FarnetaIntra colline e piani
Ai piè del monte, cheta,
e dal frastuon lontana
    s’erge FARNETA.

Allietan le sue ore
Il canto degli uccelli,
le danno il bell’umore
    le bimbe belle
che nei dì di festa
danzan con frenesia
e con la banda in testa,
    dolce armonia.
Poi formano le “vallje”
Con canti in albanese.
Ed ecco perch’è bello
    Il mio paese.
    (Domenico Licursi)

    Prima della attuale collocazione le prime famiglie farnetane, Licursi, Camodeca, Trupo, Petta e i Pappadà, hanno girovagato in diverse parti; infine si sono fermati nel marchesato di Oriolo. Non abbiamo dati sicuri della loro venuta e della  fondazione di Farneta e delle sue contrade. La prima volta si stabilizzarono a fondo valle, “Katundisht” (era il paese), abbandonato per la quantità di serpenti, poi verso l’attuale bivio di Oriolo, “Katund i vjeter”, così ancora denominata la località. Anche questo abbandonato verso il 1560 per la peste, portata da un certo Licursi Costantino da Caserta, uomo di fiducia del marchese, vicino vi era una chiesetta dedicata a San Giorgio Martire, la cui statua si trova nella chiesa di Oriolo, come raccontano gli anziani. Il paese, nel suo sito odierno, è posto ai piedi della montagna Rotondella (1016 m.) con attorno quattro piccole sorgenti, Kroj Marsit, Kroj Priftit, Kroj Tufit e Kroj Posht. E’ diviso in due rioni, chiamati entrambi “Ka Mbatana”, collegati con una strada “Nzillikata”. A metà strada della parte alta si ergeva un gigantesco e maestoso OLMO, orgoglio del paese, con una circonferenza di circa quattro metri ed alto circa trenta, piantato nel 1799, in occasione della Repubblica Partenopea, come albero della LIBERTA’, simbolo e manifestazione dell’esultanza e caduta dei regimi assolutistici. Il paese sperduto e povero, eppure l’idea di cambiamento è arrivata fino a Farneta. Certamente la classe intellettuale di Oriolo ha influito, ma gli alunni del Collegio Corsini e di Sant’Adriano hanno fatto anche essi la loro parte.
    Si continuò a rivivere, incoscientemente, il mito dell’olmo. Sotto le sue ampie e possenti fronde, gli anziani del popolo si riunivano per discutere e dirimere le questioni della comunità ed amministrare la giustizia. Quest’olmo, in due secoli ha racchiuso la storia dei farnetani e diverse vicissitudini, gioie, sofferente, sogni e speranze. Nella mitologia greca e latina lo ascoltavano come oracolo degli dèì. La gente, vedendo i suoi rami un po’ alla volta seccarsi, colpito da un virus letale, lo compiangevano, “MURGU”, sventurato, come era bello e comodo. Di giorno era luogo di incontro e pettegolezzi delle donne, di sera specie d’estate degli uomini, accalorati, che pensavano di risolvere i problemi locali, nazionali e mondiali. Ancora oggi dicono “MURGU”, i sogni svaniti e fallaci. Sembrava eterno, ma è morto, con nostro grande rimpianto.
    Da Farneta si gode un incantevole e stupendo panorama: si ammirano le ampie vallate del fiume Ferro, il Mar Ionio fino a Taranto, le montagne della Basilicata, il Monte Sparviere. Nelle passeggiate estive, spaziando lo sguardo verso un infinito idilliaco, con il cielo azzurro, in mezzo alla fitta vegetazione delle farnie, provi un riposo rilassante e una pace interiore.
    In un manoscritto di Giorgio Toscano di Oriolo del 1600, pubblicato nel 1978, è scritto: “…il casale di Farneta riuscì ben popolato, con persone comode e facoltose di possessione, bestiami e industrie”, ma la fortuna delle volte cambia strada. Anche perché il paese è posto in una zona franosa e con scarse sorgenti.
    Nel primo censimento del 1542 non risulta né Farneta né Castroregio ma un paese scomparso, San Procopio. Nel 1551 vi erano circa 400 persone; nel 1669, 250 persone; nel 1750, 100 persone; nel 1841, 100 persone; nel 1806, 250 persone; nel 1816, 484 persone; nel 1857, circa 450; nel 1901, 489; nel 1921, circa 500; nel 1950, 508; nel 1985, 250; oggi, 65. Quale sarà il suo futuro?
