Ora che Don Vincenzo Matrangolo, Zoti, non c'è più, sento il gran vuoto che lascia. E ciò non suoni come vuota retorica. Chi l'ha conosciuto, come l'ho conosciuto io, sa della sua insostituibilità. Sa di come con lui si chiuda un'epoca, un tentativo di fare della nostra diocesi altro dall'epifenomeno che è all'interno della chiesa "latina". Tentativo fallito, non certo per demerito suo.
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Era uomo d'altri tempi. Pacelliano, senz'altro. Maresciallo di S. Romana Chiesa, come il cardinal Ottaviani. Forse era un anti Concilio Vaticano II, ma non lo lasciava vedere. Di sicuro più vicino a Baget Bozzo che a don Gallo, anche se era pronto a  compromettersi con questo mondo quando ne andava dei suoi ragazzi (quelli del "Centro preventivo giovanile" di Acquaformosa, una delle sue opere). Diceva di non leggere i documenti di "questa Chiesa". Forse era un lefevriano, ma non arrivava ad esporsi in dichiarazioni che potessero creare scandalo. Soffriva della deriva secolarizzante della Chiesa. Si teneva legato alla teologia tomistica, anche se dichiarava che questa dottrina lo aveva fatto uscire dall'Angelicum un perfetto ateo. "Non fosse stato per la liturgia bizantina, per la sua teologia orante, diceva, non sarei divenuto un uomo di fede".

La liturgia bizantina: bruciava d'amore per la chiesa d'Oriente, e soffriva per gli screzi tra Atene e Costantinopoli.  E tuttavia le sue prese di posizione erano tomistiche. S'affidava ai sillogismi con cui troncava ogni discussione. L'ultima parola doveva essere sempre la sua. E gliela si concedeva perché aveva autorità. Autorità che gli derivava dalla sua profonda dottrina teologica, sia orientale che occidentale; dalla conoscenza altrettanto profonda di latino greco tedesco inglese e francese, lingue che parlava tutte fluentemente. Con me si concedeva il lusso di parlare in greco, ma facevo fatica a stargli dietro.

Lo immagino così, con questo gran sapere, fare la sua scelta: la diplomazia vaticana o una parrocchia di montagna. Sceglie la parrocchia di uno sperduto paese di montagna. Così dice la leggenda. Ad ogni modo, perché non Berlino dove aveva vissuto da giovane seminarista, perché non Roma dove finiva i suoi studi? O perché non il monastero di Grottaferrata che gli sarebbe calzato a pennello per le sue tendenze eremitiche?

"Per portare, diceva, la civiltà ad Acquaformosa". Che  negli anni trenta del secolo scorso era meno che un villaggio sperduto, deprivato di tutto, una vera terra di missione. Per fare l'eremita, anche, il monaco, appunto. Ma il monaco imprenditore, che sa mettere insieme l'uso sapiente del denaro e il breviario: mammona e Dio, in un sorprendente "ora et labora". Per Acquaformosa rinuncia anche ad essere vescovo...

La sua avventura incomincia con la costruzione della chiesa parrocchiale: giù l'antica di stile latino, su la nuova con iconostasi e altare bizantini. Le icone dipinte da Conti in vago stile liberty. Per pagarle, chiede offerte agli acquaformositani, che, nonostante uscissero dalla seconda guerra mondiale, negli anni della fame, non si tirarono indietro. Chi offre un maiale, chi un  formaggio, chi olio, chi grano, chi castagne, chi vino. Inizia così l'impresa - non ancora finita. Diceva: "Bisogna  dotare Acquaformosa degli ori dei mosaici di S. Pietro - fatte le dovute proporzioni. Adorare Dio ad Acquaformosa, con lo stesso decoro (lo stesso décor) con cui si adora a Roma". Lui vuol poter fare come S. Cirillo che mostra nelle omelie ai fedeli le scene illustrate sulle pareti delle cattedrali d'oriente.

