Manoscritto inedito del papàs Andrea Figlia (1764)

Scritto da Pietro Di Marco il . In Mezzojuso

Relazione del Rev. Papàs Andrea Figlia da Mezzojuso diretta al Rev.mo Papàs Paolo Parrino, Rettore del Seminario Greco-Albanese di Palermo e Parroco della Parrocchia Greca della medesima città, sugli albanesi stanziatisi nella Capitanata di Puglia.
Scritta da Napoli il 12 giugno 1764.
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Trascrizione a cura di Giuseppina e Pietro Di Marco – Mezzojuso 22 maggio 2008



Napoli 12 giugno 1764

                                               R.mo Sig.re Sig.re e Pre.mo Golemmo


In sequela de' venerati cenni di V.S. R.ma in più sue carte nelle quali mi comanda far accurate diligenze della venuta di nostre Colonie Albanesi che in Capitanata di Puglia si rattrovano stabilite, e con ispecialità di quelle, che esistono nella Provincia di Lucera, cioè Chieuti, Ururi, Portocannone, Campomarino, S. Croce di Magliore, San Paolo, Montecilfone, non essendomi stato permesso, prima di questo tempo, per le gravi cure di mia carica usare ogni attenzione, non risparmiando ne fatiga, ne denaro, mi è riuscito solamente per ora avere le quì sottoscritte notizie, quali in righetto notate gl'e le rimetto con il suo Alunno D. Giuseppe Mandalà, in atto di quell'attenzione, che fin da tenera mia età Le sono tenuto.

Principiando di Chieuti, stà egli situato due miglia distante dalla Serra Capriola, e tre miglia dall'Adriatico, in pianura, e per ogni parte aperto, gode la vista dell'Adriatico sudetto, ed altre Terre vicine, d'aria perfetta: come sono, gl'altri luoghi da nostri Albanesi abitati. Viene questo Paese circondato delle sue muraglia sufficienti per guardarsi dalle scorrerie, che fanno i Turchi, nel mare Adriatico, e piene (n.d.r.: tiene) due Porte, una a mezzo giorno, e l'altra a Settentrione; il suo territorio è fruttifero a produrre grano, ed'ogn'altra sorte di biada. Conservano gl'abitatori lo spirito di veri Albanesi ed in quanto allo rito sono stati del nostro rito Greco, ma ora pochissimi, che l'osservano al numero d'anime 300. E quantunque da me si fosse usata ogni attenzione per poterli mantenere nell'antico costume; pur tutta volta non mi è riuscito doppo tante liti disturbi, e d'omicidij per la malissima condotta de nostri Preti, che di mantenere injus nella Chiesa col titolo d'Arciprete; essendovisi però intrusi i Latini da 20 anni a questa parte, ivi amministrano li loro Sagramenti.

In quanto all'anno dell'arrivo di questa Colonia non mi è riuscito d'appurare propriamente il tempo de primi abitatori stante molte scritture antichissime che si rattrovano nell'Archivio di questa Università furono date alle fiamme per l'incuria e la poco cognizione de Cancellieri pro tempore, che le conservavano; ma però fondatamente bisogna dire che fosse stata nell'anno 1468 e ciò si ricava, come Paolo II fù Papa dall'anno 1464 fin'al 1470. In una sua lettera a Filippo Duca di Borgogna, si legge presso il Cardinal di Pavia Epistola 163, «Albanenses partim, regi gladio sunt, partim in miseram servitutem abducti ; oppidaque ante hac pro nobis Turcarum substinuerunt impetus, inditione eorum venerunt, vicinae gentes, quae Adriaticum mare attingunt, propinquo metu exterritae tremunt, ubique meror, ubique luctus, ubique mors, et captivitas ante oculos sunt. Audire miserum est quanta omnium rerum sit conturbatio, lacrimabile inspicere navigia fugientium, ad Italos portus appellare, familias quoque Egentes pulisas sedibus suis passim sedere per littora manus que in totum tendentes lamentationibus cuncta implere».

