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26 Agosto 2010
I SINDACI Arbëreshë della Valsarmento (Santamaria di San Paolo e Cantisani di San Costantino) bene hanno fatto a lanciare un S.O.S. ed un appello in Vaticano al Santo Padre , per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica su un fatto eclatante e pericoloso di "normalizzazione" in tempi di "Ecumenismo " professato e praticato ma "con due pesi e due misure".
La situazione ecclesiale di rito greco-bizantino oggi , a dieci anni dall'approvazione della prima "legge di tutela delle minoranze linguistiche storiche " meglio nota come Legge 482/99 : in Italia vi sono tre oasi della ritualità greco-bizantina ( Piana degli Albanesi per laSicilia, Lungro per le altre comunità continentali, il Monastero Esarchico di Grottaferrata (Roma) ; tutte in sostegno alle cinquanta e passa comunità alloglotte, oltre alle "enclaves"metropolitane di Torino, Milano, Roma, Napoli, Lecce, Bari, Cosenza, Palermo ed altre. L'Eparchìa di Lungro (Cosenza) ha giurisdizione sin dal 13 febbraio 1919 (attraversoenciclica apostolica di papa Benedetto XV) sulle comunità Albanofone delle Regioni: Abruzzo, Puglia, Campania Basilicata (con San Paolo e San Costantino, mentre le altre tre lucane Maschito, Ginestra, Barile sono passate, forzatamente , mediante Bolla del vescovo latino Diodato Scaglia, da alcuni secoli al rito latino ed incardinate nella Diocesi di Melfi) e soprattutto della variegata Calabria. Dopo le dimissioni, per raggiunti limiti d'età, dell'Eparca Irrakli Lupinacci -come hanno ribadito i Sindaci delle diverse regioni interessate- la Santa Sede , dopo vari anni, non ha trovato il modo e la persona giusta per dare un successore , di rito greco-bizantino, alla orgogliosa difesa della religione originaria dei Padri Skipetari. Malumori, disaffezione, fughe dalla consuetudine e vari tipi di proteste si vanno registrando, intanto, nelle comunità lucane ed attraverso i fogli etnici locali più avvertiti (es. Jemi, Jeta Arbereshe, Katundi Yne, B.A. ed altri on-line ). Un caso per tutti, a titolo di cronaca, il nucleo di fedeli, già di rito greco-bizantino, aderenti ed in vena di proselitismo a favore della "Chiesa Ortodossa d'Albania" a San Costantino Albanese. Per tale serie di motivazioni, la redazione della Rivista scrivente (l'anno venturo celebrerà i 30 anni di editoria specializzata per l'originale cultura indo-europea che fa capo a Giorgio Kastriota Skanderbeg ("Athleta Christi et Fidei") appoggia- senza remore ed in tutta solidarietà- la presa di posizione delle comunità albanofone lucane . Nella convinta speranza che il tempo è oro (altro che "polemiche inutili" come sottolineato dal papàs Mele) e che una legge nazionale, benchè tardiva , la 482, giunta dopo mezzo secolo, attesta alla Chiesa Bizantina, in particolare, oltre che ai Musei Demo-Antropologici, ai Gruppi Folklorici, alle Pro -Loco, ai Progetti di Scuole e Università del Sud, il ruolo privilegiato ed essenziale di "Custodi" indispensabili e fondamentali della nostra "multietnica" Storia millenaria.
Direttore Webzine “Basilicata Arbereshe” (on-line su : www.jemi.it )
Donato M. MAZZEO
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(on-line su : www.jemi.it )
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