Domenica 22 aprile, nel salone del seminario  eparchiale italo-albanese di Cosenza (Via Paparelle 16) è stata tenuta una conferenza su Mons. Pietro Scarpelli (Farneta 15 agosto 1887 - S. Paolo Albanese 24 agosto 1973) sotto il titolo "Missionario arbëresh in Albania dal 1929 al 1946". Ha tenuto la relazione la prof. Ines Angeli Murzaku della Seton Hall University in South Orange, New Jersey (Usa). La giovane studiosa, già laureata all'Università di Tirana, ha ottenuto un dottorato in Scienze Ecclesiastiche Orientali presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma nel 1996. Legata alla Chiesa arbëreshe, è stata battezzata nella Chiesa di S. Atanasio in Roma, vive negli Stati Uniti di America. Riportiamo in due puntate la conferenza tenuta a Cosenza:
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Mons. Pietro Scarpeli

Missionario arbëresh in Albania

Nota previa

La via verso l'unione degli albanesi ortodossi: il difficile inizio della chiesa greco - cattolica di Elbasan.

‘Uniatismo' è secondo Taft un neologismo peggiorativo coniato per denotare un certo metodo di unione delle chiese. I cattolici orientali e gli ortodossi intendono il termine ‘uniatismo' in modi diversi. I primi interpretano la storia dell'unione delle loro chiese con Roma come un ritorno alla unio ecclesiarum o ricostituzione dello stato di cose esistente prima dello scisma. Essi ritengono che tali unioni siano il risultato di un onesto scambio teologico e del desiderio sincero di unità tra i cristiani. Gli ortodossi, d'altra parte, danno poco peso ai fattori religiosi e mettono, invece, in rilievo obiettivi politici perseguiti da alcuni governi cattolici in accordo con la chiesa cattolica, espansionista ed ‘assertiva', considerando, quindi, tali unioni contrarie alla ecclesiologia condivisa del primo millennio. Per tali implicazioni negative, nel presente contributo non verranno usati i termini «uniatismo», «uniate» e «unia» (se non che nelle citazioni dirette) mentre sarà utilizzato il termine «unione» da intendersi come comunione fraterna basata sulla fede negli stessi dogmi e sulla stessa Sacra Tradizione, conservata sia in Oriente che in Occidente. Precisazione dell'autrice nella parte introduttiva del testo orale, qui riassunto.

 

Istituzione della Chiesa Greco-Cattolica

Il nuovo Delegato Apostolico in Albania, Monsignor Della Pietra, prese a cuore il destino della cosiddetta missione per l'unione albanese, che egli considerò da subito promettente, affermando la disponibilità di molti ecclesiastici e laici nei confronti di Roma. Della Pietra aveva un'esperienza consolidata in Albania in quanto, prima della sua consacrazione episcopale e nomina a delegato, era stato rettore del Seminario di Shkodra.

Nel febbraio del 1928, il Cardinal Sincero della Congregazione per le Chiese Orientali rispose alle richieste di Della Pietra inviando ad Elbasan Papàs Pietro Scarpelli, un prete italo-albanese, già vicario generale dell'Eparchia di Lungro in Calabria. Fu deciso che, sotto la guida del delegato apostolico e in collaborazione con Germanos, Scarpelli si sarebbe occupato dell'erezione di una nuova chiesa per i greco - cattolici. La Catholic Near East Welfare Association aveva donato $2,000 per la costituenda chiesa greco cattolica d'Albania[1].

L'arrivo di Scarpelli in Albania il 9 maggio del 1928 coincise con un altro evento cruciale della storia albanese. Alcuni mesi più tardi, il 1° settembre 1928, con grande sorpresa di molti[2], in Albania fu proclamata la monarchia con Ahmet Zog, Re degli Albanesi, il quale avrebbe regnato sotto il nome di Re Zog I[3]. Il nuovo re voleva ‘plasmare' l'Albania in base agli standard dell'Europa occidentale. Nel suo primo discorso al Parlamento, il neo eletto re vantò di poter apportare una magica trasformazione e si presentò come un sovrano profondamente dedito al cambiamento e al progresso della nazione balcanica[4].