Maggiormente mi vado a persuadere, che fosse stato in detto tempo l'arrivo de nostri nel quale anco vi regnò il Re Ferdinando I chiamato il Re Ferrante avendo osservato un diploma concesso a Campomarinesi in detto tempo, che per brevità non lo trascrivo, volendolo però, lo farò subito coppiare ed autenticato dalla Regia Camera gl'elo rimetterò.

Nell'anno poi 1495 - 31 - di ottobre nella Camera della Summaria vi si legge un privilegio concesso da Ferdinando II a sopradetti Campomarinesi la di cui copia si conserva nell'Archivio dell'Università e principia del tenor seguente:

«Robertus Picciola de Neapoli Regiae Camerae Summariae ordinarius Scriba, et subtitutus Magnifici Regii Conservatoris quaternionum dictae Regiae Camerae, quoniam perquisitis dictis registris in registro intitulato quaternionum primo folio 62 extat registratum privilegium expeditum per Serenissimum quondam Regem Ferdinandum II sub datum in felicibus castris ad Sarnum 30 ottobris 1495 super vero ...» mi riserbo anche rimetterLe la copia di detto privilegio, se a premura d'averLa. Esistono anche privilegij per l'altre respettive Colonie nell'istessa maniera e nell'istesso tempo, e si rattrovano registrate in Camera.

Al secondo, che mi ricerca, cioè se le famiglie vennero tutt'insieme, o alcuni prima, altri doppo. Non è da dubitare, che le famiglie non vennero tutte nell'istesso tempo, ma siccome venivano vessate dalla Tirannide invasione de Turchi per la loro Provincia, così queste pigliavano partito, e si risolvevano di darsi alla fuga raccogliendo per quanto di prezioso gli riusciva di poter seco loro condurre, e per questo abbiamo famiglie, che furono le prime quì giunte nell'anno1468, come quelli di Chieuti, Ururi, Portocannone, Campomarino, S. Croce di Magliano, e ciò si rileva, e dalle capitolazioni da loro fatte, e dai privilegij a loro concessi.

Altre famiglie vennero nell'anno 1583. Tale fu la famiglia dei Sassi, che oggi mi si assicura dagl'Officiali del mio Regimento convicini alla Terra dei Sassi nella Provincia di Cimarra presso ai monti Acroceraunij, che si ricordano anche in quel luogo il tempo della fuga de loro Compatriotti essendosi fatti capi delle famiglie fuggiasche Giorgio Sasso, e Mercurio Sasso, che viveano in quel tempo, ed ora si conservano detti nomi de Progenitori nelle persone di mio Zio, e mio Socero l'uno col nome di Giorgio, e l'altro di Mercurio, oltrediche anche li loro stabili si rattrovano posseduti dalla gente di loro fazione, avendo per la mancanza di questi restato desolato con poche famiglie il sudetto Paese dei Sassi se bene coll'andar del tempo si è popolato ma però la maggior parte da Maumettani essendosi quasi persa l'idea del Cristianesimo; vi sono soldati del Regimento di detto luogo che per tradizione mi anno di ciò ben informato. Questa famiglia nel suo arrivo si è divisa porzione con il Mercurio, e Giorgio, si è stabilita in Chieuti, altri in Portocannone. Nell'anno 1680 capitò nell'Adriatico la famiglia di Giorgio di nazione Greca fuggita dal braccio di Maina guidata da due Sacerdoti Giorgio, e Macario Sevastò, e perchè non vi era rito Greco in altre Colonie solo chè nella nostra di Chieuti in questa da Monsignor Ferdinando a Picella fu stabilita detta famiglia.

