Reverendissimo Vescovo,
Le scriviamo a seguito delle spiacevoli vicende avvenute nello scorso mese di agosto nel corso dei festeggiamenti di S'Elia Profeta Patrono di Maschito, confidando nella disponibilità dimostrataci durante l'udienza che ha voluto concederci in Melfi nell'agosto del 2007, ci permettiamo di esprimere la nostra opinione.
. Le scriviamo a seguito delle spiacevoli vicende avvenute nello scorso mese di agosto nel corso dei festeggiamenti di S'Elia Profeta Patrono di Maschito, confidando nella disponibilità dimostrataci durante l'udienza che ha voluto concederci in Melfi nell'agosto del 2007, ci permettiamo di esprimere la nostra opinione.
Dalle epistole tra noi intercorse e dall'incontro avuto, Sua eminenza saprà che, in quanto
Associazione Culturale di Minoranza Linguistica con Funzioni di Coordinamento per gli Arbëreshë
Lucani in Piemonte, l'opinione che andremo ad esprimere sarà relativa alla cultura ed alle
tradizioni delle comunità di origine albanese così com'è quella di Maschito.
Ora, rammaricandoci per la deprecabile vicenda, da una parte esprimiamo sorpresa di come la Chiesa - pur dotata di millenaria conoscenza dell'animo umano e capacità di gestione delle masse - non abbia saputo gestire un evento che non è certo unico nella miriade dei festeggiamenti religiosi o simil-pagani del panorama italiano. Sua eminenza saprà che molte delle odierne ricorrenze religiose, nelle sue cadenze, sono state mutuate da originari riti pagani. Ad esempio, sarà utile consultare l'Enciclopedia italiana di Giuseppe Treccani dove, nel volume XV pag. 166 alla voce "feste" si legge: "A S. Domenico abate sono cari i rettili, onde nel giorno della sua festa, in Cocullo, ha luogo una grande mostra di bisce e di serpi". Al proposito della "licita", nel volume I pag. 135 alla voce "Abruzzo" si legge: "Notevole, per es., la grandiosità di certe processioni, in cui i giovani fanno a gara, con ricche offerte di denaro, e doni alla chiesa, per sorreggere la pesante statua del santo, che viene condotta per il paese a suon di banda tra lo schioppettio assordante dei mortaretti". Non sembra dunque che la Comunità di Maschito abbia commesso un crimine inaudito. Con i dictat, eminenza - la storia insegna - non si risolve, ma si inaspriscono quegli animi che la Chiesa deve invece curare. D'altra parte, non possiamo esimerci dall'esprimere stupore di come una Comunità come quella di Maschito, che ben altro avrebbe da preservare della sua identità - come lo sono la cultura cristiana di rito bizantino e la lingua di origine illiro o tracio-illiro, queste si, fanno parte della sua vera identità secolare - si limiti a rivendicare la salvaguardia delle sue "tradizioni" con il fatto marginale e plateale dell'attaccar soldi direttamente sul Santo Patrono. Ben altri sono dunque i valori ai quali Lei eminenza, ed i maschitani, dovrebbero badare.