Ma come si configurava al tempo l'attività missionaria per l'unione in Albania? All'inizio Scarpelli era quasi del tutto privo di speranza. Descrivendo la missione albanese per l'unione e specialmente i fedeli cattolici greci rimasti fedeli a Roma, Scarpelli rilevava che i numeri non erano certo promettenti in quanto rimanevano soltanto quindici famiglie della comunità greco-cattolica di Elbasan[5] e le impressioni che Scarpelli ebbe all'inizio del suo soggiorno ad Elbasan non erano certo incoraggianti. Egli sosteneva che il lavoro di Germanos non aveva prodotto risultati degni di considerazione e si era reso conto che l'unione appoggiata da Germanos era frutto di «mero calcolo di opportunità politica, o addirittura di una lotta politica tra Austria e Russia, che ebbe fine con il declino degli Asburgo»[6]. Scarpelli informò Roma sugli errori e le colpe di Germanos nel trattare la causa greco - cattolica ed ebbe modo di scoprire che la vita del vecchio archimandrita non era stata «né lecita e né cristiana»[7].

Tuttavia, Scarpelli trovò consolazione nelle numerose dimostrazioni di simpatia della popolazione ortodossa della città e dei dintorni nei confronti della sua missione. Scarpelli pensava di essere circondato dalla stima e dalla deferenza di persone di ogni rango e classe che spesso gli facevano visita esprimendogli di persona la loro approvazione. Egli comunque, percepì che le relazioni cordiali si erano leggermente modificate nel 1929, quando Re Zog faceva pressioni perché il riconoscimento ufficiale dell'autocefalia della chiesa ortodossa albanese avvenisse senza l'aiuto del Patriarcato Ecumenico[8]. Il governo albanese da solo «si assumeva il compito di organizzare la chiesa autocefala»[9]. Inoltre, nel marzo del 1929, fu costituito il Santo Sinodo dei Vescovi della nuova chiesa ortodossa autocefala albanese mentre, nel giugno dello stesso anno, il congresso di Korça approvò lo statuto definitivo della chiesa albanese[10].

Nel febbraio del 1929, Scarpelli cominciò ad avvertire le prime avvisaglie di contrasto e di opposizione che avrebbero determinato la sua espulsione dall'Albania sei mesi più tardi nel settembre del 1929. Tuttavia, la stima e la fiducia che il popolo dimostrava per Scarpelli e per la missione greco - cattolica non svanirono. Durante il periodo pasquale del 1929, Scarpelli ricevette un certo numero di visite ufficiali come quella del prefetto di Elbasan e del vescovo locale ortodosso e, per il giorno di San Pietro, suo onomastico, oltre cento persone gli fecero visita. Inoltre, nella capitale albanese Tirana, Scarpelli potè incontrare e parlare con Papàs Vasil Marko, considerato fondatore e creatore dell'autocefalia albanese. Marko si espresse in favore dell'unione ed assicurò a Scarpelli la sua collaborazione in quel processo[11]. Vasil Marko sperava che, con l'unione cristiana, la chiesa ortodossa d'Albania avrebbe riacquistato la sua dignità perduta insieme ad ampie disponibilità economiche per affrontare l'Islam Albanese, religione prevalente in Albania[12].

Intanto, la costruzione della chiesa greco - cattolica di Scarpelli era quasi completata, e il giorno dell'inaugurazione era stato fissato per il 25 agosto 1929. Il Delegato Apostolico Della Pietra, Francisco Genovizzi S.J., Rettore della Missione della Compagnia di Gesù a Tirana, autorità civili della regione capeggiati dal prefetto di Elbasan, autorità militari, Bey Verlaci,  deputato di Tirana, il senatore Beça, sostenitore dell'unione, membri delle elites di Elbasan, e una gran folla di gente del posto partecipò alla solenne cerimonia di inaugurazione[13]. Scarpelli aveva scritto al re per annunciare l'apertura della chiesa, implorando la sua adesione e approvazione per la nuova istituzione. Il re non rispose mai all'invito. Ciò fu un preannuncio di quanto sarebbe accaduto in seguito. La Messa di inaugurazione fu concelebrata da Scarpelli, Joan Toda e Naum Peqini, due preti ortodossi convertiti nel 1928. L'archimandrita Germanos morì ad aprile del 1929, solo quattro mesi prima delle solennità. Nella sua omelia Scarpelli illustrò lo scopo esclusivamente religioso della istituzione, e dopo di lui prese la parola Genovizzi. La cerimonia non fu disturbata nonostante l'ira e la contrarietà dimostrate dal Primate della chiesa autocefala, Vissarion Xhuvani, il quale aveva scelto «il giorno giusto» per fare visita ad Elbasan e turbare la festività. Infatti, Xhuvani arrivò ad Elbasan il giorno prima della cerimonia e proibì ai sacerdoti ortodossi locali (anche a chi aveva già accettato l'invito e confermato la propria partecipazione) di presenziare alla funzione. Mentre Scarpelli celebrava nella nuova chiesa, Xhuvani teneva un violento discorso contro la missione di unione, nella chiesa ortodossa di Santa Maria, e definiva la nuova chiesa «opera del diavolo, un cancro che mirava solo alla distruzione dell'autocefalia albanese»[14]. Xhuvani implorava i fedeli ortodossi di non mettere mai piede nella nuova chiesa e avvertiva che la pena sarebbe stata la scomunica. Tuttavia il discorso del Primate ortodosso non fu preso sul serio e il suo unico risultato fu la partecipazione di un buon numero di fedeli ortodossi alla cerimonia, probabilmente spinti anche dalla curiosità. Il discorso di Xhuvani evidenziò chiaramente quale fosse il livello di antagonismo e di risentimento nei confronti del movimento di unione.

