San NiloNato da una famiglia aristocratica di Rossano Calabro, si convertì alla vita ascetica dei monaci bizantini e percorse l’Italia meridionale fondando ovunque comunità di preghiera. Dell’opera di san Nilo resta il monastero cattolico di rito greco di Grottaferrata, esempio di dialogo ecumenico tra Oriente e Occidente.
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Quando la Tebaide era in Calabria, quando tra i monti della Sila e il Mar Ionio decine di anacoreti cercavano rifugio in luoghi impervi, quando i saraceni, con le loro incursioni, seminavano il terrore tra la popolazione cristiana, un uomo fu all’origine di una straordinaria avventura monastica. Quell’uomo era Nilo, san Nilo, innografo e monaco dalla fortissima personalità, di cui ricorre quest’anno il millenario della morte.

Era il X secolo, epoca di paure e di catastrofi, secondo la vulgata storiografica o, meglio, secondo una leggenda dura a morire. Sotto il regno di Leone VI il Saggio e poi di Romano Lecapeno, l’impero bizantino viveva la sua epoca d’oro, ma continuava a perdere una dopo l’altra le lontane province dell’Italia meridionale. Gli Arabi dominavano il Mediterraneo e – dopo la Sicilia, quasi interamente assoggettata – insidiavano ormai la Calabria.

La volta affrescata della chiesa di Sant'Adriano, non lontana da Rossano Calabro.
La volta affrescata della chiesa di Sant’Adriano,
non lontana da Rossano Calabro.

Nilo era nato a Rossano, sulla costa ionica, in una famiglia aristocratica, probabilmente nel 910: il suo nome di battesimo era Nicola. Educato dalla sorella maggiore, dopo la morte prematura dei genitori, amava dedicarsi allo studio delle lettere e delle sacre scritture. Ma, senza guida spirituale, il giovane «si lasciò prendere nella trappola del piacere e si innamorò di una ragazza da cui ebbe una bambina»: così scrive il monaco Macario del Monte Athos nella breve biografia di san Nilo aggiunta al Sinassario, il libro delle Vite dei santi in uso nella Chiesa ortodossa. La fonte di Macario – così come degli altri agiografi più antichi – è il Bios, scritto dal discepolo di Nilo, Bartolomeo di Rossano. Da quest’opera di grande valore documentario e spirituale conosciamo gli avvenimenti che segnarono la vita del santo: il matrimonio con la giovane – alla quale allude anche Macario – che «per vaghezza e bellezza di forme superava tutte le altre, ma di bassa e umile condizione»; la conversione, dopo una malattia, da cui guarì all’improvviso attraversando un torrente; gli anni di vita solitaria e di ascesi in una grotta; la fondazione di nuovi monasteri, gli incontri e gli scontri con i potenti.

Un monaco di Grottaferrata maneggia alcune pergamene dell'VIII secolo.
Un monaco di Grottaferrata maneggia alcune pergamene dell’VIII secolo.

Sembra di leggere le storie dei padri del deserto, di ritrovare la freschezza, l’atmosfera di fervore spirituale che segnò le origini del monachesimo: quel miscuglio di sapienza, di ingenuità e di durezza – per esempio, verso le donne – che ha fatto storcere il naso a qualche storiografo neo-illuminista. O i quadretti deliziosamente naïf, gli apoftegmi e le vite dei Padri, di cui parla Palladio nella Historia lausiaca, opera che san Nilo copiò di sua mano.

La vita dei monaci italo-greci nel X secolo era fatta di privazioni e di mortificazioni, sull’esempio di Antonio il Grande e dei primi anacoreti. Secondo il suo biografo (che forse esagera, ma non troppo), Nilo dormiva soltanto un’ora per notte e passava il resto del tempo in preghiera, a recitare l’ufficio divino o a copiare testi ascetici. Come unico vestito, aveva un saio fatto di peli di capra. Non aveva né letto né sedia, né armadio né bisaccia e come calamaio, oggetto indispensabile per lui che amava scrivere, usava un semplice barattolino di legno ricoperto di cera. Ma tale durezza non deve stupire. «Lavoro, preghiera, ascesi e povertà sono gli aspetti essenziali del monachesimo italo-greco, vicini del resto al genere di vita povera e molto dura delle popolazioni locali», ha scritto il bizantinista Agostino Pertusi.

