Sul tema "Nicola Cabasilas e la divina Liturgia" si è tenuto a Bose un convegno internazionale (14-16 settembre 2006) e gli Atti sono stati pubblicati dalle Edizioni Qiqajon, di Bose, (2007).

Il Prof. Petros Vassiliadis della facoltà teologica ortodossa di Tessalonica (Grecia) ha presentato una relazione su "La rinascita liturgica e la Chiesa greca" da cui riprendiamo il seguente brano per i nostri fedeli:

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Liturgia e l'essere della Chiesa

La Chiesa adempie il suo vero compito non attraverso quello che solitamente fa, né attraverso quello che dice, ma principalmente attraverso quello che è.

Questo "essere", in altre parole questa identità e autocoscienza della Chiesa, non è altro che la visione di un mondo nuovo, diverso da quello corruttibile e transeunte nel quale viviamo, la visione cioè dell'atteso regno di Dio.

Tale visione, lungi dall'essere qualcosa di trascendentale, riservato alle realtà ultime, costituisce una proposta concreta di vita alternativa, un superamento della quotidianità e della corruzione della vita presente.

      Questa proposta di vita alternativa la chiesa la esprime autenticamente nella liturgia, soprattutto in quella eucaristica, nella quale il credente vive come una pregustazione e un'anticipazione della magnificenza del regno di Dio, ed è chiamato contemporaneamente nella meta-liturgia, cioè nella liturgia che segue la divina liturgia, a trasmetterla all'esterno, a presentarla in altre parole come testimonianza vivente al mondo.

      Di conseguenza, la rinascita liturgica, che significamente riguarda questi due stadi successivi della vita della Chiesa, non può essere una scelta, ma costituisce una conditio sine qua non e una necessità assoluta di ogni orientamento missionario della Chiesa.

Senza una continua rinascita dell'identità liturgica della chiesa, qualsiasi sua testimonianza "missionaria" nel mondo risulta poco credibile.

      La rinascita liturgica nella scienza teologica contemporanea non è definita soltanto da come la chiesa deve rendere un culto gradito a Dio, ma si estende anche al che cosa esprime l'evento liturgico della chiesa intera.

Ogni comunità ecclesiale è ricondotta dunque a prendere continuamente le misure necessarie per ridefinire in maniera ortodossa la sua identità.

 

I principi fondamentali del rinnovamento

L'istanza di una rinascita liturgica deve necessariamente fondarsi su determinati principi basilari, che devono regolare ogni culto cristiano. Tali principi possono essere descritti come:

-          il culto per essere vero deve essere contemporaneamente teocentrico e dialogico. Deve cioè comprendere sia la parola di Dio rivolta agli uomini, sia la lode umana, la dossologia, la preghiera e la supplica, che a lui vengono offerte. Nel vero culto, Dio deve essere presente tra i credenti e i credenti presenti davanti a Dio;

-          deve essere escatologico, cioè deve tender alla piena unità dei credenti in Cristo;

-          deve essere evangelico e in questo senso didattico, deve cioè rappresentare l'intera storia dell'economia divina. Esso guarda oltre le assemblee culturali in se stesse e mira alla rinascita della società umana (meta liturgia);

-          di conseguenza, deve essere missionario. Non può essere fine a stesso, poiché il suo fine principale è quello di portare i credenti alla comunione con il Dio trino e gli uomini alla comunione tra di loro e con tutta la creazione;

-          deve avere una forma apostolica, deve essere, cioè, un canale attraverso il quale la fede della chiesa - la sua teologia e la sua prassi - scorrono di generazione in generazione, plasmando l'essere individuale e collettivo dei credenti;

-          deve essere trasfigurante, deve cioè rivelare l'autentico modo di esistenza attraverso l'illuminazione della mente, la trasfigurazione delle passioni e la purificazione del cuore;

-          deve essere ecclesiale. Per mezzo del proprio culto la Chiesa deve trovare la sua identità, perché altrimenti corre il rischio di trasformarsi in religiosità individuale e bigotta;

-          deve essere olistico, cioè parola di Dio rivolta a tutto l'uomo. Lodiamo e ringraziamo Dio non semplicemente e soltanto con la nostra mente, ma anche con il cuore e con il corpo;

Infine, deve essere variegato, cioè opera dell'insieme del popolo di Dio. Quale conseguenza del criterio ecclesiologico e parallelamente, del collegamento dell'identità escatologica della Chiesa con la sua dimensione storica ed evangelica, cioè dell'ontologia eucaristica con la deontologia missionaria, la Chiesa ortodossa contemporanea su un piano collettivo e personale, ha considerato con solerzia le sfide e i problemi che riguardano la rinascita e la riforma liturgica.

