Riportiamo il carteggio tra
Pietro Manali, direttore della rivista Biblos di Piana degli Albanesi, e il Prof. Mario Bellizzi che nel luglio scorso ne aveva commentato la chiusura.
Caro Mario,
anche se per interposta persona apprendo del tuo messaggio per cui sentitamente, anche se con notevole ritardo, ti ringrazio.
Non è la prima volta che il potere politico ostacola le
libere voci - se sgradite - che cercano di "fare cultura" in
modo indipendente e rigoroso. E' una vecchia storia.
.
Basta vedere quello che succede dappertutto in Italia. C'è
un regime strisciante cui occorre fermamente opporsi in tutti i modi.
Non sono però d'accordo con te su un punto. Le istituzioni pubbliche - politiche e/o accademiche - non sono proprietà di qualcuno. Questo è il fronte nel quale bisogna lottare perché le istituzioni camminano con le gambe e la testa delle donne e degli uomini che vi operano. Quindi capitano stagioni più o meno felici legate alla qualità delle persone. Tuttavia sono le istituzioni pubbliche che possono assicurare continuità ed incisività a buone politiche culturali.
Non credo più alle "pratiche molecolari" come le chiami tu perché ancorché valide sono purtroppo destinate ad essere ignorate e di poco momento. Ti abbraccio.
14 agosto 2009, Piana degli Albanesi
Pietro Manali
Egr. Dir. Manali
dopo i tuoi ringraziamenti per la mia presa di posizione, a disposizione anche sul portale JEMI, contro la chiusura della Rivista ‘Biblos', emanazione dell'Ente Locale di Piana degli Albanesi di cui sei dipendente-funzionario, penso sia utile approfondire alcune tue considerazioni:
milioni di cittadini culturalmente/ontologicamente non sono (e si rifiutano di esserlo) rappresentati da chi ‘occupa' ruoli nelle odierne Istituzioni e i suoi corridoi popolati da ‘varia umanità' (arruolata con infornate elettorali, leggine ad hoc, chiamate dirette, concorsi truccati e quote correntizie, caste universitarie e non, spoil system, veline, ministri nani, ecc ecc);
altrettanti non sono disposti a pensare che le attività culturali siano delegate in toto alle fragili spalle dei dipendenti di ‘Istituzioni' o siano una loro prerogativa e che tutta dipenda da ‘stagioni/annate più o meno felici' degli amministratori locali che danno gli ‘indirizzi/direttive'.
D'altronde, concorderai con me sulla sciagura inflitta agli arbëreshë e ad altre minoranze linguistiche dal clan familistico, da tempo accampato ‘legalmente' nel ministero per i Beni e le Attività Culturali d'Italia: un casus per tutti! Insomma, egr. Dir. Manali, è insopportabile credere in queste Istituzioni che propinano motu proprio ad ignari e impotenti cittadini sagre di cannoli/siculi arbëreshë e/o ristampe di Trifonio Guidera e/o mostre in uno sperduto paesotto della provincia di Taranto.
Ho forti dubbi sulla durevolezza e qualità di quei prodotti-merce, rispetto a quanto pensato e realizzato gratuitamente da altri soggetti non ‘istituzionalizzati' (comunità ‘virtuali', associazionismo, volontariato, società civile, reticolo della stampa alternativa, singoli individui nella poesia, nella musica, nella cultura, nel giornalismo, ecc). E' noto che in quei corpi istituzionali (separati!) il personale partitico, i soliti Consulenti ‘neutri' o supini e comunque silenti, si muovono militarmente e scientificamente per pianificare il Potere e il Consenso e, nel nostro microcosmo per INVENTARE progetti, molte volte eterei, INVISIBILI o risibili rispetto ai costi ‘certificati'.
Altre volte, le comunità etniche (come quella italo-albanese) sono utilizzate STRUMENTALMENTE, dai soliti professionisti ‘patentati' della cultura e dagli uomini cerniera di PARTITI-ISTITUZIONI, per attingere ai finanziamenti ad esse destinate. Questa è cronaca arci nota, ma tant'è.
Comunque, per sgombrare dubbi, almeno su una delle decine di iniziative culturali a favore degli arbëreshë, sarebbe utile sapere da te, in qualità di DIRETTORE AMMINISTRATIVO, del PROGETTO ALBA realizzato nel 2006 ed in particolare:
1) Chi ha usufruito del Progetto ALBA finora;
2) Quale il costo del Progetto ALBA (e le singole parcelle).
infine, se quel PROGETTO sia stato ‘buono ed incisivo' e abbia dato ‘continuità' alle politiche culturali delle Istituzioni pubbliche.