La maggior parte delle notizie sono ricavate da visite apostoliche, da Antonio Scura, da Domenico Zangari, da Patrizia Resta, dal Rodotà, dal Mussabini e dal Korolevski, da Padre Moratti e dai dati Istat, e dagli scritti di Domenico Licursi, poeta, giornalista, fondatore di “Rinascita Sud”, collaboratore di diversi quotidiani locali, appassionato alle problematiche politiche e sociali e del mondo arbereshe e storico.
MatrimonioFarnetaCaduto il feudalesimo ai tempi di Gioacchino Murat, 1806, Farneta rimane con Oriolo, distante circa 8 km, per passare nel 1819 con Castroregio, da cui dista 32 km e tre ore a piedi.  Il passaggio è avvenuto per motivi etnici e religiosi. Apparteneva, insieme a San Costantino Albanese, San Paolo Albanese e Castroregio, alla diocesi di Anglona-Tursi: nel 1919, con la erezione dell’Eparchia di Lungro, entra a far parte con gli altri paesi citati della nuova diocesi. Queste quattro comunità hanno mantenuto nel corso dei secoli la tradizione bizantina, guidati dai loro papàs, in modo particolare dall’Archimandrita Pietro Camodeca dei Coronei, Arciprete di Castroregio, propugnatore della nuova diocesi italo-albanese.
    A Farneta vi erano tre chiese: la parrocchiale dedicata a San Nicola di Mira, prospiciente l’olmo e la piazzetta, chiesa che fu demolita negli anni ’50; San Rocco, ingrandita nel 1900 e rifatta nel 1968, oggi sede parrocchiale con una comoda casa canonica; S. Antonio di Padova, con una piazzetta, che viene festeggiato il 13 maggio ed il 13 giugno: in questa chiesetta vi è una statua del 1708 raffigurante la Madonna della Catena, festeggiata il 10 maggio dalla famiglia Trupo. In campagna vi è una cappella dedicata alla Madonna del Ceraso, così denominata dalla contrada in cui sorge, con una statua ricavata da un unico pezzo di pietra, che per il peso non si portava in processione, festeggiata il martedì dopo Pentecoste, secondo l’usanza italo-greca. Questa cappella possedeva un vasto podere, e espropriato dallo Stato Italiano nel 1860. Sotto l’ombra dell’olmo nelle due piazzette si svolgeva la vita sociale e comunitaria di Farneta, al suono delle zampogne e di altri strumenti si ballava e si cantava, momenti sempre vivi e presenti. Catturavano tempo e spazio per manifestare i sentimenti della propria vita: ecco la gjithonia (vicinato), locus della cultura tradizionale e della crescita umana e sociale.
Farneta2    Tutti possono contribuire a fare la storia del proprio paese, ma alcuni danno una mossa forte e incisiva. Il 7 marzo 1945 è stata una giornata eccezionale. Due sacerdoti, con un tubo in testa ed ampie vesti nere, al suon delle campane a festa entrano a Farneta, accolti dal Papàs Giovanni Battista Mollo. Era una giornata fredda. Uno dei due era il nuovo parroco, giovane, capelli lunghi, barba folta. Si è presentato: io sono Padre Alfredo, il nuovo parroco, vengo dalle Alpi del Trentino, non sono albanese però lo imparerò. L’altro era Zoti Vincenzo Matrangolo di Acquaformosa, che il giorno dopo per paura di essere bloccato dalla neve parte di buon ora, lasciando solo il giovane prete in un paese senza nessun servizio, con un idioma per lui “straniero”. Sembrava abbandonato. Però vista l’accoglienza festosa e la grande gioia dei farnetani, si fermò. La gente tra sé pensava: rimane, e per quanto tempo? Farà come gli altri? Rimase invece per trent’anni! Si era in tempo di guerra.” La povertà
galleggiava e ci si adattava con quanto si poteva trovare.
Molte cose mi mancavano ma un pezzo di pane no, mai visto tanta generosità.”