Incomincia così la sua avventura acquaformositana: riunendo noi bambini, da alfabetizzare, da catechizzare, in quella che allora si chiamava "la sala". Ci leggeva la Bibbia  con le grandi illustrazioni nello stile di Raffaello, se non vado errato. Letture che mi resero familiari i nomi dei patriarchi, dei giudici, dei re dei profeti, delle grandi donne come Rut, Ester, Giuditta, ma, più e più, quel Qohèlet che don Matrangolo leggeva quasi ad ogni nostro incontro con la voce impostata, da consumato attore. Devo a quelle letture, molto frequentate in tempi cui non c'era televisione e non cinema e non albi di fumetti, non mezzi per istruirsi e uscire fuori delle ristrettezze culturali d'Acquaformosa, se ancora oggi posso ripetere, a memoria, passi del Cantico dei cantici, dei Salmi, dei Proverbi e dello stesso Ecclesiaste, che chiudeva ogni volta, come un salmo penitenziale, le storie bibliche più fastose. Voleva avviare tutti alla santità ma non richiedeva agli altri la severità che imponeva a se stesso.

Era difficile andare d'accordo con lui: ci si scontrava con le asprezze del suo "carattere teologico" che non ammetteva sconti - umanamente, poi, era il più disponibile degli uomini.

Asprezze, che tradivano le sue pretese logiche, che si affidavano alle "idee chiare e distinte", che credeva d'attingere con la necessità della logica. Quando qualche volta gli facevo osservare che metteva nelle sue omelie troppa passione "soggettiva" e che la passione non rendeva più vere le sue assunzioni, troncava il discorso. Dopo una conferenza sulle icone con cui voleva difendere il  neo bizantino, gli feci notare che aveva tradotto l' "oggettività" delle assunzioni, in preghiera, proprio per l'afflato mistico soggettivo che aveva messo nelle sue espressioni e che ciò lo rendeva finalmente bizantino. Mi  fulminò con un'occhiata, ma poi m'impose di scrivere, per santa obbedienza, le cose che avevo appena detto. Se qualcosa si tingeva di "bizantino" era disposto a rinunciare ad essere un "latinofrono", uno che pensa alla latina. Ed il suo cruccio alla fine era che non siamo né latini, né ortodossi, né albanesi né italiani. Ma anche qui era per le distinzioni, per l'idea chiara e distinta: o bizantini, o latini, o italiani o albanesi. La sua anima tomista veniva fuori sempre a tutto tondo: nessun compromesso con niente e con nessuno: aut, aut, principio d'identità, principio di non contraddizione...

E tuttavia non posso non ricordare - era la cosa che più gli faceva male quando la rilevavo - che era stato tra coloro che avevano fatto nascere l'ircocervo che siamo. Quando venivano i missionari "latini" passionisti ad evangelizzare Acquaformosa e, proprio per questo, a renderla latina, egli si adattava, da buon attore, a fare l'ignorante arbëresh che si arrendeva convinto dalla serrata logica del latino. Su tutto dominava quell'entità astratta che è "la Chiesa", di fronte a cui quella entità particolare, esistenziale, passionale, fatta di terra di mondo di storia che era l'arbëresh doveva cedere. Quando poi ci si trovò senza latini e senza bizantini, don Matrangolo si leccò le ferite con un più attento e disperato richiamo alle radici - si era, alla fine, messo in contatto con i monaci ortodossi atoniti di Bivongi (li avrebbe voluti suoi eredi ad Acquaformosa) e con loro medicava l'animo esacerbato per la fine della nostra bizantinità: cantavamo, cantavamo i tropari in greco con disperata dolcezza...

C'incontrammo lui vecchio, io anziano ormai, a metterci nell'avventura della pubblicazione dei suoi dossier. Impresa impervia. Don Matrangolo ha prodotto un'infinità di testi, appunti sulla liturgia, sommari teologici, diari ecc... dove spesso si esprime in greco. Era convinto che solo il greco esprimesse al meglio la "sua" teologia. E nei nostri incontri si lasciava andare a lunghe citazioni nella lingua dei Padri.

