San AtanasioFesta religiosa come coagulo sociale. Nel segno di Sant’Atanasio il Grande, patrono della cittadina arbёreshe. Un Santo orientale, vescovo, dottore della Chiesa, morto il 2 maggio del 373 ad Alessandria d’Egitto. Nel giorno della sua consacrazione, così parlò il Signore: “Ho eletto Atanasio per farne una colonna e una lampada della Chiesa. Dovrà soffrire molte e gravi tribolazioni, calunnie e persecuzioni, ma sarà fedele, perché fortificato da Gesù Cristo. Infine, vincerà e farà risplendere la luce del vangelo in tutta la Chiesa”.

I festeggiamenti sono iniziati venerdì scorso con il novenario preparativo alla festa, con predicazioni di padre Gesualdo Tiano, responsabile conventuale di Morano. E, ogni sera, prima della celebrazione della novena, si lancia in cielo il tradizionale e variopinto pallone aerostatico “Paluni Shёn Tanasit”, a cura della … Nasa (Nucleo aerospaziale Sant’Atanasio).

Il Primo maggio, vigilia della Festa, si svolgerà alle 18 l’Ufficio del Vespro e poi, alle 20, fiaccolata alla Kona del Santo. Seguirà il concerto della New romantic band, con la partecipazione del comico Gennaro Calabrese e , come madrina della serata, Barbara Chiappini. Per finire, i fuochi pirotecnici.

Il 2 maggio, festa grande. In mattinata, solenne Liturgia con panegirico e processione accompagnata dalla locale banda musicale “Vincenzo Bellini” diretta dal maestro Mario Azzinnari. Di pomeriggio, giochi in piazza (Karrelisit) e intrattenimento per i più piccoli. In serata, concerto del Coro sofiota ensemble (direttore-pianista Daniela Bifano e oboista Virginia Ventre).

E, per finire, giorno 9 maggio, l’ottava della festa. Di pomeriggio, grande raduno folkloristico, uno dei più antichi tra gli appuntamenti dei discendenti di Skanderbeg d’Italia: la “Primavera italo-albanese”, giunta alla 50.ma edizione, organizzata dal comitato e con il patrocino dell’Amministrazione comunale. Si esibiranno i più rappresentativi gruppi dell’Arberia, in nome della fratellanza e all’insegna di “Gjaku jonё i shprishur sot kёtu mbjidet” (Il nostro sangue sparso oggi qui si riunifica).

Pasquale De Marco


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