Zef SerembeGiuseppe (Zef) Serembe (6 Marzo 1844 – 1901) poeta lirico giudicato unanimamente uno dei più grandi della letteratura albanese. Serembe fu un’anima irrequieta che patì le dure prove dell’umano soffrire e l’atmosfera di disperazione e tragedia che visse influenzò significativamente i suoi versi.
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La vita

Serembe nacque a San Cosmo Albanese (Strigari) e studiò nel collegio di San Adriano. Adolescente, si innamorò di una ragazza del suo villaggio che era emigrata in Brasile con la sua famiglia e che lì morì. Ossessionato da questa perdita e dal pensiero di ritrovare la tomba dell’amata, Serembe si imbarcò per il Brasile nel 1874. Con l’aiuto di una lettera di raccomandazione di Dora d’Istria, venne ricevuto alla corte dell’imperatore Pedro II ma, nonostante questi importanti riferimenti, ritornò in Europa deluso e sconfortato. Al suo sbarco nel vecchio continente nel settembre 1875 venne rapinato e perse tutto il suo denaro, apparentemente nel porto di Marsiglia, e fu costretto a tornare in Italia a piedi. Durante questo percorso si dice abbia perso molti manoscritti. A Livorno Demetrio Camarda provvide all’acquisto del biglietto del treno fino a Cosenza. Disperato e psicologicamente provato, divenne sempre più insicuro e solitario. La sua mente trovò rifugio nel sogno della terra dei suoi antenati, nella visione dell’Albania ai tempi dell’occupazione Turca e nell’indifferenza dei poteri occidentali alle sue sofferenze. In questo stato di isolamento emotivo, l’Italia gli parve sempre più “dheu i huaj”, la terra straniera. Nel 1886, Serembe visitò le comunità Arbëreshe in Sicilia e nel 1893 viaggiò negli Stati Uniti dove visse per due anni. Un volume dei suoi versi in Italiano venne pubblicato anche a New York nel 1895. Nel 1897 emigrò definitivamente dalla Calabria nel Sud America dove provò a rifarsi una vita a Buenos Aires. Nell’anno successivo si ammalò e morì nel 1901 a San Paolo.

Le opere

Molti dei lavori di Serembe (poesie e drammi), che l’autore revisionava costantemente, sono andati perduti nel costo della sua travagliata esistenza. Mentre era ancora in vita egli pubblicò solo: “Poesie italiane e canti originali tradotti dall’albanese”, Cosenza 1883 in Italiano e Arbërisht, “Il reduce soldato, ballata lirica” New York 1895 solo in Italiano e Sonetti vari (Napoli 189?), una rara raccolta di 42 sonetti in Italiano con una introduzione, stampate su solo quattro pagine con caratteri minuscoli. Uno dei poemi apparve anche nel giornale di Giuseppe Schirò, Arbri i rii, il 31 Marzo 1887. Trentanove delle sue poesie furono pubblicate postume nel volume “Vjersha”, Milano 1926 da suo nipote Cosmo Serembe. Altri lavori sono stati trovati in diversi archivi e manoscritti in anni più recenti e alcune di queste poesie si sono tramandate per via orale tra gli abitanti di San Cosmo. Questo a conferma della popolarità raggiunta tra i compaesani nonostante egli visse a lungo lontano dal paese nativo.

I versi di Serembe, abbattuto e melanconico nel carattere, patriottico e idealista nell’ispirazione, sono considerati da molti come le migliori liriche mai scritte in Albanese, per lo meno prima dei tempi moderni. I suoi temi variano da melodiose liriche d’amore a elegie per la sua terra d’origine, eleganti poemi sull’amicizia e sulle bellezze della natura, versi di ispirazione religiosa. Tra i suoi poemi romantici di nazionalismo nostalgico, che stabiliscono una connessione con le generazioni di poeti della Rilindja albanese del XIX secolo, vi sono liriche dedicate alla sua patria perduta, a Ali Pasha Tepelena, Dora d'Istria e Domenico Mauro.