Scarpelli non aveva dubbi o illusioni sulla difficile situazione e circa i problemi che la chiesa greco - cattolica avrebbe dovuto affrontare con la chiesa ortodossa autocefala albanese, il cui programma prevedeva l'opposizione sistematica alla crescita del movimento di unione. Oltre tutto, secondo il rapporto di Scarpelli, la causa dell'unione fu discussa nel Congresso albanese pan-ortodosso che si tenne a Korça nel marzo del 1929. Il Sinodo ortodosso aveva anche parlato dei mezzi concreti con cui impedire e reprimere qualsiasi propaganda di unione.

Inoltre, Scarpelli dovette affrontare le tribolazioni procurate dal clero della chiesa ortodossa autocefala e dai nazionalisti di Elbasan, i quali tra l'altro, erano fortemente contrari all'uso della lingua greca nella liturgia. Infatti i sostenitori dell'autocefalia rifiutavano del tutto l'uso del greco nelle chiese albanesi[15].

D'altronde, i nazionalisti albanesi ed i sostenitori dell'autocefalia avevano il pieno sostegno del governo circa la questione della lingua. La posizione del governo era prudente e sensata agli occhi delle autorità locali. Infatti il governo aveva affrontato innumerevoli difficoltà per istituire la chiesa ortodossa autocefala albanese, per sottrarla all'influenza greca e sostituire l'uso del greco con l'albanese. Perciò non voleva assolutamente alimentare false aspettative nei grecofili o reminiscenze della lingua e della cultura greca nei fedeli ortodossi. In questo modo cresceva l'opposizione verso la nuova chiesa.

Mentre Papàs Scarpelli ringraziava i sostenitori e gli amici che lo avevano aiutato a realizzare il progetto della chiesa, il governo di Tirana progettava il suo arresto e il suo espatrio. Papàs Scarpelli fu arrestato ed espulso dall'Albania il 19 settembre 1929[16].

La polizia ricercava anche Joan Toda e Naum Peqini, i due preti greco-cattolici di Elbasan, ma solo uno di loro fu catturato. Peqini fu portato in prefettura dove il prefetto, minacciando l'incarcerazione, l'allontanamento dalla sua famiglia e il taglio della barba, lo obbligò a ritornare all'Ortodossia. Peqini non resistette alla dura prova e cedette. Nel frattempo, dopo questo primo colpo, il Primate della Chiesa Autocefala, Xhuvani, che continuava la sua permanenza ad Elbasan, la domenica, 22 settembre 1929, nella chiesa ortodossa di Santa Maria, proclamò la vittoria dell'autocefalia e la fine dell'uniatismo albanese, «il microbo che aveva minacciato la vera vita della chiesa autocefala. Questo lupo rapace che ha divorato gli agnelli dell'Ortodossia, è stato eliminato una volta per sempre»[17].