Non so se se n'è andato "sazio di giorni". Certo gli rimaneva il cruccio di non vedere concluso il ciclo di mosaici della chiesa di Acquaformosa, la sua opera più ambiziosa. Non so se ha veduto il restauro della Chiesa della Madonna del Monte, che è tornata dopo secoli allo splendore delle pietre medievali . Altra opera voluta dalla sua pervicacia acquaformositana -  anni fa aveva fatto tornare alla luce gli affreschi della prima chiesa degli arbëreshë di Acquaformosa.

Visse con il fasto di principe della Chiesa e con la povertà del monaco. Del monaco aveva il severo rigore etico. Si sottoponeva, anche novantenne, a severi digiuni, non solo quaresimali. Diceva che il bizantino pratica in quaresima la monofagia e la xerofagia: mangiava una sola volta al giorno, al tramonto, come un musulmano in Ramadan, nutrendosi di soli legumi secchi (xeroi). L'ho visto, durante un Venerdì santo di un paio d'anni fa, stare in piedi quasi per scommessa. Resuscitava anche lui al primo tocco di campane nella liturgia del Sabato santo, mentre, spargendo per la chiesa con gesto ampio fiori e alloro, cantava con voce stentorea: "Anasta ho theòs, crinon tin ghin...".

Non so se lo guidasse la Provvidenza, ma lui era sicuro di essere guidato dalla mano di Dio e di essere ispirato dallo Spirito Santo: vedeva dappertutto il, e tutto interpretava nel, segno della vocazione: "Non siete voi che avete scelto me, ma io che ho scelto voi".

È stato nominato prima Commendatore, poi, l'anno successivo, Grand'Ufficiale della Repubblica italiana. Accettò l'una nomina e l'altra senza spocchia. Mi disse: "Non so che male ho fatto per meritarmi questo. Ma anche questo è un segno della mano della Provvidenza, che si degna di visitare un povero parroco di campagna".

Con lui si chiude quasi un secolo. Certamente con lui se ne va la Acquaformosa che abbiamo conosciuto come piccolo mondo chiuso in sé - e forse anche la diocesi di Mele e di Stamati, altro hortus conclusus. Chi gli succederà non potrà far rivivere quel mondo perché don Matrangolo se lo porta nella tomba. Tuttavia lascia a tutti gli acquaformositani, un patrimonio immenso in opere non solo edilizie: lascia un'infinità di scritti,  quindici mila volumi di cultura bizantina e arberisca - per i quali invocò invano finanziamenti per una degna collocazione in una biblioteca. Noi facciamo appello alle autorità che vogliano difendere questa eredità, perché non vada dispersa.

Don Matrangolo fa parte ormai della nostra storia, della nostra memoria. Se gli acquaformositani vorranno ancora essere tali non potranno fare a meno di questa storia, di questa memoria e di quanto gli lascia don Matrangolo, Zoti.