 

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ZEF SEREMBE

POESIE ALBANESI E ITALIANE

 A cura del Prof. Vincenzo Belmonte

AVVERTENZA

Il testo delle poesie albanesi del Serembe che qui si presenta vuole essere, per quanto sovente congetturale, il più vicino possibile alla volontà espressa dal poeta. Per la maggior parte dei componimenti albanesi il testo è stato ricostruito ritraducendo in arbërishte la traduzione italiana letterale approntata dallo stesso autore (Poesie italiane e canti originali tradotti dall’albanese, Cosenza 1883), che smaschera le interpolazioni operate dal nipote Cosmo nella sua edizione milanese del 1926 con l’intento di caricare l’elemento patriottico, epurare la lingua, eliminare presunte irregolarità metriche e apportare inconsistenti miglioramenti estetici. Gli stessi manoscritti sono stati ricondotti alla versione del 1883. Per i testi conservati solo da Cosmo si è proceduto con il metodo dell’analisi interna. Per la giustificazione delle singole scelte operate si rinvia al volume Alla ricerca del Serembe autentico, Cosenza 1991. Quanto alle poesie italiane, del canto A Dio si presenta la versione definitiva del 1897.

Per agevolare la lettura metrica, la ë è stata segnata solo quando va effettivamente pronunciata,  l’apostrofo indica apocopi e sincopi oltre ad evitare digrammi inesistenti (come in mes’hollë), il  trattino sopra la vocale segnala il raddoppiamento metrico della sillaba. Valore prosodico ha l’alternarsi delle grafie qaj e qai.

Si noti l’epitesi arbëreshe -inj nei verbi in consonante (u hàpinj = unë hap).

L’ordine dei testi e la traduzione italiana non corrispondono ai Canti pubblicati di recente.

(Trasformare ëë in ë con il trattino sopra)

 

 

KANGJELJA E PAR

Gjegje, vash, kangjel’n e par

çë të thot një djal bular;

 

gjegje, vash, ti kit kangjele

ç’ ësht e būt po si dele.

 

Īsh një e diel menat

drītmadhe, gāzgjat:  

 

dolla jasht e s’ ish njeri,

kisha pen e jo gëzi.

 

E një vashez u kërkoja,

po hadhjarez u s’ e çoja.

 

Mesha madhe njo se bie

e ka qisha trut i shtie.

 

Dolla: vashazit çë vijin

qet e le te qisha hijin.

 

Mëngu nj’ vash m’ u duk e mir

e mosnjera m’ jip dëshir

 

e kjo zëëmer shërtonej

se ngë gjënej çë kërkonej.

 

Po kjo zëmer u gëzua

kur një vashez u buthtua.

 

Kur te sheshi ajo vo shkonej,

i tër sheshi drītsonej,

 

llambarisjin ata si

çë së ruojin ndonjeri

 

e si fjuturez e le

vej mbë qish e bënej hje.

 

Kur e ruota, kur e pe,

“Sa e bukur!” mbjatu u the.

 

Çë at her së pat pushim

ki i mjeri shpirti im.

 

Di e nat u e kultonj,

nat e dit e dishironj,

 

po si hjeza pas i rri

edhe e ruonj me namuri.

 

Kur më ruon e më vë re

ndienj të madhe një hare

 

e kur fjalëzen më prier

të Parrajsit hapen dier,

 

kur më ruon e kur më fjet

m’ hin te zëmra një llanxet

 

e kur vjershin ajo shtie

duket se më vjen të bie.

 

E kur gjumi pra më zë

u mbë paq së mun të fjë:

 

më vjen nd’ ënderr me ata si

çë të shehur kan magji.

 

Se m’ do mir ajo më thot

edhe nxier di pika lot,

 

pra te veshi më rrëfien

se sa mall për mua ndien.

 

Asaj dorëzen i ngas,

buz me buz asaj i fjas

 

edhe mesin ja shtrëngonj,

ture e puthur u gëzonj.

 

Pra si nj’ ënderr vete e shkon,

po te zemra më qëndron.

 

Kush e di ndë më penxove,

ndëse mallin e dilgove?

 

Kush e di ndëse të fjau

malli e zëmëren t’ e ngau?

 

Me gjith zëmer u të dua,

pse fort më pëlqeve mua.

 

Ti me mua ni, vashez, ea,

se të dua si vetëhea.

 

Bashk e shkomi te ki dhe

si ndë lip, si ndë hare.

 

Rrimi bashk ndë djalëri,

rrimi bashk ndë pjakëri.

