30 Novembre 2011
PREMESSA
Con questo quaderno si conclude un'esperienza di divulgazione e di promozione culturale importante, intensa, proficua ed esaltante. I quaderni di Biblos sono nati perché l'omonima rivista non poteva contenere ulteriori e più ampi approfondimenti sui temi editoriali propri ovvero gli studi albanologici e la valorizzazione delle peculiarità culturali e linguistiche degli Albanesi d'Italia. Sono state, così, pubblicate trenta piccole monografie di vario contenuto — qualche migliaio di pagine — raccolte in diverse collane: guide e manuali, lingua e letteratura, società e istituzioni, storia, teatro. Oltre alle ricerche di studiosi affermati, i Quaderni hanno ospitato con-tributi scientifici di giovani studiosi ai quali, con la pubblicazione, si è voluta offrire un'opportunità per fare conoscere a un pubblico di lettori pili ampio, non solo il loro impegno, ma anche il loro talento. Riconoscere e valorizzare gli sforzi dei nuovi protagonisti della cultura arbëreshe ha voluto significare non solo la volontà di divulgarne i lavori ma anche, loro tramite, il tentativo di assicurare continuità storica e culturale, e quindi certezza di ulteriore sopravvivenza, alla comunità arbëreshe intesa come portatrice di cultura e di identità proprie e uniche. L'unico obbligo imposto a tutti i collaboratori è stato quello di garanti-re nelle loro proposte metodo e rigore scientifici. Tant'è che gli studi pubblicati hanno registrato spesso importanti riscontri in ambiti culturali di livello nazionale e internazionale. Gli unici costi finanziari sostenuti sono stati quelli di stampa e, in misura molto minore, di distribuzione. Il resto è stato generoso, volontario e gratuito impegno di tante amiche e amici veri. Questo fatto decisivo, tuttavia, non esime dall'obbligo di ringraziare il comune di Piana degli Albanesi come, in misura diversa, l’Unione dei comuni BESA nonché altri Enti e istituzioni private. Senza il loro appor-to né Biblos ne i Quaderni avrebbero potuto vedere la luce e sopravvivere così a lungo (quasi un quindicennio). La produzione culturale "volontaria" ha il pregio, da non sottovaluta-re, dell'autonomia e della libertà assolute ma in genere, non sussistendo un mercato tn grado di renderla economicamente autosostenibile, ha vita breve e grama se non sostenuta da solide Istituzioni.
Occorre dire, infine, che l'impresa non sarebbe stata certamente possi-bile senza il concorso generoso e decisivo di tutti gli operatori, a vario titolo, della biblioteca comunale Giuseppe Schirò.
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