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05 Novembre 2010
Nico Scalici Schirò racconta il dietro le quinte dell'ultima opera teatrale di Giuseppe Schirò Di Maggio.
Mezzojuso, 26 settembre 2010, ore 21, le facciate delle due chiese di rito latino e bizantino impreziosiscono la silenziosa piazza Umberto I. Due ragazzi col costume tipico arbëresh – sembrano usciti da un quadro di Shaban - passeggiano al braccio di giovani ragazze vestite da aquilotti. Al loro passaggio, un gruppo di vecchietti seduti al Bar Roma, li osserva attoniti. Un po' più in là, sulla gradinata di pietra, l'attrice (nonché coreografa e costumista) Anna Maria Salerno richiama quell'allegra brigata perché tra meno di quindici minuti comincia la rappresentazione, l'ultima (1).
All'interno del Castello il regista Giuseppe Schirò Di Maggio, seduto su una sedia, osserva il tecnico delle luci, poi mi guarda e dice « Sonte ë e sprasmja!» (2) .
Il dramma scritto nel 2005 da Schirò Di Maggio, nella versione albanese ha come protagonisti tre giovani promesse del teatro arbëresh, Pasquale Pillitteri nel delicato ruolo del nonno, Mario Calivà in quello dell'irriverente fratello e Giuseppina Schirò nei panni della graziosa Flutura. Sullo sfondo c'è uno stormo di aquile – interpretato dai dieci ballerini del corpo di ballo BESA – che segue col fiato sospeso tutta la narrazione.
Questa sera, però, si è voluto andare oltre. Visto che a Mezzojuso e la lingua arbëreshe è ormai scomparsa, l'Unione dei Comuni BESA e la ProLoco di Piana degli Albanesi hanno pensato di presentare una lettura del testo in italiano prima della drammatizzazione in lingua arbëreshe, eseguita da Vincenzo Bovì (il nonno), Anna Maria Salerno (Flutura) e da me, nel ruolo del fratello.
Mancano pochi minuti all'inizio, mi siedo accanto al regista e mtri confida «La sfida è stata di portare in scena l'albanese che si parlava circa quattro secoli e mezzo fa. Ma i ragazzi sono bravi e so che anche questa sera faranno sì che tutto diventi intuibile e comprensibile».
I tre attori, in effetti, hanno dovuto fare un doppio sforzo: imparare un albanese "puro" - non ancora contaminato dalle parole siciliane e italiane - e rendere viva e comprensibile all'orecchio dello spettatore – soprattutto arbëresh - una "lingua ricostruita". Finora la sfida è stata sempre vinta, infatti, lo spettacolo ha ottenuto buone critiche sia di Santa Cristina Gela che di Piana degli Albanesi.
Ore 21:45, mi trovo dietro le quinte, è tutto pronto. Manca soltanto il nostro "rito apotropaico" – che non posso rivelare - e poi si entrerà in scena. Il cast composto da sedici persone è concentratissimo. Si spengono le luci, silenzio in sala e una musica orientale echeggia nel Castello: anche questa sera la Flutura volerà nel cielo di Mezzojuso.
Note
1) Ultima rappresentazione dopo le date di Santa Cristina Gela (8 agosto 2010) e Piana degli Albanesi (23 Agosto 2010). Tutte e tre le esibizioni teatrali rientrano nelle attività del Laboratorio Teatrale ricompenso negli interventi comunicativi attuativi ex. L 482/99 per l'es. 2007 (Progetto "Fabrika e fjalëvet 007").
2) Traduzione : Questa sera è l'ultima!
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