 

IL PRIMO CANTO

È il primo canto, fanciulla, che un giovane / gentile ti dedica. / Ascoltalo: è un canto / più che mai dolce e mite. / Luminoso, ridente mattino / di una domenica. / Per strada, un deserto. / Non gioia nel cuore, ma angoscia. / Una fanciulla cercavo, / non la trovavo mai bella. / Suona la messa solenne / e mi volgo alla chiesa. / Fanciulle la soglia / varcavano tacite. / Nessuna mi piacque, nessuna / accendeva la brama / e il cuore gemeva / deluso, affannato. / E invece che gioia vedere / lei giungere a un tratto. / Passava e la piazza / s’empiva di luce, / chini, pudichi, / lucevano gli occhi / e come farfalla leggera / entrava , spargendo bellezza. / Al primo vederla / “Bellissima!” dissi. / Da allora non ebbe / riposo il mio spirito. / Giorno e notte / la penso, la voglio, / come ombra la seguo, la miro / come in estasi, / se mi nota m’innalza / al settimo cielo. / Se mi parla, mi apre le porte / del Paradiso; / se guarda e mi dice, / mi penetra in cuore una lancia / e quando stornella / io cado in deliquio. / La notte, nel sonno / non trovo riposo: / mi appare col magico / mistero degli occhi. / Confessa che m’ama, /  le spuntano lacrime, /  mi confida all’orecchio l’amore / che sente per me. / Le sfioro la mano, / le parlo, le accosto le labbra, / la stringo alla vita, / baciandola godo. / Poi come sogno svanisce / e mi resta nel cuore. / Chissà se mi pensi, / se avverti il mio amore. / Chissà se parola d’amore / ti ha intenerita. /  Col cuore ti amo, mi piaci / da farmi morire. / Ora vieni con me, fanciulla. Ti amo / come i miei occhi. Viviamo / insieme nel mondo / tra gioie e dolori! / Insieme da giovani, insieme / negli anni cadenti!

 

 

 

 

Ka sënduqi...

Foto Uffciale UNIARBSono ventitrè le associazioni culturali socio-fondatrici che hanno dato vita alla più grande Federazione di Associazioni Arbëreshë in Italia. Anche dodici le Associazioni esterne, provenienti da varie regioni del te

