trasfigurazioneUno dei miracoli del Signore che mostrò la Santa Trinità e svelò la divinità nascosta di Cristo e la celeste beatitudine dell'uomo fu la Trasfigurazione (Metamórfosis). Di essa parlano i tre primi Evangelisti, Matteo, Marco e Luca, come anche un testimone oculare tra i discepoli del Signore, Pietro. Ciò che essi riferiscono si ascolta durante la divina Liturgia della festa (6 Agosto) e ci trasporta sul monte Tabor, su cui secondo la tradizione la Metamórfosis ebbe luogo.

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«In quel tempo Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte su di un alto monte; e apparve trasfigurato di fronte a loro, e il suo volto diventò splendente come il sole, e le sue vesti divennero bianche come la luce.

Ed ecco, apparvero ad essi Mosé ed Elia che conversavano con lui... Allora una nube splendente li avvolse, ed ecco una voce dalla nube che diceva: questo è il mio figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo.

E, avendo udito, i discepoli caddero riversi ed ebbero violento timore» (Dall'Evangelo della festa, Matteo, 17, 1-6).

In modo semplice e non affettato, senza frasi superflue, il santo Evangelista fa riferimento ad un avvenimento della vita del Signore a cui assistettero con i loro occhi i tre Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni.

Essi si distinguevano e primeggiavano fra gli altri nella fede, nella dedizione e nell'amore nei confronti del Signore.

Come recita un tropario della festa, «O Dio e Verbo, che esisti prima dei secoli, che sei avvolto di una luce come di un manto, apparendo trasfigurato di fronte ai Tuoi discepoli, brillasti al disopra del Sole» (Stichirón delle Lodi).

Il volto del Signore rifulse nella lucentezza della Sua inaccessibile gloria divina e i Suoi indumenti diventarono bianchi come la luce.

Due personaggi d'eccezione del Vecchio Testamento, il grande Mosé e lo zelante Elia, apparvero in quell'istante di divino splendore.

Conversavano con il Signore sugli eventi futuri che sarebbero a Lui toccati, cioè la Sua morte redentrice che si sarebbe compiuta a Gerusalemme.

La salvifica venuta di Cristo era stata preannunciata da Mosé e dai profeti con simboli, immagini e profezie.

San Giovanni Crisostomo, dalla cui omelia tanto ha preso l'Akoluthía della Trasfigurazione, spiega il motivo per cui il Signore scelse quelle due personalità del Vecchio Testamento perché lo affiancassero nell'ora della Trasfigurazione.

Innanzitutto essi rappresentavano la Legge e i Profeti. Entrambi, poi, avevano goduto di una visione mistica di Dio, l'uno sul monte Sinai, l'altro sul Carmelo.

Inoltre, Mosé rappresentava i morti, mentre Elia, che era stato riportato in cielo su di un carro di fuoco, personificava i viventi. «Perché si apprendesse che Egli ha potere sulla vita e sulla morte, ed ha l'imperio su quelli di lassù e questi di quaggiù» (APG 11, 248-50); questo affermano anche i tropari della festa, con le parole: «In atto di conversare con Cristo, Mosé ed Elia mostravano che Egli è Signore dei vivi e dei morti» (II Stichirón dell'Esperinós).

La presenza di Mosé e di Elia nella Trasfigurazione pose anche l'accento sull'unità di Antico e Nuovo Testamento.

Il Cristo che era stato preannunciato nel primo con simboli e profezie, fu presentato dal secondo allorché proclamò il kérigma e operò miracoli.

Come afferma, ancora una volta, il Santo Crisostomo, «Due Testamenti e insieme due ancelle e due sorelle fanno scorta con fiaccole al solo Padrone; il Signore è preconizzato tra i Profeti; Cristo è annunciato nel Nuovo» (PG 50, 796).

Nel corso della Metamórfosis abbiamo anche l'apparizione della santa Trinità. Il Padre che chiama Gesù Cristo figlio Suo diletto, il Signore Dio-Uomo (Theánthropos) che appare trasfigurato e lo Spirito Santo che risplende insieme con il Signore sotto forma di nube lucente.

Quest'ultima è esplicitata nella pittura in un quadrangolo o altra figura geometrica che si iscrive nella «gloria» di Cristo.