    Nel suo libretto “Ricordi di Farneta” scriveva: “Per Pasqua e nelle altre feste, San Donato, San Rocco, Madonna del Ceraso ed in altre circostanze, i giovani e le ragazze si organizzavano le per suggestive Vallje in cui si prendevano per mano alternati danzando e cantando secondo l’uso degli antichi Albanesi. Il primo e l’ultimo della catena sbandieravano un bel foulard a colori (Flamuri, bandiera). Si spostavano da una parte all’altra, per poter accerchiare qualcuno per farsi offrire da bere. La vittima più cercata ed adocchiata è il parroco. Era per me un piacere”.
    Ebbe quattro visite pastorali da parte di Mons. Giovanni Mele, che proveniva da Castroregio, tre ore a dorso di un mulo sellato, col suo segretario Padre Giovanni Caon, su di un asinello col basto. Si fermavano almeno due notti: era un problema serio ospitarli in quanto mancava tutto.  Solo nei primi anni del ’60 vennero i servizi primari, luce, strada, acquedotto, fognatura, telefono pubblico, dietro interessamento vivo e continuo del parroco e di Rago Giuseppe, delegato comunale a Farneta. Mons. Mele sorrideva benedicendo con tanta filosofia. Tanti altri episodi si raccontano in paese circa la permanenza del Vescovo.
pag alfredoMorattiPadre Alfredo era nato a Tuenno in Val di Non, il 4 gennaio 1920. A sedici anni entrò nel noviziato dei Conventuali a Padova. Compì gli studi filosofici e teologici a Padova e a Roma, in Collegio Greco. Ordinato sacerdote in rito bizantino con destinazione Albania  il 6 gennaio 1943. Ma chiusa l’Albania per eventi bellici, la Provvidenza lo porta in Calabria, a Farneta.
Nel suo 65° anniversario di sacerdozio a Rovereto, dove si era ritirato, così ricordava la permanenza a Farneta: “Nel marzo 1945 fui inviato a Farneta, piccolo villaggio di origine albanese con rito bizantino, sperduto sulle montagne della Calabria, località mai sognata nel corso della mia vita eppure rimasi per trent’anni, conformandomi interamente e di buon grado agli usi e costumi con quella gente, permeata di fede, condividendo gioie ed ansie, allegrie e tristezze, facendo per quanto possibile il medico delle anime e dei corpi”. E’ diventato fratello in mezzo ai fratelli, consigliere, maestro, sacerdote, integrando la vita pastorale con quella manuale. Aprì subito l’oratorio in una stanza dove cucinava e dormiva, l’ambulatorio, lo studio fotografico e il pronto soccorso. Mi ricordo ancora la lunga fila, di buon mattino, per le punture davanti alla sua casetta. Termina la sua vita terrena il 13 febbraio 2013 a San Pietro di Barbozza (Treviso). Nelle mie doverose visite, che aspettava con ansia e gioia, apriva i suoi album con le foto di Farneta, che indicava con emozione e grande gioia. Non aveva perso il contatto con i suoi vecchi parrocchiani. Cresciuto ed educato in un ambiente diverso, sposò la tradizione e la spiritualità della nuova comunità, imparò a parlare la lingua “straniera”, si immedesimò nel vivere e nel pensare con il popolo, chiesa vera e concreta. Sobrio ed essenziale nel suo agire, uomo di grande fede: tutti ancora lo ricordano con affetto a Farneta.
    Un altro personaggio da ricordare è senz’altro l’Archimandrita Pietro Scarpelli. A pochi giorni dal trapasso era ricoverato presso l’ospedale di Policoro. Il personale ospedaliere mi diceva: “Muore un patriarca, orante e benedicente, come se si preparasse per andare a nozze”. Figura ieratica, Era nato a Farneta il 15 agosto 1887: il padre Giuseppe era insegnante di scuole elementari, proveniente dai casali della Presila, che aprì per la prima volta le scuole elementari a Farneta e sposò Troiano Margherita. Il giovane Pietro frequentò il liceo a Cosenza e a Tursi, sua diocesi, studiò filosofia e teologia al Collegio Greco, presso la Propaganda Fide, dove prese la licenza in entrambe le materie, ordinato sacerdote il 29 giugno 1912 a S. Atanasio (Roma). Venendo in Calabria, fu nominato parroco nel suo paese natìo (1914-1923) per poi passare a San Paolo Albanese, dove si era trasferita la sua famiglia. Dal 1922 al 1928 divenne Vicario generale di Mons. Mele, dal 1928 al 1946 si trasferì in Albania nella Missione cattolica di rito bizantino (Elbasan, Fieri ed altri luoghi). Con l’avvento del comunismo fu costretto forzatamente a tornare in Italia. Visse il resto della vita presso i suoi familiari a San Paolo Albanese e morì il 24 agosto 1973. Il Korolovski nella sua visita del 1921fu ospite a casa sua e così lo descrive: “Ottimo sacerdote, intelligente, istruito, zelante, gode di grande stima”. Mons. Stamati, nella sua omelia in occasione dell’Ufficio funebre disse: “Fu aperto ai fratelli ortodossi, rispettoso verso i musulmani, anticipatore dell’ecumenismo, amò la verità senza ostentazione”.