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Scambio culturale tra il comune di Cerzeto e il liceo “Ernest Koliqi” di Tirana
Il rappresentante di “Italia delle Minoranze” Cataldo Pugliese manifesta con la sua partecipazione, vicinanza e ammirazione al progetto di educazione e scambio culturale realizzato dal comune di Cerzeto e dal liceo “Ernest Koliqi” di Tirana.
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Il sindaco di Ururi incontra il presidente Meta
Il presidente della Repubblica, Ilir Meta, ha tenuto un incontro questo sabato con i rappresentanti della comunità Arberesh in Italia.
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X anniversario della chirotonia episcopale del Vescovo di Lungro
Ricordiamo con piacere la ricorrenza del X anniversario della chirotonia episcopale del Vesovo di Lungro, S.E. Mons. Donato Oliverio. Dieci anni di episcopato denso e ricco di ferventi attività. Felicitazioni al nostro vescovo!εἰς πολλὰ ἔτη, Δέσποτα
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Il giardino dei sensi
Sensi e spiritualità: due parole in apparenza contraddittorie. Eppure tutta la Bibbia brulica di personaggi e di scene sensuali, come un "giardino delle delizie" in cui la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'odorato celebrano il loro festino. .
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Discorso di Papa Paolo VI in occasione del IV centenario del Collegio Greco di Roma
Sabato, 30 aprile 1977 Venerati Fratelli e carissimi Figli! Ispirato ad intonazione di profonda letizia, dopo i bei canti liturgici e le devote parole del Signor Cardinale Paul Philippe, è l'odierno incontro, il quale, se di per sé si collega ad una ricorrenza quattro volte centenaria - quella della fondazione in Roma del Collegio Greco di S. Atanasio - si apre, peraltro, e si allarga nella visione della Chiesa d'Oriente, che con la Chiesa Latina forma l'unica ed indivisa Chiesa di Cristo. Il Nostro saluto, come alle Autorità religiose qui presenti, si dirige naturalmente a voi, Alunni e Superiori del Collegio, perché siete voi i festeggiati; e si rivolge ancora ai condiscepoli degli altri Istituti eretti nell'Urbe per l'educazione del Clero di rito orientale, perché tutti insieme voi ponete dinanzi ai nostri occhi questa consolante realtà di coesione ecclesiale. .
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Typikà locali parrocchiali nella chiesa arbëreshe
Nel passato circolavano tra le Comunità arbëreshe di Calabria, oltre a typikà bizantini stampati generalmente a Venezia, comodi rubricari manoscritti che riproducevano le norme generali, ma introducevano anche elementi locali. Per una storia autentica dell’evoluzione storica della tradizione bizantina tra gli Arbëreshë è indispensabile conoscere questi documenti che ci riportano  la prassi concreta. .
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Giorgio Castriota Skanderbeg tra storia e mito
La parrocchia greca di Cosenza dell'Eparchia di Lungro e, in particolare, il parroco protopresbitero Pietro Lanza, stanno ricordando nel corso di questa settimana l'eroe albanese Giorgio Kastriota Skanderbeg a 550 anni dalla sua morte. Oltre ai vari eventi segnalati sul calendario di Jemi.it, è stata diffusa anche una monografia contenuta nel volume I Padroni dell’Acciaio, scritta da Gabriele Campagnano Zweilawyer e illustrata da Francesco Saverio Ferrara.
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Il Padre di tutti, l’Amico di sempre
“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”.                                                                    Bertolt BrechtIl tempo scorre inesorabilmente, i modi di vita cambiano sempre più rapidamente, poche cose permangono, così come i sentimenti, forse perché sanno di eternità. E il “sentimento del ricordo”, anche se in modo diverso da individuo a individuo, vive sempre in ognuno.
“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”.                                                                    Bertolt BrechtIl tempo scorre inesorabilmente, i modi di vita cambiano sempre più rapidamente, poche cose permangono, così come i sentimenti, forse perché sanno di eternità. E il “sentimento del ricordo”, anche se in modo diverso da individuo a individuo, vive sempre in ognuno. Read More...
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Spigolature storico-biografiche del siculo-arbëresh Francesco Crispi nel 195° anniversario della nascita
Nacque a Ribera (Agrigento) il 4 ottobre 1818, compì i primi studi nel seminario greco-albanese di Palermo, e si laureò in Giurisprudenza nel 1837. L’anno dopo sposò Rosa D’Angelo che morì nel 1840. Nel 1839, Francesco Crispi (1) aveva fondato e diresse poi per tre anni, il giornale “L’ORETEO”. Nel 1844 si presentò a un concorso per la magistratura, riuscendo primo, ma in seguito rinunciò per esercitare l’avvocatura a Napoli. Intanto si occupava di politica, svolgendo idee e propaganda liberali.
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La Presidente Succurro ha incontrato l’Ambasciatore del Kosovo in Italia
Nella splendida cornice del Salone degli Specchi della Provincia di Cosenza si è svolta, nel pomeriggio di giovedì 23 giugno, la visita dell’Ambasciatore della Repubblica del Kosovo in Italia – S.E. Sig.ra Lendita Haxhitasim, accolta anche da una nutrita delegazione di Sindaci delle Comunità arbëreshë del territorio cosentino.
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Sant’Atanasio dei Greci: calendario Grande Quaresima 2022
Riportiamo qui di seguito il programma completo delle celebrazioni della Grande Quaresima e della Grande e Santa Settimana dell'anno 2022 presso la chiesa di Sant'Atanasio dei Greci a Roma. I testi dei riti sono presenti sul sito: www.liturgiabizantina.it
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“Arbëria Viva” di Arbër Agalliu premiato a Moda Movie
Il cortometraggio di Arbër Agalliu sulle minoranze linguistiche arbëresh ha ricevuto il premio speciale durante la kermess di moda e cinema "Moda Movie" a Cosenza. 
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La Rai Calabria sostiene la cultura e la lingua arbëreshe in Italia attraverso programmi dedicati
In Calabria, la Rai prevede di promuovere la lingua e la cultura arbëreshë, come stabilito nel nuovo contratto di servizio per il periodo 2023-2028, approvato definitivamente dal Consiglio di Amministrazione dell'azienda radiotelevisiva, presieduto da Marinella Soldi.