A contrassegnare questa manifestazione trinitaria è il tropario: «Oggi sul monte Tabor misticamente Egli mostra il segno della Trinità» (III Tropario della Supplica o Litì).

E adesso la domanda: come assistettero i tre discepoli al mirabile evento? La risposta è data dal contacio della festa: «Sul monte apparisti trasfigurato, e, come ne furono capaci, i discepoli videro la Tua gloria, o Cristo Dio; perché comprendessero, quando Ti avessero visto crocifisso, la volontarietà del Tuo patire, ed annunciassero al mondo che Tu esisti veramente, riverbero del Padre».

Questo inno della nostra Chiesa ci informa in maniera breve e laconica di quanto i santi Evangelisti ci narrano riguardo alla Trasfigurazione del Salvatore; ci dice in primo luogo che i discepoli videro la gloria divina del Signore «come ne furono capaci», cioè nella misura in cui potevano, per interpretare la frase dell'Apolitíkion.

Non era possibile che gli Apostoli, come esseri umani, vedessero nella sua interezza il divino splendore del Signore. Se ciò fosse avvenuto, sarebbero morti: «Ciò hai pur loro risparmiato, che con la vista perdessero anche la vita» (III Stichirón della Litì).

In secondo luogo apprendiamo, dal contacio come anche da altri inni della festa, lo scopo della Trasfigurazione.

Vale a dire che il Signore apparve trasfigurato perché i discepoli capissero, quel giorno in cui Lo avessero visto sulla Croce, che la Sua Passione sarebbe stata volontaria, conforme al Suo volere.

Così, pieni di fede e certezza, avrebbero annunciato e proclamato a gran voce al mondo la Sua divinità. Come recita un inno della festa, era necessario «che, dopo aver contemplato le Tue meraviglie, non si scoraggiassero alla vista dei Tuoi patimenti» (I Stichirón dell'Esperinós).

Non è ozioso ripetere in questa sede che gli inni della nostra Chiesa riassumono le verità della fede, come le testimonia la Sacra Scrittura e le sviluppano i Padri della Chiesa. Così essi integrano la Scrittura, in quanto nei loro versi, certamente in veste poetica, si preserva la nostra sacra tradizione.

Quanto ora detto è indispensabile per comprendere l'icona bizantina della Metamórfosis, la quale è fedele rappresentazione di ciò che i Santi Evangelisti narrano.

 {mospagebreak title=Descrizione Icona}

1. Descrizione dell'Icona ( Nell'immagine Trasfigurazione. Novgorod. XV s.).

monreale_duomo-transfigurazione «Il monte Tabor, con le tre vette. Sulla vetta più alta, al centro dell'icona, sta il Signore, eretto frontalmente, dentro una gloria (dóxa) di luce che è raffigurata da un cerchio luminoso, dentro il quale è iscritto un quadrato roseo o due, simboleggianti le due altre persone della Santa Trinità.

Le sue vesti sono bianche con lievi sfumature di colore. Per mezzo della destra benedice e nella sinistra tiene un rotolo [...] Benché nella Trasfigurazione si sia mostrato il Suo divino potere, Egli è rappresentato, nelle altre come in questa icona, in umile figura.

Alla sua destra è ritratto il profeta Elia e a sinistra il profeta Mosé oppure all'inverso, all'impiedi sulle due altre vette e curvi in adorazione, Elia in atto di conversare con Cristo, Mosé reggente le tavole della Legge.

Al di sotto di loro, in mezzo alle rupi, giacciono a terra i tre discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, in posizioni forzate, Pietro che si copre il volto per il bagliore e grida a Cristo, Giovanni prono, Giacomo capovolto e come scagliato a terra da una forza sovrannaturale.

Sui loro volti è impressa la paura e l'estasi. Stati d'animo, questi, conformi a quanto ricordato nel santo Evangelo: «E, avendo udito, i discepoli caddero riversi ed ebbero violento timore» (Matteo, 17, 6), come anche conformi ai tropari cantati durante la festa della Trasfigurazione, che recitano: «Essi, che non potevano sopportare il raggio del Tuo volto e lo splendore delle Tue vesti caddero riversi a terra», come pure: «I Tuoi discepoli, o Verbo, si gettarono al suolo, non sopportando di guardare la figura inguardabile». In molte icone della Trasfigurazione, quando è a disposizione un ampio tratto di parete da ricoprire, sono dipinti dietro l'altura sull'una parte Cristo che ascende al monte insieme ai suoi tre discepoli, e ancora dall'altra parte, gli stessi personaggi che discendono, e Cristo li benedice, ingiungendo loro di non rivelare a nessuno ciò che hanno visto, così come viene narrato nel santo Evangelo[...]» (F. Kóndoglu).