Rivarolo Can.se, 18 - 11 - 04

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Scambio culturale tra il comune di Cerzeto e il liceo “Ernest Koliqi” di Tirana
Il rappresentante di “Italia delle Minoranze” Cataldo Pugliese manifesta con la sua partecipazione, vicinanza e ammirazione al progetto di educazione e scambio culturale realizzato dal comune di Cerzeto e dal liceo “Ernest Koliqi” di Tirana.
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Il sindaco di Ururi incontra il presidente Meta
Il presidente della Repubblica, Ilir Meta, ha tenuto un incontro questo sabato con i rappresentanti della comunità Arberesh in Italia.
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X anniversario della chirotonia episcopale del Vescovo di Lungro
Ricordiamo con piacere la ricorrenza del X anniversario della chirotonia episcopale del Vesovo di Lungro, S.E. Mons. Donato Oliverio. Dieci anni di episcopato denso e ricco di ferventi attività. Felicitazioni al nostro vescovo!εἰς πολλὰ ἔτη, Δέσποτα
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Il giardino dei sensi
Sensi e spiritualità: due parole in apparenza contraddittorie. Eppure tutta la Bibbia brulica di personaggi e di scene sensuali, come un "giardino delle delizie" in cui la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'odorato celebrano il loro festino. .
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Discorso di Papa Paolo VI in occasione del IV centenario del Collegio Greco di Roma
Sabato, 30 aprile 1977 Venerati Fratelli e carissimi Figli! Ispirato ad intonazione di profonda letizia, dopo i bei canti liturgici e le devote parole del Signor Cardinale Paul Philippe, è l'odierno incontro, il quale, se di per sé si collega ad una ricorrenza quattro volte centenaria - quella della fondazione in Roma del Collegio Greco di S. Atanasio - si apre, peraltro, e si allarga nella visione della Chiesa d'Oriente, che con la Chiesa Latina forma l'unica ed indivisa Chiesa di Cristo. Il Nostro saluto, come alle Autorità religiose qui presenti, si dirige naturalmente a voi, Alunni e Superiori del Collegio, perché siete voi i festeggiati; e si rivolge ancora ai condiscepoli degli altri Istituti eretti nell'Urbe per l'educazione del Clero di rito orientale, perché tutti insieme voi ponete dinanzi ai nostri occhi questa consolante realtà di coesione ecclesiale. .
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Typikà locali parrocchiali nella chiesa arbëreshe
Nel passato circolavano tra le Comunità arbëreshe di Calabria, oltre a typikà bizantini stampati generalmente a Venezia, comodi rubricari manoscritti che riproducevano le norme generali, ma introducevano anche elementi locali. Per una storia autentica dell’evoluzione storica della tradizione bizantina tra gli Arbëreshë è indispensabile conoscere questi documenti che ci riportano  la prassi concreta. .
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Giorgio Castriota Skanderbeg tra storia e mito
La parrocchia greca di Cosenza dell'Eparchia di Lungro e, in particolare, il parroco protopresbitero Pietro Lanza, stanno ricordando nel corso di questa settimana l'eroe albanese Giorgio Kastriota Skanderbeg a 550 anni dalla sua morte. Oltre ai vari eventi segnalati sul calendario di Jemi.it, è stata diffusa anche una monografia contenuta nel volume I Padroni dell’Acciaio, scritta da Gabriele Campagnano Zweilawyer e illustrata da Francesco Saverio Ferrara.
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Il Padre di tutti, l’Amico di sempre
“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”.                                                                    Bertolt BrechtIl tempo scorre inesorabilmente, i modi di vita cambiano sempre più rapidamente, poche cose permangono, così come i sentimenti, forse perché sanno di eternità. E il “sentimento del ricordo”, anche se in modo diverso da individuo a individuo, vive sempre in ognuno.
“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”.                                                                    Bertolt BrechtIl tempo scorre inesorabilmente, i modi di vita cambiano sempre più rapidamente, poche cose permangono, così come i sentimenti, forse perché sanno di eternità. E il “sentimento del ricordo”, anche se in modo diverso da individuo a individuo, vive sempre in ognuno. Read More...
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Spigolature storico-biografiche del siculo-arbëresh Francesco Crispi nel 195° anniversario della nascita
