
La Parrocchia di rito bizantino di San Nicolò di Mira, che si è
distinta in particolare per la salvaguardia dell'identità culturale e
rituale degli Albanesi che hanno ripopolato il vecchio Casale di
Mezzojuso intorno alla fine del XV secolo, e si è configurata per
secoli come centro propulsore di tradizioni, spiritualità ed arte
bizantina, conserva un testo molto interessante: il manoscritto di
Nicola Dragotta, dal titolo "Spiegazione della Messa di San Giovanni
Crisostomo", scritto nel 1796. Si tratta di un lavoro veramente
innovativo per l'epoca in cui fu composto, frutto dello spirito aperto
ed illuminato del giovane autore, ed ancora oggi attualissimo in un
momento storico in cui i rapporti interecclesiali costituiscono ognora
motivo di riflessione, mentre si succedono, non sempre in maniera
proficua, i tentativi di riavvicinamento tra la Chiesa di Roma con i
fratelli separati d'Oriente, che formano una parte dell'ecumene
cristiano.
.
Premessa
Da oltre cinque secoli a Mezzojuso convivono due tradizioni spirituali, la greco-bizantina e la latino-occidentale, che caratterizzano la comunità cittadina principalmente nell'aspetto rituale della vita religiosa, frutto della compresenza di due etnie, la siciliana e l'albanese (arbëreshe), che
ne hanno influenzato altresì ogni aspetto della vita sociale e che hanno costituito impulso e fermento alla crescita culturale di Mezzojuso.
Segno della vivacità culturale e religiosa al contempo è la presenza sul
territorio di due parrocchie e di numerose chiese ricche di un ragguardevole
patrimonio artistico, testimoniato specialmente dalle iconi bizantine;
e la fioritura di notevoli personalità di intellettuali ed eruditi, spesso rappresentati
dai papàs della Parrocchia di rito bizantino, che ne hanno illustrato
la storia, le arti e le tradizioni, producendo nel corso del tempo una
ricca messe di pubblicazioni, che collocano Mezzojuso tra i centri meglio
indagati della Sicilia.
La Parrocchia di rito bizantino di San Nicolò di Mira, che si è distinta
in particolare per la salvaguardia dell'identità culturale e rituale degli
Albanesi che avevano ripopolato il vecchio Cade di Mezzojuso intorno
alla fine del XV secolo, e si è configurata per secoli come centro propulsore
di tradizioni, spiritualità ed arte bizantina, conserva un testo molto
interessante: il manoscritto di Nicola Dragotta, dal titolo Spiegazione della
Messa di San Giovanni Crisostomo, scritto nel 1796. Si tratta di un lavoro
veramente innovativo per l'epoca in cui fu composto, frutto dello spirito
aperto ed illuminato del giovane autore, ed ancora oggi attualissimo in
un momento storico in cui i rapporti interecclesiali costituiscono ognora
motivo di riflessione, mentre si succedono, non sempre in maniera proficua,
i tentativi di riavvicinamento tra la Chiesa di Roma con i fratelli separati
d'Oriente. che formano una grande parte dell'ecumene cristiano.
In esso l'autore, che diventerà arciprete della suddetta chiesa parrocchiale,
mette a frutto la sua ampia preparazione liturgica, basata sulla
conoscenza di testi fondamentali di autori che hanno illustrato le cerimonie
religiose delle Chiese orientali ed occidentali, principalmente
l'Euchologion siue Rituale Gmeconun di Jacques Goar, i Rerum liturgicarum
libri duo del cardinale Giovanni Bona, la Spiegazione letterale, storica
e dogmatica delle preci e delle Cerimonio della Messa di Pierre Le
Brum, la De ecclesia occidentalis atque orientalis perpetua consensione di
Leone Allacci, ed avendovi fatto delle intelligenti ed approfondite letture
Sull’origine e sulla istituzione delle varie cerimonie della Messa, ne riporta
frequentemente numerosi passi e illustra il senso letterale, mistico e
dogmatico del sacrificio eucaristico nel rito bizantino.
Si deve alla solerte operosità dell'insigne Sacerdote papàs Lorenzo Perniciaro, arciprete della Parrocchia di San Nicolò di Mira, la costituzione negli anni trenta del secolo scorso, della Biblioteca e dell'archivio parrocchiale, presso i quali si sono potuti conservare e preservare dalla scomparsa non solo questo testo prezioso, ma anche altri volumi e documenti
interessanti per la storia della comunità dei Greco-bizantina di Mezzojuso.
