Manoccio2Il sindaco di Acquaformosa, Giovanni Manoccio, ha occupato simbolicamente questa mattina la scuola nel centro del paese. Alla manifestazione hanno partecipato anche gli amministratori dei Comuni vicini, consiglieri provinciali e regionali, parlamentari calabresi.
Alle 10.34 di venerdì 17 settembre inizia una nuova battaglia del sindaco Giovanni Manoccio. Affiancato dal consigliere regionale del Pd Carlo Guccione, dal deputato Franco Laratta e dall'assessore provinciale Pietro Ruffolo, oltre che dalla cittadinanza, da rappresentanti sindacali e da diversi sindaci del territorio, il primo cittadino di Acquaformosa, nel cosentino, ha varcato la soglia dell'Istituto Comprensivo cittadino per l'occupazione. E' iniziata così, ieri mattina, la protesta annunciata del sindaco in difesa della propria scuola. In prima fila, a sostenere colui che ormai è un simbolo delle battaglie contro "le ingiustizie" di questo Paese, vi erano i nonni del centro arbëresh che, lo scorso anno, avevano già sostenuto Manoccio nella lotta in difesa dello stesso istituto.
Prima di iniziare, Manoccio ha fatto uscire tutti i bimbi dalle classi. «È un momento di rivendicazione per i nostri diritti -ha esordito-. È emozionante vedere qui l'intero paese che sta tentando di conservare quei diritti che abbiamo conquistato nel tempo. La nostra sarà una battaglia di civiltà che, partendo da qui, potrà essere importante per l'intera Calabria, poiché noi siamo la scuola della civiltà a differenza del Nord dove c'è quella dell'intolleranza».
Non fa sconti Manoccio, anche se l'indicazione di "paese deleghistizzato" è stata cancellata da qualche "balordo anonimo" dal cartello all'ingresso del borgo.
E nel ringraziare Nicodemo Oliverio per aver portato il caso alla Camera dei Deputati, il sindaco ha ricordato lo stato di povertà e precarietà delle zone interne della Calabria. Su queste note ha presentato la situazione della propria scuola, dove da 18 alunni di giugno si è arrivati a 22 (10 per la prima media e 12 per la seconda).
«Al Csa -ha detto- sanno che ci sono 22 iscritti. Ciononostante è stata fatta una pluriclasse, contravvenendo al Decreto Gelmini, che prevede in questi casi un massimo di 18 alunni. Ciò comporta la riduzione dei programmi del 50%, con relativi problemi per i docenti. Il diritto all'istruzione -aggiunge- è sancito anche da una Legge regionale che tutela le minoranze come la nostra ma che qui viene penalizzata». Così la precisazione sul ricorso al Tar: «Per far capire che il Decreto Gelmini è ancora più penalizzante per il Sud. La Calabria si deve svegliare e insieme dobbiamo arrivare alla Corte Europea di Strasburgo».
Il sostegno, quindi, è arrivato da Carlo Guccione il quale ha proposto di appellarsi al Presidente della Repubblica, dichiarando di condividere la protesta e sostenerla in tutte le sue fasi fino alla revoca del provvedimento.
Franco Laratta, promettendo di portare lunedì la cosa la Parlamento, in un attacco frontale alla Lega ha invitato direttamente il ministro Gelmini a visitare il piccolo centro arbëresh. «Il Governo -ha detto- sta uccidendo il futuro dei bambini». Sostegno anche da parte di Pietro Ruffolo, che ha portato la vicinanza del presidente Mario Oliverio, così come il messaggio di solidarietà fatto pervenire dall'assessore provinciale Maria Francesca Corigliano. In tarda serata è stato stilato un documento, in cui si chiederà anche un incontro con il dirigente dell'Usr Francesco Mercurio.

Articolo pubblicato su "Il Quotidiano" e riprodotto da www.dirittodicronaca.it  

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