Qui mi si presenta occasione di rapportarLe come la maggior parte delle famiglie vennero dalli cantoni dell'Epiro adiacenti ai monti Acroceraunij dove la Provincia di Cimarra è compresa, stante dalla medesima si rattrovano spopolati li Paesi, come del Paese de Golemmi venne questa famiglia Golemmo, che oggi si rattrova in Chieuti, anzi chè questa famiglia è stata contradistinta per li privilegij avuti per il valore di due Capitani addetti al servizio di questa Corona, e conservano le Patenti, e privilegij li loro successori in Chieuti.

Dal Paese de Figliati, così chiamato, che oggi si vede spopolato da qualche era nel 1400 essendo stato un paese grandissimo, e di nobiltà che sempre ha prodotto, e produce all'Albania buona, e bellicosa Gioventù, lo chè dagl'Officiali del Regimento a loro confinanti vi si attesta. Ne venne dunque la detta famiglia oggi di Figlia, che la maggior parte di loro si è stabilita in Mezzojuso, porzione nella Piana, ed altri anche in Puglia. Così dal luogo dei Cucci che si vede anche questo spopolato ebbe origine la nostra de Cucci bastantemente grande e diramata in più Paesi in Sicilia; e nel mio Regimento in quantità vi si recluta in detto Paese, onde è che vi sono molti Cucci.

Nell'anno 1743 dalla Terra di Pichierni Provincia di Cimarra per forte attacco avuto coi confinanti Golemmi, e Borsci un tempo Cristiani oggi però ridotti la maggior parte di loro al Maumettismo, furono costretti li Pichierni doppo sanguinose, e lunghe zuffe fra di loro per i monti Acrocerauni finalmente perchè di minor numero, e quelli di più forzze darsi alcuni in fuga, ed altri nelli contigui Paesi di Lurovo, e Cimarra rifuggiarsi Li primi approdarono in Brindisi, dove compita la loro contumacia furono dalla Maestà del Re benignamente accolti, ed ordinati tre Officiali del nostro Regimento, cioè due Capitani D. Costantin Blassi, e D. Pati Gini, una con l'Aggiutante Maggiore di quel tempo Capitan D. Demetrio di Micheli, dalla fede de quali è buona condotta ne aveva la Corte bastanti prove, da questi dunque furono condotti per li feudi, e di loro piacere scelsero il luogo detto la Badessa membro della Terra di Pianella, ed ivi proveduti di bestiami, strumenti Rurali, e tutt'altro necessario a fabricare case, e coltivare terreni. Eresse, e dotò il Re la Chiesa in cui dovessero professare il rito Greco senza punto essere molestati dai Vescovi pro tempore, sotto la cura de Sacerdoti da loro condotti D. Macario Nica, D. Demetrio Atanasi, D. Giuani Nica, D. Spiridione d'Andrea, D. Micheli Spiro d'Andrea; e fra questi fu prescelto il Padre D. Macario Nica Basiliano, al quale datali la cura di Paroco continua tuttavia con zelo, ed amore a coltivare il piccolo grege alla sua cura commesso. Qui è da notarsi, che non piccola ammirazione e divozione anno concepito quei convicini Paesi osservando dei prodigij grandi che da una Immagine della Vergine S.S.ma detta di Cremevova da loro condotta con somma venerazione, e rispetto servendogli di guida alla loro intrapresa fuga. Vi ci concorrono a folla a visitare questa Venerabile Immagine, e invasati da Spiriti Maligni, e soopij, e da ogni male afflitti, quali con fiducia invocato il Santissimo Nome di Maria restano contenti, e cumulati di grazie, e favori ritornano sani, e salvi contenti nelle loro case.

Al terzo che mi ricerca cioè se coi nostri vi furono de Greci Levantini Coronei.  