Per ora, penso possa bastare e resto in attesa di riscontri, spero positivi, così come tanti arbëreshë che forse ancora non sanno di chi tanto si prodiga e si è prodigato nel passato per l'Arberia.
Trebisacce, 15 settembre 2009
Mario Bellizzi
Non sono però d'accordo con te su un punto. Le istituzioni pubbliche - politiche e/o accademiche - non sono proprietà di qualcuno. Questo è il fronte nel quale bisogna lottare perché le istituzioni camminano con le gambe e la testa delle donne e degli uomini che vi operano. Quindi capitano stagioni più o meno felici legate alla qualità delle persone. Tuttavia sono le istituzioni pubbliche che possono assicurare continuità ed incisività a buone politiche culturali.
Non credo più alle "pratiche molecolari" come le chiami tu perché ancorché valide sono purtroppo destinate ad essere ignorate e di poco momento. Ti abbraccio.
14 agosto 2009, Piana degli Albanesi
Pietro Manali
AL DIRETTORE DI BIBLOS DEL COMUNE DI PIANA DEGLI
ALBANESI ET ALIA
Egr. Dir. Manali
dopo i tuoi ringraziamenti per la mia presa di posizione, a disposizione anche sul portale JEMI, contro la chiusura della Rivista ‘Biblos', emanazione dell'Ente Locale di Piana degli Albanesi di cui sei dipendente-funzionario, penso sia utile approfondire alcune tue considerazioni:
milioni di cittadini culturalmente/ontologicamente non sono (e si rifiutano di esserlo) rappresentati da chi ‘occupa' ruoli nelle odierne Istituzioni e i suoi corridoi popolati da ‘varia umanità' (arruolata con infornate elettorali, leggine ad hoc, chiamate dirette, concorsi truccati e quote correntizie, caste universitarie e non, spoil system, veline, ministri nani, ecc ecc);
altrettanti non sono disposti a pensare che le attività culturali siano delegate in toto alle fragili spalle dei dipendenti di ‘Istituzioni' o siano una loro prerogativa e che tutta dipenda da ‘stagioni/annate più o meno felici' degli amministratori locali che danno gli ‘indirizzi/direttive'.
D'altronde, concorderai con me sulla sciagura inflitta agli arbëreshë e ad altre minoranze linguistiche dal clan familistico, da tempo accampato ‘legalmente' nel ministero per i Beni e le Attività Culturali d'Italia: un casus per tutti! Insomma, egr. Dir. Manali, è insopportabile credere in queste Istituzioni che propinano motu proprio ad ignari e impotenti cittadini sagre di cannoli/siculi arbëreshë e/o ristampe di Trifonio Guidera e/o mostre in uno sperduto paesotto della provincia di Taranto.
Ho forti dubbi sulla durevolezza e qualità di quei prodotti-merce, rispetto a quanto pensato e realizzato gratuitamente da altri soggetti non ‘istituzionalizzati' (comunità ‘virtuali', associazionismo, volontariato, società civile, reticolo della stampa alternativa, singoli individui nella poesia, nella musica, nella cultura, nel giornalismo, ecc). E' noto che in quei corpi istituzionali (separati!) il personale partitico, i soliti Consulenti ‘neutri' o supini e comunque silenti, si muovono militarmente e scientificamente per pianificare il Potere e il Consenso e, nel nostro microcosmo per INVENTARE progetti, molte volte eterei, INVISIBILI o risibili rispetto ai costi ‘certificati'.
Altre volte, le comunità etniche (come quella italo-albanese) sono utilizzate STRUMENTALMENTE, dai soliti professionisti ‘patentati' della cultura e dagli uomini cerniera di PARTITI-ISTITUZIONI, per attingere ai finanziamenti ad esse destinate. Questa è cronaca arci nota, ma tant'è.
Comunque, per sgombrare dubbi, almeno su una delle decine di iniziative culturali a favore degli arbëreshë, sarebbe utile sapere da te, in qualità di DIRETTORE AMMINISTRATIVO, del PROGETTO ALBA realizzato nel 2006 ed in particolare:
1) Chi ha usufruito del Progetto ALBA finora;
2) Quale il costo del Progetto ALBA (e le singole parcelle).
infine, se quel PROGETTO sia stato ‘buono ed incisivo' e abbia dato ‘continuità' alle politiche culturali delle Istituzioni pubbliche.
Per ora, penso possa bastare e resto in attesa di riscontri, spero positivi, così come tanti arbëreshë che forse ancora non sanno di chi tanto si prodiga e si è prodigato nel passato per l'Arberia.
Trebisacce, 15 settembre 2009
Mario Bellizzi