Il Delegato Apostolico Della Pietra, avendo appreso ciò che era accaduto alla missione di unione di Elbasan, partì da Shkodra per confortare i fedeli. I fedeli greco - cattolici erano scoraggiati e depressi per ciò che era accaduto ai loro pastori e alla loro tanto desiderata chiesa. Della Pietra protestò in prefettura per il trattamento disonorevole riservato a Scarpelli, a Peqini e in generale a tutta la missione per l'unione. Ma l'azione del Primate Ortodosso, Xhuvani di concerto con il governo albanese, non era ancora conclusa. Si temeva una crisi nelle relazioni italo-albanesi e Xhuvani falsificò dei documenti per dimostrare la sua rettitudine. Compilò un elenco con 15 nomi di alcuni tra i più zelanti collaboratori di Scarpelli, i quali dichiararono di essere stati costretti a firmare un atto di conversione forzata come obbligo verso Scarpelli. I capi della regione Shpati, che erano stati i sostenitori dell'unione fin dal suo principio, dovettero comparire presso la Metropolia di Elbasan, e il Primate Ortodosso li obbligò a sottoscrivere una dichiarazione in cui essi testimoniavano che Scarpelli aveva corrisposto loro uno stipendio mensile di cinque Napoleoni d'oro, in riconoscimento del servizio reso alla chiesa d'unione. Inoltre, Scarpelli fu accusato di aver corrisposto del denaro ad alcuni abitanti del villaggio di Grabovo per poter così convertire l'intero villaggio al cattolicesimo. Fu accusato ancora di aver pagato mensilmente dieci Napoleoni a tre persone del vicino villaggio di San Giovanni per convincerli ad unirsi a Roma, con l'obiettivo a breve termine, di prendere possesso del Monastero Ortodosso della regione, lo stesso monastero offerto a Gjeçov dai monaci ortodossi durante il suo viaggio ad Elbasan nel 1924. Oltre a ciò, la stampa locale presentava la missione di Elbasan e la nuova chiesa greco - cattolica come una istituzione che si scontrava con le aspirazioni e il miglioramento della nazione albanese.

Inoltre, vennero sparse voci circa «un accordo segreto tra il governo di Mussolini e il Vaticano, in base al quale la chiesa, come strumento di propaganda religiosa (di cui l'Albania non aveva specificamente bisogno) era opera dell'Italia che, attraverso la chiesa, stava gradualmente diffondendo la sua influenza in Albania, e io [Scarpelli] fui mandato in Albania con il solo scopo di diffondere la propaganda italiana, danneggiando di conseguenza la nazione albanese»[18] (Besa/Roma).

 

Il ritorno di Scarpelli ad Elbasan

Il 27 settembre 1929, Papàs Scarpelli partì da Bari, e il giorno seguente poté, grazie all'intervento italiano, entrare in Albania dal porto di Durazzo. Qui lo attendeva un'altra notizia sconvolgente. Il commissario di polizia italiano protestò perché non era mai accaduto che un cittadino albanese, residente in Italia, fosse trattato così brutalmente ed espulso dalla nazione senza che fossero preventivamente informate le rispettive autorità diplomatiche, come invece era accaduto nel caso di Scarpelli. L'Italia pretendeva lo stesso tipo di trattamento per i cittadini italiani, religiosi e laici, residenti in Albania.

Al suo ritorno ad Elbasan, Scarpelli fece visita al Prefetto, Karagjozi. Dopo aver esternato il suo risentimento per ciò che era recentemente avvenuto, Scarpelli chiese al prefetto quali fossero le prospettive per la Chiesa greco - cattolica. Il prefetto si dichiarò spiacente per l'accaduto e aggiunse che non aveva mai «dubitato della albanesità o albanofilia di Scarpelli»[1]. Quanto alla chiesa, il prefetto gli comunicò la decisione del governo di chiuderla al pubblico e di proibire al suo interno ogni funzione religiosa fino al suo «riconoscimento legale da parte del governo»[2]. Scarpelli e Toda decisero di andare a Tirana per esprimere il loro disappunto a Re Zog. Era l'8 ottobre, giorno del compleanno di Re Zog. Monsignor Gjura, Arcivescovo di Durazzo, Monsignor Mieda, Arcivescovo di Shkodra e Monsignor Bumçi, Vescovo di Lezhё erano riuniti a Tirana per l'occasione. Scarpelli li mise al corrente della situazione dei greco - cattolici e protestò per la vessazione cui la nuova chiesa veniva sottoposta per opera del governo e della Chiesa autocefala. Essi assicurarono il loro pieno appoggio e promisero di chiedere chiarimenti al re. Lo stesso giorno Re Zog I ricevette Gjura, Mieda e Bumçi in udienza speciale e promise loro che avrebbe immediatamente affrontato e risolto la situazione. Scarpelli si sentì sollevato e tornò ad Elbasan con Toda.

