Il Pontificio Collegio Corsini degli Albanesi di Calabria

Scritto da Archimandrita Eleuterio F. Fortino il . In San Benedetto Ullano - Shën Benedhiti

Riportiamo un articolo di mons. Eleuterio F. Fortino sulla nuova pubblicazione sul Collegio degli Albanesi di Calabria di Maria Franca Cucci. Il nuovo studio, scritto sulla base di una documentazione archivistica, completa quello classico di A. Zavarroni sulle origini di quel Collegio. Lo studio della Cucci copre l'intero arco storico (1732-1923):
.


 

I precedenti

Una Comunità minoritaria, e specialmente in diaspora, non può sopravvivere a lungo senza un solido supporto della propria cultura che costituisce per essa il sicuro fondamento e un cemento della propria identità. A questo scopo si indirizzano le istituzioni e gli strumenti che promuovono la dimensione culturale. Gli albanesi di Calabria e dell'Italia continentale, che per l'aspetto religioso vivevano nella tradizione liturgica bizantina, immigrati in Italia in varie riprese nei secoli XV-XVI, hanno ricevuto questo essenziale sostegno da un Collegio appositamente creato per loro nel 1732 da Papa Corsini, Clemente XII. Questa istituzione di formazione culturale e teologica che poteva conferire anche la laurea in Sacra Teologia  (Bolla Praeclara Romanorum del 1739), assieme alla connessa creazione di un vescovo ordinante per il rito greco, ha costituito l'asse portante della vita della Comunità cattolica bizantina in Calabria. Un accurato e documentato studio ora ricostruisce, con amore ed acribia, la sua storia bicentenaria e descrive il suo vitale contributo culturale e spirituale (Maria Franca Cucci, Il Pontificio Collegio Corsini degli Albanesi di Calabria - Evoluzione storica e processo di laicizzazione, Brenner Editore, 2008, pp. 424). La pubblicazione, basata su una documentazione, per la maggior parte inedita, reperita negli archivi ecclesiastici (Congregazione di Propaganda Fide, Congregazione per le Chiese Orientali) e civili (Archivio Centrale dello Stato, Archivio di Stato di Napoli, Archivio Storico-Diplomatico del Ministero degli Esteri, Archivio di Stato di Cosenza), è inserita nella specialistica collana "Biblioteca degli Albanesi d'Italia" dell'Editore Brenner di Cosenza e diretta da Italo C. Fortino dell'Università degli Studi "L'Orientale" di Napoli.

Nella stessa collana, la pubblicazione è stata preceduta dalla ristampa di due opere fondamentali sull'argomento: la Storia del Rito Greco in Italia di Pietro Pompilio Rodotà, scriptor graecus della Biblioteca Apostolica Vaticana, in tre volumi, Roma 1758, 1760, 1763; e la Storia del Collegio Corsini di S. Benedetto Ullano dello studioso calabrese A. Zavarroni, Napoli 1750. Le ripubblicazioni hanno avuto luogo rispettivamente nel 1984 e nel 2001. La storia dello Zavarroni riguarda direttamente "L'erezione del Pontificio Collegio Corsini Italo-Greco di Ullano e l'Istituzione del vescovo titolare di rito greco per l'istruzione degli Italo-Albanesi del medesimo rito e per la promozione ai Sacri Ordini". La sua ristampa è stata arricchita da una prefazione dello storico Francesco Russo e da una postfazione del curatore Domenico Morelli. Anche alla ristampa anastatica dei tre volumi di Pietro Pompilio Rodotà è stato premesso un ampio studio introduttivo di aggiornamento di Vittorio Peri, pure egli scriptor graecus della Biblioteca Apostolica Vaticana, su "Pietro Pompilio Rodotà e gli studi sulla Chiesa bizantina in Italia" (vol. I, pp. 5-76). Il Peri nella sezione sulla Chiesa italo-albanese osserva: "Una delle caratteristiche più salienti dell'immigrazione definitiva in Italia di intere comunità albanesi...è rappresentata dalla conservazione da parte loro non solo del rito greco-bizantino nella liturgia, ma anche del proprio clero e della struttura gerarchica e della disciplina canonica proprie della Chiesa d'Oriente". Nello studio del Peri vengono presentati i nuovi contributi bibliografici sull'intera vicenda della Chiesa bizantina in Italia, tanto della fase italo-greca (sec. VI-XVI) quanto di quella italo-albanese (sec. XV-XX).

