriano. «Stiamo assistendo alla latinizzazione dell'eparchia», fa notare Giusi Schirò che, insieme ai professori Giuseppe Schirò Di Maggio e Giuseppe Schirò Di Modica, ci spiega le ragioni della protesta. «La tradizione di Piana si regge sul rito e sulla lingua liturgica. Da un anno sentiamo pontificali in italiano. Il vescovo ha tagliato intere parti del rito della Settimana Santa. E non indossa i paramenti della tradizione che caratterizzano il nostro essere minoranza etnica». Tra le accuse mosse a Gallaro anche la «mancata conoscenza della lingua greca», indispensabile nel rito bizantino. A detta del professor Zef Chiaramente ci sarebbe inoltre in atto «un complotto internazionale». Ma ad animare la protesta non ci sono solo questioni di ortodossia liturgica. Al centro della contesa sembra ci sia anche la gestione economica legata all'ingente patrimonio immobiliare dell'Eparchia. In piazza ieri c'era anche il personale della locale Confraternita di Misericordia, destinatari di un provvedimento di sfratto dai locali di via Giorgio Kastriota. «Il vescovo ci aveva promesso che avrebbe risolta la vicenda  fa notare Giorgio Riolo della Confraternita  ci è invece arrivato l'ordine di restituire i locali». A replicare a tutti è il vicario generale, l'archimandrita Antonino Paratore: «Non c'è nessuna direttiva che danneggia l'identità del rito bizantino né l'etia albanese. ll vescovo ha a cuore le tradizioni orientali, come dimostrato in occasione del recente convegno di studi che ha visto la partecipazioni di diversi esponenti del clero orientale di più parti d'Europa. Credo, invece, che queste manifestazioni di protesta allontanino i nostri giovani... Nei giorni scorsi i fedeli in rotta con Gallaro hanno inviato anche un telegramma alla Sede Apostolica Vaticana, chiedendo «un urgentissimo intervento». A nominare don Giorgio Gallaro, nel marzo dello scorso anno e dopo due anni di veleni e veti incrociati, è stato Papa Francesco. E proprio a Roma si starebbe da tempo discutendo di riunire tutti i fedeli di rito bizantino sotto un'amica Chiesa metropolitana «sui iuris», che accorperebbe italo-albanasi, ucraini, rumeni e polacchi. Nonostante le proteste in difesa di tradizioni, riti e calendari liturgici differenti. LEAS

 


La marcia dei fedeli contro il vescovo poco ortodosso (La Repubblica - 9 ottobre 2016)

La Repubblica   CLAUDIA BRUNETTO
L'Eparca Giorgio Demetrio Gallano, a capo della comunità albanese della Sicilia da circa un anno. Originario di Pozzallo e per lungo tempo negli Stati Uniti, da quando è arrivato a Piana degli Albanesi non è riuscito a entrare nel cuore della sua gente. Per questo, ieri mattina, in centinaia si sono radunati davanti al Palazzo vescovile di Piana con striscioni e cartelli di protesta. Sono arrivati con i pullman da tutto il comprensorio e anche da Palermo. Anche la comunità della parrocchia di San Nicolò dei Greci, nota come Martorana, infatti, fa parte dell'eparchia. I fedeli hanno chiesto udienza al vescovo, ma le porte del paiano sono rimaste sempre chiuse. Sembra che l'Eparca, in vista della manifestazione di protesta, abbia lasciato il paese di mattina molto presto. E non è stato possibile raggiungerlo per tutta la giornata. «Ci sta destabilizzando  dice Zef Chiaramonte di Santa Cristina Gela  Non sta servendo nel modo giusto la sua comunità. Non ci ascolta, neppure ci conosce». Chiaramonte indica il simbolo dell'aquila sul portone del palazzo vescovile. «Ecco  continua Chiaramonte  Non è l'aquila simbolo del rito grecobizantino, è un'altra cosa. La nostra comunità va protetta, siamo l'ultimo residuo del cristianesimo orientale. Questo al nostro Eparca non interessa». A tanti non va giù che don Gallano abbia accantonato l'uso della lingua greca durante la messa. «La funzione religiosa ha una parte in greco dice Dimitri Eschirò di Piana degli Albanesi  Lui recita tutto in italiano, poi c'è anche parte in arbéreshé, anche questo viene ignorato. Quest'anno non si è neppure visto per le prime comunioni dei nostri ragazzi. Erano le sue prime comunioni dall'elezione a vescovo». Alla manifestazione c'erano anche i fedeli palermitani che si oppongono soprattutto al trasferimento del loro parroco, Nicola Cuccia, già notificato dall'Eparca. «Ha deciso di spostarlo a Contessa Entellina  dice Giuseppe Sciascia della comunità della Martorana  Non ci stiamo, è il nostro parroco. Siamo venuti a Piana anche qualche giorno fa per parlare con il vescovo e lui per tutta risposta ha chiamato i carabinieri. Il vescovo, a un anno dalla sua elezione, non ha mai costituito e convocato il nuovo Consiglio pastorale e non ha organizzato visite pastorali nelle parrocchie dell'eparchia». Della comunità religiosa della Martorana di Palermo, ieri a Piana, erano in tanti. Sono arrivati davanti al Paiano vescovile già alle 8 del mattino. «Siamo davvero addolorati dice Rosa N uccio della comunità di Palermo  Chiediamo soltanto di essere ascoltati e di continuare insieme il nostro cammino di fede. Ci sono tante cose che non vanno da quando si è insediato il nuovo vescovo. Siamo stati in a, tesa, adesso non possiamo più rimanere ancora in silenzio». E poi c'è la questione della Misericordia di Piana, associazione no profit che opera sul territorio dal 2010 e assiste con il banco alimentare oltre 300 famiglie indigenti. L'associazione ha sede in un immobile dell' eparchia in virtù di un comodato d'uso. Adesso è sotto sfratto e c'è una causa in corso. «Dobbiamo lasciare la sede che abbiamo ristrutturato con le nostre forze  dice Vito Petrotta, presidente della Misericordia  e interrompere le nostre attività. Non capiamo il motivo e da tempo chiediamo un incontro. Inoltre il vescovo ha trasferito il nostro correttore spirituale a 80 chilometri di distanza. Davvem la sua strategia ci sfugge. È lontano dai suoi fedeli».