Nilo fece l’apprendistato della vita monastica tra gli asceti del Mercurion, dove fu discepolo di Fantino, Giovanni il Grande e Zaccaria, venerati ancora oggi, in tutto l’Oriente cristiano, per la loro santità. Ma per l’opposizione del governatore locale, fu costretto ad abbandonare quella regione ai confini tra la Calabria e la Lucania, e a chiedere di essere accolto nel monastero di San Nazario, nel salernitano. Attratto dalla vita eremitica, visse per qualche tempo in una grotta. Poi, con un gruppo di discepoli, tornò in Calabria e a Sant’Adriano, su una collina di fronte ai monti del Pollino, non lontano da Rossano e dal Mar Ionio, fondò il suo primo monastero. Era il 955.

La Cripta ferrata, che ha dato origine al nome di Grottaferrata.
La Cripta ferrata, che ha dato origine al nome di Grottaferrata.

Anche a Sant’Adriano alternava i periodi da solitario, in una vicina grotta, alla vita cenobitica. In fedeltà alla tradizione bizantina, il suo ideale monastico era quello dell’hesychia, la ricerca della pace interiore, nell’unione con Dio. Ma la quiete di Sant’Adriano rischiava di essere turbata dalle incursioni saracene. E, a settant’anni, Nilo si mise di nuovo in cammino. Andò a Montecassino, dove ebbe modo di apprezzare la tradizione del monachesimo occidentale e la figura di san Benedetto, al quale dedicò una ufficiatura liturgica. Dai benedettini, che lo avevano accolto con amicizia e venerazione, ottenne il vicino monastero di Valleluce. Da qui passò, quindici anni dopo, a Serperi, nelle vicinanze di Gaeta, e poi a Grottaferrata, nei castelli romani, dove ancora oggi i monaci mantengono viva la spiritualità niliana.

Era un uomo di grande apertura, capace di tener testa ai potenti e di rimproverare, senza mezzi termini, anche l’imperatore Ottone III, colpevole di aver trattato con durezza un suo concittadino, il deposto antipapa Filagato di Rossano. «Della sua apertura umana e culturale», scrive l’attuale archimandrita di Grottaferrata, padre Emiliano Fabbricatore, «rende testimonianza, tra l’altro, la sua lunga frequentazione del dotto medico ebreo Shabbettày Dònnolo di Oria, scienziato di ampia esperienza e tra i più antichi commentatori di quell’arduo e fondamentale testo della tradizione cabalistica che è il Sèfer Yesiràh (Libro della Creazione): un rapporto di stima e di affetto reciproci tutt’altro che ovvio, dati i tempi e i pregiudizi culturali».

Un'icona portatile del XII secolo nell'abbazia di San Nilo.
Un’icona portatile del XII secolo nell’abbazia di San Nilo.

E oggi? «San Nilo rimane figura di unità tra Oriente e Occidente, un santo della Chiesa indivisa», dice l’archimandrita Emiliano. Basti il ricordo di un episodio della sua vita: «Nel corso della celebre visita a Montecassino, dopo aver per tutta la notte celebrato il patriarca dei monaci d’Occidente con l’ufficiatura bizantina e gli inni liturgici composti da lui stesso, Nilo ebbe una lunga conversazione – in latino – con i confratelli cassinesi, che gli chiedevano spiegazioni di testi biblici e soprattutto chiarimenti su vari usi disciplinari, diversi nelle due diverse tradizioni». Ogni volta, conclude padre Emiliano, «Nilo trova ed espone le ragioni valide dell’una e dell’altra usanza, nella piena, limpida consapevolezza che l’unità della Chiesa non significa piatta uniformità, e che le differenti tradizioni sono una ricchezza maggiore per la Chiesa e non un ostacolo alla sua unità».

