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28 Febbraio 2011
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| Il Premio “Città di Spezzano Albanese” al Prof. Fortino |
| Era e ndryshimeve tenton të përlajë identitetet lokale |
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A lui abbiamo rivolto quattro domande.
Che significato ha avuto per lei il Premio “Città di Spezzano Albanese” assegnatole di recente?
Al di là dell’onore che mi è stato tributato col conferimento del suddetto Premio, di cui ringrazio profondamente l’Amministrazione comunale di Spezzano e in particolare l’Associazione “Bashkim Kulturor Arbёresh”, ritengo che il mio contributo alla valorizzazione della cultura arbёreshe sollevi il problema della “vera” tutela di una cultura, ricca e preziosa, com’è la nostra, l’arbёreshe, che da più di cinque secoli si è dimostrata vitale e produttiva. Questo Premio ha il merito di segnalare le personalità che con impegno lavorano a favore della comunità, con lo scopo di creare un movimento di opinione che rafforzi il senso dell’identità culturale e la compattezza della stessa comunità. La “vera” tutela si basa su dati obiettivi che prevedono da un lato la conoscenza reale dello stato della cultura, dall’altro il ricorso a strumenti adatti ed efficaci che concorrano a rafforzare e sviluppare una cultura che nel mondo globalizzato attuale potrebbe correre il rischio di scomparire. I dati obiettivi, poi, devono tendere a far prendere provvedimenti adeguati a favore di una cultura minoritaria che si trova in una fase di indebolimento, tenendo presente anche quanto è avvenuto e avviene per altre culture che si sono trovare o si trovino nelle stesse condizioni di quella arbёreshe.
Il significato profondo, dunque, è strettamente connesso con l’esistenza della cultura arbёreshe, la sua preziosità oggi, e non solo di quella storica del passato, e ancora valida in un mondo globalizzato che cerca di annullare in maniera sprezzante quanto ritenuto non produttivo e commercialmente non soddisfacente. Si ribadisce, in altri termini, il valore in sé e non solo quello di funzione. L’uomo, il suo benessere interiore, la sua cultura devono essere al centro dell’esperienza umana e non l’affare e il commercio, anche se, sappiamo bene che il commercio serve, come serve anche l’inglese.
Quali sono gli obiettivi raggiunti con la sua ricerca?
Il primo obiettivo raggiunto è stato quello di far conoscere, nella loro autenticità, alcune opere rare o inedite della letteratura arbёreshe. Dopo la fase romantica del risveglio della cultura arbёreshe, si rendeva urgente entrare nel merito delle opere per assaporarne il gusto estetico e, attraverso la lettura approfondita arrivare a un giudizio critico il più possibile obiettivo. Già nel 1984 la pubblicazione, a mia cura, dell’opera della Gjella e Shёn Mёris Virgjёr di Giulio Varibobba, poneva i presupposti sicuri per una lettura dell’opera nella forma più originale possibile, attraverso l’edizione critica. Ciò ha permesso al lettore comune e a quello specialistico di leggere con tutte le garanzie scientifiche un’opera altamente lirica con una sua coloritura del tutto particolare. Oggi sono anche più soddisfatto perché l’opera è stata pubblicata in Albania, in una seconda edizione, per i lettori d’oltre Adriatico, con lo stesso rigore scientifico e in bella veste tipografica (Jul Variboba, Gjella e Shёn Meris Virgjёr, Pёrgatitur nga Italo Costante Fortino, me kujdesin e Akademikut Jorgo Bulo, Visare tё Letёrsisё Shqiptare, Botimet Toena, Tiranё 2010).