Qualche giorno più tardi, in seguito all'intervento del re, Scarpelli e Toda furono chiamati a comparire in prefettura dove il prefetto chiese loro di «formulare una dichiarazione da cui risultasse chiaramente che essi erano chierici cattolici, e che chiedevano un permesso specifico per ricominciare l'attività religiosa della loro chiesa»[3]. Così, Scarpelli e Toda accettarono di scrivere una dichiarazione in cui veniva affermato che essi erano realmente «preti cattolici di tradizione greco - orientale, in comunione con la Chiesa romana e sottoposti al Santo Padre»[4].

Con tutta probabilità, si trattava di una nuova manovra da parte del governo, sostenuto dagli autocefalisti, per sferrare un nuovo attacco alla chiesa di Scarpelli. Il governo cavillava sul termine cattolico, con lo scopo di spingere i preti a mutare le loro abitudini religiose, tagliare la barba e presentarsi allo stesso modo del clero cattolico di rito latino. Gli ufficiali di governo pensavano che l'abito religioso portato dai preti greco - cattolici fosse causa di confusione tra i fedeli, in quanto quella particolare veste religiosa era monopolio esclusivo della Chiesa ortodossa e perciò non si poteva  assolutamente consentire  ai preti cattolici di indossare lo stesso abito. È evidente che il governo volesse evitare la confusione e anche l'incoraggiamento di chimere o reminiscenze che ravvivassero nelle menti dei fedeli ortodossi, la cultura, la lingua e il modo di presentarsi tipici della tradizione greca.

Il 25 ottobre 1929, un tenente di gendarmeria, scortato da due gendarmi, notificò a Scarpelli che «la dichiarazione non era considerata accettabile e, di conseguenza, veniva severamente proibita ogni funzione, anche privata, nella chiesa greco - cattolica»[5]. Ciò segnava la totale paralisi della missione greco - cattolica ad Elbasan.

Il re, come Scarpelli scoprì più tardi, era ben informato da fonti sue in merito alle vicende della chiesa. La persecuzione della missione greco - cattolica ad Elbasan fu un retroscena della politica italo - albanese. Scarpelli e la sua chiesa erano considerati capri espiatori della politica italiana. Inoltre, Scarpelli e il Delegato Apostolico Della Pietra erano visti come semplici strumenti dell'Italia. La questione della Chiesa greco - cattolica rientrava nel tipo di  politica che Zog portava avanti nei confronti della Chiesa cattolica. Nel 1929, Zog voleva dimostrare all'Italia che egli poteva agire indipendentemente da Roma e dall'influenza italiana, che gradualmente aumentava in Albania, e dunque, la situazione della Chiesa greco - cattolica di Elbasan gli offriva l'occasione ideale per esercitare il potere e il controllo dello stato sulla chiesa, dimostrando così all'Italia che il governo albanese era in grado di agire in piena autonomia.

Le funzioni greco - cattoliche furono proibite nella Chiesa greco - cattolica in attesa di ulteriori sviluppi. Il 14 novembre 1929, Della Pietra chiese a Fulvio Cordignano della Missione Gesuita Albanese Itinerante di recarsi ad Elbasan. Della Pietra non voleva, per motivi etici e di reputazione, che la chiesa fosse abbandonata. Il Re Zog I, in una speciale consultazione, aveva concesso a Della Pietra di aprire la chiesa al clero latino e alle funzioni liturgiche[6] di rito latino affermando che la chiesa sarebbe stata riaperta e disponibile per il clero greco - cattolico e per la liturgia bizantina soltanto dopo il riconoscimento ufficiale della Chiesa ortodossa autocefala albanese da parte del Patriarca di Costantinopoli[7].

 

Cause della persecuzione

della Chiesa Greco Cattolica di Elbasan

Le cause della persecuzione della Chiesa greco - cattolica di Elbasan furono di natura politica e non religiose, e la questione fu al centro della politica religiosa del governo degli anni ‘30. Tre furono le ragioni principali che causarono l'interdizione della missione greco - cattolica di Elbasan: il cesaropapismo esercitato dallo stato albanese; l'istituzione della Chiesa ortodossa autocefala; la rivalità e la politica perseguita da agenti locali e stranieri.