Torniamo a Sant’Adriano. Del monastero primitivo restano poche tracce. Devastata e deturpata nei secoli, la chiesa è tuttavia una delle più belle testimonianze del monachesimo niliano e un capolavoro di arte romanica. Dall’esterno è una chiesetta senza fascino, malamente restaurata: campanile posticcio e facciata che sembra essersi salvata per miracolo da un bombardamento. Ma all’interno rivela tutto il suo splendore, non appena l’occhio si abitua alla coesistenza e talvolta alla sovrapposizione degli stili (dal romanico al bizantino, al barocco).

L'abbazia di Grottaferrata.
L’abbazia di Grottaferrata.

Entriamo mentre si celebra la divina liturgia di san Giovanni Crisostomo, come ai tempi di san Nilo. L’incenso sale verso gli archi dove sono raffigurati santi, vescovi, martiri e monaci dell’Oriente cristiano: eremiti con la lunga barba come unico vestito, vescovi (san Giovanni Crisostomo? San Nicola di Bari? San Basilio?).

Figure stilizzate, personaggi dai grandi occhi aperti sulla contemplazione del mistero: i canoni dell’iconografia bizantina sono come addolciti dall’influenza occidentale. Restaurati con cura dopo maldestri interventi del passato, gli affreschi rivelano delicate sfumature di azzurro, di giallo, di rosso, offrono la prefigurazione di un mondo redento dalla luce della grazia, con quei volti austeri, ieratici, che comunicano un senso di pace, anticipazione della vera hesychia, quella che si vivrà nel Regno di Dio.

L'archimandrita Emiliano Fabbricatore mostra un affresco del Domenichino.
L’archimandrita Emiliano Fabbricatore mostra un affresco del Domenichino.

La chiesa di Sant’Adriano è un patchwork: colonne che provengono da templi greci dell’antica Sibari o di Thurio, qualche capitello romanico superstite, altari barocchi e absidi di cui l’ultima campagna di restauri ha rivelato i misteri: altri affreschi a noi più vicini nel tempo, probabilmente di scuola napoletana, tutt’altro che scadenti. Ma quando dall’alto lo sguardo si posa sul pavimento, dall’arte bizantina o barocca si passa di nuovo al Medioevo occidentale e alla prima lingua franca dell’Europa, il romanico.

Opera di abilissimi artigiani, il pavimento a mosaico è il tesoro di Sant’Adriano: ecco il gatto selvatico, elegante, regale come una pantera dal passo flessuoso; ecco un pesce, che si scopre a fatica ed è quasi irriconoscibile in questo acquario di pietra; ecco ben visibili i serpenti: il primo, che con le sue spire sembra disegnare un "otto", e il secondo che si attorciglia su sé stesso formando tre nodi. Il pensiero va alla celebre invettiva di san Bernardo contro i mostri grotteschi, le scimmie immonde, i leoni feroci e gli animali mitologici che distraevano i monaci dalla preghiera. Ma è come dimenticare l’essenziale.

Mosaico del gatto selvatico, a Sant'Adriano.
Mosaico del gatto selvatico, a Sant’Adriano.

I lapidari e i bestiari del Medioevo sono messaggi cifrati, propongono un catalogo dell’universo simbolico: toccare o portare una pietra, vedere o rappresentare un animale ha ogni volta un senso, ogni volta contiene un avvertimento, un’indicazione, una chiave di lettura. E si pensi all’ossessione per i numeri e il loro significato simbolico fin dalla tarda antichità. Insomma, per dirla con Umberto Eco, «l’uomo medievale viveva effettivamente in un mondo popolato di significati, rimandi, sovrasensi, manifestazioni di Dio nelle cose, in una natura che parlava continuamente un linguaggio araldico, in cui un leone non era solo un leone, una noce non era solo una noce, un ippogrifo era reale come un leone perché come quello era segno, esistenzialmente trascurabile, di una verità superiore».

