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22 Aprile 2010
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Arberia e dintorni
C’èra una volta, un arbërëshë che aspirava di vedere suo figlio, divenire un grande scultore, quando quest’ultimo raggiunse l’età idonea, lo inviò a Firenze, presso la bottega di un grande artista per imparare e diventare un grande maestro.
Riempi al figlio, una borsa di danari, frutto di tanti anni di duro lavoro nei campi, sicuro di poter vedere realizzato il suo sogno.
Con grande stupore dopo pochi mesi vide tornare il figlio con un carro colmo di attrezzi e fiero del buon affare che aveva concluso; caro padre, esclamò, invece di perdere tanto tempo nella bottega del maestro, ho pensato bene di concludere un grande affare, ho comprato tutti i suoi attrezzi, ora non ci resta che comprare il marno.
Ho voluto raccontare questa storia che racconto uno dei miei primi maestri d’ascia qui a Napoli, mi colpì così tanto che l’ho sempre tenuta a mente ogni qualvolta ho dovuto affrontare delle scelte progettuali o interpretative in campo del rilievo e storico.
Il lavoro dell’architetto, presuppone una competenza multidisciplinare non da poco, essa si acquisisce nel campo, col duro lavoro, la frequentazione assidua dei cantieri e la perfetta conoscenza della storia del sito, parafrasando il racconto di prima il mestiere di architetto si apprende nelle botteghe, non comprando gli attrezzi del maestro, digitali o meno che siano.
Non si può, la mattina, essere distratti, vedendo agli operai che divelgono gli elementi caratterizzanti di un manufatto e il pomeriggio attenti alle mutazioni in atto, dando la colpa a sconosciuti e irresponsabili personaggi.
Le soluzioni ai problemi più complicati che l’uomo si e accinto a risolvere, li ha sempre avuti sotto il naso; è pur vero che se si gira il mondo d’arberia tenendo fisso lo sguardo all’interno di un obbiettivo, la prospettiva si restringe e si deforma diventando funzione dall’ottica che si adopera, a tal proposito sarebbe il caso di guardare prima e poi inquadrare; anche se personalmente preferisco la visione diretta e lasciare ad un fotografo di mestiere la responsabilità di inquadrare e fotografare.
Il mestiere di Architetto è un’arte, non finalizzata a progetti avveniristici irrispettosi della storia o espressione di assurde teorie, l’architetto è uno studioso e assiduo frequentatore e cultore dei luoghi oggetto d’intervento.
Dare una valenza alla minoranza d’arberia, che nello scenari di Calabria dopo aver assolto al laborioso incarico che ci fu affidato dai Principi di Bisignano, non riescono a collocarsi in un idoneo ed opportuno circuito produttivo della provincia; il nuovo modo di porsi in un circuito è quello del turismo e dell’ospitalità, sostantivo che ci ha sempre contraddistinti.
Opportuni recuperi di antichi manufatti, arredati secondo i canoni arbërëshë, rivisitazione di piatti tipici, possono diventare l’offerta per una vacanza in suggestivi scenari colmi di allegorie antichi sapori, ove il turista pagante, si può dilettare spensierato a immortalare le immagini d’arberia.
Atanasio earch. Pizzi
P.S. Le vecchie targhe toponomastiche di metallo bombato, esse in realtà sono di lamiera ceramicata e la loro forma concava serviva a dare rigidità alla lamiera, poiché la ceramica ha poca resistenza agli sforzi di flessione; l’industria siderurgica in forte crescita agli inizi del secolo scorso produceva ogni tipo di recipiente per usi civili, la ceramica garantiva robustezza, versatilità di utilizzo e igiene; fra questi recipienti erano compresi persino i………………….
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