21 Novembre 2011
Giovedì 24 novembre, alle ore 17,00, nella Sala degli Specchi del Palazzo della Provincia, presentazione del volume curato da Nicola Bavasso e Giovanni Belluscio che raccoglie gli scritti in albanese e in italiano del poliedrico intellettuale di Lungro, simbolo del Risorgimento arbëresh.Un uomo libertario, antiborbonico, rivoluzionario, garibaldino, trascinatore di folle, combattente per la nascita dell’Italia unita. E’ questo il ritratto di Vincenzo Stratigò (1822-1885), figura chiave del Risorgimento arbëresh, la cui poderosa opera è oggi portata alla luce e raccolta in un prezioso volume grazie a uno scrupoloso e sistematico studio filologico eseguito da Nicola Bavasso, giornalista, direttore del format televisivo ArbëriaTVoccitana e da Giovanni Belluscio, ricercatore di lingua e letteratura albanese dell’Università della Calabria.
Gli scritti in prosa e poesia sono stati portati alla luce e raccolti in un volume che sarà presentato giovedì 24 novembre alle ore 17,00 al Salone degli Specchi del Palazzo della Provincia.
La pubblicazione dal titolo Vincenzo Stratigò. Opere Vepra, edita con fondi della legge di tutela delle minoranze linguistiche storiche n. 482/99 e pubblicata nella collana di Albanologia del Dipartimento di Linguistica dell’Unical, diretta dal prof. Francesco Altimari, autore della presentazione del libro, illustra l’opera letteraria del patriota di Lungro considerato il simbolo del Risorgimento arbëresh.
Alla cerimonia di presentazione del libro, oltre i due curatori, parteciperanno il Presidente Mario Oliverio e l’assessore alla Cultura Maria Francesca Corigliano il sindaco di Lungro Giuseppino Santoianni, il prorettore dell’Università della Calabria Francesco Altimari, l’accademico Matteo Mandalà del dipartimento di Studi Storici dell’Università di Palermo e la pronipote del poeta, Anna Stratigò.
Sostenitore del pensiero mazziniano, delle istanze di Carlo Pisacane, di Pierre Joseph Proudhon, di Thomas Macaulay e di François Raynal, Vincenzo Stratigò fu protagonista della sommossa di Cosenza nel 1844, alla quale presero parte molti patrioti arbëreshë. Partecipò ai moti del 1848, fu artefice della rivolta di Lungro del 16 luglio 1859 ed in prima linea a fianco del conterraneo Pierdomenico Damis e ad altri cinquecento lungresi nella battaglia del Volturno nel 1860 che portò l’esercito di Garibaldi a conquistare l’Italia.
Interprete delle esigenze di emancipazione delle popolazioni meridionali, nei suoi scritti richiama il mito di Skanderbeg, eroe nazionale albanese, per incitare il popolo arbëresh alla rivolta: Sorgi, sorgi o famoso Scander dalla tua tomba, sorgi e vieni a mirare i tuoi nepoti che alzaron la fronte contro il tiranno di Napoli, che ci pestava siccome fango che ci trascinava al macello siccome agnelli ….
Anche ne L’albanese, una delle sue più famose poesie composta nel 1857 e fatta circolare clandestinamente tra i contadini italo-albanesi, è centrale la figura del condottiero albanese: Lo Scander mio che in sacra guerra/ Di turco sangue bagnò la terra/ Ei vincitore torno al paese/ Sono Albanese/ Scander che al lampo di sue pupille/ Fugava i turchi a mille a mille/ O sol raggiante del mio paese/ Sono Albanese.
Antesignano del suffragio universale allargato alle donne, strenuo difensore dei diritti dei più deboli e sostenitore della libertà e della fratellanza umana, Vincenzo Stratigò, con la sua opera letteraria, ha dato un contributo originale alla poesia albanese, trattando per la prima volta in modo diretto e crudo aspetti della vita reale e tematiche sociali nuove ed originali, prima di lui mai affrontate né inserite in opere letterarie albanesi.
Considerato un vero e proprio vate, Stratigò fa delle vicende degli arbëreshë materia di argomentazione letteraria e politica. Nei suoi scritti, siano essi in poesia o in prosa, in albanese o in italiano, è ben delineato un pensiero politico che analizza le crepe di una società sempre più schiava di un capitalismo che riversa le proprie contraddizioni a danno degli oppressi, dei diseredati e degli sfruttati
Gli scritti in prosa e poesia sono stati portati alla luce e raccolti in un volume che sarà presentato giovedì 24 novembre alle ore 17,00 al Salone degli Specchi del Palazzo della Provincia.
La pubblicazione dal titolo Vincenzo Stratigò. Opere Vepra, edita con fondi della legge di tutela delle minoranze linguistiche storiche n. 482/99 e pubblicata nella collana di Albanologia del Dipartimento di Linguistica dell’Unical, diretta dal prof. Francesco Altimari, autore della presentazione del libro, illustra l’opera letteraria del patriota di Lungro considerato il simbolo del Risorgimento arbëresh.
Alla cerimonia di presentazione del libro, oltre i due curatori, parteciperanno il Presidente Mario Oliverio e l’assessore alla Cultura Maria Francesca Corigliano il sindaco di Lungro Giuseppino Santoianni, il prorettore dell’Università della Calabria Francesco Altimari, l’accademico Matteo Mandalà del dipartimento di Studi Storici dell’Università di Palermo e la pronipote del poeta, Anna Stratigò.
Interprete delle esigenze di emancipazione delle popolazioni meridionali, nei suoi scritti richiama il mito di Skanderbeg, eroe nazionale albanese, per incitare il popolo arbëresh alla rivolta: Sorgi, sorgi o famoso Scander dalla tua tomba, sorgi e vieni a mirare i tuoi nepoti che alzaron la fronte contro il tiranno di Napoli, che ci pestava siccome fango che ci trascinava al macello siccome agnelli ….
Anche ne L’albanese, una delle sue più famose poesie composta nel 1857 e fatta circolare clandestinamente tra i contadini italo-albanesi, è centrale la figura del condottiero albanese: Lo Scander mio che in sacra guerra/ Di turco sangue bagnò la terra/ Ei vincitore torno al paese/ Sono Albanese/ Scander che al lampo di sue pupille/ Fugava i turchi a mille a mille/ O sol raggiante del mio paese/ Sono Albanese.
Antesignano del suffragio universale allargato alle donne, strenuo difensore dei diritti dei più deboli e sostenitore della libertà e della fratellanza umana, Vincenzo Stratigò, con la sua opera letteraria, ha dato un contributo originale alla poesia albanese, trattando per la prima volta in modo diretto e crudo aspetti della vita reale e tematiche sociali nuove ed originali, prima di lui mai affrontate né inserite in opere letterarie albanesi.
Considerato un vero e proprio vate, Stratigò fa delle vicende degli arbëreshë materia di argomentazione letteraria e politica. Nei suoi scritti, siano essi in poesia o in prosa, in albanese o in italiano, è ben delineato un pensiero politico che analizza le crepe di una società sempre più schiava di un capitalismo che riversa le proprie contraddizioni a danno degli oppressi, dei diseredati e degli sfruttati
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