Molti intellettuali albanesi sostenevano un'interessante linea di pensiero: erano convinti che l'unità nazionale non sarebbe mai stata raggiunta se le differenze religiose non fossero state ridotte al minimo. Perciò aspiravano a nazionalizzare o albanesizzare le tre diverse espressioni religiose albanesi - l'Islam, e il Cristianesimo nelle sue due forme, orientale ortodossa e cattolica - che dividevano gli albanesi - e intendevano mitigare l'intransigenza dogmatica delle diverse religioni, cercando di creare un amalgama sui generis che potesse soddisfare tutti gli albanesi.

Inoltre, se il governo avesse lasciato mano libera e sostenuto la missione greco - cattolica di Elbasan, come aveva fatto con la Chiesa ortodossa autocefala e i musulmani albanesi sunniti, che si erano sottratti a qualsiasi controllo straniero[8] nel 1923, con il sostegno di Zog[9], la rinascita cattolica in Albania sarebbe stata notevolmente favorita e ciò sarebbe apparso come una presa di posizione intransigente e contrastante con le tendenze religiose nazionaliste sostenute con forza dal governo.

Il governo temeva la proliferazione del movimento di unione in Albania perché, se esso avesse riscosso successo tra gli albanesi ortodossi e musulmani, questi ultimi avrebbero perso la loro preminenza nell'assetto religioso della nazione. Oltre tutto, il governo intravedeva, nell'ascesa della Chiesa cattolica greca, una potenziale interferenza straniera - italiana e papale - in Albania che avrebbe potuto ulteriormente danneggiare la fragile stabilità nazionale. Se gli ortodossi e i musulmani si fossero avvicinati a Roma, ciò avrebbe determinato una diminuzione dei membri della Chiesa ortodossa albanese autocefala e anche della comunità musulmana che il governo controllava e, di conseguenza, un minor numero di persone sarebbe stato sotto il controllo del governo. La chiesa ortodossa autocefala era il prodotto delle aspirazioni di un cospicuo gruppo di nazionalisti albanesi conosciuti come autocefalisti, i quali erano apertamente in contrasto con i grecofili. Gli autocefalisti si opponevano allo spirito ellenistico che si era insinuato nel clero ortodosso locale per via della secolare dominazione fanariota sulla Chiesa ortodossa. Gli autocefalisti volevano escludere la possibilità o il pretesto di propaganda greca tra la popolazione ortodossa, che considerava i fedeli ortodossi albanesi come fautori dei greci. Era un intreccio estremamente complesso di interessi palesi e occulti. La missione di Elbasan si scontrava con le intenzioni e gli obiettivi della Chiesa autocefala albanese, i suoi leaders e le sue guide spirituali. In tale atmosfera di rivalità e ambizioni politiche contraddittorie, la Chiesa greco - cattolica di Elbasan era considerata una istituzione di puro marchio italiano che serviva l'Italia in accordo segreto con il Vaticano, e si pensava che si adottasse una strategia espansionistica in Albania a detrimento del paese stesso e di altri paesi confinanti come la Grecia o la Serbia che temevano una potenziale perdita di influenza tra gli ortodossi albanesi. La persecuzione della missione greco - cattolica di Elbasan era una chiara espressione della tensione politica tra l'Albania e l'Italia.

Conclusioni

Il movimento degli albanesi ortodossi che perseguiva l'unione con Roma, così come è stato inteso da me nel presente studio, nacque ad Elbasan prima dell'indipendenza della nazione e poi si estese ad altri paesi del centro e del sud dell'Albania come Berat, Argirocastro, Fier, Vlora, Kavajë e Korça. Ma il movimento albanese per l'unione della Chiesa non ebbe successo a causa  delle sue caratteristiche politiche piuttosto che religiose. Il movimento fu limitato alle inclinazioni ed aspirazioni di un numero ristretto di elites albanesi e di circoli intellettuali, mentre la gran parte della popolazione era estranea agli ideali del movimento.

Il movimento di unione albanese non era iniziato per puro amore di Dio. Il movimento era considerato dagli albanesi un'opportunità per sfuggire alle persecuzioni musulmane e alle conversioni forzate all'Islam; inoltre offriva la possibilità di spegnere l'amore per la lingua greca e la tradizione liturgica bizantina e di sanare le discrepanze con la Chiesa autocefala e i suoi capi; infine, il movimento unionista alimentava le aspettative di alcuni di ricevere assistenza materiale dalla Santa Sede o dal governo italiano insieme al desiderio di ricevere una solida e possibilmente  gratuita istruzione in Occidente[10].