 


La risposta del Vescovo Gallaro (GDS, 20 ottobre 2016)

 giorgio gallaroPreti trasferiti a Piana, il vescovo Gallaro: «Necessario garantire trasparenza sui conti»  «C’è esigenza di chiarezza nella gestione economica»

«La nostra è un’Eparchia ricca dove si è sperperato denaro a causa di una gestione confusa e alla quale abbiamo voluto mettere fine. La traduzione di preghiere dall’albanese è per farci comprendere da più fedeli».

Leandro Salvia PIANA DEGLI ALBANESI -  Da mesi bersaglio di contestazioni, il vescovo Giorgio Demetrio Gallaro ha voluto replicare alle accuse, «nella speranza – dice – di fare chiarezza su una vicenda alimentata dal malcontento di alcuni papàs». Lo scorso 8 ottobre un centinaio di fedeli, che temono la «latinizzazione» dell’Eparchia di rito bizantino, aveva manifestato sotto la sede episcopale. L’indice è puntato contro i pontificali in italiano, la modifica di alcune parti del rito e
l’assenza di confronto. I malumori avevano avuto inizio ad agosto, dopo la decisione del vescovo di traferire alcuni preti all’interno dell’Eparchia di Piana degli Albanesi. Che comprende anche Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano e Santa Cristina Gela. E ingloba la cattedrale palermitana di San Nicolò dei Greci alla Martorana. «La causa di tutte queste proteste – ci dice monsignor Gallaro – è in quei sacerdoti, che per non muoversi dai loro luoghi, hanno  strumentalizzato dei fedeli in buona fede per esasperarli in nome di una pretesa identità orientale. Peccato – fa notare l’eparca - che siano gli stessi preti che da anni hanno introdotto pratiche devozionali di un latinismo che neppure i latini accettano». Il riferimento è all’introduzione del festeggiamenti per Padre Pio e vari pellegrinaggi.
L’eparca venuto dagli Stati uniti, ma originario di Pozzallo, spiega cosa ha reso necessario i trasferimenti: «Non è pensabile che i parroci rimangano tutta la vita nella stessa parrocchia. Al mio arrivo ho radunato tutto il clero chiedendo un po’ di tempo per conoscere e poi decidere su alcuni spostamenti necessari». Il 17 agosto viene pubblicato il documento sui trasferimenti del clero ed hanno inizio i malumori, soprattutto sul web, dove sono attivi un blog ed un gruppo Facebook. L’indice è puntato soprattutto contro la decisione di «sguarnire Piana degli Albanesi del clero greco». Ma all’origine del nuovo piano della diocesi ci sarebbero, a detta del vescovo, soprattutto esigenze di «trasparenza e chiarezza nella gestione economica». «La nostra è un’Eparchia ricca – ci dice - dove si è sperperato denaro a causa di una gestione confusa e alla quale abbiamo voluto mettere fine». Dalla Cei arrivano ogni anno 200 mila euro grazie all’8xmille, a cui si aggiungono i finora non ben quantificati proventi delle parrocchie. A chi lo accusa poi di «latinizzare Piana» monsignor Gallaro risponde che «l’identità dell’Eparchia è composita (ne fanno parte anche fedeli di rito latino ndr) ed il vescovo ha la piena autorità di usare indifferentemente i due riti, così come recita la bolla di papa Giovanni XXIII. Sono per il rispetto della tradizione, ma bisogna adattarsi al presente. In tal senso ho trovato in alcuni ambienti una sorta di chiusura etnica
ed, in tema di catechismo, una certa carenza documentale di materiale in lingua italiana, nonostante le indicazioni date dal Sinodo del 2010». Di qui la scelta di tradurre il catechismo delle chiese orientali. «È utile ricordare – aggiunge Gallaro – che l’uso dell’italiano nella letture dell’epistole del Vangelo era stato introdotto a Piana prima del mio arrivo e non c’è in atto nessuna riforma liturgica. La traduzione di alcune preghiere dall’albanese risponde all’esigenza di farsi comprendere dalle migliaia di persone che partecipano ai nostri riti della Settimana Santa». (*LEAS*)

 

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