Certamente Sua eminenza non avrà visto il film di Emil Ardolino "SISTER ACT", il film che ad un primo giudizio potrebbe apparire dissacrante, denuncia invece la rottura tra la Chiesa e la Comunità cristiana: è l'incapacità della Chiesa ad interpretare la realtà odierna. La Chiesa, Lei Sua eminenza - così come la delegazione della nostra associazione ebbe modo di esprimerLe nell'agosto del 2007 -, dovrebbe farsi interprete della perdita di identità della Comunità cristiana di Maschito ed adoperarsi nella salvezza delle anime insieme alla salvaguardia delle peculiarità culturali di antica origine albanese e bizantina che, di quell'anima, sono parte integrante. Fanno parte integrante dell'identità della Comunità di Maschito anche i registri parrocchiali: i detti registri, la memoria del paese risalente all'epoca della costruzione della chiesa da parte delle famiglie coronee del XVI sec., al momento sembra siano irreperibili e, la loro consultazione, impossibile. È scomparso anche questo importante pezzo della memoria storica della Comunità? Il malessere che pervade la Comunità cristiana di Maschito, è epocale, si rischia la perdita, se non dell'anima, del senso di appartenenza ad un luogo e ad una comunità che hanno una storia secolare: la Chiesa - sulla continuità del Suo predecessore Diodato Scaglia che intorno all'anno 1628 abolì il rito bizantino della comunità di Maschito - non può pensare di risolvere questi malesseri con dei dictat. Dall'altro versante, la Comunità cristiana di Maschito, non può sperare di salvare le proprie identità per il solo fatto di rivendicare la "tradizione" di attaccare denaro direttamente sul Santo. Nemmeno un improbabile e antistorico ritorno al rito bizantino servirebbe a preservare la Comunità dalla perdita di identità. Reintrodurre un rito scomparso da duecento anni, risulterebbe antistorico fuorviante e recepito come puro folclore: tra l'altro, la religione cattolica di rito bizantino vieterebbe la presenza di statue permettendo la sola ostensione delle icone, al proposito, cfr. "Storia del folklore" - Giuseppe Cocchiara, Boringhieri 1977 - dove si legge: "... riprende la polemica del Cristianesimo bizantino fin dal secolo VI «contro gli idoli e le immagini che muovono la testa»..." Ai maschitani, servirebbe dunque ben altro per salvaguardare le proprie tradizioni e radici identitarie, in primis, la presa di coscienza del chi si è in quanto comunità: invece di scimmiottare un improbabile dialetto lucano, con parole e pronunzie che ai veri lucani strappa sorrisi ironici, servirebbe lo studio della propria storia che, per i maschitani, in Italia inizia dal XV sec. come comunità di origine albanese. Non ultimo, servirebbe lo studio della propria lingua d'origine che, per i maschitani, è l'albanese di forma arcaica di origine illiro o tracio-illiro e che si discosta notevolmente dall'attuale albanese d'Albania. Non facciamo dunque ridere i veri lucani scimmiottando parole e pronunzie non nostre, ma prendiamo piuttosto coscienza del chi siamo per poi poter conoscere gli altri. Pertanto, a Lei eminenza, chiediamo di aiutare la Comunità cristiana di Maschito nella ricerca della propria identità affinché, il Rappresentante della Chiesa, possa poi essere pienamente accettato. Invitiamo invece i maschitani, a fare una profonda riflessione su cosa sia veramente importante per la propria identità. Ringraziando dell'attenzione che si vorrà dare a questa nostra opinione, inviamo distinti saluti.
Ora, rammaricandoci per la deprecabile vicenda, da una parte esprimiamo sorpresa di come la Chiesa - pur dotata di millenaria conoscenza dell'animo umano e capacità di gestione delle masse - non abbia saputo gestire un evento che non è certo unico nella miriade dei festeggiamenti religiosi o simil-pagani del panorama italiano. Sua eminenza saprà che molte delle odierne ricorrenze religiose, nelle sue cadenze, sono state mutuate da originari riti pagani. Ad esempio, sarà utile consultare l'Enciclopedia italiana di Giuseppe Treccani dove, nel volume XV pag. 166 alla voce "feste" si legge: "A S. Domenico abate sono cari i rettili, onde nel giorno della sua festa, in Cocullo, ha luogo una grande mostra di bisce e di serpi". Al proposito della "licita", nel volume I pag. 135 alla voce "Abruzzo" si legge: "Notevole, per es., la grandiosità di certe processioni, in cui i giovani fanno a gara, con ricche offerte di denaro, e doni alla chiesa, per sorreggere la pesante statua del santo, che viene condotta per il paese a suon di banda tra lo schioppettio assordante dei mortaretti". Non sembra dunque che la Comunità di Maschito abbia commesso un crimine inaudito. Con i dictat, eminenza - la storia insegna - non si risolve, ma si inaspriscono quegli animi che la Chiesa deve invece curare. D'altra parte, non possiamo esimerci dall'esprimere stupore di come una Comunità come quella di Maschito, che ben altro avrebbe da preservare della sua identità - come lo sono la cultura cristiana di rito bizantino e la lingua di origine illiro o tracio-illiro, queste si, fanno parte della sua vera identità secolare - si limiti a rivendicare la salvaguardia delle sue "tradizioni" con il fatto marginale e plateale dell'attaccar soldi direttamente sul Santo Patrono. Ben altri sono dunque i valori ai quali Lei eminenza, ed i maschitani, dovrebbero badare.
