Foto_3La nostalgia per la Terra degli Avi e una bambina affascinata dai racconti capziosi del nonno, che sogna di "volare".
Nico Scalici Schirò racconta il dietro le quinte dell'ultima opera teatrale di Giuseppe Schirò Di Maggio.
 
 Mezzojuso, 26 settembre 2010, ore 21, le facciate delle due chiese di rito latino e bizantino impreziosiscono la silenziosa piazza Umberto I. Due ragazzi col costume tipico arbëresh – sembrano usciti da un quadro di Shaban - passeggiano al braccio di giovani ragazze vestite da aquilotti. Al loro passaggio, un gruppo di vecchietti seduti al Bar Roma, li osserva attoniti. Un po' più in là, sulla gradinata di pietra, l'attrice (nonché coreografa e costumista) Anna Maria Salerno richiama quell'allegra brigata perché tra meno di quindici minuti comincia la rappresentazione, l'ultima (1).
All'interno del Castello il regista Giuseppe Schirò Di Maggio, seduto su una sedia, osserva il tecnico delle luci, poi mi guarda e dice « Sonte ë e sprasmja!» (2) .
Foto_1Un clima rilassato sembra regnare nella grande sala dell'antica dimora dei Reres, dove andrà in scena Flutura çë do fluturonjë (Flutura che vuol volare). La piéce racconta il desiderio di voler rivedere l'antica Terra degli Avi in maniera inconsueta: volando. Ma non con mezzi moderni, bensì con le ali inventate da una bambina, affascinata dai racconti del nonno; che come doveva essere tradizione, era il depositario della cultura orale e doveva mantenere vivo il ricordo della terra avita, abbandonata a malincuore per sfuggire all'occupazione Ottomana.
Il dramma scritto nel 2005 da Schirò Di Maggio, nella versione albanese ha come protagonisti tre giovani promesse del teatro arbëresh, Pasquale Pillitteri nel delicato ruolo del nonno, Mario Calivà in quello dell'irriverente fratello e Giuseppina Schirò nei panni della graziosa Flutura. Sullo sfondo c'è uno stormo di aquile – interpretato dai dieci ballerini del corpo di ballo BESA – che segue col fiato sospeso tutta la narrazione.
Questa sera, però, si è voluto andare oltre. Visto che a Mezzojuso e la lingua arbëreshe è ormai scomparsa, l'Unione dei Comuni BESA e la ProLoco di Piana degli Albanesi hanno pensato di presentare una lettura del testo in italiano prima della drammatizzazione in lingua arbëreshe, eseguita da Vincenzo Bovì (il nonno), Anna Maria Salerno (Flutura) e da me, nel ruolo del fratello.
Mancano pochi minuti all'inizio, mi siedo accanto al regista e mtri confida «La sfida è stata di portare in scena l'albanese che si parlava circa quattro secoli e mezzo fa. Ma i ragazzi sono bravi e so che anche questa sera faranno sì che tutto diventi intuibile e comprensibile».
I tre attori, in effetti, hanno dovuto fare un doppio sforzo: imparare un albanese "puro" - non ancora contaminato dalle parole siciliane e italiane - e rendere viva e comprensibile all'orecchio dello spettatore – soprattutto arbëresh - una "lingua ricostruita". Finora la sfida è stata sempre vinta, infatti, lo spettacolo ha ottenuto buone critiche sia di Santa Cristina Gela che di Piana degli Albanesi.
Foto_2A proposito di difficoltà, chiedo al regista qualche altro consiglio per interpretare meglio il mio personaggio «Tu sei la persona più equilibrata del dramma, perché sei l'unico ad avere i piedi per terra» mi dice pacato «Vedi, tuo nonno sa di essere un nostalgico affabulatore tanto da cadere vittima nella rete della sua stessa fantasia. Tua sorella, invece, è una bambina ingenua che viene influenzata dalle storie mitiche che il nonno le racconta. Tu no! Nonostante la tua giovane età, sai che impossibile ritornare nella terra natia, che qui chiamiamo "kushediku" . C'è una frase che può aiutarti a capire l'importanza del tuo personaggio: La nostalgia è voluta esclusivamente dai poeti. Chi vive qui, vive bene. Ma tu, nonno, sogni e fai sognare voli impossibili ».
Ore 21:45, mi trovo dietro le quinte, è tutto pronto. Manca soltanto il nostro "rito apotropaico" – che non posso rivelare - e poi si entrerà in scena. Il cast composto da sedici persone è concentratissimo. Si spengono le luci, silenzio in sala e una musica orientale echeggia nel Castello: anche questa sera la Flutura volerà nel cielo di Mezzojuso.


Note
1) Ultima rappresentazione dopo le date di Santa Cristina Gela (8 agosto 2010) e Piana degli Albanesi (23 Agosto 2010). Tutte e tre le esibizioni teatrali rientrano nelle attività del Laboratorio Teatrale ricompenso negli interventi comunicativi attuativi ex. L 482/99 per l'es. 2007 (Progetto "Fabrika e fjalëvet 007").
2) Traduzione : Questa sera è l'ultima! 

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