Nella rivista mensile Inside the Vatican, dicembre 2009, è apparsa in inglese una intervista di dell'Archimandrita mons. Eleuterio F. Fortino, co-segretario cattolico della Commissione Mista Internazionale del dialogo teologico cattolico-ortodosso. Riportiamo il testo originale italiano:

Domanda: Prima di parlare della recente sessione plenaria della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, potrebbe ricordare brevemente la tematica delle ultime due sessioni, cioè quella di Belgrado (2006) e di Ravenna (2007)?

Risposta: In realtà con quelle due sessioni si è aperta una nuova fase del dialogo teologico cattolico ortodosso, fase continuata nella sessione di Cipro e che si prevede occuperà la Commissione per diverse sessioni future.

La Commissione internazionale che ha avuto inizio nel 1980 ha già pubblicato quattro importanti documenti sui sacramenti e l’unità della Chiesa. Tuttavia, dopo la pubblicazione del quarto documento su L’uniatismo metodo di unione del passato e l’attuale ricerca della piena unità, la Commissione si era trovata nella difficoltà di proseguire. Solo dopo perseveranti contatti del Patriarcato Ecumenico tra le Chiese ortodosse è potuto riprendere il dialogo sulla base di un progetto preparato già nel 1990 a Mosca, ma mai discusso.

Il tema era: Conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa: conciliarità e autorità. La sessione di Belgrado (2006), ospitata con generosità e cordialità dalla Chiesa serba, ha lavorato in modo fecondo e ha discusso la prima parte di quel progetto apportandovi le necessarie modifiche.

La seconda parte è stata affrontata nella seguente sessione di Ravenna (2007) che ha approvato l’intero testo ed ha pubblicato così il quinto documento Leconseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa: comunione ecclesiale, conciliarità e autorità sull’interdipendenza tra autorità e sinodalità a tutti i livelli (diocesano, patriarcale, universale).

Il documento in questa prospettiva dichiarava che “Entrambe le parti (cattolici e ortodossi) concordano sul fatto che Roma, in quanto Chiesa che presiede nella carità occupava il primo posto nella taxis e che il vescovo di Roma era pertanto il prōtos tra i patriarchi”. Inoltre aggiungeva che i membri erano convinti che quella affermazione “rappresenta un positivo e significativo progresso nel nostro dialogo e che essa fornisce una solida base per la discussione futura sulla questione del primato nella Chiesa ad un livello universale”.

Il documento indicava e precisava il tema da discutere nella seguente sessione: Il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio.

Domanda: Chi era presente alla XI sessione plenaria che quest’anno si è svolta a Paphos (Cipro) (16-23 ottobre)?

Risposta: È stata una sessione con piena partecipazione formale. Come spesso accade si registravano alcune assenze per motivazioni contingenti. Erano presenti venti delegati da parte cattolica per l’assenza di alcuni per impegni a Roma nel Sinodo dei Vescovi per l’Africa o per ragioni di salute. Ventiquattro delegati ortodossi rappresentavano tutte le Chiese ortodosse ad eccezione del Patriarcato di Bulgaria. Il comunicato, rilasciato alla conclusione della riunione, presenta l’elenco secondo la taxis delle Chiese ortodosse: Patriarcato Ecumenico, quindi i Patriarcati di Alessandria, di Antiochia, di Gerusalemme, di Mosca, di Serbia, di Romania, di Georgia, le Chiese autocefale di Cipro, di Grecia, di Polonia, di Albania, e delle Terre di Cechia e di Slovacchia.

Veniva ricomposta sostanzialmente la completezza della rappresentanza ortodossa con la partecipazione del Patriarcato di Mosca che a Ravenna aveva abbandonato la sessione a causa della presenza dei rappresentanti della Chiesa di Estonia, invitata dal Patriarcato Ecumenico in quanto Chiesa autonoma, che non è però riconosciuta dal Patriarcato di Mosca. La vertenza è stata risolta nell’incontro dei Primati delle Chiese ortodosse che, su invito del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, ha avuto luogo al Fanar (12 ottobre 2008) in cui si è concordato di invitare solo e tutte le Chiese autocefale. Non vi avrebbe partecipato nessuna Chiesa autonoma e quindi neanche la Chiesa di Estonia. Le Chiese autonome sono rappresentate dalla propria Chiesa madre.