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La lingua arbëreshe viene snobbata
La lingua è l’elemento fondamentale che caratterizza una comunità e un intero popolo. Secondo Bruner la lingua svolge una funzione di trasmissione culturale. Infatti, diventa tramite necessario per la conservazione di pratiche culturali e religiose. Inoltre, non va dimenticato, nel caso della comunità di Piana degli Albanesi, che un ruolo fondamentale nella conservazione della lingua arbëreshe è stato giocato dai papades. Infatti, il primo testo il lingua arbëreshe è stato scritto nel 1592 da un sacerdote: Luca Matranga. Si tratta dell’ E Mbësuame e Krështerë – La Dottrina Cristiana Albanese. Nel corso dei secoli, come in parte ancora oggi, nelle chiese arbëreshe di Piana le preghiere si recitano in lingua. E, grazie al catechismo frequentato dai bambini che si preparano per la prima confessione, si ha la possibilità di dar vita a un continuum e tramandare alle nuove generazioni la lingua.
La lingua è l’elemento fondamentale che caratterizza una comunità e un intero popolo. Secondo Bruner la lingua svolge una funzione di trasmissione culturale. Infatti, diventa tramite necessario per la conservazione di pratiche culturali e religiose. Inoltre, non va dimenticato, nel caso della comunità di Piana degli Albanesi, che un ruolo fondamentale nella conservazione della lingua arbëreshe è stato giocato dai papades. Infatti, il primo testo il lingua arbëreshe è stato scritto nel 1592 da un sacerdote: Luca Matranga. Si tratta dell’ E Mbësuame e Krështerë – La Dottrina Cristiana Albanese. Nel corso dei secoli, come in parte ancora oggi, nelle chiese arbëreshe di Piana le preghiere si recitano in lingua. E, grazie al catechismo frequentato dai bambini che si preparano per la prima confessione, si ha la possibilità di dar vita a un continuum e tramandare alle nuove generazioni la lingua. Read More...
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Il presidente albanese Meta chiede che l'arbëresh venga insegnato a scuola
Il presidente della Repubblica, Ilir Meta ha incoraggiato questo sabato i parlamentari italiani a fornire il loro supporto affinchè la lingua arbëreshe venga insegnata nelle scuole dei dei comuni minoritari. 
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Scoperto l’anno di nascita del poeta albanese sangiorgese Giulio Variboba
La ricerca sul poeta D. Giulio Varibobba non finisce mai di stupire. Sono stati rintracciati ultimamente importanti fonti documentali presso archivi pubblici e privati sulla comunità di San Giorgio Albanese in provincia di Cosenza.
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Gjitonia te fshati global
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet.
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Gerbidi e maggesi
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’.
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’. Read More...
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Istituiti punti telematici per accedere all'Archivio di Stato albanese
'INIZIATIVA di creare una rete di Punti-Archivio per il mondo albanese, collegati elettronicamente con l'Archivio Centrale di Tirana, è partita alla fine del 2020, anche alla luce delle difficoltà create dalla crisi pandemica, su iniziativa della Direzione Generale degli Archivi d'Albania, guidata dal giovane Direttore generale Ardit Bido e dal suo staff del settore informatico, vista l'impossibilità per studenti, ricercatori e studiosi di utilizzare direttamente le fonti archivistiche in possesso dell'Archivio stesso.
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Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria
Al via lunedì 20 giugno alle 15,30 nella sede dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale di Palazzo du Mesnil, in via Chiatamone 62, la prima delle due giornate del convegno internazionale “Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria” nel bicentenario della morte di Angelo Masci, intellettuale attivo a Napoli alla fine del ‘700. A lui si deve il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della natione Albanese”, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1807.
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Missiva a Spirlì
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI.
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI. Read More...
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Recenzione libri: “Viaggio nella Calabria basiliana” di Enzo Cordasco
Continua l'ondata di interesse per gli insediamenti monastici basiliani in Calabria. Proproniamo il libro "Viaggio nella Calabria basiliana" di Enzo Cordasco che offre un itinerario nella Calabria bizantina comprendendo diversi contesti arbëreshë.
Continua l'ondata di interesse per gli insediamenti monastici basiliani in Calabria. Proproniamo il libro "Viaggio nella Calabria basiliana" di Enzo Cordasco che offre un itinerario nella Calabria bizantina comprendendo diversi contesti arbëreshë. Read More...
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Il progetto e l'evento. Gioacchino, Dante, Michelangelo, Scarpa e i cerchi trinitari
L'architetto-filosofo lungrese, Enzo Mattanò, ha appena pubblicato un importante testo che contribuisce ad inquadrare la centralità della teologia figurativa di Gioacchino da Fiore nel pensiero filosofico occidentale.
L'architetto-filosofo lungrese, Enzo Mattanò, ha appena pubblicato un importante testo che contribuisce ad inquadrare la centralità della teologia figurativa di Gioacchino da Fiore nel pensiero filosofico occidentale. Read More...
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Pubblicato il libro "Il grande sbarco"
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio. 
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio.  Read More...

ATTUALITÀ

Giovedì, Novembre 18, 2004 Luigi Boccia Chiesa e Religione 8429
Discorso pronunciato da S.E. il Card. Camillo...
Lunedì, Gennaio 23, 2006 Luigi Boccia Chiesa e Religione 12626
Secondo la tradizione, i territori dell’attuale...

LA LINGUA - GJUHA JONE

Domenica, Novembre 13, 2005 Luigi Boccia Grammatica 30650
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Martedì, Marzo 07, 2006 Pietro Di Marco Aspetti generali 12337
E ardhmja e natës agimi. Ti e prite. E ardhmja e agimit dita e plotë. Ti e rrove. E ardhmja e ditës mbrëmja. Ti u krodhe në të. E ardhmja e mbrëmjes...