L'arcivescovo ortodosso Christodoulos nel ricordo di monsignor Fortino


christodoulos.jpg"Un cristiano autentico": è questa la definizione che, secondo la testimonianza di monsignor Eleuterio Fortino, più si addice a Christodoulos, l'arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia morto lunedì mattina. "È stato un pastore generoso che ha amato e servito la Chiesa, un uomo spirituale e di grande levatura culturale" aggiunge monsignor Fortino, sotto-segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità di Cristiani, tratteggiandone il profilo in questa intervista a "L'Osservatore Romano". 

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Che ricordo ha dell'arcivescovo Christodoulos?

Ricordo un uomo di Chiesa, profondamente fedele alla tradizione ortodossa. Ricordo un pastore vero, attento alle problematiche del nostro tempo, in contatto continuo con i movimenti culturali di tutto il mondo cristiano, in oriente e in occidente.

Qual era la sua prima preoccupazione pastorale?

Mantenere viva la tradizione ortodossa nel suo paese. Questa missione egli l'aveva sempre presente nella pastorale generale, nella catechesi, nella predicazione, in tutti i suoi interventi. Per riaffermare la radice cristiana della Grecia usava una parola fervida, convinta, incoraggiante. Talvolta anche sferzante.

Come attuava questa idea?

Un esempio: ha organizzato associazioni di medici, di insegnanti, di giovani. Il suo scopo? Infondere lo spirito cristiano nelle persone, di tutte le categorie umane, e anche rispondere concretamente alle sfide del nostro tempo. Era veramente un pastore che amava il suo popolo e che cercava di rivitalizzare le strutture della sua Chiesa, anche attraverso la dimensione culturale.

Christodoulos era anche un uomo di grande cultura.

Sicuramente questo è un aspetto fondamentale della sua personalità. È vero, era radicato nella cultura classica, ma anche nella tradizione dei Padri che usava nella sua predicazione e nella sua attività pastorale. Era interessato pure alla promozione dello studio della lingua latina. Possiamo dire che Christodoulos era davvero un uomo di cultura a tutto tondo. Questo gli ha procurato, alcune volte, la definizione di conservatorismo culturale. In realtà per lui la questione centrale era studiare per rivitalizzare le radici cristiane della Grecia e, più in generale, dell'Europa.

Dal punto di vista culturale quali erano le sue preoccupazioni?

Ha combattuto energicamente quelle correnti culturali del mondo di oggi che portano venti di secolarizzazione, materialismo e relativismo. Su questi temi ha pronunciato interventi che lo facevano apparire come intransigente e di stampo conservatore. In realtà ha messo in guardia i cristiani da una possibile deriva spirituale. Temeva l'influenza negativa delle correnti conformistiche di moda.

Qual è stata la sua risposta a queste correnti?

Ha incoraggiato la pietà popolare e l'èthos ortodosso tradizionale. E lo ha saputo fare con intelligenza. Degli elementi di questo èthos, infatti, egli rilevava la pregnanza simbolica e la forza formativa.

E il movimento ecumenico?

Una questione importante della sua vita è stata la partecipazione al movimento ecumenico. Si è impegnato con continuità per la promozione dei rapporti tra i cristiani. Lo ha fatto in un ambiente tradizionalmente riservato quando non chiaramente avverso. Con prudenza ha compiuto progressivamente passi che hanno impegnato la Chiesa ortodossa di Grecia nel campo ecumenico. Questo vale anche per le relazioni con la Chiesa cattolica.

Quali sono questi passi ecumenici?

Nel maggio 2001 ha reso possibile l'accoglienza di Giovanni Paolo II ad Atene, nel suo pellegrinaggio sulle orme di san Paolo, nell'ambito della celebrazione del grande Giubileo del duemila. Non è stato facile per Christodoulos: ci sono state anche manifestazioni contrarie nei giorni precedenti alla visita. Lui ha saputo preparare l'incontro di Atene in modo degno e ha accolto il Papa con onore nel Santo Sinodo.

Che cosa ha rappresentato la visita del Papa ad Atene?

Resta indimenticabile l'incontro che hanno avuto sull'Areopago, proprio nel luogo della predicazione di san Paolo. Insieme hanno sottoscritto una positiva dichiarazione comune.

Quali sono stati i passi successivi?

