Abbandonarsi al processo di integrazione con le popolazioni latine o tentare di custodire le tradizioni tramandate dai padri? Il dualismo tra questi due atteggiamenti percorre le vicende degli arbëreshë sin dal loro arrivo in Italia e si intreccia con la storia dei luoghi in cui i profughi si rifugiarono.
Lo scritto di papàs Nicola Franco, riportato alla luce da Antonina, Massimo, Giuseppina e Pietro Di Marco,  ripropone il testo dell'intervento che il sacerdote di rito greco tenne a Mezzojuso durante una conferenza svoltasi nello stesso centro siciliano il 4 dicembre 1910. Dando ampie motivazioni storiche, papàs Nicola invitava i suoi concittadini a non abbandonare il rito greco fornendo numerose spiegazioni di carattere teologico e storico. Per gentile concessione del Prof. Di Marco e degli altri curatori che ringraziamo, Jemi ripropone, dopo 99 anni e nel giorno in cui ricorre la festa di San Nicola di Mira, questo testo il cui invito è ancora di straordinaria attualità. (L.B.)

Necessità di Mantenere il Rito Greco in Mezzojuso.

papàs Nicola Franco

Conferenza tenuta la Domenica 4 Dicembre 1910 

Biografia dell’Autore.

Nicola Franco (1835 - 1916)

Nato a Mezzojuso da Papàs Salvatore e da Anastasia Pravatà, entrò nel Pontificio Collegio Greco S. Atanasio di Roma e compì i suoi studi nel Pontificio Ateneo di Propaganda Fide conseguendo la laurea in S. Teologia. Dopo la sua ordinazione, avvenuta il 6 settembre 1860, lo troviamo a Venezia fino al 1867, in Corsica dal 1867 al 1887, nella colonia greca di Gargese; in Francia a Marsiglia nel 1893 ed in Albania a Berat nel 1898, ritornandovi nel 1914, ma solo per pochi giorni. Nei suoi ultimi anni si recò anche a Leopoli (nella Galizia Rutena) e in Ungheria per ben tre volte. Nel 1910 venne a Mezzojuso per predicarvi un novenario a S. Nicola. Fu soprannumerario alla Biblioteca Vaticana ed insegnò a Propaganda Fide. Benché abitasse a Roma quello che più gli stava a cuore era la riapertura del Monastero di S. Maria di tutte le Grazie di Mezzojuso. P. Nicola Franco moriva a Roma il 31 ottobre 1916. Scrisse in italiano e in francese. Le sue pubblicazioni sono: La difesa del Cristianesimo per l’Unione delle Chiese del 1910; Anticritique de la critique de l’Archimandrite Gregoire Zigavinos sur l’union des Eglises del 1911; Necessità di mantenere il rito greco in Mezzojuso del 1912; La Consacrazione Eucaristica nella Liturgia Greca del 1913. In Roma e l’Oriente: Il logos catichiticòs della domenica di Pasqua, attribuito a S. Giovanni Crisostomo; Vita gloriosa di Costantino il Grande da un codice greco vaticano; L’Apocalisse del prete Luciano di Kafar Gamala e la versione di Avito.


Venuto tra voi, miei cari compatrioti, a predicare il Novenario di S. Nicola di Mira, protettore di questo comune e titolare di questa chiesa di Rito greco, con mio grande dispiacere mi sono accorto, che il Rito greco, a cui apparteneva il gran Taumaturgo S. Nicola, va deperendo.

La popolazione di Rito greco diminuisce per la emigrazione, i Sacerdoti vanno scarseggiando, le sacre funzioni solenni vanno diminuendo, ed appena e con stento si celebrano le più necessarie per mancanza di risorse e di personale per l'assistenza.

Eppure il mantenimento del Rito greco deve essere di grande interesse non solo della Colonia Albanese, che  lo professa, ma anche degl'altri nativi di questo comune,  che   seguono il Rito Latino. Perché Mezzojuso è uno dei pochi paesi, che hanno il privilegio di avere i due Riti principali della Chiesa Cattolica, il Latino e il Greco, i quali rappresentano l'unità di Fede della Chiesa Cattolica nella varietà esteriore, e allo stesso  tempo  simboleggiano  le due   civiltà Cristiane l'Orientale e l'Occidentale, la Latina e la Greca, e sono come un compendio della Storia della Chiesa Cattolica.

Perciò  io vi prego di permettermi che vi parli della necessità di mantenere il Rito Greco in Mezzojuso e di degnarvi di onorarmi, di ascoltarmi con benevola attenzione, perché non intendo fare l'interesse della sola Colonia Albanese, ma di tutto l'intiero Comune di questo paese.


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