L’inedito della letteratura arbёreshe ha sollecitato le mie ricerche e mi ha fatto scoprire uno scrittore prima completamente assente nella storia della letteratura albanese: Giuseppe Angelo Nociti (1832-1899), di Spezzano Albanese (CS), di cui ho pubblicato finora i suoi inni (Rёmenxa t’arbresha / Rime albanesi, Brenner, Cosenza 1992) e il poemetto dedicato a Scanderbeg (Ndihmja e Krojёs, in “Giorgio Castriota Scanderbeg nella storia e nella letteratura”, Atti del Convegno Internazionale, Napoli, 2007, pp. 153-194). Si tratta di un poeta e studioso molto interessante, sia per la sua vena poetica, sia per il processo di elevazione della lingua popolare a lingua della letteratura, sia anche per i suoi studi linguistici che abbracciano soprattutto la lessicografia albanese. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto ho avuto modo di far conoscere alcuni aspetti del suo contributo alla lessicografia in occasione della Conferenza Scientifica Internazionale dedicata a Costantino Kristoforidhi (Elbasan 2002) con la relazione dal titolo: Leksiku i K. Kristoforidhit nё Fjalorin dorёshkrim tё Xhuzepe Anxhelo Noçiti. Legato a questo contributo, mi è gradito dare la notizia che fra breve darò alle stampe il suo Vocabolario albanese che raccoglie più di 10.000 lemmi. Una personalità ricca di interessi e di studi, come quella del Nociti, non poteva rimanere ignota al mondo della cultura e della letteratura albanese.
Sempre sulla linea della pubblicazione dell’inedito della letteratura arbёreshe si muovono gli altri lavori che interessano le opere di un grande scrittore dell’Ottocento: Francesco Antonio Santori. La pubblicazione di alcune novelle in versi mi hanno dato lo spunto per sottolineare la novità della sua creazione letteraria: l’interesse per il sociale e l’inaugurazione della letteratura impegnata. Così anche la pubblicazione delle sue Kalimere (Brenner, Cosenza, 2004) sono il segno della dimensione che la componente religiosa ha avuto per la spiritualità bizantina delle comunità arbёreshe e per il rafforzamento dell’identità culturale.
Anche da questi brevi cenni si può dedurre come la cultura arbёreshe dal Dopoguerra ad oggi si vada irrobustendo nelle sue ricerche scientifiche, che poi vengono calate negli ambiti più diffusi ed estesi per permeare tutta la componente comunitaria.
Qual è lo stato attuale della lingua, della letteratura e della cultura arbёreshe?
Ritengo che negli ultimi decenni si sia allargata la cerchia di chi sappia scrivere nella propria lingua materna, sia per l’effetto del risveglio generale per le culture minoritarie esistenti sul territorio italiano, che sempre più vengono considerate come una vera ricchezza nazionale, e sia per la Legge 482 approvata dal Parlamento italiano nel 1999 che tutela queste minoranze.
Tuttavia, nonostante questo risveglio dell’interesse, la salute della cultura arbёreshe non è buona: la pressione esercitata dalla cultura dominate, quella italiana, sta assorbendo la cultura minoritaria arbёreshe. Il vento delle trasformazioni e dei contatti sempre più veloci tra elemento italiano e elemento arbёresh soffia con violenza e tende a spazzare via le identità locali.
Sembra che ci troviamo di fronte a due fenomeni contrapposti: il primo è una tendenza appannaggio di una élite di intellettuali e di appassionati che si dedicano con impegno e dedizione alla valorizzazione della cultura materna dei vari paesi arbёreshё; il secondo è rappresentato dall’avanzamento massiccio della cultura italiana che disgrega, assorbendola, quella arbёreshe, che non possiede gli strumenti adatti per uno sviluppo istituzionale, organico e sistematico. Venendo meno la trasmissione tradizionale della cultura arbёreshe che, in passato avveniva attraverso la famiglia e la piazza o la comunità, se non si provvederà a sostituirla con l’istruzione istituzionalizzata e obbligatoria, con le stesse prerogative della cultura dominante italiana, si rischia un continuo indebolimento fino alla scomparsa.