 

La ricerca della Cucci

La nuova ricerca della Cucci abbraccia l'intera storia del Collegio Corsini: la sua erezione (1732), la sua evoluzione, il decisivo ruolo ecclesiale e culturale esercitato, e specialmente dopo l'unità d'Italia il progressivo allontanamento dal suo scopo religioso iniziale fino alla completa laicizzazione, a causa di interferenze ideologiche risorgimentali e massoniche, finendo per diventare un generico ginnasio-liceo statale (1923). E' stata comunque una storia nobile di una istituzione voluta dalla Santa Sede in favore di una espressione ecclesiale bizantina nell'ambito della Chiesa latina. Quella istituzione ha garantito la sopravvivenza della Comunità bizantino-albanese, quale presenza culturalmente dinamica in permanente contatto con la Chiesa latina circostante forgiando, non sempre senza tensioni, una mentalità di reciproca comprensione e di comunione nella legittima varietà di tradizioni liturgiche e disciplinari. La presa di coscienza del principio della legittima varietà, al di là della semplice disposizione alla tolleranza, ha costituito un elemento ecclesiologico importante.

Lo studio della Cucci, sulla base di una ampia documentazione, indaga le ragioni della fondazione di una tale istituzione sintetizzate nell'espressione "per la salvaguardia della Chiesa greca in Italia", quindi presenta la fondazione sulla base delle bolle pontificie, le regole per la vita interna del collegio: formativa, didattica, culturale e spirituale. In seguito si ripercorre l'evoluzione del Collegio nelle sue due fasi in cui chiaramente si distingue: prima a S. Benedetto Ullano (1732-1794) e quindi a S. Demetrio Corone dopo il trasferimento nell'antico monastero basiliano di S. Adriano (1794-1923). In questa seconda fase particolare rilievo viene dato all'analisi del Risorgimento che registra un rifiorire degli studi classici e letterari con una accentuazione dello spirito di azione politica che ha determinato una massiccia partecipazione alle lotte antiborboniche e una aperta ed attiva adesione alla lotta di Garibaldi. Non senza influsso di questa temperie culturale maturò il gesto eversivo di Agesilao Milano, ex alunno del Collegio, il quale ha tentato di assassinare il re Ferdinando II di Napoli.

Viene poi attentamente analizzata ed esposta la vicenda del Collegio durante il Regno d'Italia con le alterne vicende di tentativi di ridargli il suo orientamento ispiratore ed iniziale e di tendenze alla sua laicizzazione. L'ultimo capitolo è dedicato alla creazione dell'Eparchia di Lungro (1919) che può essere considerata come lo sbocco naturale e positivo dell'intera vicenda del Pontificio Collegio Corsini e della presenza in esso sin dalla creazione di un vescovo ordinante quale presidente del Collegio stesso. Agli albanesi di Calabria di tradizione bizantina venivano riconosciuti i diritti di normale Chiesa locale bizantina nella comunione cattolica. In tutta questa vicenda, durante i quasi due secoli di vita del Collegio, l'appoggio della Santa Sede è stato vigile e generoso. Alla conclusione del Collegio come seminario, la Santa Sede ha creato per gli italo-albanesi di Calabria e di Sicilia il Pontificio Seminario Benedetto XV a Grottaferrata (1918), disponendo che gli studi filosofici e teologici venissero compiuti negli Atenei romani con residenza nel Pontificio Collegio Greco di S. Atanasio.