L'arciprete Perniciaro, riconoscendo l'importanza del contenuto del manoscritto, ne auspicava la pubblicazione, che il Dragotta non aveva potuto portare a compimento, e intanto corredava il manoscritto di una documentata biografia dell'autore e di un glossario delle cose notevoli.
La Parrocchia di San Nicolò, considerando come estremamente valido
il disegno del Dragatta di confrontare la Messa greca con le liturgie latine,
fino a dimostrare in maniera chiara come ciò che si pratica nelle Chiese di
rito bizantino sia stato anticamente osservato anche nella Chiesa occidentale,
ha ritenuto opportuno procedere alla pubblicazione del manoscritto,
riconoscendo veramente proficua la diffusione della conoscenza del tema
trattato nel più vasto pubblico dei fedeli di rito romano e di quelli di rito
bizantino, affinché quelli possano più facilmente entrare in contatto con la
ricca fonte della tradizione liturgica e della spiritualità bizantina e questi
possano verificate e approfondire la propria identità di cristiani di rito
orientale e partecipare più consapevolmente alla Divina Liturgia.
Così oggi, dopo oltre due secoli dalla sua stesura, per il sollecito interessamento dell'attuale arciprete papàs Francesco Masi, degno continuatore
del suo predecessore Perniciaro nello svolgimento delle attività volte
alla salvaguardia della cultura e delle tradizioni orientali, che connotano
specificamente nella loro tipicità unica la comunità ecclesiastica
dell'Eparchia di Piana degli Albanesi nel contesto della società civile e
religiosa siciliana, vede finalmente la luce quest'opera, nella quale l'autore
mirava a “render facile a' Fedeli del nostro Rito, come a' Latini, ammezzo a' quali viviamo, la intelligenza di quanto appartiene alla Messa Greca nella spiegazione delli orazioni, e delle cerimonie, che la compongono”.
La mia più sentita gratitudine va a tutti coloro che si sono adoperati per
la migliore riuscita di questo volume: un doveroso ringraziamento al Prof. Stefano Parenti per la dotta prefazione che ha voluto graziosamente dedicare al testo; al Dott. Antonino Perniciaro per l'acribia con cui ha curato le ricerche bibliografiche delle opere citate nel manoscritto e per la curatela del volume; al giovane Pietro Perniciaro, per la trascrizione e per il proficuo aiuto prestato per la trascrizione dei testi.
+ Sotìr Ferrara
Eparca di Piana degli Albanesi
{mospagebreak title=Saggio introduttivo del Prof. Parenti&heading=Saggio introduttivo}
Il manoscritto, cartaceo della fine del XVIII secolo (1796), è conservato
presso la biblioteca della Parocchia di San Nicolò di Mira di Mezzojuso,
col numero di inventario 167, alla quale è pervenuto per dono della signora
Mariannina Franco, vedova del fu ing. Giovanni Schirò, parente della
famiglia del Dragotta, come risulta dalle notizie biografiche, a p. 381,
redatte ad opera dell'arciprete Lorenzo Perniciaro.
Il volume originale, (mm 246 x 184), era composto di un primo gruppo
di 14 pagine di introduzione, con numerazione in cifre romane, cui
seguivano 366 pagine contenenti il testo della Spiegazione della messa,
con numerazione araba; a questo, dopo il 1935, papàs L. Perniciaro ha
aggiunto, come utili appendici dattiloscritte, un indice iniziale del contenuto
dell'opera e un indice finale delle cose notevoli, al quale ultimo fanno
seguito delle documentate notizie biografiche su papàs Dragotta.
Attualmente il volume, con l'aggiunta delle sopra citate appendici, si
presenta così composto: cc. a-C Frontespizio e indice dattiloscritto di tutta
l'opera; pp. I-XIV Prefazione; pp. 1-64 Ordine della Divina e Sacra
Messa del nostro santo padre Giovanni Grisostomo; pp. 65-352
Spiegazione del senso mistico, storico e dommatico della Messa greca; pp.
353-366 Note; pp. 367-377 Indice alfabetico dei principali vocaboli compilato per cura del Rev.mo papàs Lorenzo Perniciaro; pp. 377-385
Notizie biogra3che di papàs Nicola Dragotti ... raccolte per cura del
Rev.mo Lorenzo Perniciaro. Aprono e chiudono il volume due risguardie
apposte in sede di restauro e rilegatura nella prima metà del XX secolo.