Di che cosa sono il segno i serpenti di Sant’Adriano? Qual è il loro insegnamento? A che cosa alludono? All’astuzia di cui parlano i Vangeli? Qual è il significato del loro simbolismo numerico (l’otto, sette più uno, come simbolo dell’ottavo giorno e della Gerusalemme celeste, il tre come riferimento alla Trinità...). Sarebbe vano cercare una spiegazione univoca. Perché, come ha scritto il grande storico olandese Johan Huizinga, nessuna verità era più presente allo spirito medievale di quella espressa nella lettera di san Paolo ai Corinzi: «Ora vediamo come in uno specchio, in enigmi... allora vedremo faccia a faccia». In altri termini, il Medioevo non ha mai dimenticato che «ogni cosa sarebbe assurda se ci si limitasse al suo significato immediato e alla sua fenomenalità e che, al contrario, per essenza, ogni cosa tende all’aldilà». Ed è così anche per Sant’Adriano.

Raffigurazione di un eremita, nel monastero di Sant'Adriano.
Raffigurazione di un eremita, nel monastero di Sant’Adriano.

Qui i monaci non abitano più da secoli. La chiesa, alla periferia di San Demetrio Corone, è però nel territorio dell’Eparchia di Lungro, diocesi cattolica di rito greco, di cui fanno parte le comunità albanesi di Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo.

Un millennio, cioè una distanza abissale, separa i giovani che ora passeggiano lungo la strada, con il Pollino e lo Ionio sullo sfondo, da quegli altri giovani che, sulle tracce di san Nilo, cercavano l’hesychia in questi stessi luoghi. Eppure, al di là delle forme di vita, al di là delle mortificazioni e degli esercizi ascetici, la distanza non dev’essere così grande, a sentire gli inni liturgici che, con l’incenso, ora si levano al cielo. E anche questo – come direbbe Huizinga – è un enigma, un mistero, ombra in uno specchio.

Piero Pisarra

Il famoso mosaico a forma di serpente, nel monastero calabrese di Sant'Adriano.
Il famoso mosaico a forma di serpente,
nel monastero calabrese di Sant’Adriano.
  

Grottaferrata tra ieri e domani

L’abbazia fondata nel settembre del 1004 da Nilo a Grottaferrata, dove il santo monaco è sepolto, sorge sulle rovine di una grande villa romana (appartenuta forse a Cicerone), in un terreno donato da Gregorio I, conte di Tuscolo e signore del luogo, ai monaci greci basiliani allontanatisi dalla Calabria per sfuggire alle incursioni dei saraceni. Secondo la tradizione, nella cappellina crypta ferrata i santi Nilo e Bartolomeo sognarono la Madonna che li incaricò di costruire un santuario a lei dedicato, consacrato nel 1024.

Di grande rilievo il laboratorio di restauro del libro inaugurato nel 1931, dove si restaurò – in seguito all’alluvione di Firenze – anche il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci: oltre 1.000 carte che riportano disegni di macchine, studi di geometria, calcoli, appunti e note personali del celebre artista e scienziato. L’abbazia possiede anche una tra le più antiche biblioteche d’Italia,Uno dei tre libri trascritti da san Nilo da Rossano, di cui quest'anno cade il millenario della morte. in cui spiccano alcuni codici greci manoscritti, opera anche di san Nilo e dei suoi discepoli, formati alla composizione e trascrizione di inni sacri. Dichiarata monumento nazionale nel 1874, la Badia è un caso unico in Europa occidentale di monastero di rito greco-bizantino attivo per un millennio: una delle rare esperienze cattoliche della Chiesa indivisa, un ponte ecumenico con il mondo ortodosso sia greco che slavo. Il monastero esarchico di S. Maria di Grottaferrata, infatti, è rimasto sempre legato alla Chiesa di Roma, anche dopo lo scisma tra Oriente e Occidente, avvenuto cinquant’anni dopo la sua fondazione.

A Grottaferrata vive una comunità di circa venti monaci basiliani cattolici, guidata dall’archimandrita esarca Emiliano Fabbricatore. Ogni giovedì alle ore 19, nella basilica del monastero, si svolge la Lectio divina aperta a tutti i fedeli; inoltre da alcuni anni è stata concessa alle Piccole Sorelle di Gesù una casa, a qualche centinaio di metri dagli edifici monastici, dove possano venire a meditare e pregare, da sole o in piccoli gruppi. In autunno, presso la Badia greca, si svolgerà il II Sinodo intereparchiale delle tre Circoscrizioni ecclesiastiche bizantine in Italia, costituite dal monastero esarchico e dalle eparchie di Lungro e Piana degli Albanesi.