    La parrocchia di Farneta, povera ed isolata, non era per nulla ambita dal clero,, anzi il contrario, vista come luogo di punizione ed esilio, dove i sacerdoti dopo pochi anni se ne andavano via. I registri parrocchiali sono andati smarriti o consumati dai topi. Il primo risale al 1826. Però l’Archimandrita Pietro Camodeca nella sua monografia su Castroregio, manoscritto in possesso della sua famiglia, mai pubblicato, riporta: “Nel 1590 vi era il registro dei battesimi”. Nel 1841 si svolge la visita di Mons. Mussabini. Vi erano tre sacerdoti, tutti di Farneta, don Martino Camodeca, parroco, don Pietro Camodeca, professore, don Nicola Petta, professore. I sacerdoti Camodeca possedevano una ricca biblioteca, andata perduta. Il secondo registro risale 1908 con la firma di Oreste Polilas, di don Antonio Lavitola, don Brescia da San Costantino Albanese, don Pietro Scarpelli, don Antonio Gulemì da San Costantino Alb., don Girolamo De Nicco da Castroregio, don Costantino Tallarico da S. Demetrio Corone, don Giovanni Battista Mollo, infine dal 1945 Padre Alfredo Moratti. Si sono succeduti a padre Alfredo i sacerdoti Gennarino Ferrari da Vaccarizzo Alb., Nicola Vilotta da S. Benedetto Ullano, Saverio Pugliese da Lungro, Giovanni Tamburi ieromonaco basiliano da San Basile, Donato Giannotti da Lecce, Francesco Mele da Acquaformosa, Alduino Marcacci da Firmo ed oggi Zoti Vasil dall’Ukraina. Un vero via vai.
    Venendo in Italia gli albanesi alla fine del 1400 per motivi politici e religiosi, hanno continuato a fare i pastori e gli agricoltori sotto i feudatari, dissodando terreni con intelligenza, operosità, e si son fatti valere in diverse attività, tutti cercavano di avere un pezzo di terra, che garantisse di dare un minimo di sopravvivenza, hanno fatto enormi progressi in paese e fuori. Le varie contrade, Llazët, Fikarroni, Grizat, Cirazi, Llumbardi, Lugadhi, Pëtroza, Kroj Posht, Llazi Minkut, Katundisht, Pishkunjeti, Rrupaqjea, Kalbazaqi, Dhjeci, Krojzërvet, Rrutunda, Udha e Horës. Per cinque secoli duramente lavorate hanno nutrito intere generazioni.
    I tempi sono cambiati, Farneta si è fermata, la povertà ha avuto il sopravvento, la terra è diventata più avara e amara.  Conviene restare a Farneta o partire? Molti sono partiti per Roma, Milano, Torino, oppure oltre oceano.  La scuola è chiusa come anche l’ufficio postale. I farnetani sono costretti a partire senza far ritorno. Eppure chi ha avuto l’opportunità di salire “Ka Bregu Rutundës” o “Ka Bregu Llumbardhit” o passeggiare “Ka Rrahi Travet” in mezzo alla folta vegetazione ha ammirato i tramonti suggestivi. Il suo spirito si è riposato, contemplando il sacro silenzio, le meraviglie della natura. Ha trovato la pace interiore, la serenità, il sorriso, l’osmosi tra sé, natura e il Signore, ha vissuto momenti di felicità. Buone e utili anche oggi nel tran tran della vita quotidiana.   