 

2. Il Significato dell'Icona per il fedele.

Come ogni icona bizantina, così pure l'icona della Trasfigurazione si fa occasione di pie riflessioni per il fedele che la guarda e la adora.

Contribuiscono a ciò i tropari della festa; in essi è messa in risalto, oltre alla manifestazione della Santa Trinità e la gloria di Cristo, la gloria dei fedeli nel Regno dei cieli.

In primo luogo, parlano di com'era l'uomo nel Paradiso prima di peccare. Questa «bellezza archetipica» è stata dimostrata mediante la Trasfigurazione di Cristo, che allora era Dio e uomo. In secondo luogo i tropari riportano, oltre quella iniziale, anche la condizione finale, quella gloriosa, dell'uomo.

«Mostrandoci il cambiamento dei mortali, quello che si avvererà nella Tua Gloria, o Salvatore, nella seconda e terribile Tua venuta, Ti trasfigurasti sul monte Tabor» (I Káthisma del mattutino).

Per godere tuttavia della felicità del cielo, dobbiamo munirci di virtù, poiché «coloro che rifulsero al sommo delle virtù saranno resi degni anche della gloria divina» (III Stichirón  dell'Esperinós).

Il kondákion della Trasfigurazione viene letto quotidianamente nella Chiesa quando vengono recitate le "Ore".

Ciò avviene «poiché questa festa della Trasfigurazione è festa del mondo che verrà, perché come gli Apostoli videro la gloria di Cristo, così anche i beati nell'evo futuro vedranno la medesima gloria di Cristo» (Nicodemo Aghiorita, Sinaxaristís, vol. II, pag. 302). Designaci, o Signore, eredi del Tuo Regno senza fine!

 

 

 

 

Tratto da Ch. G. Gótzis, "O mistikòs kósmos tôn Vizandinôn ikónon" (Il mondo mistico delle icone Bizantine), Diaconia Apostolica, Atene 1995².

 