Christodoulos voleva restituire la visita al Papa. Ma non è stato facile arrivarci. Ha preparato anche questo nuovo incontro con intelligenza e nel dicembre 2006 è venuto in visita ufficiale da Benedetto XVI. Da uomo spirituale, ha voluto conferire un'impronta di vero e proprio pellegrinaggio alla sua visita a Roma. Nell'occasione il Papa gli ha fatto dono di alcuni anelli della catena che, secondo la tradizione, tenne prigioniero Paolo. Così per ricevere questo dono si è recato, da pellegrino, nella basilica di San Paolo fuori le mura a pregare davanti alla tomba dell'apostolo delle genti. Con la delegazione che lo ha accompagnato ha cantato una dèesis (cioè un ufficio liturgico), fatta di inni da lui stesso composti per la circostanza: dunque inni relativi a san Paolo, alla tradizione delle catene, alla testimonianza dei martiri, al suo pellegrinaggio a Roma. Aveva studiato innologia e sapeva cantare benissimo.

Che cosa ha significato l'incontro con Benedetto XVI?

Hanno firmato insieme, il 14 dicembre 2006, una importante dichiarazione comune affermando l'impegno a percorrere l'arduo cammino del dialogo nella verità. Hanno anche mostrato apprezzamento per i passi importanti compiuti nel dialogo nella carità. Nella dichiarazione, poi, è stata concordata una maggiore collaborazione tra la Chiesa ortodossa di Grecia e la Chiesa di Roma per far riscoprire le radici cristiane nel continente europeo, davanti alle sfide che arrivano dalla scienza, dalla tecnologia, dall'economia.

È un punto che gli stava particolarmente a cuore.

Sì, la centralità delle radici cristiane era un'espressione a lui cara. Diceva che queste radici comuni avevano vivificato le nazioni europee e allora bisognava assolutamente riscoprirle e rafforzarle perché portassero vita anche al mondo di oggi. Era una questione centrale nel suo ministero come arcivescovo ortodosso di Atene. Tanto che la Chiesa ortodossa di Grecia ha aperto a Bruxelles un ufficio di rappresentanza presso le istituzioni europee. Ha affidato questo compito ad un metropolita che è anche membro della commissione mista internazionale per il dialogo teologico con la Chiesa cattolica. Un fatto significativo.

Può darci un suo personale ricordo di Christodoulos?

L'ho conosciuto molto bene, fin da quando era metropolita di Volos. Ho sempre ammirato la sua dedizione alla Chiesa, la sua attenzione concreta ai problemi del nostro tempo. Mi ha sempre commosso l'affabilità, la cordialità che aveva per ogni persona.

(©L'Osservatore Romano - 30 gennaio 2008)

