|
26 Agosto 2010
L'Unione dei Comuni BESA, l'Associazione Mondo Albanese e la Pro Loco Hora e Arbëreshëvet hanno presentato lunedì 23 agosto 2010 a Piana degli Albanesi un dramma dello scrittore arbëresh Giuseppe Schirò Di Maggio, intitolato "Flutura çë do fluturonjë" (Flutura che vuol volare); uno spettacolo pieno di simboli e di significati importanti per noi arbëreshë. La rappresentazione teatrale rientra nelle attività del Laboratorio Teatrale ricompreso negli interventi attuativi ex L. 482/99 per l'es. 2007 (Progetto “Fabrika e fialëvet 2007”).
L'argomento di Flutura che vuol volare, rispetto ai motivi presenti nella tradizione collettiva degli albanesi d'Italia, di originale, presenta il desiderio di voler rivedere l'antica Terra degli Avi in maniera inconsueta: volando, non con mezzi moderni, bensì con la fantasia. La favola è ambientata in epoca lontana in terra straniera, dove una bambina è affascinata dai racconti capziosi del nonno, che, come doveva essere antica tradizione, cercava di educare - in modo poetico - il legame che univa gli esuli alla terra avita, abbandonata a malincuore.
I personaggi in scena sono tre: la piccola Flutura, il nonno, il fratello di lei; ma sullo sfondo c'è l'immensa folla degli antichi esuli, che segue col fiato sospeso tutta la narrazione. L'ingenuità di Flutura è l'ingenuità dei poeti, l'ingenuità iniziale degli esuli, che sognano di poter ritornare un giorno nella patria di origine. L'unico a stare con i piedi per terra è il fratello della protagonista, che nonostante la sua giovane età, possiede tutte le argomentazioni realistiche, che consentiranno la sopravvivenza in terra straniera senza farsi troppe illusioni. Il fratello con la sua mimica e le sue parole, volte a convincere la sorella ad essere meno ingenua, suscita il sorriso e l'ilarità anche dentro la struttura del dramma. Il nonno è il manipolatore in senso mitico della tradizione; egli ha coscienza di essere un inventore di miti, sa di crearli, ma vi si affeziona talmente da cadere nella rete tessuta da lui stesso.
Il dramma dura circa un'ora, ma è intenso e richiede una speciale concentrazione da parte dello spettatore, soprattutto per quello arbëresh; infatti la lingua utilizzata in quest'opera è un arbëresh puro, non "contaminata" del tutto da parole siciliane. L'autore ritiene di aver utilizzato la lingua che presumibilmente si sarebbe potuta utilizzare circa quattro secoli e mezzo fa. Particolare attenzione meritano i costumi e le coreografie curate da Anna Maria Salerno, che impreziosiscono lo svolgimento del dramma e il commento musicale con il contrabbasso di Piergiorgio Carbone, che rendono raffinata la cultura arbëreshe.
Locandina A3 Italiano:
http://SettoreIV/Anno2010/Pianalbanesi/NUOVA%20Locandina%20Piana%20Italiano%20A3.pdf/
Locandina A3 Arbërisht:
http://SettoreIV/Anno2010/Pianalbanesi/NUOVA%20locandina%20Piana 20arbërisht%20A3.pdf/