Inoltre, Roma non riuscì ad essere in linea con il modo di pensare ortodosso e con l'eredità religiosa orientale nel contesto albanese. I fedeli ortodossi d'Albania non erano tanto istruiti e bene informati sulla loro fede e tradizioni religiose. Dal livello della loro sofisticazione appare chiaro che gli albanesi ortodossi conservarono la loro religiosità semplicemente per mantenere la tradizione o perché spinti da aspirazioni politiche e nazionalistiche. Di conseguenza, un buon numero di credenti ortodossi che aspiravano all'unità con Roma ed eventualmente si convertirono, non fecero il cambiamento per profondo convincimento ma piuttosto per un senso di frustrazione nei confronti della loro Chiesa che vedevano disorganizzata e mal funzionante. Inoltre, molte persone si unirono alla Chiesa greco - cattolica, per scopi utilitaristici e in vista di benefici sociali e politici.

D'altra parte le prime scintille verso l'unione non furono sufficientemente alimentate da Roma. È vero che qualcosa venne realizzata ma i risultati furono scarsi. Il ritardo trentennale nella costruzione della chiesa e i segni visibili della missione greco - cattolica in Albania ebbero molte conseguenze a lungo termine.

Roma perse di credibilità e tradì la fiducia che Germanos e i primi aderenti all'unione le avevano dimostrato. Roma operò in modo sporadico più che sistematico, reagì alle sollecitazioni dei singoli eventi basandosi su un criterio specifico e non su un piano efficiente e spesso seguì anche una strategia sbagliata.

L'entusiasmo e le inclinazioni dei fedeli ortodossi verso Roma erano ovvie, ma questa disponibilità può considerarsi generica, embrionale e vaga. Nel caso dell'Albania, la disponibilità nei confronti dell'unione della Chiesa non fu realizzata pienamente e secondo le sue potenzialità (Besa/Roma).




Dal numero di Besa di Luglio - Settembre 2007 



[1] "Missione di Rito Greco in Albania," Rome, September 21, 1928. ACCO, Prot. 28/28, Fasc. III, p. 5.

[2] Kemal Ataturk, then President of Turkey, considered Albania's transition from republic to monarchy anachronistic. Logoreci, Anton, The Albanians, Europe's Forgotten Survivors (London 1977), p. 59.

[3] From September 1, 1928, the day of his crowning, Ahmet Zogu abandoned his Muslim name Ahmet together with the last vowel "u" (Albanian definite case for Zog) from his last name and became "Zog I, King of the Albanians."  

 

[4] Pollo, Stefanaq, and Puto, Arben, The History of Albania, from Its Origins to the Present Day (London 1990), p. 205.

[5] Terza Relazione di D. Pietro Scarpelli, 10 Gennaio 1930. Sacre Congregazioni "Pro Ecclesia Orientali" e degli Affari Ecclesiastici Straordinari. Relazione con Sommario sulle Condizioni della Missione Cattolica di Rito Orientale in Albania, ACCO, Prot. 441/28, Nr. X, p. 38.

[6] Ibid., p. 37.

[7] Ibid.

[8] Beduli, Dh., Kisha Orthodokse Autoqefale e Shqipërisë, gjer në Vitin 1944 (Tirana 1992), p. 26.

[9] Rama, Fatmira, "Sinodi I Parë Shqiptar dhe Kongresi I Dytë Panortodoks I Kishës Autoqefale Kombëtare,"70-Vjet të Kishës Ortodokse Autoqefale Shqiptare (Tiranë 1993), p. 64.

[10] Beduli, Dh., Kisha Orthodokse Autoqefale e Shqipërisë, gjer në Vitin 1944 (Tirana 1992), p. 26.

[11] Terza Relazione di D. Pietro Scarpelli, 10 Gennaio 1930. Sacre Congregazioni "Pro Ecclesia Orientali" e degli Affari Ecclesiastici Straordinari. Relazione con Sommario sulle Condizioni della Missione Cattolica di Rito Orientale in Albania, ACCO, Prot. 441/28, Nr. X, p. 38.

[12] Cordignano, Fulvio, "Il mio Viaggio nell'Albania del Sud: Aprile 1928. Quel che si può pensare sulla Questione Ortodossa," to the Provincial, May, 30, 1928. AVPSJ, Albania II, Corrispondenza Epistolare dei Nostri, 1914-1944, Fasc. 1926-1929, p. 10.