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Ricordiamo con piacere la ricorrenza del X anniversario della chirotonia episcopale del Vesovo di Lungro, S.E. Mons. Donato Oliverio. Dieci anni di episcopato denso e ricco di ferventi attività. Felicitazioni al nostro vescovo!εἰς πολλὰ ἔτη, Δέσποτα
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Il giardino dei sensi
Sensi e spiritualità: due parole in apparenza contraddittorie. Eppure tutta la Bibbia brulica di personaggi e di scene sensuali, come un "giardino delle delizie" in cui la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'odorato celebrano il loro festino. .
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Discorso di Papa Paolo VI in occasione del IV centenario del Collegio Greco di Roma
Sabato, 30 aprile 1977 Venerati Fratelli e carissimi Figli! Ispirato ad intonazione di profonda letizia, dopo i bei canti liturgici e le devote parole del Signor Cardinale Paul Philippe, è l'odierno incontro, il quale, se di per sé si collega ad una ricorrenza quattro volte centenaria - quella della fondazione in Roma del Collegio Greco di S. Atanasio - si apre, peraltro, e si allarga nella visione della Chiesa d'Oriente, che con la Chiesa Latina forma l'unica ed indivisa Chiesa di Cristo. Il Nostro saluto, come alle Autorità religiose qui presenti, si dirige naturalmente a voi, Alunni e Superiori del Collegio, perché siete voi i festeggiati; e si rivolge ancora ai condiscepoli degli altri Istituti eretti nell'Urbe per l'educazione del Clero di rito orientale, perché tutti insieme voi ponete dinanzi ai nostri occhi questa consolante realtà di coesione ecclesiale. .
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Typikà locali parrocchiali nella chiesa arbëreshe
Nel passato circolavano tra le Comunità arbëreshe di Calabria, oltre a typikà bizantini stampati generalmente a Venezia, comodi rubricari manoscritti che riproducevano le norme generali, ma introducevano anche elementi locali. Per una storia autentica dell’evoluzione storica della tradizione bizantina tra gli Arbëreshë è indispensabile conoscere questi documenti che ci riportano  la prassi concreta. .
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Giorgio Castriota Skanderbeg tra storia e mito
La parrocchia greca di Cosenza dell'Eparchia di Lungro e, in particolare, il parroco protopresbitero Pietro Lanza, stanno ricordando nel corso di questa settimana l'eroe albanese Giorgio Kastriota Skanderbeg a 550 anni dalla sua morte. Oltre ai vari eventi segnalati sul calendario di Jemi.it, è stata diffusa anche una monografia contenuta nel volume I Padroni dell’Acciaio, scritta da Gabriele Campagnano Zweilawyer e illustrata da Francesco Saverio Ferrara.
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Il Padre di tutti, l’Amico di sempre
“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”.                                                                    Bertolt BrechtIl tempo scorre inesorabilmente, i modi di vita cambiano sempre più rapidamente, poche cose permangono, così come i sentimenti, forse perché sanno di eternità. E il “sentimento del ricordo”, anche se in modo diverso da individuo a individuo, vive sempre in ognuno.
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Spigolature storico-biografiche del siculo-arbëresh Francesco Crispi nel 195° anniversario della nascita
Nacque a Ribera (Agrigento) il 4 ottobre 1818, compì i primi studi nel seminario greco-albanese di Palermo, e si laureò in Giurisprudenza nel 1837. L’anno dopo sposò Rosa D’Angelo che morì nel 1840. Nel 1839, Francesco Crispi (1) aveva fondato e diresse poi per tre anni, il giornale “L’ORETEO”. Nel 1844 si presentò a un concorso per la magistratura, riuscendo primo, ma in seguito rinunciò per esercitare l’avvocatura a Napoli. Intanto si occupava di politica, svolgendo idee e propaganda liberali.
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La Presidente Succurro ha incontrato l’Ambasciatore del Kosovo in Italia
Nella splendida cornice del Salone degli Specchi della Provincia di Cosenza si è svolta, nel pomeriggio di giovedì 23 giugno, la visita dell’Ambasciatore della Repubblica del Kosovo in Italia – S.E. Sig.ra Lendita Haxhitasim, accolta anche da una nutrita delegazione di Sindaci delle Comunità arbëreshë del territorio cosentino.
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Sant’Atanasio dei Greci: calendario Grande Quaresima 2022
Riportiamo qui di seguito il programma completo delle celebrazioni della Grande Quaresima e della Grande e Santa Settimana dell'anno 2022 presso la chiesa di Sant'Atanasio dei Greci a Roma. I testi dei riti sono presenti sul sito: www.liturgiabizantina.it
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“Arbëria Viva” di Arbër Agalliu premiato a Moda Movie
Il cortometraggio di Arbër Agalliu sulle minoranze linguistiche arbëresh ha ricevuto il premio speciale durante la kermess di moda e cinema "Moda Movie" a Cosenza. 
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La Rai Calabria sostiene la cultura e la lingua arbëreshe in Italia attraverso programmi dedicati
In Calabria, la Rai prevede di promuovere la lingua e la cultura arbëreshë, come stabilito nel nuovo contratto di servizio per il periodo 2023-2028, approvato definitivamente dal Consiglio di Amministrazione dell'azienda radiotelevisiva, presieduto da Marinella Soldi.
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La lingua arbëreshe viene snobbata
