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09 Novembre 2010
Gli archivi non mancano mai di stupirci! Nella memoria corta dei shinvasilot, abitanti di San Basile, erano affondate ben due commedie: Skamandili (Il fazzoletto) e Kalzorja (La spigolatrice) entrambe scritte dal podestà Davide Gramazio e recitate alla presenza di centinaia di persone con grande goduria.
Non si sa nulla di esse, ma pare che siano in diverse parti recitate nella parlata di San Basile e rappresentano semplici scene del mondo agro pastorale. Un anonimo cronista della rivista La Vedetta, pubblicata e diffusa nella zona del Pollino calabrese, ci dà un ampio ventaglio della trama de La Spigolatrice. Auguriamo che qualche tenace ricercatore si tuffi sulla notizia del 1929 per portare alla luce le ormai sepolte commedie. Mario Bellizzi
Kalzora (La spigolatrice)
E’ questo il titolo della nuova commedia in dialetto italo-albanese dell’egregio nostro Podestà Gramazio avv. Davide, che sarà prossimamente rappresentata nel nuovo e più ampio teatrino del Dopolavoro. La scena si svolge in una Masseria della Piana di Sibari, parte del latifondo del giovane Principe Roberto Spinelli, insigne archeologo, il quale l’ha posta sotto l’amministrazione del suo Fattore “ Gliaglë Seppe”, un albanese della vicina Spezzano. Questi ha una bella e gentile figliuola: “Gliena”, della quale è innamorato cotto, “Don Giovanni”, simpatico e aitante giovane di San Basile, ma stravagante e vanaglorioso, che ha fatto fortuna in America, dopo avere abbandonato la moglie “Fina”, e il figlioletto Gino di cui non ha notizie da parecchi anni. Gliena però ama Alfredo, il fratello di Fina, e fa andare le cose per le lunghe con la segreta speranza che il suo caro ritorni a lei. Viene l’epoca della mietitura: molti contadini forestieri si presentano a “Gliaglie Seppe” e fra essi Alfredo, travestito, che accompagna la sorella Fina, la quale si unisce alle spigolatrici. La povera Fina che (malgrado tutte le colpe del marito, lo ama ancora teneramente) nei lunghi anni del suo abbandono, ha tratto partito della naturale inclinazione per l’arte drammatica e per il canto divenendo una “Stella” di prim’ordine. Un giorno ella ascolta la voce del cuore, lascia i trionfi della Capitale, e va peregrinando in cerca del marito, che ritrova finalmente nella “Masseria” del Principe al suo trentatreesimo innamoramento. Ma ecco che una mattina, preceduto dal “Factotum” Don Carluccio, un napoletano chiacchierone e simpaticissimo, arrivò colà, nella sua elegantissima automobile, il Principe stesso, in compagnia di tre dotti Archeologi Stranieri, per visitare gli scavi dell’antica Sibari. Una scoperta straordinaria e di immenso valore vien fatta, durante la permanenza del Principe, nella “Grotta delle Lusiadi”, ad opera principale del Prof. Poisson, uno dei tre Dotti; ma Don Giovanni, per un nonnulla offende costui gravemente, e quindi si rende necessario tra’ due un duello all’ultimo sangue. Intanto, Fina ed Alfredo hanno svelato al Principe l’esser, loro; e questi, già ammiratore della Cantante, con la bontà d’animo che lo distingue, stabilisce di guarire Don Giovanni della sua mania e ridarlo alla moglie.
Le pistole son caricate a polvere; il duello avviene; Don Giovanni e Poisson, ambedue spacconi, ma paurosi, si credono morti e all’Inferno; ma poi, con grande loro sollievo, apprendono la verità; il mistero di Fina è svelato e ; il mDon Giovanni, alla vista dell’angelica consorte e del figlio, riconosce la sua follia, e piange di pentimento e di gioia, stringendoli fra le braccia. La bella Gliena si fidanza con Alfredo, e il Principe, dopo un lauto banchetto, riparte per Napoli gra le benedizioni e gli evviva di tutti i presenti.Anche per questa nuova opera, la parte musicale è stata composta dal Prof. Cassetti e sarà eseguita dall’Orchestrina Mandolinista da lui diretta: Belli i cori, che saranno eseguiti da fanciulli delle scuole; bellissimi gli a solo di Don Giovanni; esilarante il recitativo di Don Carluccio, e molto patetico ilduetto di Gliena e di Alfredo. Abbiamo assistito alle prove, e riteniamo che questa nuova Commedia è degna sorella di “Skamandigli”; perciò siamo sicuri che “Kalsora” avrà il successo che merita.
La Vedetta, 1929