Egli è molto certo, che con loro o prima, o doppo vi vennero dei Coronei, e tali sono stati quelli che furono ad abitare S. Croce di Magliano osservandosi dall'esenzione di gabelle che ancora godono come Coronei contuttochè vi è in detto luogo affatto perduta la memoria di Grecismo e d'Albanese, solo vi sono rimasti alcuni pochi termini, ma conservano la Chiesa Greca con tutte le sue sacre supellettili dedicata alla SS.ma Croce, e si celebrano di precetto le due festività della S. Croce tanto de 3 di Maggio per l'Invenzione, quanto de 14 di Settembre per l'Esaltazione.

Vi è inoltre Campomarino; che li primi abitatori furono condotti da un Cavaliere Coroneo Dimitri Mega Duca e questi doppo la sorpresa di Costantinopoli, per mantenere la Religione con quante famiglie gli riuscì raccogliere, venne in Napoli ed al Re di casa d'Aragona, che in quel tempo regnava gli fu benignamente concesso Campomarino, che dal sudetto Signor di Mega dati li primi edificij fabricò detto luogo in forma di Castello, come si osserva che poi per la venuta delle forzze Ottomane avendo di fatto Otranto, Brindisi, ed altri luoghi della Puglia al lido dell'Adriatico, non essendo lui sicuro in detto Castello, che sta situato sopra un pendìo che per Occidente cave (cade) nel luogo, dove entra il Biferno nel mare Adriatico; come pure da Settentrione hà un altro pendìo, che cade al lido del mare, onde per isfuggire da ogni pericolo, che mai potesse essere per le scorrerie de Turchi lasciate le famiglie in abandono nel Castello pensò di passare in Venezia luogo più sicuro per la sua persona; ma appena giunto in Ancona, che aggravato da male finì di vivere; cosicchè le famiglie Coronee restate vedove per la morte del loro Duce ricorsero alla protezione del Sovrano, dalla quale ottennero molti privilegij, che anche adesso conservano, e ne ànno prodotti documenti, in Regia Camera per mantenere li loro jussi, ed infatti li riuscì guadagnare la gran lite di loro tenenza col loro Barone e con questa recuperarono molte difese all'Università spettanti. Passò questo feudo poi in persona di Andrea di Capua per concessione fatta dal Re Ferrante nell'anno 1495 in ricompenza di fedeltà a cagione della ribellione del Conte Cola di Montagano, e con esso di casa Calenda, e di molti altri feudi appartenenti al detto Contado di Montagano. Il Capocelatro è ed'il Sumonte ampiamente ne parlano su questo particolare. Nell'anno 1641 fu venduto ad Orazio Marullo di nobilissima famiglia della Città di Barletta col titolo di Marchesato, ed è registrato nella situazione del Regno dell'anno 1669. Ora però i Marulli ànno il solo titolo di Marchesi, e di essa Terra ne tiene la Signoria il Sig. Duca di casa Calenda trasferita a lui col titolo di  compra da 40 in circa anni da questa parte.

Vi sono molte altre Colonie di Coronei in Puglia, che per brevità li tralascio riserbandomi con miglior tempo darLe altre notizie.

Con sommo nostro dolore, ed afflizione è giunta qui nelle mani del nostro Sig. Marescial Carafà Coronello del Regimento l'opera dell'Abbate D. Pompilio Rodotà, ma siccome il medesimo non ave avuto idea d'illustrare la nazione, ma per suoi privati fini da pertutto opprimerla e trombettarla, così non poco scandalo, e rancore nell'animo di tutta la nazione ave dato, e qual Giuda ave tradito la nazione per l'avidità di rapportar guiderdoni di pensioni e benemerenze dalla Corte di Roma che Egli serve: ma è costume di questa nazione di Calabria vantare lo spirito di contradizione per l'odio, che internamente conservano al rito Greco danno in gravissimi errori; così molti Preti, che capitano qui in questa dominante con non poca ammirazione non dei Greci, che dei Latini istessi sparlando per il rito s'affolano per le Chiese per la paga di un miserabile carlino celebrano la loro Messa col cerimoniale e vestir alla Latina, materia alla Greca, ed or con l'uno, ed or con l'altro, si lasciano di fare una mescolanza di riti mettendo, quasi, in riddicolo la serietà de nostri sagri riti. Lo stesso ancora ad'insinuazion del suo suggetto, un villaggio, pochi anni sono, tediati dal soave, e sacro giogo di nostro rito lasciate le ormi de loro progenitori fecero la maggior parte lo scelerato transito, con l'idea di perdersi la memoria del Grecismo. Ma venendo in Napoli li più zelanti di loro con quelle tremende parole in bocca «exurge Domine, et judica causam nostram» ricorsero al Trono del nostro Sovrano, e fu ordinato per la Segreteria dello Stato Ecclesiastico, che subito avessero ripigliato il rito Greco, e che li due Preti disturbatori subito esiliati dal Regno, come eseguì.