Nacque a Ribera (Agrigento) il 4 ottobre 1818, compì i primi studi nel seminario greco-albanese di Palermo, e si laureò in Giurisprudenza nel 1837. L’anno dopo sposò Rosa D’Angelo che morì nel 1840. Nel 1839, Francesco Crispi (1) aveva fondato e diresse poi per tre anni, il giornale “L’ORETEO”. Nel 1844 si presentò a un concorso per la magistratura, riuscendo primo, ma in seguito rinunciò per esercitare l’avvocatura a Napoli. Intanto si occupava di politica, svolgendo idee e propaganda liberali.
Nacque a Ribera (Agrigento) il 4 ottobre 1818, compì i primi studi nel seminario greco-albanese di Palermo, e si laureò in Giurisprudenza nel 1837. L’anno dopo sposò Rosa D’Angelo che morì nel 1840. Nel 1839, Francesco Crispi (1) aveva fondato e diresse poi per tre anni, il giornale “L’ORETEO”. Nel 1844 si presentò a un concorso per la magistratura, riuscendo primo, ma in seguito rinunciò per esercitare l’avvocatura a Napoli. Intanto si occupava di politica, svolgendo idee e propaganda liberali. Read More...
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La Presidente Succurro ha incontrato l’Ambasciatore del Kosovo in Italia
Nella splendida cornice del Salone degli Specchi della Provincia di Cosenza si è svolta, nel pomeriggio di giovedì 23 giugno, la visita dell’Ambasciatore della Repubblica del Kosovo in Italia – S.E. Sig.ra Lendita Haxhitasim, accolta anche da una nutrita delegazione di Sindaci delle Comunità arbëreshë del territorio cosentino.
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Sant’Atanasio dei Greci: calendario Grande Quaresima 2022
Riportiamo qui di seguito il programma completo delle celebrazioni della Grande Quaresima e della Grande e Santa Settimana dell'anno 2022 presso la chiesa di Sant'Atanasio dei Greci a Roma. I testi dei riti sono presenti sul sito: www.liturgiabizantina.it
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“Arbëria Viva” di Arbër Agalliu premiato a Moda Movie
Il cortometraggio di Arbër Agalliu sulle minoranze linguistiche arbëresh ha ricevuto il premio speciale durante la kermess di moda e cinema "Moda Movie" a Cosenza. 
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La Rai Calabria sostiene la cultura e la lingua arbëreshe in Italia attraverso programmi dedicati
In Calabria, la Rai prevede di promuovere la lingua e la cultura arbëreshë, come stabilito nel nuovo contratto di servizio per il periodo 2023-2028, approvato definitivamente dal Consiglio di Amministrazione dell'azienda radiotelevisiva, presieduto da Marinella Soldi.
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La lingua arbëreshe viene snobbata
La lingua è l’elemento fondamentale che caratterizza una comunità e un intero popolo. Secondo Bruner la lingua svolge una funzione di trasmissione culturale. Infatti, diventa tramite necessario per la conservazione di pratiche culturali e religiose. Inoltre, non va dimenticato, nel caso della comunità di Piana degli Albanesi, che un ruolo fondamentale nella conservazione della lingua arbëreshe è stato giocato dai papades. Infatti, il primo testo il lingua arbëreshe è stato scritto nel 1592 da un sacerdote: Luca Matranga. Si tratta dell’ E Mbësuame e Krështerë – La Dottrina Cristiana Albanese. Nel corso dei secoli, come in parte ancora oggi, nelle chiese arbëreshe di Piana le preghiere si recitano in lingua. E, grazie al catechismo frequentato dai bambini che si preparano per la prima confessione, si ha la possibilità di dar vita a un continuum e tramandare alle nuove generazioni la lingua.
La lingua è l’elemento fondamentale che caratterizza una comunità e un intero popolo. Secondo Bruner la lingua svolge una funzione di trasmissione culturale. Infatti, diventa tramite necessario per la conservazione di pratiche culturali e religiose. Inoltre, non va dimenticato, nel caso della comunità di Piana degli Albanesi, che un ruolo fondamentale nella conservazione della lingua arbëreshe è stato giocato dai papades. Infatti, il primo testo il lingua arbëreshe è stato scritto nel 1592 da un sacerdote: Luca Matranga. Si tratta dell’ E Mbësuame e Krështerë – La Dottrina Cristiana Albanese. Nel corso dei secoli, come in parte ancora oggi, nelle chiese arbëreshe di Piana le preghiere si recitano in lingua. E, grazie al catechismo frequentato dai bambini che si preparano per la prima confessione, si ha la possibilità di dar vita a un continuum e tramandare alle nuove generazioni la lingua. Read More...
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Il presidente albanese Meta chiede che l'arbëresh venga insegnato a scuola
Il presidente della Repubblica, Ilir Meta ha incoraggiato questo sabato i parlamentari italiani a fornire il loro supporto affinchè la lingua arbëreshe venga insegnata nelle scuole dei dei comuni minoritari. 
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Scoperto l’anno di nascita del poeta albanese sangiorgese Giulio Variboba
