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29 Gennaio 2009
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Libri in recensione
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| "Minoranze linguistiche in Puglia" uno studio di P. Bruni |
| Presentazione a Lecce |
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Lo studio di Pierfranco Bruni è un testo importante non solo perché
spiega tante cose ignorate dai più e perché è una felice opera di
sintesi, ma anche per gli spunti e le riflessioni che solleva. Tra queste mi permetterò di soffermarmi su alcuni
aspetti. Il primo è laddove (pp. 37 e seguenti) si spiega molto bene
che la tradizione permane e fruttifica dentro di noi, “La grecità non è
soltanto una forma simbolica. E’ l’essere che attraversa le nostre
coscienze. Anzi è la nostra coscienza che diventa consapevolezza di un
processo che è sì culturale ma che diviene profondamente etico ed
esistenziale in un quadro di valori la cui eredità è nel rispetto delle
appartenenze”.
Qui è un punto fondamentale non solo della tematica affrontata nel testo, ma anche della realtà attuale. Quello che vorremmo, in una realtà complessa come la presente, è il saper coniugare insieme tradizione innovazione rendendoci conto che la civiltà non è solo un’unione di linguaggi, ma anche di codici, di simboli, di significati che costituiscono e devono costituire il senso del nostro essere.
Di qui nel libro il giusto rilievo dato, ad esempio, alle identità etniche della Magna Grecia e al suo modo di permanere nello spazio e nel tempo. Vorrei dire che, pur nel tumultuoso vortice delle novità, dovremmo essere accorti custodi dei tanti saperi che si sono avuti nel corso della storia e che continua a sussistere e a saper infondere, a chi sa intenderli, linfa vitale.
Su tale vissuto vanno intese, a mio modo, le pagine dedicate al tarantismo, a Comuni come San Crispieri e San Marzano, come alle realtà italo-albanesi nella provincia di Foggia. In tutto il libro vive non solo la spiegazione delle difficoltà che queste cosiddette culture “minori” o soggiogate, hanno vissuto, ma come esse siano riuscite, malgrado tutto a permanere e a influire su costumi e modi di vita.
A me pare pertanto importante e significativo che vengano pensati e pubblicati libri come questo che non sono mera erudizione, né intendono riproporre come attuale una realtà che pure c’è stata nella storia, quanto a mostrare come il cammino, quello che noi siamo come salentini, come pugliesi, è un intreccio di voci diverse che in qualche modo hanno coabitato e coabitano con noi. Un passato da non liquidare come remoto, ma da conservare gelosamente per meglio comprendere chi noi siamo.
E’ davvero la storia della nostra tradizione, delle nostre radici, forse non le uniche, ma comunque elementi fondamentali di un processo storico. Particolarmente chi si interessa di educazione dovrebbe comprendere, far propri e poi spiegare come la civiltà non è né un puro aprirsi agli altri, e neanche una pura contrapposizione, ma una lenta e difficile – talvolta contrastata – mediazione. Se riusciremo a capire questo, forse sarà anche più facile affrontare le questioni dei nostri giorni.
Per questo non posso che apprezzare il lavoro promosso da Pierfranco Bruni.
Anna Maria Colaci
Università del Salento
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