 

 

l.bad.

 

 

 

 

di Piero Pisarra - foto di Piero Pisarra e Giancarlo Giuliani

 

Jesus, 2004 

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Il giardino dei sensi
Sensi e spiritualità: due parole in apparenza contraddittorie. Eppure tutta la Bibbia brulica di personaggi e di scene sensuali, come un "giardino delle delizie" in cui la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'odorato celebrano il loro festino. .
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Discorso di Papa Paolo VI in occasione del IV centenario del Collegio Greco di Roma
Sabato, 30 aprile 1977 Venerati Fratelli e carissimi Figli! Ispirato ad intonazione di profonda letizia, dopo i bei canti liturgici e le devote parole del Signor Cardinale Paul Philippe, è l'odierno incontro, il quale, se di per sé si collega ad una ricorrenza quattro volte centenaria - quella della fondazione in Roma del Collegio Greco di S. Atanasio - si apre, peraltro, e si allarga nella visione della Chiesa d'Oriente, che con la Chiesa Latina forma l'unica ed indivisa Chiesa di Cristo. Il Nostro saluto, come alle Autorità religiose qui presenti, si dirige naturalmente a voi, Alunni e Superiori del Collegio, perché siete voi i festeggiati; e si rivolge ancora ai condiscepoli degli altri Istituti eretti nell'Urbe per l'educazione del Clero di rito orientale, perché tutti insieme voi ponete dinanzi ai nostri occhi questa consolante realtà di coesione ecclesiale. .
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Typikà locali parrocchiali nella chiesa arbëreshe
Nel passato circolavano tra le Comunità arbëreshe di Calabria, oltre a typikà bizantini stampati generalmente a Venezia, comodi rubricari manoscritti che riproducevano le norme generali, ma introducevano anche elementi locali. Per una storia autentica dell’evoluzione storica della tradizione bizantina tra gli Arbëreshë è indispensabile conoscere questi documenti che ci riportano  la prassi concreta. .
Nel passato circolavano tra le Comunità arbëreshe di Calabria, oltre a typikà bizantini stampati generalmente a Venezia, comodi rubricari manoscritti che riproducevano le norme generali, ma introducevano anche elementi locali. Per una storia autentica dell’evoluzione storica della tradizione bizantina tra gli Arbëreshë è indispensabile conoscere questi documenti che ci riportano  la prassi concreta. . Read More...
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Giorgio Castriota Skanderbeg tra storia e mito
La parrocchia greca di Cosenza dell'Eparchia di Lungro e, in particolare, il parroco protopresbitero Pietro Lanza, stanno ricordando nel corso di questa settimana l'eroe albanese Giorgio Kastriota Skanderbeg a 550 anni dalla sua morte. Oltre ai vari eventi segnalati sul calendario di Jemi.it, è stata diffusa anche una monografia contenuta nel volume I Padroni dell’Acciaio, scritta da Gabriele Campagnano Zweilawyer e illustrata da Francesco Saverio Ferrara.
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Il Padre di tutti, l’Amico di sempre
“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”.                                                                    Bertolt BrechtIl tempo scorre inesorabilmente, i modi di vita cambiano sempre più rapidamente, poche cose permangono, così come i sentimenti, forse perché sanno di eternità. E il “sentimento del ricordo”, anche se in modo diverso da individuo a individuo, vive sempre in ognuno.
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Spigolature storico-biografiche del siculo-arbëresh Francesco Crispi nel 195° anniversario della nascita
Nacque a Ribera (Agrigento) il 4 ottobre 1818, compì i primi studi nel seminario greco-albanese di Palermo, e si laureò in Giurisprudenza nel 1837. L’anno dopo sposò Rosa D’Angelo che morì nel 1840. Nel 1839, Francesco Crispi (1) aveva fondato e diresse poi per tre anni, il giornale “L’ORETEO”. Nel 1844 si presentò a un concorso per la magistratura, riuscendo primo, ma in seguito rinunciò per esercitare l’avvocatura a Napoli. Intanto si occupava di politica, svolgendo idee e propaganda liberali.
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La Presidente Succurro ha incontrato l’Ambasciatore del Kosovo in Italia