Domanda: Durante l’attuale sessione avete affrontato il tema: Il vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio. Cosa si può dire allora del ruolo del vescovo di Roma nel primo millennio?

Risposta: La XI Sessione di Cipro si è concentrata sull’esame di alcune significative testimonianze storiche sul ruolo avuto dal vescovo di Roma in quell’epoca. In realtà questi elementi sono alla base della dichiarazione del documento di Ravenna e toccano varie tematiche come: la Chiesa di Roma nella comunione delle Chiese, il rapporto del vescovo di Roma con S. Pietro, il ruolo esercitato dal vescovo di Roma in tempi di crisi (arianesimo, monofisismo, monotelismo, iconoclasmo), ma anche alcune decisioni dei Concili ecumenici tanto nei confronti di Roma quanto del Patriarcato di Costantinopoli. In continuazione si dovranno anche affrontare i fattori non teologici che hanno influito sulla mentalità e sulle strutture ecclesiali come l’idea dell’impero romano, il trasferimento della capitale a Costantinopoli ed il declino dell’impero in Occidente, le difficoltà di comunicazione create dall’Islam tra est e ovest, la creazione dell’impero di Carlo Magno, la progressiva reciproca ignoranza, il mutuo allontanamento pratico e alcuni atteggiamenti polemici. L’esame della materia implicata richiederà uno studio prolungato.

Per il momento la Commissione ha affrontato gli elementi iniziali partendo dalla predicazione di Pietro e Paolo a Roma, del loro martirio e delle loro tombe e proseguendo attraverso i Padri apostolici. Testimonianze importanti sono la Lettera della Chiesa di Roma ai cristiani di Corinto, lettera attribuita a Papa Clemente per la riconciliazione dei fedeli di Corinto con i loro presbiteri, la Lettera di S. Ignazio di Antiochia che indica Roma come la Chiesa che “presiede nella carità” (prokathēmenē tēs agapēs), l’affermazione di S. Ireneo secondo cui ogni Chiesa deve concordare (convenire) con essa, a causa della sua origine e della sua grande autorità (propter potentiorem principalitatem), così come la vertenza sulla data di Pasqua tra Aniceto e Policarpo, Victor e i vescovi dell’Asia, il pensiero di Cipriano e così via.

Per tutti gli elementi che si riferiscono al tema e che si prendono in esame va concordata l’esatta identificazione ed una desiderabile e possibile comune interpretazione. Lo studio pertanto è esigente e delicato e sarà continuato nella prossima sessione plenaria del prossimo anno. La discussione avuta nella sessione di Cipro dovrebbe facilitare un percorso più spedito nel prossimo stadio.

Domanda: Mi hanno colpito le parole del metropolita ortodosso Ioannis Zizoulas di Pergamo: “Non ci può essere comunione e sinodalità nella Chiesa senza primato. E parliamo di un primato non semplicemente d’onore. Il primato implica una responsabilità, non è una semplice questione organizzativa, ma riguarda l’essenza della Chiesa”. Sono le parole di una grande apertura che fanno ben sperare…

Risposta: Il copresidente ortodosso della Commissione è un teologo solido e come tale riconosciuto nell’ecumene cristiana e competente della ecclesiologia del primo millennio come dimostrano le sue pubblicazioni. Quindi la sua affermazione è particolarmente importante in sé oltre che per il dialogo. Riguarda l’essenza dell’attuale ricerca della Commissione mista sul ruolo del vescovo di Roma. La storia mostra che questo ruolo non può essere svolto senza alcuna autorità propria e riconosciuta. Del resto anche nell’Ortodossia l’autorità del metropolita e in particolare quella del Patriarca ha un livello superiore a quella di un vescovo diocesano.

