Gli sportellisti linguistici dei paesi albanesi del Molise (Montecilfone, Portocannone, Ururi, Campomarino) non si arrendono, ma insistono per consolidare la loro professionalità e fare fronte agli impegni che si presentano esigenti da richiedere una qualificata preparazione.

La Regione Molise ha organizzato un corso di formazione (3 – 12 dicembre 2009) destinato, appunto, agli sportellisti linguistici, coordinato dalla Prof.ssa Fernanda Pugliese, animatrice instancabile della cultura arbёreshe. Il corso è stato tenuto dal Prof. Italo Costante Fortino, ordinario di Lingua e Letteratura Albanese all’Università di Napoli L’Orientale, e dalla Prof.ssa Merita Bruci, assegnista di ricerca presso L’Orientale di Napoli, i quali hanno insistito sugli aspetti linguistici, per consolidare le conoscenze delle parlate locali, messe a confronto anche con quelle arbёreshe delle altre Regioni dell’Italia meridionale. Al contempo i due esperti hanno trattato sia della cultura orale (novellistica, rapsodie, tradizioni popolari), sia di quella colta letteraria, abbracciando la fase più antica dei secoli XVI – XVIII, quella del Romanticismo e del Novecento, con una scelta di brani antologici letti, analizzati e interpretati.

Questo corso di aggiornamento, intensivo e obbligatorio per gli sportellisti, svolgeva le sue attività, proprio mentre la Regione Molise apportava modifiche al suo Statuto, inserendo come punto qualificante la valorizzazione delle minoranze linguistiche, arbёreshe e croata, presenti nella Regione, in quanto rilevante patrimonio regionale e nazionale, meritevole della massima attenzione e sostegno, e in particolare di un vero rilancio con criteri sempre più efficaci, perché apporti non solo ricchezza intellettuale, ma anche economica, se solo pensiamo a quanto realizzano gli operatori delle altre minoranze linguistiche del Nord Italia.

In considerazione dell’importanza dell’autoformazione permanente che deve animare gli sportellisti, oltre ai due filoni didattici di cui sopra, i docenti del corso hanno prospettato agli sportellisti, un piano di ricerca che mira a rendere più palese, - facendola emergere dallo stato di assopimento o di relativo abbandono, - quella cultura sommersa arbёreshe che spesso viene con sufficienza accantonata perché ritenuta inefficace e poco redditizia.

Soprattutto oggi, come ha ben messo in luce con profonde cognizioni scientifiche l’antropologo Levis Straus, il “particolare” merita di essere apprezzato e vissuto, convinto che possa convivere in pace accanto al “generale”. Nessuno vieta che nel “particolare”, cioè a Montecilfone, Portocannone, Campomarino, Ururi, si continui a parlare la lingua materna, ad eseguire canti tradizionali, a cucinare secondo la propria usanza, ad apprezzare le feste tradizionali, e, là dove si è conservato il rito bizantino, a cantare nelle sacre funzioni in lingua albanese; senza rinunziare ai benefici che provengono dalla globalizzazione: l’uso dell’inglese per comunicare con tutto il mondo tramite internet, l’uso di computer veloci che facilitino la navigazione, l’acquisto di oggetti online a prezzi favorevoli, la consultazione di milioni di libri che ormai si trovano su siti online, la sperimentazione di curiose ricette internazionali che possano soddisfare le nostre esigenze di palato, e quant’altro.

Il piano di intervento che potranno concretizzare gli sportellisti, pertanto, si esplica, con metodologie moderne, nell’ambito del tessuto culturale locale per realizzare una mappatura di quanto resta della cultura locale, operando su due direzioni:

a) la lingua nella sua complessità, b) la cultura in senso ampio.

  1. Per quanto concerne la lingua si tende a rilevare la sua struttura con supporto multimediale, video e sonoro, oltre che con quello cartaceo. La ricerca ha come finalità la presentazione della lingua parlata oggi nelle singole comunità, con una duplice funzione: 1) quella di documentazione fedele per un archivio usufruibile anche tramite i canali di internet, 2) quella pratica per la didattica che si rivolge a quanti, - alunni, studenti, adulti - vogliano  alfabetizzarsi nella lingua materna e approfondirne le conoscenze a più livelli.

    La presentazione strutturale della lingua arbёreshe locale trova la sua base documentaria in registrazioni (sonore e video) mirate ai singoli argomenti e in registrazioni a più ampio raggio che interessano tanto la novellistica, quanto la descrizione di momenti relativi al ciclo dell’uomo e dell’anno.

    b) Anche la cultura in senso lato si avvale del supporto multimediale: la cultura folklorica che abbracci il ciclo dell’anno e quello dell’uomo  - la storica, per registrare quanto è depositato nella memoria popolare e nei documenti scritti; - la letteraria popolare presentata nel testo originale della versione locale, - la letteraria colta, dalle origini ai nostri giorni, con l’evidenziazione delle varietà linguistiche; - la musicale popolare, con attenzione al testo e ai modelli musicali.

L’intervento più urgente, tuttavia, riguarda il patrimonio lessicale che è quello più esposto a rischio. Quando un arbёresh si accinge a scrivere nella propria lingua materna incontra la maggiore difficoltà proprio nel lessico che non copre tutto il ventaglio espressivo.

Per ogni comunità, pertanto, si rendono urgenti alcune operazioni: a) raccogliere tutto il patrimonio lessicale esistente, b) recuperare quello più raro (spesso assente anche nei comuni repertori), che a stento viene inteso dalle nuove generazioni, c) procedere a ritroso per recuperare quello dimenticato oggi da tutti, d) attingere al lessico esistente nelle altre comunità arbёreshe, e) ricorrere alle fonti letterarie che rispecchiano il lessico tradizionale.

Un progetto di ricerca così articolato avrà come risultato: a) la raccolta di un ricco patrimonio culturale,  linguistico e lessicale che faciliterà la scrittura, b) l’avvio di un processo di autoformazione negli sportellisti, atto a garantire loro una elevata professionalità.


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