Nelle prime 14 carte di prefazione l'autore spiega le motivazioni che
l'hanno indotto ad intraprendere la compilazione del presente lavoro;
segue nelle pagine 1 - 64 l'Ordine della Messa di S. Giovanni Crisostomo,
cioè l'ufficio della preparazione dei Doni, e poi la traduzione della Divina
liturgia di S. Giovanni Crisostomo; subito dopo, nelle pagine 65-352,
viene il Commento del senso mistico, storico e dogmatico delle cerimonie
nella Messa, diviso in 13 capitoli, che occupano la gran parte del manoscritto;
tengono dietro ancora delle note del Dragotta a vari momenti della
pratica liturgica, che occupano le pagine 353-365; chiudono il testo, infine,
le appendici aggiunte da papàs Perniciaro.
Il manoscritto è vergato a piena pagina su 21-26 linee da una sola
mano, tranne nelle pagine contenenti le note (pp. 353-365) nelle quali la
grafia è più trascurata e sembra vergata dall'autore in epoca più successiva;
i fascicoli sono 21 e non risultano segnati; sono formati di otto, dieci
o dodici carte, tranne il ventesimo che è bifolio; nel primo è caduta l'ultima
carta.
Nelle carte sono presenti almeno cinque diversi tipi di filigrana. La numerazione originale a penna è corretta nelle pagine 290 - 363 da mano del secolo XX; le ultime sei pagine sono bianche, come pure le pagine numerate 362,364 e 366. Nel margine inferiore destro di ogni pagina è
presente il richiamo.
Nel testo è fatto uso di inchiostri russo e nero, servendo il rosso per i titoli
e i termini in alfabeto greco; sono pure in uso i segni paragrafali e le
maiuscole iniziali. Nella prima parte del manoscritto, contenente l'Ordine
della Messa, le rubriche denotano le preghiere o i canti della Messa.
Il volume, in discrete condizioni di conservazione, è rilegato con piatti
di cartone rivestiti di tela marrone e dorso ed angoli in pergamena; non
sono presenti capitelli; i tagli sono colorati in rosso.
Il testo è stato trascritto fedelmente, derogando solo per le maiuscole/minuscole e intervenendo sulla punteggiatura, laddove necessarie, per rendere più agevole la comprensione del testo stesso, data la difformità
del sistema grafico e di interpunzione adottato rispetto a quello contemporaneo.
Gli appellativi vescovo, cardinale, papa, padre, santo .etc.,
quando accompagnano un nome proprio, sono stati dati in minuscolo;
quando, invece, sono usati da soli e designano una carica, sono in maiuscolo;
il termine Padre riferito a Dio è sempre maiuscolo; le abbreviazioni per
troncamento S. (per santo), P.(per padre) sono pure in maiuscolo; le parole
ricorrenti Sacerdote, Diacono, Lettore, Coro e quelle indicanti partizioni
della Messa o paramenti e strumenti liturgici, quando non siano nomi generici, sono anch'esse in maiuscolo. Dopo i due punti che introducono un
discorso diretto o un passo di un'opera, si è sempre usato il maiuscolo.
Sono stati aggiunti accenti sul monosillabo dà (verbo). e sé (pronome),
segnato sempre senza accento, mentre invece sono stati tolti quelli segnati
su altri monosillabi come fu, fa, re, su, qui, qua, etc.
Il carattere corsivo denota i titoli delle opere che vengono citate, così come i numerosi passi di opere riportati nel testo; le parole sottolineate sono tali anche nel manoscritto ed indicano per lo più le cose notevoli; il corsivo
neretto denota le parti recitate o cantate della Messa, che nel manoscritto
sono rubricate; il tondo in neretto indica invece quei passaggi della Liturgia,
posti al principio dei paragrafi, che vengono commentate subito dopo.
Le parole in greco sono state traslitterate secondo la tavola dell'alfabeto
greco dell'appendice VI delle Regole italiane di catalogazione per autore,
Roma, ICCU, 1982.
Trattandosi di un manoscritto molto tardo, sono state sciolte tutte le
abbreviazioni paleografiche, senza dame l'indicazione in parentesi tonde;
sono stati sciolti in ae oppure oe, a seconda del significato, i dittonghi
segnati nel testo con la e cedigliata, e nello stesso tempo sono state completate
le abbreviazioni per troncamento. Nell'eseguire la trascrizione non
è stato indicato il cambio di rigo; per facilitare però la localizzazione delle
cose notevoli e dei nomi all'interno del manoscritto originale, si è annotato
l'inizio di ogni pagina con due barre oblique seguite dal numero corrispondente,
evidenziato con carattere neretto.
