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19 Gennaio 2010
Sono trascorsi circa 550 anni da quando un gruppo di profughi albanesi fondò Caraffa. In questo lungo periodo di tempo i caraffesi hanno perso molte delle peculiarità ereditate dai loro avi giunti d'oltre Adriatico, tra cui il costume femminile che nel 1841 incantò il pittore inglese Jon Strutt di passaggio per Caraffa durante un suo viaggio in Calabria e Sicilia.
Alla cultura dominante e ancora di più alla globalizzazione continua a resistere, invece, la lingua, anche se in uno stato preagonico e molto contaminata. Resiste, grazie soprattutto allo studioso di minoranze linguistiche, il cirotano Giuseppe Gangale che, negli anni sessanta, fece una proficua ricerca sulla parlata delle popolazioni arbereshe della Calabria Media. Visitò più volte Caraffa e sensibilizzò tutta la comunità alla riscoperta del patrimonio culturale ereditato dagli avi albanesi. Da allora, a seguito dell'azione dell'illustre studioso calabrese, anche le amministrazioni comunali che si sono susseguite nel tempo, le scuole, le associazioni culturali e privati cittadini si sono resi promotori di iniziative varie finalizzate alla rivitalizzazione e valorizzazione della cultura arbereshe. In quegli anni, molti giovanidiplomati, entusiasti del lavoro di Gangale, sono diventati suoi collaboratori nella ricerca della parlata arbereshe più pura e si sono riappropriati della lingua che avevano appreso dalla viva vocedella madre e che, da studenti, avevano trascurato, quasi per vergogna di parlarla davanti agli amici italofoni. Oggi, uno di loro, Fausto Bubba, facendo appunto tesoro degli insegnamenti del suo maestro, ha redatto ben tre distinti progetti a sostegno della cultura arbereshe: “Rassegna nazionale e degustativa dei piatti tipici della tradizione arbereshe”, “Mmbramine na vemi te skola”(la sera andiamo a scuola), “Parrasy” (il piccolo teatro degli arbereshe di Caraffa). Il primo progetto è stato fatto proprio dal comune di Caraffa, il secondo dall'Unione Nazione per la lotta contro l'Analfabetismo (Unla), sezione di Caraffa, il terzo dalla Pro loco sempre di Caraffa. Tutti e tre i progetti sono stati trasmessi alla Regione Calabria al vaglio degli organi competenti per l'eventuale finanziamento da parte dell'assessorato Turismo e Beni culturali in base alla legge di tutela e valorizzazione della lingua e del patrimonio culturale delle minoranze linguistiche e storiche della Calabria. «Con il progetto sui piatti tipici ha detto Bubba si mira ad inserire Caraffa in un circuito nazionale di appuntamenti fissi con le varie comunità albanofone. Queste, infatti, parteciperanno alla rassegna con un proprio piatto rigorosamente a tradizione arbereshe, che sarà giudicato da un'apposita e qualificata giuria. Il vantaggio economico dello stesso progetto è assicurato dalla capacità imprenditoriale locale di candidarsi come riferimento di pluri-insediamenti di attività gastronomiche arbereshe». «Il secondo progetto secondo Bubba è destinato ai giovani ed è una sintesi tra l'importante contributo che l'Università della Calabria sta dando alle comunità arbereshe e le tante “risorse” che, in vari paesi albanofoni, parlano l'arbereshe così come lo hanno appreso sulla strada e dai loro genitori: da qui parte il progetto coinvolgendo le persone (docenti, anziani, maestranze) che, con la tutela degli specialisti, insegnano e trasmettono ai giovani, in un ciclo di dodici incontri, la lingua di origine. Con l'azione teatrale si vuole portare in scena uno stralcio della passionedi Cristo,un'opera già rappresentata da Gangale negli anni settanta, ma oggi riveduta da Bubba. «La sua valenza a detta dallo stesso Bubba è costituita dall'indotto culturale che genera il coinvolgimento di giovani “attori”che “filtrano” nelle loro famiglie i valori e le tradizioni arbereshe». Una quarta iniziativa, messa in campo sempre da Bubba, è denominata “Da Andali a Zangarona: Ppy mos harronemi”. Si tratta di un progetto per non dimenticare, per risvegliare e rinsaldare, attraverso un viaggio con l'occhio delle telecamere, i rapporti con le comunità arbereshe della provincia di Catanzaro.
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