26 Gennaio 2010
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dall'Eparchia di Piana
Quelle che riportiamo qui di seguito sono due delle numerose testimonianze di affetto e riconoscenza che papa Vito ha ricevuto da Malta, al momento della sua partenza.
Vorrei ringraziare papàs Vito Borgia, per 50 anni parroco della chiesa greco-cattolica di Malta, augurandogli una pensione molto felice in Sicilia. Sarà amorevolmente ricordato da molti come uno studioso, un uomo di cultura e, soprattutto, un uomo di Dio. Sicuramente, il restauro dell'icona unica e preziosa di Nostra Signora di Damasco rimane il suo contributo più valido per il patrimonio culturale di queste isole.
Per natura è una persona molto umile e silenziosa ma, nel contempo, papàs Vito è stato sempre molto lieto di accogliere la gente e accoglierla nella chiesa greca. Sentiremo la sua mancanza in molti. Siamo davvero molto fortunati che il suo ottimo lavoro proseguirà ora con il nuovo parroco, l'altrettanto gentile e colto protopapàs George Mifsud Montanaro.
Mio marito ed io desideriamo congratularci con papàs Vito per il suo servizio, non solo al popolo di Malta, ma per il lavoro di diffusione del Vangelo al mondo.
Ha arricchito la vita di molti, e in molti hanno potuto trasmettere il suo ottimo esempio in tutti gli angoli del mondo.
Auguriamo a lui molti anni in pensione felice.
dal sito: www.timesofmalta.com
Video intervista a papa Vito Borgia
Intervista a papàs Vito Borgia
Papas Vito Borgia, donde deriva alla vostra Icona l’appellativo di “Madonna di Damasco”?
Alcuni Cavalieri, quando la videro a Rodi, non dubitarono che fosse la stessa che avevano venerata a Damasco, in Siria: per cui, la denominazione rispecchia il luogo d’origine.
A Damasco, donde profluì il maestoso fiume dell’Apostolato di San Paolo, nacque San Giovanni, chiamato, appunto, “Damasceno”, il noto teologo che vigorosamente difese la pratica della venerazione delle icone contro la rovente opposizione degl’iconoclasti, che la denunciavano come idolatria. “Come può la materia inerte, senza vita”, dicevano “rappresentare una realtà trascendentale, misteriosa?”. Naturalmente, essi dimenticavano che Cristo, “L’immagine di Dio invisibile” (Colos. I:15), nascose la Sua Gloria sotto i tratti di un uomo (Fil. 2:7), diventando uno di noi, pienamente umano e pienamente divino, nell’unità di una persona: mistero che attinge la sua ragione da un “eccesso di amore senza misura” (Giov. 3:16.)
Chi ha dipinto l’Icona della Madonna di Damasco?
La voce della tradizione e le pagine della storia tacciono il nome dell’autore, quando e dove sia nato. Tuttavia, noi ci sentiamo propensi di riverirlo come un uomo radicato nella preghiera, illuminato nella Parola, immerso nella vita liturgica della Chiesa. Tutta questa ricchezza interiore egli l’ha trasfusa nell’Icona, che splende di ultraterrena bellezza, ed invita ad un’umile contemplazione.”Chi vuol dipingere Cristo, deve vivere in Lui” diceva il Beato Angelico (1387-1445), seguendo la scia dell’iconografo bizantino.
Quando è stata dipinta?
L’anonimato dell’artista rende difficile datarla con precisione, ma il giudizio di vari studiosi suggerisce una considerevole antichità, un’antichità, nella quale la raffinatezza dell’arte bizantina, pervasa dalla Rivelazione e dalla Resurrezione, ci eleva dal mondo transitorio al soffio dell’Eterno.
intervista riprodotta da: www.ilportaledelsud.org
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