Certamente Sua eminenza non avrà visto il film di Emil Ardolino "SISTER ACT", il film che ad un primo giudizio potrebbe apparire dissacrante, denuncia invece la rottura tra la Chiesa e la Comunità cristiana: è l'incapacità della Chiesa ad interpretare la realtà odierna. La Chiesa, Lei Sua eminenza - così come la delegazione della nostra associazione ebbe modo di esprimerLe nell'agosto del 2007 -, dovrebbe farsi interprete della perdita di identità della Comunità cristiana di Maschito ed adoperarsi nella salvezza delle anime insieme alla salvaguardia delle peculiarità culturali di antica origine albanese e bizantina che, di quell'anima, sono parte integrante. Fanno parte integrante dell'identità della Comunità di Maschito anche i registri parrocchiali: i detti registri, la memoria del paese risalente all'epoca della costruzione della chiesa da parte delle famiglie coronee del XVI sec., al momento sembra siano irreperibili e, la loro consultazione, impossibile. È scomparso anche questo importante pezzo della memoria storica della Comunità? Il malessere che pervade la Comunità cristiana di Maschito, è epocale, si rischia la perdita, se non dell'anima, del senso di appartenenza ad un luogo e ad una comunità che hanno una storia secolare: la Chiesa - sulla continuità del Suo predecessore Diodato Scaglia che intorno all'anno 1628 abolì il rito bizantino della comunità di Maschito - non può pensare di risolvere questi malesseri con dei dictat. Dall'altro versante, la Comunità cristiana di Maschito, non può sperare di salvare le proprie identità per il solo fatto di rivendicare la "tradizione" di attaccare denaro direttamente sul Santo. Nemmeno un improbabile e antistorico ritorno al rito bizantino servirebbe a preservare la Comunità dalla perdita di identità. Reintrodurre un rito scomparso da duecento anni, risulterebbe antistorico fuorviante e recepito come puro folclore: tra l'altro, la religione cattolica di rito bizantino vieterebbe la presenza di statue permettendo la sola ostensione delle icone, al proposito, cfr. "Storia del folklore" - Giuseppe Cocchiara, Boringhieri 1977 - dove si legge: "... riprende la polemica del Cristianesimo bizantino fin dal secolo VI «contro gli idoli e le immagini che muovono la testa»..." Ai maschitani, servirebbe dunque ben altro per salvaguardare le proprie tradizioni e radici identitarie, in primis, la presa di coscienza del chi si è in quanto comunità: invece di scimmiottare un improbabile dialetto lucano, con parole e pronunzie che ai veri lucani strappa sorrisi ironici, servirebbe lo studio della propria storia che, per i maschitani, in Italia inizia dal XV sec. come comunità di origine albanese. Non ultimo, servirebbe lo studio della propria lingua d'origine che, per i maschitani, è l'albanese di forma arcaica di origine illiro o tracio-illiro e che si discosta notevolmente dall'attuale albanese d'Albania. Non facciamo dunque ridere i veri lucani scimmiottando parole e pronunzie non nostre, ma prendiamo piuttosto coscienza del chi siamo per poi poter conoscere gli altri. Pertanto, a Lei eminenza, chiediamo di aiutare la Comunità cristiana di Maschito nella ricerca della propria identità affinché, il Rappresentante della Chiesa, possa poi essere pienamente accettato. Invitiamo invece i maschitani, a fare una profonda riflessione su cosa sia veramente importante per la propria identità. Ringraziando dell'attenzione che si vorrà dare a questa nostra opinione, inviamo distinti saluti.
PER L’ASSOCIAZIONE “VATRA “ARBËRESHE”
COORDINAMENTO DEI LUCANI ARBËRESHË IN PIEMONTE
IL PRESIDENTE PROF. VINCENZO CUCCI
COORDINAMENTO DEI LUCANI ARBËRESHË IN PIEMONTE
IL PRESIDENTE PROF. VINCENZO CUCCI
IL PRESIDENTE PROF. VINCENZO CUCCI