Quali prospettive, dunque, intravede per la lingua e la cultura arbёreshe?
Nonostante la comprensibile difficoltà in cui si trova la lingua e la cultura arbёreshe di fronte all’azione di assorbimento che opera la lingua e la cultura italiane da una posizione dominante, sono convinto che molto si può fare con prospettive positive che garantiranno la loro continuità.
Il ruolo principale oggi lo deve svolgere la scuola, perché la cultura arbёreshe da cultura analfabeta diventi cultura scritta da tutti i membri della comunità. Oggi esiste la legge di tutela delle minoranze linguistiche storiche esistenti sul territorio italiano, ebbene questa legge deve essere migliorata al fine di rendere obbligatorio l’insegnamento della lingua della letteratura e della cultura arbёreshe nella scuola dell’obbligo: è un dovere dello stato italiano insegnare a scrivere ai bambini la lingua dei propri genitori. Un esempio: nel 1867 dei 300.000 cittadini della popolazione maori della Nuova Zelanda solo un quarto usava la propria lingua indigena, tutti gli altri parlavano inglese. Con l’istituzione massiccia di scuole che insegnavano il loro idioma, prima di tutto “i nidi di lingua”, per i più piccini, e poi la scuola elementare e media di primo grado, alla fine del secolo raggiunsero un obiettivo soddisfacente: la gran parte dei maori era alfabetizzata nella propria lingua e cultura. Oggi nella Nuova Zelanda il maori è l’unica lingua indigena che continua ad essere parlata.
Altro punto importante è il coinvolgimento dei parlanti arbёrisht nel processo di rivitalizzazione della propria cultura. Va operata una forma di sensibilizzazione delle famiglie e dell’intera comunità con un impegno spontaneo e convinto a favore della lingua materna che oggi è minacciata. Questo coinvolgimento deve avere come obiettivo la convinzione che l’uso dell’arbёrisht non danneggia i parlanti in nessun modo, anzi li privilegia, perché li fa crescere e sviluppare armonicamente con la cultura di base e li facilita nell’apprendimento di altri codici linguistici (inglese, francese, tedesco…).
Un ruolo altrettanto importante nella difesa delle lingue deboli lo svolgono i linguisti o più genericamente gli studiosi. Essi hanno il compito di studiare scientificamente le parlate, in questo caso, quelle arbёreshe, farne la descrizione e arrivare a formulare strumenti didattici utili per tutti i parlanti. Molto è stato fatto negli ultimi anni. Cito solo alcuni testi: La parlata albanese di Greci, fatta da M. Camaj (Firenze 1971), Arbёrishtja pёr tё gjithё di Giuseppe Schirò Di Modica (Piana Degli Albanesi 2005), Gramatikё arbёreshe di Emanuele Giordano (2005), e il manuale in due volumi destinato alle scuole Alfabetizzazione arbёreshe (Ed. Il Capitello, Torino 2000), compilato da una equipe di studiosi (C. Stamile, A. Giodano, V. Bruno, I. C. Fortino, E. Tocci, E. Giordano) e promosso dall’Associazione Insegnanti Albanesi d’Italia.
Un fenomeno interessante si è verificato negli ultimi anni: la lingua arbёreshe, che è stata considerata solo lingua delle comunicazioni familiari e popolari, viene utilizzata, da alcuni pionieri, anche nelle conferenze e nei convegni, ossia nelle comunicazioni più impegnative e di prestigio che si tengono nei paesi arbёreshё. Ciò concorre a dare prestigio alla lingua arbёreshe e la mette alla prova per esprimere concetti astratti e impegnativi.
In conclusione ritengo che se vengono presi provvedimenti nella linea che ho indicato, la lingua e la cultura arbёreshe hanno buone prospettive di resistenza al pericolo della scomparsa e possibilità di reale sviluppo, in quanto rappresentano una vera ricchezza dell’intero stato italiano in cui sono inserite.
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