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Sabato, 30 aprile 1977 Venerati Fratelli e carissimi Figli! Ispirato ad intonazione di profonda letizia, dopo i bei canti liturgici e le devote parole del Signor Cardinale Paul Philippe, è l'odierno incontro, il quale, se di per sé si collega ad una ricorrenza quattro volte centenaria - quella della fondazione in Roma del Collegio Greco di S. Atanasio - si apre, peraltro, e si allarga nella visione della Chiesa d'Oriente, che con la Chiesa Latina forma l'unica ed indivisa Chiesa di Cristo. Il Nostro saluto, come alle Autorità religiose qui presenti, si dirige naturalmente a voi, Alunni e Superiori del Collegio, perché siete voi i festeggiati; e si rivolge ancora ai condiscepoli degli altri Istituti eretti nell'Urbe per l'educazione del Clero di rito orientale, perché tutti insieme voi ponete dinanzi ai nostri occhi questa consolante realtà di coesione ecclesiale. .
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Typikà locali parrocchiali nella chiesa arbëreshe
Nel passato circolavano tra le Comunità arbëreshe di Calabria, oltre a typikà bizantini stampati generalmente a Venezia, comodi rubricari manoscritti che riproducevano le norme generali, ma introducevano anche elementi locali. Per una storia autentica dell’evoluzione storica della tradizione bizantina tra gli Arbëreshë è indispensabile conoscere questi documenti che ci riportano  la prassi concreta. .
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Spigolature storico-biografiche del siculo-arbëresh Francesco Crispi nel 195° anniversario della nascita
Nacque a Ribera (Agrigento) il 4 ottobre 1818, compì i primi studi nel seminario greco-albanese di Palermo, e si laureò in Giurisprudenza nel 1837. L’anno dopo sposò Rosa D’Angelo che morì nel 1840. Nel 1839, Francesco Crispi (1) aveva fondato e diresse poi per tre anni, il giornale “L’ORETEO”. Nel 1844 si presentò a un concorso per la magistratura, riuscendo primo, ma in seguito rinunciò per esercitare l’avvocatura a Napoli. Intanto si occupava di politica, svolgendo idee e propaganda liberali.
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La Presidente Succurro ha incontrato l’Ambasciatore del Kosovo in Italia
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Sant’Atanasio dei Greci: calendario Grande Quaresima 2022
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“Arbëria Viva” di Arbër Agalliu premiato a Moda Movie
Il cortometraggio di Arbër Agalliu sulle minoranze linguistiche arbëresh ha ricevuto il premio speciale durante la kermess di moda e cinema "Moda Movie" a Cosenza. 
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La Rai Calabria sostiene la cultura e la lingua arbëreshe in Italia attraverso programmi dedicati
In Calabria, la Rai prevede di promuovere la lingua e la cultura arbëreshë, come stabilito nel nuovo contratto di servizio per il periodo 2023-2028, approvato definitivamente dal Consiglio di Amministrazione dell'azienda radiotelevisiva, presieduto da Marinella Soldi.
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La lingua arbëreshe viene snobbata
La lingua è l’elemento fondamentale che caratterizza una comunità e un intero popolo. Secondo Bruner la lingua svolge una funzione di trasmissione culturale. Infatti, diventa tramite necessario per la conservazione di pratiche culturali e religiose. Inoltre, non va dimenticato, nel caso della comunità di Piana degli Albanesi, che un ruolo fondamentale nella conservazione della lingua arbëreshe è stato giocato dai papades. Infatti, il primo testo il lingua arbëreshe è stato scritto nel 1592 da un sacerdote: Luca Matranga. Si tratta dell’ E Mbësuame e Krështerë – La Dottrina Cristiana Albanese. Nel corso dei secoli, come in parte ancora oggi, nelle chiese arbëreshe di Piana le preghiere si recitano in lingua. E, grazie al catechismo frequentato dai bambini che si preparano per la prima confessione, si ha la possibilità di dar vita a un continuum e tramandare alle nuove generazioni la lingua.
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Il presidente albanese Meta chiede che l'arbëresh venga insegnato a scuola
Il presidente della Repubblica, Ilir Meta ha incoraggiato questo sabato i parlamentari italiani a fornire il loro supporto affinchè la lingua arbëreshe venga insegnata nelle scuole dei dei comuni minoritari. 
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Scoperto l’anno di nascita del poeta albanese sangiorgese Giulio Variboba
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Gjitonia te fshati global
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Gerbidi e maggesi
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’.
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Istituiti punti telematici per accedere all'Archivio di Stato albanese
'INIZIATIVA di creare una rete di Punti-Archivio per il mondo albanese, collegati elettronicamente con l'Archivio Centrale di Tirana, è partita alla fine del 2020, anche alla luce delle difficoltà create dalla crisi pandemica, su iniziativa della Direzione Generale degli Archivi d'Albania, guidata dal giovane Direttore generale Ardit Bido e dal suo staff del settore informatico, vista l'impossibilità per studenti, ricercatori e studiosi di utilizzare direttamente le fonti archivistiche in possesso dell'Archivio stesso.
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Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria
Al via lunedì 20 giugno alle 15,30 nella sede dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale di Palazzo du Mesnil, in via Chiatamone 62, la prima delle due giornate del convegno internazionale “Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria” nel bicentenario della morte di Angelo Masci, intellettuale attivo a Napoli alla fine del ‘700. A lui si deve il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della natione Albanese”, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1807.
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Missiva a Spirlì
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI.
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Recenzione libri: “Viaggio nella Calabria basiliana” di Enzo Cordasco
Continua l'ondata di interesse per gli insediamenti monastici basiliani in Calabria. Proproniamo il libro "Viaggio nella Calabria basiliana" di Enzo Cordasco che offre un itinerario nella Calabria bizantina comprendendo diversi contesti arbëreshë.
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Il progetto e l'evento. Gioacchino, Dante, Michelangelo, Scarpa e i cerchi trinitari
L'architetto-filosofo lungrese, Enzo Mattanò, ha appena pubblicato un importante testo che contribuisce ad inquadrare la centralità della teologia figurativa di Gioacchino da Fiore nel pensiero filosofico occidentale.
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Pubblicato il libro "Il grande sbarco"
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio. 
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Giovedì, Novembre 18, 2004 Luigi Boccia Chiesa e Religione 8430
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Lunedì, Gennaio 23, 2006 Luigi Boccia Chiesa e Religione 12626
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LA LINGUA - GJUHA JONE

Domenica, Novembre 13, 2005 Luigi Boccia Grammatica 30658
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Martedì, Marzo 07, 2006 Pietro Di Marco Aspetti generali 12340
E ardhmja e natës agimi. Ti e prite. E ardhmja e agimit dita e plotë. Ti e rrove. E ardhmja e ditës mbrëmja. Ti u krodhe në të. E ardhmja e mbrëmjes...