Annunciazione della Santissima Madre di Dio e sempre Vergine Maria

il . In Il Rito Greco-Bizantino

Annunciazione. Cipro XVII secoloNove mesi esatti prima del Natale la chiesa celebra l’Annunciazione della Santissima Madre di Dio e sempre Vergine Maria in una delle maggiori feste dell’anno liturgico bizantino. Il Concilio del Trullo (can. 52) ricorda che in essa, al pari dei sabati e delle domeniche della Grande Quaresima si celebra la Divina Liturgia di S. Giovanni Crisostomo anziché quella dei Presantificati in uso negli altri giorni.

La scena dell’Annunciazione viene spesso rappresentata sui due battenti della porta centrale dell’iconostasi dove assume un duplice significato simbolico. Da un lato costituisce l’ingresso nel santuario, come l’Incarnazione in essa rappresentata costituisce l’ingresso dell’Umanità nella vita nuova, l’inizio del nuovo patto. Dall’altro è alla base di quella serie d’immagini ed eventi che attraverso la scena dell’Ultima Cena - collocata di solito al disopra di essa - e passando per la crocifissione alla sommità dell’iconostasi giunge alla gloria del Pantocratore, al centro della cupola.
Nella raffigurazione, la Vergine, in atteggiamento tra lo stupefatto, il timoroso ed il ritroso, ridà al sorriso la soavità del mistero. È avvolta in un manto, simbolo di umiltà. Dal cielo scende un raggio che non è di luce, ma di ombra, secondo l’Evangelista: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su di te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo.”
Il racconto dell’Annunciazione costituisce un vertice teologico del Nuovo Testamento. Esso descrive in modo semplice l’incarnazione del Figlio di Dio. L’azione creatrice dello Spirito Santo rende realmente presente nel grembo verginale di Maria il Figlio dell’Altissimo. Papa Francesco, indagando quale possa essere il significato attuale di questa festa, sottolineava: “Tutti noi, durante ogni giorno, dobbiamo dire ‘sì’ o ‘no’ e pensare se sempre diciamo ‘sì’ o tante volte ci nascondiamo, con la testa bassa, come Adamo e Eva, per … non dire ‘no’, ma fare un po’ quello che non capisce quello che Dio chiede. Oggi è la festa del ‘sì’. Nel ‘sì’ di Maria c’è il ‘sì’ di tutta la Storia della Salvezza, e incomincia lì l’ultimo ‘sì’ dell’uomo e di Dio. È una giornata per ringraziare il Signore e per domandarci: ‘Io sono uomo o donna del ‘sì’ o sono uomo o donna del ‘no’ o sono uomo o donna che guardo un po’ dall’altra parte per non rispondere?”. Nasce la domanda su come ascoltare la voce di Dio e comprendere qual è la nostra vocazione. Prima di tutto è necessario affinare i sensi spirituali; bisogna raccogliersi in sé, stare attenti. I peccati, l’attaccamento ai beni materiali, alle persone, annebbiano i sensi e rendono più difficile l’ascolto di Dio. Seguire o non seguire la chiamata di Dio implica una responsabilità verso noi stessi e verso gli altri. La nostra vita, lo sappiamo bene, non è solo nostra, è di tutti; è fatta per essere donata perché tutti ne possano godere. Se sarò un medico scadente, un sacerdote mediocre, un contadino pigro, una mamma sbadata, un politico disonesto, un  giornalista  superficiale,  un  insegnante  svogliato,  un  operaio  disattento,  impoverirò  il  mondo. È doveroso educarsi, crescere, formarsi: allora avviene il compimento. Diventiamo persone mature, complete. Il primo passo però è sempre il nostro Sì. Prendiamo l’esempio dalla Santissima Madre di Dio e sempre Vergine Maria. Non aspettiamo dunque il domani per dire Sì.

E DIELA - H KYPIAKH - Foglio Domenicale dell'Eparchia di Lungro

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