La scrittrice ebrea Simone Veil diceva che l’uomo può raggiungere il cielo solo contemplandolo: il cielo scenderà, ci avvolgerà e ci abbraccerà. Eschilo, il grande autore di tragedie greche, scriveva: “Il Divino è senza sforzo, guardando gli spazi infiniti non è perdita di tempo, ma pienezza nello spirito”. Dice Gesù nel Vangelo: “Osservate come crescono i gigli del campo, non lavorano, non filano eppure vi dico che neanche Salomone con tutta la sua ricchezza vestiva come loro”. La storia della chiesa, ad opera dello Spirito santo vivificante, è piena di testimonianze di persone estatiche, uomini e donne, che hanno contemplato le meraviglie di Dio, suggellando la propria adesione con una crescente e attiva risposta:   AMIN, ASHTU KLOFT, COSI SIA”.

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Scambio culturale tra il comune di Cerzeto e il liceo “Ernest Koliqi” di Tirana
Il rappresentante di “Italia delle Minoranze” Cataldo Pugliese manifesta con la sua partecipazione, vicinanza e ammirazione al progetto di educazione e scambio culturale realizzato dal comune di Cerzeto e dal liceo “Ernest Koliqi” di Tirana.
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Il sindaco di Ururi incontra il presidente Meta
Il presidente della Repubblica, Ilir Meta, ha tenuto un incontro questo sabato con i rappresentanti della comunità Arberesh in Italia.
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X anniversario della chirotonia episcopale del Vescovo di Lungro
Ricordiamo con piacere la ricorrenza del X anniversario della chirotonia episcopale del Vesovo di Lungro, S.E. Mons. Donato Oliverio. Dieci anni di episcopato denso e ricco di ferventi attività. Felicitazioni al nostro vescovo!εἰς πολλὰ ἔτη, Δέσποτα
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Il giardino dei sensi
Sensi e spiritualità: due parole in apparenza contraddittorie. Eppure tutta la Bibbia brulica di personaggi e di scene sensuali, come un "giardino delle delizie" in cui la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'odorato celebrano il loro festino. .
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Discorso di Papa Paolo VI in occasione del IV centenario del Collegio Greco di Roma
Sabato, 30 aprile 1977 Venerati Fratelli e carissimi Figli! Ispirato ad intonazione di profonda letizia, dopo i bei canti liturgici e le devote parole del Signor Cardinale Paul Philippe, è l'odierno incontro, il quale, se di per sé si collega ad una ricorrenza quattro volte centenaria - quella della fondazione in Roma del Collegio Greco di S. Atanasio - si apre, peraltro, e si allarga nella visione della Chiesa d'Oriente, che con la Chiesa Latina forma l'unica ed indivisa Chiesa di Cristo. Il Nostro saluto, come alle Autorità religiose qui presenti, si dirige naturalmente a voi, Alunni e Superiori del Collegio, perché siete voi i festeggiati; e si rivolge ancora ai condiscepoli degli altri Istituti eretti nell'Urbe per l'educazione del Clero di rito orientale, perché tutti insieme voi ponete dinanzi ai nostri occhi questa consolante realtà di coesione ecclesiale. .
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Typikà locali parrocchiali nella chiesa arbëreshe
Nel passato circolavano tra le Comunità arbëreshe di Calabria, oltre a typikà bizantini stampati generalmente a Venezia, comodi rubricari manoscritti che riproducevano le norme generali, ma introducevano anche elementi locali. Per una storia autentica dell’evoluzione storica della tradizione bizantina tra gli Arbëreshë è indispensabile conoscere questi documenti che ci riportano  la prassi concreta. .
Nel passato circolavano tra le Comunità arbëreshe di Calabria, oltre a typikà bizantini stampati generalmente a Venezia, comodi rubricari manoscritti che riproducevano le norme generali, ma introducevano anche elementi locali. Per una storia autentica dell’evoluzione storica della tradizione bizantina tra gli Arbëreshë è indispensabile conoscere questi documenti che ci riportano  la prassi concreta. . Read More...
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Giorgio Castriota Skanderbeg tra storia e mito
La parrocchia greca di Cosenza dell'Eparchia di Lungro e, in particolare, il parroco protopresbitero Pietro Lanza, stanno ricordando nel corso di questa settimana l'eroe albanese Giorgio Kastriota Skanderbeg a 550 anni dalla sua morte. Oltre ai vari eventi segnalati sul calendario di Jemi.it, è stata diffusa anche una monografia contenuta nel volume I Padroni dell’Acciaio, scritta da Gabriele Campagnano Zweilawyer e illustrata da Francesco Saverio Ferrara.