L'uso grafico dell'epoca del manoscritto è stato rispettato; un sic tra
parentesi quadre segnala il caso di evidenti errori ortografici 'commessi
dall'autore, mentre nei casi certi di lapsus materiali è stata conservata la
lezione del testo ponendo tra parentesi quadre la forma corretta; le brevi
frasi e le parole interlineari o riportate nei margini, ad integrazione del
discorso, sono state inserite nel contesto, rilevandone in nota la posizione.
Diverso il trattamento invece delle vere note riportate nel manoscritto a piè
di pagina, staccate dal testo da una linea, che sono spesso molto lunghe e
che nell'originale occupano talvolta gran parte di una o più pagine consecutive:
per non interrompere nella presente edizione l'unita della pagina
del manoscritto, si è ritento opportuno evidenziare con la interruzione del
testo mediante l'uso di uno spazio interlineare e con la trascrizione in un
carattere più piccolo. Va da sé che le note che l'Autore ha posto alla fine
della trattazione, sono state lasciate nella loro sezione.
Tutte le aggiunte ed integrazioni del curatore-compilatore sono state
inserite tra parentesi quadre; per avvertire della presenza di spazi vuoti nel
testo si è usato il segno di tre asterischi entro parentesi quadre.
Nel corso del testo viene data tra parentesi quadre la forma completa e
corretta del nome dell'autore citato, che a volte è riportata non esattamente o comunque
in forma volgarizzata; per quanto riguarda il titolo delle
e, quasi sempre segnato in modo abbreviato, viene dato quello completo, come è uniformemente conosciuto dai repertori.
La trascrizione è stata corredata da due indici analitici, uno alfabetico
delle cose notevoli, che completa ed integra quello a suo tempo redatto
dall'arciprete Perniciaro, e un secondo riferito ai nomi di persona e dei
luoghi citati, con l'indicazione del numero della pagina corrispondente a
quella del manoscritto. Nell'indice i nomi degli autori greci e latini sono
riportati nella forma italiana.
Completa la presente trascrizione un'appendice bibliografica delle
opere degli autori citati nell'opera, con esclusione dei padri della Chiesa
latina e greca, degli storici classici o tardo antichi e degli antichi autori di
storia ecclesiastica e dei più noti scrittori di trattati di Liturgia medievali
(Agobardo di Lione, S. Agostino, Alcuino, Arnalario, S. Ambrogio,
Ammiano Marcellino, Anastasio Bibliotecario, Anastasio Sinaita, S.
Avito, S. Brisilio, Bernone di Reichenau, S. Cipriano, S. Cirillo, Dionisio
di Alicarnasso, S. Efrem, Errnia Sozomeno, Esichio Lessicografo, S.
Eusebio di Cesarea, Evagrio Pontico, Facondo di Ermiana, Filone Ebreo,
S. Germano patriarca di Costantinopoli, S. Germano vescovo di Parigi,
Giovanni Cantacuzeno, S. Giovanni Crisostomo, S. Giovanni Damasceno,
Giovanni Mosco, S. Giovanni Nazianzeno, S. Girolamo, S. Giustino, S.
Gregorio Magno, S. Gregorio Nisseno, S. Gregorio Turonense, S. Ignazio
Antiocheno, Incmaro arcivescovo di Reims, S. Ireneo, S. Isidoro da
Siviglia, Isidoro Pelusiota, S. Leone Magno, S. Massimo, S. Nicola I
papa, Origene, S. Paolino da Nola, S. Pietro Crisologo, lo Pseudo Dionigi,
Prudenzio, Rabano Mauro, Rernigio di Auxerre, Rufino Tirannio, Socrate
Scolastico, Sofronio di Gerusalemme, Teodoreto di Ciro, Teodoro arcivescovo
di Canterbury, Teodoro Lettore, Teofane Confessore,
Tertulliano,Valafiido Strabone, Venanzio Fortunato), le cui opere hanno
avuto nel tempo numerose edizioni e sono notoriamente conosciute. Per lo
stesso motivo non vi figurano il Codice giustinianeo, né le Costituzioni
clementine.
A. P.