ValljeCivita2014Secondo l'interpretazione più classica, la vallja è una danza celebrativa nata come trasposizione coreografica della strategia militare di Skanderbeg. Si danza in costume arbëresh cantando versi improvvisati, canti epici o rapsodie tradizionali. A Civita e Frascineto, le vallje si svolgono il martedì successivo alla domenica di Pasqua e costituiscono l'evento principale e più rappresentativo del folklore italo-albanese.

A Civita, l’edizione 2014 (la 544ª) è stata particolarmente seguita da numerosi turisti desiderosi di immergersi in una tradizione plurisecolare. Tuttavia, non era necessario essere un etnomusicologo per comprendere l’inganno celato dal luccichio delle kamizolle. Seguendo una tendenza che è andata costantemente accentuandosi negli ultimi anni, a risuonare con maggiore frequenza non sono stati i canti della tradizione arbëreshe ma la tarantella calabrese o la taranta di vaga ispirazione salentina. Ad accompagnare questa nuova “tradizione” numerosissimi i tamburi, le fisarmoniche e gli organetti dai colori intensi e dal suono assordante che hanno coperto i pochi tentativi di canto a cappella.

Ciò che sta accadendo, non solo a Civita ma anche a Frascineto e ad Ejanina, è paradossale e drammatico. Le Vallje, ovvero la nostra vetrina più importante, diventano l’occasione per avvalorare la nostra completa omologazione. Si propinano agli ignari turisti tarantelle calabresi in tutte le salse con relativi canti in dialetto calabrese nell’illusione collettiva che sia questo il rito vecchio cinquecento anni. I turisti rispondono numerosi e, mi auguro, divertiti. Tuttavia, questa strada non porterà lontano ma, anzi, le piccole e apparentemente insignificanti scelte di oggi rischiano di far disperdere quel che resta del nostro patrimonio culturale.

Per descrivere il circolo vizioso che si è creato, parto dal pubblico che, numeroso in tutti i paesi in cui si celebrano le Vallje, sembra screditare quanto da me affermato. Occorre, tuttavia, considerare che la maggioranza dei turisti cerca, con intensità differenti, le tradizioni di cui noi arbëreshë veniamo indicati come gelosi custodi. L’immagine che stiamo trasmettendo è, invece, quella di una etnia totalmente omologata a quella calabrese tanto che, andando di questo passo, la 550ª edizione delle Vallje dovrà necessariamente chiamarsi Festival della Tarantella Calabro-Albanese e, a quel punto, non so quanti turisti vi parteciperanno. Il paradosso è che, indubbiamente, i canti tradizionali oramai li conoscono in pochi e li sanno cantare in pochissimi. Sarebbe, quindi, logico e doveroso impegnare le poche energie nel tentativo di riscoprire le vere tradizioni musicali che identificano il nostro essere arbëresh. La strada che stiamo percorrendo va, invece, nella direzione opposta. Infatti, l’indicazione che giunge indirettamente ai numerosi gruppi folk è che sia sufficiente indossare il vestito arbëreshë e seguire il ritmo della tarantella per onorare la tradizione delle Vallje laddove, fino a qualche anno fa, questi stessi gruppi costituivano vere e proprie scuole di canto isofonico per i giovani arbëreshë.

Eppure cambiare rotta non sarebbe difficile. Basterebbe che gli organizzatori di questi eventi, cui va comunque riconosciuto l’impegno e il successo in termini di partecipazione di pubblico, fossero più selettivi nell’invitare i gruppi folkloristici. L’immagine che offriremmo sarebbe certamente migliore e le Vallje diventerebbero anche uno straordinario strumento di tutela delle vere tradizioni musicali che identificano la nostra appartenenza e che ci differenziano radicalmente ka litinjët.

 

Le impressioni di un turista sulle Vallje 2014

 Servizio di Telecosenza sulle Vallje 2014 a Civita e Frascineto

 

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