La lingua è l’elemento fondamentale che caratterizza una comunità e un intero popolo. Secondo Bruner la lingua svolge una funzione di trasmissione culturale. Infatti, diventa tramite necessario per la conservazione di pratiche culturali e religiose. Inoltre, non va dimenticato, nel caso della comunità di Piana degli Albanesi, che un ruolo fondamentale nella conservazione della lingua arbëreshe è stato giocato dai papades. Infatti, il primo testo il lingua arbëreshe è stato scritto nel 1592 da un sacerdote: Luca Matranga. Si tratta dell’ E Mbësuame e Krështerë – La Dottrina Cristiana Albanese. Nel corso dei secoli, come in parte ancora oggi, nelle chiese arbëreshe di Piana le preghiere si recitano in lingua. E, grazie al catechismo frequentato dai bambini che si preparano per la prima confessione, si ha la possibilità di dar vita a un continuum e tramandare alle nuove generazioni la lingua.
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Il presidente albanese Meta chiede che l'arbëresh venga insegnato a scuola
Il presidente della Repubblica, Ilir Meta ha incoraggiato questo sabato i parlamentari italiani a fornire il loro supporto affinchè la lingua arbëreshe venga insegnata nelle scuole dei dei comuni minoritari. 
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Scoperto l’anno di nascita del poeta albanese sangiorgese Giulio Variboba
La ricerca sul poeta D. Giulio Varibobba non finisce mai di stupire. Sono stati rintracciati ultimamente importanti fonti documentali presso archivi pubblici e privati sulla comunità di San Giorgio Albanese in provincia di Cosenza.
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Gjitonia te fshati global
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet.
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet. Read More...
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Gerbidi e maggesi
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’.
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’. Read More...
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Istituiti punti telematici per accedere all'Archivio di Stato albanese
'INIZIATIVA di creare una rete di Punti-Archivio per il mondo albanese, collegati elettronicamente con l'Archivio Centrale di Tirana, è partita alla fine del 2020, anche alla luce delle difficoltà create dalla crisi pandemica, su iniziativa della Direzione Generale degli Archivi d'Albania, guidata dal giovane Direttore generale Ardit Bido e dal suo staff del settore informatico, vista l'impossibilità per studenti, ricercatori e studiosi di utilizzare direttamente le fonti archivistiche in possesso dell'Archivio stesso.
'INIZIATIVA di creare una rete di Punti-Archivio per il mondo albanese, collegati elettronicamente con l'Archivio Centrale di Tirana, è partita alla fine del 2020, anche alla luce delle difficoltà create dalla crisi pandemica, su iniziativa della Direzione Generale degli Archivi d'Albania, guidata dal giovane Direttore generale Ardit Bido e dal suo staff del settore informatico, vista l'impossibilità per studenti, ricercatori e studiosi di utilizzare direttamente le fonti archivistiche in possesso dell'Archivio stesso. Read More...
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Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria
Al via lunedì 20 giugno alle 15,30 nella sede dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale di Palazzo du Mesnil, in via Chiatamone 62, la prima delle due giornate del convegno internazionale “Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria” nel bicentenario della morte di Angelo Masci, intellettuale attivo a Napoli alla fine del ‘700. A lui si deve il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della natione Albanese”, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1807.
Al via lunedì 20 giugno alle 15,30 nella sede dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale di Palazzo du Mesnil, in via Chiatamone 62, la prima delle due giornate del convegno internazionale “Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria” nel bicentenario della morte di Angelo Masci, intellettuale attivo a Napoli alla fine del ‘700. A lui si deve il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della natione Albanese”, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1807. Read More...
Missiva a Spirlì
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI.
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI. Read More...
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Recenzione libri: “Viaggio nella Calabria basiliana” di Enzo Cordasco
Continua l'ondata di interesse per gli insediamenti monastici basiliani in Calabria. Proproniamo il libro "Viaggio nella Calabria basiliana" di Enzo Cordasco che offre un itinerario nella Calabria bizantina comprendendo diversi contesti arbëreshë.
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Il progetto e l'evento. Gioacchino, Dante, Michelangelo, Scarpa e i cerchi trinitari
L'architetto-filosofo lungrese, Enzo Mattanò, ha appena pubblicato un importante testo che contribuisce ad inquadrare la centralità della teologia figurativa di Gioacchino da Fiore nel pensiero filosofico occidentale.
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Pubblicato il libro "Il grande sbarco"
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio. 
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio.  Read More...

ATTUALITÀ

Giovedì, Novembre 18, 2004 Luigi Boccia Chiesa e Religione 8439
Discorso pronunciato da S.E. il Card. Camillo...
Lunedì, Gennaio 23, 2006 Luigi Boccia Chiesa e Religione 12635
Secondo la tradizione, i territori dell’attuale...

LA LINGUA - GJUHA JONE

Domenica, Novembre 13, 2005 Luigi Boccia Grammatica 30700
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Martedì, Marzo 07, 2006 Pietro Di Marco Aspetti generali 12351
E ardhmja e natës agimi. Ti e prite. E ardhmja e agimit dita e plotë. Ti e rrove. E ardhmja e ditës mbrëmja. Ti u krodhe në të. E ardhmja e mbrëmjes...