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Il Padre di tutti, l’Amico di sempre
“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”.                                                                    Bertolt BrechtIl tempo scorre inesorabilmente, i modi di vita cambiano sempre più rapidamente, poche cose permangono, così come i sentimenti, forse perché sanno di eternità. E il “sentimento del ricordo”, anche se in modo diverso da individuo a individuo, vive sempre in ognuno.
“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”.                                                                    Bertolt BrechtIl tempo scorre inesorabilmente, i modi di vita cambiano sempre più rapidamente, poche cose permangono, così come i sentimenti, forse perché sanno di eternità. E il “sentimento del ricordo”, anche se in modo diverso da individuo a individuo, vive sempre in ognuno. Read More...
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Spigolature storico-biografiche del siculo-arbëresh Francesco Crispi nel 195° anniversario della nascita
Nacque a Ribera (Agrigento) il 4 ottobre 1818, compì i primi studi nel seminario greco-albanese di Palermo, e si laureò in Giurisprudenza nel 1837. L’anno dopo sposò Rosa D’Angelo che morì nel 1840. Nel 1839, Francesco Crispi (1) aveva fondato e diresse poi per tre anni, il giornale “L’ORETEO”. Nel 1844 si presentò a un concorso per la magistratura, riuscendo primo, ma in seguito rinunciò per esercitare l’avvocatura a Napoli. Intanto si occupava di politica, svolgendo idee e propaganda liberali.
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La Presidente Succurro ha incontrato l’Ambasciatore del Kosovo in Italia
Nella splendida cornice del Salone degli Specchi della Provincia di Cosenza si è svolta, nel pomeriggio di giovedì 23 giugno, la visita dell’Ambasciatore della Repubblica del Kosovo in Italia – S.E. Sig.ra Lendita Haxhitasim, accolta anche da una nutrita delegazione di Sindaci delle Comunità arbëreshë del territorio cosentino.
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Sant’Atanasio dei Greci: calendario Grande Quaresima 2022
Riportiamo qui di seguito il programma completo delle celebrazioni della Grande Quaresima e della Grande e Santa Settimana dell'anno 2022 presso la chiesa di Sant'Atanasio dei Greci a Roma. I testi dei riti sono presenti sul sito: www.liturgiabizantina.it
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“Arbëria Viva” di Arbër Agalliu premiato a Moda Movie
Il cortometraggio di Arbër Agalliu sulle minoranze linguistiche arbëresh ha ricevuto il premio speciale durante la kermess di moda e cinema "Moda Movie" a Cosenza. 
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La Rai Calabria sostiene la cultura e la lingua arbëreshe in Italia attraverso programmi dedicati
In Calabria, la Rai prevede di promuovere la lingua e la cultura arbëreshë, come stabilito nel nuovo contratto di servizio per il periodo 2023-2028, approvato definitivamente dal Consiglio di Amministrazione dell'azienda radiotelevisiva, presieduto da Marinella Soldi.
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La lingua arbëreshe viene snobbata
La lingua è l’elemento fondamentale che caratterizza una comunità e un intero popolo. Secondo Bruner la lingua svolge una funzione di trasmissione culturale. Infatti, diventa tramite necessario per la conservazione di pratiche culturali e religiose. Inoltre, non va dimenticato, nel caso della comunità di Piana degli Albanesi, che un ruolo fondamentale nella conservazione della lingua arbëreshe è stato giocato dai papades. Infatti, il primo testo il lingua arbëreshe è stato scritto nel 1592 da un sacerdote: Luca Matranga. Si tratta dell’ E Mbësuame e Krështerë – La Dottrina Cristiana Albanese. Nel corso dei secoli, come in parte ancora oggi, nelle chiese arbëreshe di Piana le preghiere si recitano in lingua. E, grazie al catechismo frequentato dai bambini che si preparano per la prima confessione, si ha la possibilità di dar vita a un continuum e tramandare alle nuove generazioni la lingua.
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Il presidente albanese Meta chiede che l'arbëresh venga insegnato a scuola
Il presidente della Repubblica, Ilir Meta ha incoraggiato questo sabato i parlamentari italiani a fornire il loro supporto affinchè la lingua arbëreshe venga insegnata nelle scuole dei dei comuni minoritari. 