L'istesso Abbate Rodotà, che con la bolla del '42 [n.d.r.: Bolla di S.S. Benedetto XV 1742] etsi pastoralis tentò di introdurre pregiudizij, che poi non ebbe effetto per il Regio assenso, che il Re non ha voluto concedere; ritorna ora in Catedra, e con la sua Istoria del rito Greco in Italia procura maggiormente adulare la Corte di Roma per li suoi privati fini, ma non essendo stata accettata la sua opera anzi con  qualche impegno da Offiziali del nostro Regimento vi si rispondè facendo conoscere palpabilmente le sue imposture, cosichè ne lo partecipo a V.S. Rev.ma per la venerazione che Le conservo, acciò dovendo dar alla luce la sua Istoria, che è desiderata con molto piacere, procuri prima di darmi qualche notizia del suo assunto, e delle sue notizie, perchè camini consone con queste sopra ed io in risposta le communicherò con Capitan Dandalo acciochè imprestate l'acque l'uno all'altro riuscirà di più gradimento alla pubblica aspettazione; così siamo rimasti d'accordo col sudetto Capitan Dandalo, che si rattrova aver raccolta gran materia sull'istesso assunto dell'Istoria dell'Albania, e loro origine. Se farà menzione nella sua Storia del Regimento e del suo valore in occasione dell'ultima Campagna di Veletri (n.d.r.: 11.08.1744), anche me lo accenni, che li manderò distinta, e veridica relazione, lo chè non à fatto il Rodotà dando lode solamente alli due Greci Corafà lasciando in silenzio il valore de nostri Albanesi; motivo per cui strepitano, e da loro potremo, anche avere l'aggiuto di Costa per la spesa della stampa, essendosi con me buona parte dei nostri esibiti. Queste infine sono le notizie, che per adesso mi è riuscito rimetterle riserbandomi dell'altre e pregandola di voler compatire la tardanza, come anche la libertà m'ò preso nell'accennarle quest'ultimo Capitolo raccomandandole caldamente il Giovane esibitore D. Giuseppe Mandalà, il medesimo per lo spazio di due mesi che à con meco abitato, non à mancato continuamente all'applicazione sì di Lingua latina, come di Lingua Greca come anche con buona edificazione alla frequenza dei Sacramenti per ogni otto giorni a segno tale che si ave guadagnato l'affetto di tutti; ed io se fossi certo del piacere dei suoi Parenti l'avrei trattenuto meco per mio sollievo, La prego dunque guardarlo con il suo occhio benigno e prevenendoLa di non far mai memoria col Signor Merescialli di quanto da me viene avvisato, col baccio delle sacre mani salutando il Signor D. Basilio, P. Luca, e mio Coggino D. Melchiore, così anche tutti li suoi Allunni resto,

di V.S. R.ma

Napoli lì 12 Giugno 1764

P.S. vi saranno degl'errori, compatirà alla poco avvertenza, e cognizione del segretario, e le b. l. M. [N.d.R.: le bacio le Mani]


Umilissimo Devotissimo ed Obbedientissimo Servitore Vostro 

Andrea de Figlia




Annotazioni presenti nella carpetta (formata da un foglio uso bollo) scritte con macchina da scrivere, a cura di Papàs Lorenzo Perniciaro.