Nella splendida cornice del Salone degli Specchi della Provincia di Cosenza si è svolta, nel pomeriggio di giovedì 23 giugno, la visita dell’Ambasciatore della Repubblica del Kosovo in Italia – S.E. Sig.ra Lendita Haxhitasim, accolta anche da una nutrita delegazione di Sindaci delle Comunità arbëreshë del territorio cosentino.
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Sant’Atanasio dei Greci: calendario Grande Quaresima 2022
Riportiamo qui di seguito il programma completo delle celebrazioni della Grande Quaresima e della Grande e Santa Settimana dell'anno 2022 presso la chiesa di Sant'Atanasio dei Greci a Roma. I testi dei riti sono presenti sul sito: www.liturgiabizantina.it
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“Arbëria Viva” di Arbër Agalliu premiato a Moda Movie
Il cortometraggio di Arbër Agalliu sulle minoranze linguistiche arbëresh ha ricevuto il premio speciale durante la kermess di moda e cinema "Moda Movie" a Cosenza. 
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La Rai Calabria sostiene la cultura e la lingua arbëreshe in Italia attraverso programmi dedicati
In Calabria, la Rai prevede di promuovere la lingua e la cultura arbëreshë, come stabilito nel nuovo contratto di servizio per il periodo 2023-2028, approvato definitivamente dal Consiglio di Amministrazione dell'azienda radiotelevisiva, presieduto da Marinella Soldi.
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La lingua arbëreshe viene snobbata
La lingua è l’elemento fondamentale che caratterizza una comunità e un intero popolo. Secondo Bruner la lingua svolge una funzione di trasmissione culturale. Infatti, diventa tramite necessario per la conservazione di pratiche culturali e religiose. Inoltre, non va dimenticato, nel caso della comunità di Piana degli Albanesi, che un ruolo fondamentale nella conservazione della lingua arbëreshe è stato giocato dai papades. Infatti, il primo testo il lingua arbëreshe è stato scritto nel 1592 da un sacerdote: Luca Matranga. Si tratta dell’ E Mbësuame e Krështerë – La Dottrina Cristiana Albanese. Nel corso dei secoli, come in parte ancora oggi, nelle chiese arbëreshe di Piana le preghiere si recitano in lingua. E, grazie al catechismo frequentato dai bambini che si preparano per la prima confessione, si ha la possibilità di dar vita a un continuum e tramandare alle nuove generazioni la lingua.
La lingua è l’elemento fondamentale che caratterizza una comunità e un intero popolo. Secondo Bruner la lingua svolge una funzione di trasmissione culturale. Infatti, diventa tramite necessario per la conservazione di pratiche culturali e religiose. Inoltre, non va dimenticato, nel caso della comunità di Piana degli Albanesi, che un ruolo fondamentale nella conservazione della lingua arbëreshe è stato giocato dai papades. Infatti, il primo testo il lingua arbëreshe è stato scritto nel 1592 da un sacerdote: Luca Matranga. Si tratta dell’ E Mbësuame e Krështerë – La Dottrina Cristiana Albanese. Nel corso dei secoli, come in parte ancora oggi, nelle chiese arbëreshe di Piana le preghiere si recitano in lingua. E, grazie al catechismo frequentato dai bambini che si preparano per la prima confessione, si ha la possibilità di dar vita a un continuum e tramandare alle nuove generazioni la lingua. Read More...
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Il presidente albanese Meta chiede che l'arbëresh venga insegnato a scuola
Il presidente della Repubblica, Ilir Meta ha incoraggiato questo sabato i parlamentari italiani a fornire il loro supporto affinchè la lingua arbëreshe venga insegnata nelle scuole dei dei comuni minoritari. 
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Scoperto l’anno di nascita del poeta albanese sangiorgese Giulio Variboba
La ricerca sul poeta D. Giulio Varibobba non finisce mai di stupire. Sono stati rintracciati ultimamente importanti fonti documentali presso archivi pubblici e privati sulla comunità di San Giorgio Albanese in provincia di Cosenza.
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Gjitonia te fshati global
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet.
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet. Read More...
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Gerbidi e maggesi
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’.
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’. Read More...
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Istituiti punti telematici per accedere all'Archivio di Stato albanese
