antonio_gramsciAntonio Gramsci, di cui ricorreva ieri il 70esimo anniversario della morte e la cui memoria è stata ricordata a Ghilarza, in provincia di Oristano, alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, era di origine italo-albanese. Così scriveva lo stesso Gramsci, in una lettera dal carcere di Turi (Bari) del 12 ottobre del 1931, dove era stato rinchiuso, dopo la condanna a venti anni di carcere, “Io stesso non ho alcuna razza; mio padre è di origine albanese recente (la famiglia scappò dall'Epiro durante la guerra del 1821 e si italianizzò rapidamente); mia nonna era una Gonzales discendeva da qualche famiglia Italo – Spagnola dell’Italia Meridionale, come ne rimasero tante dopo la cessione del dominio spagnolo; mia madre è sarda per il padre.
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Tuttavia la mia cultura è italiana, fondamentalmente e questo è il mio mondo; non mi sono mai accorto di essere dilaniato tra due mondi. L'essere io oriundo albanese non fu messo in giuoco, perché anche Crispi era albanese, educato in un Collegio albanese e parlava albanese”.-Secondo una ricostruzione storica fatta da Domenico Cassiano, sia nel volume "Risorgimento in Calabria", sia in un articolo apparso su "Prospettiva socialista", il cognome Gramisci compare già nel 1532, tra i 77 "fuochi" (famiglie) nel comune di Lungro. Troviamo poi un Nicola Gramsci in un atto di vendita del 1797, intervenuto per notar Troiano di Plataci, tra lo stesso Nicola Gramsci e la sorella Margherita e in un altro atto notarile del 1820 in cui il summenzionato Don Nicola Gramsci, dispone la costituzione di beni in dote alla figlia, donna Marianna Gramsci, in occasione del matrimonio della stessa con il tenente dell'esercito Borbonico Don Gaetano Moreno. Figlio di Don Nicola Grarnsci, era Gennaro Gramsci, colonnello della gendarmeria borbonica che aveva sposato donna Teresa Gonzales, figlia di un noto avvocato napoletano. Da questo matrimonio era nato a Gaeta il 6 marzo del 1860, Francesco Gramsci, padre di Antonio. Nel 1795, Nicola Gramsci, si trasferisce con la famiglia a Napoli, abbandonando di fatto Plataci, facendovi saltuarie apparizioni per sistemare i suoi interessi economici. I Gramsci si integrano nella società napoletana estraniandosi dal paese natio. Tale processo di estraniazione è sicuramente continuato con Gennaro Gramsci, figlio di Nicola, e nonno di Antonio, ufficiale nell'esercito borbonico e, dopo l'unità, passato come ufficiale nell’Arma dei Carabinieri. Come sottolinea Domenico Cassiano, la tradizione politica dei Gramsci, da Don Nicola fino al figlio Gennaro e dei figli di quest'ultimo compreso Francesco, padre di Antonio, era chiaramente conservatrice e, quindi, diametralmente opposta a quella progressista, prevalente nel piccolo mondo degli albanesi di Calabria. Circostanza del resto confermata dallo stesso Antonio Grarnsci che, nelle "Lettere dal carcere", ricorderà come il nonno Gennaro "era proprio colonnello della gendarmeria borbonica. Le origini della famiglia di Antonio Gramsci trovano, dunque, le loro radici nella comunità albanofona di Plataci. Tuttavia, come sottolinea lo storico Cassiano, non è possibile stabilire alcun nesso con la successiva formazione culturale e l'attività politica di Antonio Gramsci.
 
Articolo apparso su Calabria Ora, 1 Maggio 2007 

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