[13] Terza Relazione di D. Pietro Scarpelli, 10 Gennaio 1930. Sacre Congregazioni "Pro Ecclesia Orientali" e degli Affari Ecclesiastici Straordinari. Relazione con Sommario sulle Condizioni della Missione Cattolica di Rito Orientale in Albania, ACCO, Prot. 441/28, Nr. X, p. 39; Lettera del Delegato Apostolico alla S.C. pro E.O., 29 Agosto 1929. Sacre Congregazioni "Pro Ecclesia Orientali" e degli Affari Ecclesiastici Straordinari. Relazione con Sommario sulle Condizioni della Missione Cattolica di Rito Orientale in Albania, ACCO, Prot. 441/28, Nr. III, p. 19.

[14] Terza Relazione di D. Pietro Scarpelli, 10 Gennaio 1930. Sacre Congregazioni "Pro Ecclesia Orientali" e degli Affari Ecclesiastici Straordinari. Relazione con Sommario sulle Condizioni della Missione Cattolica di Rito Orientale in Albania, ACCO, Prot. 441/28, Nr. X, p. 41.

[15] Cordignano Fulvio, "Da una Visita a Korça, 31 maggio-10 Giugnio 1929," to the Provincial, Shkodër, June 18, 1929. AVPSJ, Albania II, Corrispondenza Epistolare dei Nostri, 1914-1944, Fasc. 1926-1929, p. 7.

[16] For a complete analysis of the events relating to Pietro Scarpelli's eviction from Albania see Murzaku, Angjeli, Ines, "King Zog I and Albanian's Religions. The Albanian Autocephalous Orthodox Church and the Byzantine Catholic Church," Orientalia Christiana Periodica, (forthcoming 2003).

[17] Terza Relazione di D. Pietro Scarpelli, 10 Gennaio 1930. Sacre Congregazioni "Pro Ecclesia Orientali" e degli Affari Ecclesiastici Straordinari. Relazione con Sommario sulle Condizioni della Missione Cattolica di Rito Orientale in Albania, ACCO, Prot. 441/28, Nr. X, p. 47.

 

[18] Ibid., p. 48.

 

[1] Terza Relazione di D. Pietro Scarpelli, 10 Gennaio 1930. Sacra Congregazione "Pro Ecclesia Orientali" e degli Affari Ecclesiastici Straordinari. Relazione con Sommario sulle Condizioni della Missione Cattolica di Rito Orientale in Albania, ACCO, Prot. 441/28, Nr. X, p. 49.

[2] Ibid.

 

[3] Ibid., p. 50.

[4] Ibid.

[5] Ibid.

[6] Cordignano Fulvio, "Relazione Intorno alla Chiesa Unita di Elbasan," al Provinciale, 1929. AVPSJ, Albania II, Corrispondenza Epistolare dei Nostri, 1914-1944, Fasc. 1926-1929, p. 1.

[7] Lettera di D. Pietro Scarpelli ritornando in Albania per l'intervento del Ministro Italiano, 10 Novembre 1929. Sacra Congregazione "Pro Ecclesia Orientali" e degli Affari Ecclesiastici Straordinari. Relazione con Sommario sulle Condizioni della Missione Cattolica di Rito Orientale in Albania, ACCO, Prot. 441/28, Nr. VI, p. 26. 

[8] Fischer Bernd, Albania at War, 1939-1945 (Indiana 1999), p. 52.

[9] Dako Kristo, Zogu the First King of the Albanians (Tirana 1937), p. 161.

 

[10] Prima Relazione del Delegato Apostolico alla S. C. pro E.O., 8 Settembre 1929. Sacra Congregazione "Pro Ecclesia Orientali" e degli Affari Ecclesiastici Straordinari. Relazione con Sommario sulle Condizioni della Missione Cattolica di Rito Orientale in Albania, ACCO, Prot. 441/28, Nr. IV, p. 20.

 

Grande e Santa Quaresima

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Giovedì, Novembre 18, 2004 Luigi Boccia Chiesa e Religione 6460
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Lunedì, Gennaio 23, 2006 Luigi Boccia Chiesa e Religione 9624
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LA LINGUA - GJUHA JONE

Domenica, Novembre 13, 2005 Luigi Boccia Grammatica 18796
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Martedì, Marzo 07, 2006 Pietro Di Marco Aspetti generali 10004
E ardhmja e natës agimi. Ti e prite. E ardhmja e agimit dita e plotë. Ti e rrove. E ardhmja e ditës mbrëmja. Ti u krodhe në të. E ardhmja e mbrëmjes...