 

Conseguenze pratiche

Nel 1998 si tenne una conferenza pan-ortodossa sul tema "Orthodoxē leitourghikē anaghennēsē kai oratē enotēta" il cui testo definitivo è ora pubblicato in appendice dell'opera di Petros Vassiliadis "Lex Orandi. Leitourghikē theologhia kai leitoutghikē anaghennēsē", Indiktos, Athinai 2005. Il Vassiliadis dopo aver riportato i suesposti principi dal numero 8 di quel documento, commenta:

Questi principi generali che sono in relazione con la natura del culto cristiano, hanno certamente determinate conseguenze per il culto ortodosso del nostro tempo. E, innanzitutto, il culto ortodosso dovrebbe naturalmente essere celebrato nella lingua parlata dal popolo. Da secoli l'ortodossia si richiama all'esempio dei santi Cirillo e Metodio, ma nella prassi recente tale principio viene spesso eluso. Le nostre chiese dovrebbero chiedersi fino a che punto la lingua del culto comunica il suo significato reale al fedele e al mondo.

In secondo luogo, il culto liturgico è celebrato da tutta l'assemblea eucaristica, non soltanto del clero. Per questa ragione nella preghiera liturgica generalmente si usa la prima persona plurale. Questo è evidente, ad esempio, nell'anafora eucaristica, la preghiera centrale della liturgia eucaristica: "facendo memoria di questo comandamento salvifico... le cose tue da ciò che è tuo a te offrendo, in tutto e per tutto, ti celebriamo, ti benediciamo, ti rendiamo grazie, o Signore, ti preghiamo, o Dio nostro" (Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo, in Liturgia eucaristica bizantina, a cura di M. B. Artioli, Gribaudi, Torino 1988, p. 98). L'atto centrale qui è la nostra offerta collettiva della lode e dell'eucarestia, la nostra divina eucaristia. Perché la preghiera della comunità sia liturgica, dunque, occorre che tutte le preghiere siano recitate in modo tale che tutti possano sentire. Infine, le Chiese ortodosse dovrebbero esaminare criticamente quegli elementi che impediscono la piena partecipazione del popolo al culto.

La natura comunitaria del culto richiede che si riveda la dinamica dello spazio sacro. Si dovrebbero esaminare le legittime alternative nell'architettura e nella disposizione dello spazio all'interno della Chiesa. L'iconostasi, ad esempio, dovrebbe permettere il contatto visivo con i fedeli, rendendoli partecipi della liturgia che viene celebrata anche a loro nome. I coristi e i cantori dovrebbero facilitare la partecipazione dell'assemblea. Il genere di musica che viene utilizzato dovrebbe rendere adeguatamente il senso del testo. Nessuna categoria di fedeli dovrebbe essere sistematicamente esclusa dalla piena partecipazione al culto; penso alle donne, escluse in seguito ad un'errata applicazione delle leggi di purità dell'Antico Testamento, o ai bambini che solitamente vengono inviati alle scuole di catechesi nel tempo in cui viene celebrata la divina liturgia, eccetera.

 

Il criterio teologico-ecclesiologico della rinascita liturgica

      E' dunque evidente che anche nella sua fase post-moderna la rinascita liturgica dovrebbe muoversi a partire da una pura base teologica. E' chiaro, inoltre, che tale approccio teologico si manifesta distante, fin da principio, da ogni semplice tentativo di riforma sincronica delle prassi liturgiche della chiesa, anche solo dalla forma di rinascita liturgica delle istituzioni tradizionali. Quello che si cerca in una sincera e autentica rinascita liturgica non sono semplicemente delle celebrazioni liturgiche più attraenti - più comprensibili, adatte alle condizioni della vita odierna, eccetera - per soddisfare i bisogni psicologici individuali dei credenti o per celebrare più efficacemente i sacramenti della chiesa come "conduttori della grazia divina" (una comprensione scolastica dei sacramenti, fortunatamente oggi superata).

Quello che si cerca non è neppure la possibilità di guidare più facilmente il popolo, attraverso la dinamica sentimentale della prassi liturgica della chiesa, in rifugi ideali, in case di cura delle anime, cioè in un recinto psicologico che protegge i cristiani con ogni specie di fronti antimodernisti.

Quello che si cerca è un ritorno ad una prassi liturgica autentica e corretta sul piano ecclesiologico, una prassi che certamente non dobbiamo cercare soltanto guardando agli ultimi secoli della nostra vita ecclesiale, ma diacronicamente lungo tutta la durata della storia della chiesa.

Quello che si cerca è che la liturgia comune - e principalmente l'eucarestia - esprima autentica-mente ľ "essere" della Chiesa, esprima lo spirito dei padri della chiesa. In altre parole, ogni volta che i fedeli si riuniscono insieme (epì tò autó) la chiesa deve diventare quello che è: corpo di Cristo, popolo di Dio, comunione con lo Spirito santo, anticipazione del Regno che attendiamo.

In sintesi, potremmo dire, dunque, che il solo e unico criterio della rinascita liturgica è quello ecclesiologico.

Ne consegue che qualunque intervento nelle questioni liturgiche della Chiesa dovrebbe essere in armonia con l'autentica ecclesiologia cristiana (Besa/Roma).

Prof. Petros Vassiliadis

Tessalonica

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