·        D. Baslio Stassi, fratello di Mons. Giorgio Stassi, il quale allora era Vice-Rettore del nostro Seminario Greco di Palermo (Cfr. Manoscritto del Chetta foglio foglio n. 207 - 2^ facciata).

·     D. Melchiorre Masi, zio pure dell'Arcip. Francesco Cuccia, il quale fu Economo Spirituale di questa Arcipretura dal 18 novembre 1769 al 10 maggio 1775 in sede vacante dopo la morte dell'Arciprete Nicolò Figlia. Il medesimo Masi fu anche Padre Ministro del nostro Seminario nello stesso periodo di D. Basilio Stassi. (Cfr. Chetta, idem).

·         D. Paolo Parrino della Colonia di Palazzo Adriano fu Rettore del Seminario dal 1746 al 1765 coadiuvato da D. Basilio Stassi e da D. Melchiorre Masi.




Annotazioni manoscritte presenti nella carpetta a cura di Papàs Lorenzo Perniciaro.

  

·         Il Rev. Papàs Paolo Maria Parrino, nacque a Palazzo Adriano (Palermo) il 25-I-1710. Fu diretto negli studi e nella formazione spirituale del P. Giorgio Guzzetta, che poi lo nominò Rettore del Seminario da lui fondato. Egli fu il 1° Rettore del Seminario che resse dal 1746 al 1765 coadiuvato da D. Basilio Stassi di Piana e da D. Melchiorre Masi da Mezzojuso.

Il Parrino fu un prezioso collaboratore del P.G.Guzzetta agli inizi della vita dello stesso Seminario.

Scrisse in latino un'opera, rimasta inedita, dal titolo "De Perpetua Ecclesiae Albanenses consensione cum Romanam, che trovasi presso il Seminario Greco di Sicilia.

Morì il 3-V-1765. (Cfr. Prof. P. Petrotta Gaetano «Popolo Lingua e Letteratura Albanese» p. 475 - 476).

·         Giuseppe Mandalà di Giorgio e di Laura Filippi battezzato il 10 febb. 1742 (Cfr. Reg. Batt. Foglio 53 bis n. 501) sposò con Da Angela Milazzo di Giuseppe Antonio e di Susanna Masi il 30-I-1772.

·         Papàs Giuseppe Mandalà - Cappellano della Madrice S. Demetrio di Piana (Cfr. Reg. Batt. 29-7-1772 pag. 289).

·         Papàs Luca Matranga (Nicola Luca Rosario) di Francesco e Maria Schirò (battezzato dal Parroco Francesco Guzzetta il 27-3-1727 (Cfr. Rg. Batt. - Madrice Piana foglio 128). (Dott. in S. Theologia dell'Oratorio dei PP. Filippini di Piana). Morto il 17 luglio 1781 (foglio 86) a 54 anni circa - sepolto nella Chiesa di S. Giorgio. Successe all'Arciprete Papàs Giorgio Stassi (Cfr. Rg. Batt. Del 6-I-1764 foglio 153). P. G. Stassi fu Rettore del Seminario, Parroco della Parrocchia di Palermo e quindi Vescovo Ordinante.




Parte del manoscritto viene citato, con trascrizione diversa, nell'opera di Nicolò Chetta, Tesoro di Notizie su de' Macedoni, Contessa Entellina, 2002 -Introduzione di Matteo Mandalà, Trascrizione di Giuseppe Fucarino, al Cap. III - Ulteriori contezze dell'abitazioni degl'albani - paragrafi 232, 233, 234 da pagina 468 a pagina 471. 




(La redazione di Jemi ringrazia il Prof. Di Marco e la Dott.ssa Giuseppina sua figlia per aver voluto divulgare questo prezioso ed inedito documento attraverso il nostro sito internet. LB)

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