'INIZIATIVA di creare una rete di Punti-Archivio per il mondo albanese, collegati elettronicamente con l'Archivio Centrale di Tirana, è partita alla fine del 2020, anche alla luce delle difficoltà create dalla crisi pandemica, su iniziativa della Direzione Generale degli Archivi d'Albania, guidata dal giovane Direttore generale Ardit Bido e dal suo staff del settore informatico, vista l'impossibilità per studenti, ricercatori e studiosi di utilizzare direttamente le fonti archivistiche in possesso dell'Archivio stesso.
'INIZIATIVA di creare una rete di Punti-Archivio per il mondo albanese, collegati elettronicamente con l'Archivio Centrale di Tirana, è partita alla fine del 2020, anche alla luce delle difficoltà create dalla crisi pandemica, su iniziativa della Direzione Generale degli Archivi d'Albania, guidata dal giovane Direttore generale Ardit Bido e dal suo staff del settore informatico, vista l'impossibilità per studenti, ricercatori e studiosi di utilizzare direttamente le fonti archivistiche in possesso dell'Archivio stesso. Read More...
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Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria
Al via lunedì 20 giugno alle 15,30 nella sede dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale di Palazzo du Mesnil, in via Chiatamone 62, la prima delle due giornate del convegno internazionale “Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria” nel bicentenario della morte di Angelo Masci, intellettuale attivo a Napoli alla fine del ‘700. A lui si deve il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della natione Albanese”, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1807.
Al via lunedì 20 giugno alle 15,30 nella sede dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale di Palazzo du Mesnil, in via Chiatamone 62, la prima delle due giornate del convegno internazionale “Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria” nel bicentenario della morte di Angelo Masci, intellettuale attivo a Napoli alla fine del ‘700. A lui si deve il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della natione Albanese”, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1807. Read More...
Missiva a Spirlì
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI.
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI. Read More...
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Recenzione libri: “Viaggio nella Calabria basiliana” di Enzo Cordasco
Continua l'ondata di interesse per gli insediamenti monastici basiliani in Calabria. Proproniamo il libro "Viaggio nella Calabria basiliana" di Enzo Cordasco che offre un itinerario nella Calabria bizantina comprendendo diversi contesti arbëreshë.
Continua l'ondata di interesse per gli insediamenti monastici basiliani in Calabria. Proproniamo il libro "Viaggio nella Calabria basiliana" di Enzo Cordasco che offre un itinerario nella Calabria bizantina comprendendo diversi contesti arbëreshë. Read More...
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Il progetto e l'evento. Gioacchino, Dante, Michelangelo, Scarpa e i cerchi trinitari
L'architetto-filosofo lungrese, Enzo Mattanò, ha appena pubblicato un importante testo che contribuisce ad inquadrare la centralità della teologia figurativa di Gioacchino da Fiore nel pensiero filosofico occidentale.
L'architetto-filosofo lungrese, Enzo Mattanò, ha appena pubblicato un importante testo che contribuisce ad inquadrare la centralità della teologia figurativa di Gioacchino da Fiore nel pensiero filosofico occidentale. Read More...
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Pubblicato il libro "Il grande sbarco"
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio. 
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio.  Read More...

ATTUALITÀ

Giovedì, Novembre 18, 2004 Luigi Boccia Chiesa e Religione 8433
Discorso pronunciato da S.E. il Card. Camillo...
Lunedì, Gennaio 23, 2006 Luigi Boccia Chiesa e Religione 12628
Secondo la tradizione, i territori dell’attuale...

LA LINGUA - GJUHA JONE

Domenica, Novembre 13, 2005 Luigi Boccia Grammatica 30668
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Martedì, Marzo 07, 2006 Pietro Di Marco Aspetti generali 12342
E ardhmja e natës agimi. Ti e prite. E ardhmja e agimit dita e plotë. Ti e rrove. E ardhmja e ditës mbrëmja. Ti u krodhe në të. E ardhmja e mbrëmjes...