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Scoperto l’anno di nascita del poeta albanese sangiorgese Giulio Variboba
La ricerca sul poeta D. Giulio Varibobba non finisce mai di stupire. Sono stati rintracciati ultimamente importanti fonti documentali presso archivi pubblici e privati sulla comunità di San Giorgio Albanese in provincia di Cosenza.
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Gjitonia te fshati global
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet.
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet. Read More...
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Gerbidi e maggesi
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’.
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’. Read More...
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Istituiti punti telematici per accedere all'Archivio di Stato albanese
'INIZIATIVA di creare una rete di Punti-Archivio per il mondo albanese, collegati elettronicamente con l'Archivio Centrale di Tirana, è partita alla fine del 2020, anche alla luce delle difficoltà create dalla crisi pandemica, su iniziativa della Direzione Generale degli Archivi d'Albania, guidata dal giovane Direttore generale Ardit Bido e dal suo staff del settore informatico, vista l'impossibilità per studenti, ricercatori e studiosi di utilizzare direttamente le fonti archivistiche in possesso dell'Archivio stesso.
'INIZIATIVA di creare una rete di Punti-Archivio per il mondo albanese, collegati elettronicamente con l'Archivio Centrale di Tirana, è partita alla fine del 2020, anche alla luce delle difficoltà create dalla crisi pandemica, su iniziativa della Direzione Generale degli Archivi d'Albania, guidata dal giovane Direttore generale Ardit Bido e dal suo staff del settore informatico, vista l'impossibilità per studenti, ricercatori e studiosi di utilizzare direttamente le fonti archivistiche in possesso dell'Archivio stesso. Read More...
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Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria
Al via lunedì 20 giugno alle 15,30 nella sede dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale di Palazzo du Mesnil, in via Chiatamone 62, la prima delle due giornate del convegno internazionale “Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria” nel bicentenario della morte di Angelo Masci, intellettuale attivo a Napoli alla fine del ‘700. A lui si deve il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della natione Albanese”, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1807.
Al via lunedì 20 giugno alle 15,30 nella sede dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale di Palazzo du Mesnil, in via Chiatamone 62, la prima delle due giornate del convegno internazionale “Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria” nel bicentenario della morte di Angelo Masci, intellettuale attivo a Napoli alla fine del ‘700. A lui si deve il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della natione Albanese”, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1807. Read More...
Missiva a Spirlì
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI.
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI. Read More...
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Recenzione libri: “Viaggio nella Calabria basiliana” di Enzo Cordasco
Continua l'ondata di interesse per gli insediamenti monastici basiliani in Calabria. Proproniamo il libro "Viaggio nella Calabria basiliana" di Enzo Cordasco che offre un itinerario nella Calabria bizantina comprendendo diversi contesti arbëreshë.
Continua l'ondata di interesse per gli insediamenti monastici basiliani in Calabria. Proproniamo il libro "Viaggio nella Calabria basiliana" di Enzo Cordasco che offre un itinerario nella Calabria bizantina comprendendo diversi contesti arbëreshë. Read More...
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Il progetto e l'evento. Gioacchino, Dante, Michelangelo, Scarpa e i cerchi trinitari
L'architetto-filosofo lungrese, Enzo Mattanò, ha appena pubblicato un importante testo che contribuisce ad inquadrare la centralità della teologia figurativa di Gioacchino da Fiore nel pensiero filosofico occidentale.
L'architetto-filosofo lungrese, Enzo Mattanò, ha appena pubblicato un importante testo che contribuisce ad inquadrare la centralità della teologia figurativa di Gioacchino da Fiore nel pensiero filosofico occidentale. Read More...
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Pubblicato il libro "Il grande sbarco"
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio. 
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio.  Read More...

ATTUALITÀ

Giovedì, Novembre 18, 2004 Luigi Boccia Chiesa e Religione 8429
Discorso pronunciato da S.E. il Card. Camillo...
Lunedì, Gennaio 23, 2006 Luigi Boccia Chiesa e Religione 12626
Secondo la tradizione, i territori dell’attuale...

LA LINGUA - GJUHA JONE

Domenica, Novembre 13, 2005 Luigi Boccia Grammatica 30653
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Martedì, Marzo 07, 2006 Pietro Di Marco Aspetti generali 12340
E ardhmja e natës agimi. Ti e prite. E ardhmja e agimit dita e plotë. Ti e rrove. E ardhmja e ditës mbrëmja. Ti u krodhe në të. E ardhmja e mbrëmjes...