La pubblicazione viene strutturata sulla successione e sull'azione dei singoli vescovi presidenti dal primo vescovo ordinante Felice Samuele Rodotà (1736) al primo vescovo ordinario della nuova eparchia di Lungro e rettore di S. Adriano Giovanni Mele (1919). Emergono tutti i problemi affrontati e le soluzioni date per gli aspetti istituzionali, economici, strutturali, formativi e sociali.

L'interesse prioritario dello studio è quello ecclesiale, per cui si insiste particolarmente sul suo ruolo a servizio della Comunità bizantina di Calabria - segnalando il servizio reso, le esigenze e le carenze di formazione liturgica, disciplinare e spirituale relative alla tradizione bizantina - e nello stesso tempo sul contributo dato alla formazione culturale albanese.

Nell'Istituto fu creata una cattedra di lingua e letteratura albanese e da quel Collegio, oltre al clero di rito greco, uscirono poeti, cultori delle tradizioni albanesi, scrittori in lingua albanese come (Giulio Variboba, Girolamo De Rada, Giuseppe Serembe, Francesco Santori, ecc.), ma anche giuristi e politici a livello nazionale come Pasquale Scura, ministro degli Affari Ecclesiastici al tempo di Garibaldi, Domenico Mauro, promotore dello spirito mazziniano della Giovane Italia in Calabria e Domenico Damis, generale dell'esercito regio.

L'esposizione dei lineamenti storici del Collegio è rigorosamente documentato in note di precisione certosina. Inoltre più della metà del volume (pp. 185-424) contiene un'ampia selezione di documenti che racchiude gli elementi trattati nell'esposizione. Si tratta di 125 testi, quasi tutti inediti, che sorreggono l'esposizione storica e nello stesso tempo aprono a nuove ricerche.

 

Un contributo ecclesiale specifico

Nella conclusione viene "giudicato in modo decisamente positivo il contributo del Collegio alla storia degli Albanesi d'Italia", tanto per l'aspetto civile quanto per quello peculiare religioso. Per l'aspetto culturale-civile la Cucci osserva che, esaurita con il tempo la sua funzione di seminario, il Collegio "come Istituto laico aprì nuovi orizzonti al mondo politico culturale italo-albanese ed albanese stesso; maturò in quelle comunità una nuova identità etnico-culturale in tutti i suoi valori". Per l'aspetto formativo - religioso in modo particolare, aspetto che costituiva il carattere specifico dell'istituzione, vengono messi in rilievo i vari traguardi raggiunti e, nello stesso tempo, rilevate varie carenze per influssi esterni e per debolezze interne che ebbero serie incidenze negative.

A questo proposito la Cucci scrive: "Nonostante la sua laicizzazione il Collegio ha richiamato con i mezzi di cui disponeva, l'attenzione sulle esigenze spirituali degli italo-albanesi, che, proprio in virtù di quel Collegio, hanno potuto conservare la loro tradizione religiosa. In  effetti fino all'ultimo, pur tra carenze, difficoltà e contrasti, ha continuato a formare il clero italo-greco di Calabria, il quale è stato sempre difensore convinto dei valori spirituali e umani della minoranza albanese in Italia".

L'Istituto è stato una fucina di educazione culturale e religiosa. Ed anche luogo in cui la tradizione bizantina non soltanto è stata conservata, ma anche, con i pochi mezzi a disposizione, incarnata nella cultura del luogo con il risultato della creazione di una tradizione locale, con l'adattamento del typikòn comune bizantino, in aspetti liturgici (paraliturgie, canto, ecc.) e disciplinari, di cui rimangono tuttora tracce consistenti, nonostante la chiara prevalenza, nell'ultimo mezzo secolo, della tradizione neobizantina greca nell'ordo liturgico, nel canto e nell'iconografia (Besa/Roma).

 

Da Besa Maggio 2008 

Блогът Click here очаквайте скоро..

Full premium Here download theme for CMS

Bookmaker Bet365.gr The best odds.

Articoli suggeriti