Domanda: Quest’anno la sessione plenaria a Paphos ha cominciato con uno spiacevole incidente: la rumorosa manifestazione di un gruppo di monaci e sacerdoti ortodossi contro i contatti con Roma, i quali vengono visti come un cedimento al Papato. Come questi gesti anticattolici influiscono sul dialogo ecumenico?

Risposta: Bisogna anzitutto dire che la Commissione è stata ospitata con grande generosità e spirito di calorosa fraternità dalla Chiesa ortodossa di Cipro, dalle autorità ecclesiastiche e civili e in tutti i luoghi visitati (monasteri e chiese).

Vi è anche stato l’episodio a cui lei fa riferimento: un piccolo episodio di segno contrario all’atmosfera generale che ha caratterizzato la presenza della delegazione a Paphos. Si tratta di un limitato gruppo di una decina di persone, tra cui due monaci e due preti e pochi laici. Il primo giorno dell’incontro il gruppo si è appostato davanti all’albergo con striscioni di protesta contro il dialogo considerato come rischio di tradimento da parte dei membri ortodossi e di cedimento alle pretese dei cattolici per il primato del vescovo di Roma.

Le autorità ortodosse, l’arcivescovo di Cipro e il Metropolita di Paphos, hanno duramente condannato l’evento e minacciato di sanzioni canoniche i chierici che vi hanno preso parte. In seguito il Santo Sinodo di Cipro ha comminato le sanzioni canoniche. Il comunicato della sessione rilasciato a conclusione dell’in-contro riporta che i membri ortodossi nel loro incontro del primo giorno “hanno discusso tra l’altro le reazioni negative al dialogo da parte di alcune frange ortodosse, e unanimemente le hanno considerate totalmente infondate e inaccettabili, dando false e ingannevoli informazioni. Il comunicato aggiunge: “Tutti i membri ortodossi della Commissione riaffermano che il dialogo continua con la decisione di tutte le Chiese ortodosse e sarà continuato con fedeltà alla verità e alla Tradizione della Chiesa”.

Va anche segnalato il fatto che quasi contemporaneamente la Chiesa di Grecia prendeva posizione contro le frange critiche all’ecumenismo in Grecia. L’Assemblea della Gerarchia, la più alta autorità nella Chiesa di Grecia, nella riunione del 16 ottobre 2009, ha dichiarato:“Il dialogo bisogna che sia continuato, in accordo con il Patriarcato Ecumenico, come con decisione pan-ortodossa è stato stabilito. I rappresentanti della nostra chiesa in questo dialogo hanno chiara conoscenza della teologia ortodossa, dell’ecclesiologia e della Tradizione ecclesiastica”.

Domanda: Quale percorso si prevede?

Risposta: Nella sessione di Cipro non è esaurito il tema in discussione. Si tratta di completare questo studio e in sessioni successive occorre studiare il ruolo del vescovo di Roma esercitato nel secondo millennio per poi trarre eventuali conclusioni. A Cipro è stato deciso che la Commissione internazionale si incontrerà non fra due anni, ma il prossimo anno, dal 20 al 27 settembre 2010, a Vienna, ospitata dall’arcivescovo, il cardinale Christoph Schőnborn.

Domanda: Il metropolita ortodosso Gennadios ha detto che i lavori della Commissione procedono troppo lentamente.

Risposta: Il co-segretario della Commissione ha pienamente ragione. Ognuno che rifletta sulla volontà di Dio sulla Chiesa e sulle urgenze della Chiesa nel nostro tempo condivide l’ansia di vedere un progresso più rapido del dialogo. Ma la Commissione si è avviata ora a discutere la questione centrale del contenzioso storico tra Oriente e Occidente. Occorre individuare i veri nodi della problematica coinvolta nell’argomento per poter tentare una comune ermeneutica che aiuti a far raggiungere una sostanziale convergenza sulle conseguenze dottrinali.

Si procede a passo lento, ma sulla giusta via (Besa/Roma).

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