La ricerca sul poeta D. Giulio Varibobba non finisce mai di stupire. Sono stati rintracciati ultimamente importanti fonti documentali presso archivi pubblici e privati sulla comunità di San Giorgio Albanese in provincia di Cosenza.
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Gjitonia te fshati global
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet.
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet. Read More...
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Gerbidi e maggesi
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’.
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’. Read More...
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Istituiti punti telematici per accedere all'Archivio di Stato albanese
'INIZIATIVA di creare una rete di Punti-Archivio per il mondo albanese, collegati elettronicamente con l'Archivio Centrale di Tirana, è partita alla fine del 2020, anche alla luce delle difficoltà create dalla crisi pandemica, su iniziativa della Direzione Generale degli Archivi d'Albania, guidata dal giovane Direttore generale Ardit Bido e dal suo staff del settore informatico, vista l'impossibilità per studenti, ricercatori e studiosi di utilizzare direttamente le fonti archivistiche in possesso dell'Archivio stesso.
'INIZIATIVA di creare una rete di Punti-Archivio per il mondo albanese, collegati elettronicamente con l'Archivio Centrale di Tirana, è partita alla fine del 2020, anche alla luce delle difficoltà create dalla crisi pandemica, su iniziativa della Direzione Generale degli Archivi d'Albania, guidata dal giovane Direttore generale Ardit Bido e dal suo staff del settore informatico, vista l'impossibilità per studenti, ricercatori e studiosi di utilizzare direttamente le fonti archivistiche in possesso dell'Archivio stesso. Read More...
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Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria
Al via lunedì 20 giugno alle 15,30 nella sede dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale di Palazzo du Mesnil, in via Chiatamone 62, la prima delle due giornate del convegno internazionale “Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria” nel bicentenario della morte di Angelo Masci, intellettuale attivo a Napoli alla fine del ‘700. A lui si deve il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della natione Albanese”, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1807.
Al via lunedì 20 giugno alle 15,30 nella sede dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale di Palazzo du Mesnil, in via Chiatamone 62, la prima delle due giornate del convegno internazionale “Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria” nel bicentenario della morte di Angelo Masci, intellettuale attivo a Napoli alla fine del ‘700. A lui si deve il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della natione Albanese”, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1807. Read More...
Missiva a Spirlì
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI.
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI. Read More...
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Recenzione libri: “Viaggio nella Calabria basiliana” di Enzo Cordasco
Continua l'ondata di interesse per gli insediamenti monastici basiliani in Calabria. Proproniamo il libro "Viaggio nella Calabria basiliana" di Enzo Cordasco che offre un itinerario nella Calabria bizantina comprendendo diversi contesti arbëreshë.
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Il progetto e l'evento. Gioacchino, Dante, Michelangelo, Scarpa e i cerchi trinitari
L'architetto-filosofo lungrese, Enzo Mattanò, ha appena pubblicato un importante testo che contribuisce ad inquadrare la centralità della teologia figurativa di Gioacchino da Fiore nel pensiero filosofico occidentale.
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Pubblicato il libro "Il grande sbarco"
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio. 
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio.  Read More...

ATTUALITÀ

Giovedì, Novembre 18, 2004 Luigi Boccia Chiesa e Religione 8429
Discorso pronunciato da S.E. il Card. Camillo...
Lunedì, Gennaio 23, 2006 Luigi Boccia Chiesa e Religione 12626
Secondo la tradizione, i territori dell’attuale...

LA LINGUA - GJUHA JONE

Domenica, Novembre 13, 2005 Luigi Boccia Grammatica 30650
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Martedì, Marzo 07, 2006 Pietro Di Marco Aspetti generali 12337
E ardhmja e natës agimi. Ti e prite. E ardhmja e agimit dita e plotë. Ti e rrove. E ardhmja e ditës mbrëmja. Ti u krodhe në të. E ardhmja e mbrëmjes...