ChristosAnesti2008.jpgL'essenza del cristianesimo è credere nella morte e resurrezione del Signore Gesù Cristo, fondamento di tutto l'agire del credente.
In Quaresima, tempo a giusto titolo chiamato quadragesimale sacramentum, dove "sacramento" equivale in pratica a "strumento di salvezza", abbiamo vissuto la morte del Signore attraverso la pratica penitenziale. Nel tempo pasquale, tempo definito come: resurrectionale sacramentum, viviamo nella gioia la resurrezione del Signore, celebrando la sua misericordia perché con la resurrezione è venuta la riconciliazione a tutto il mondo.
.
Gesù risorto è il Signore della storia nostra, egli sta al centro della nostra sorte eterna e temporanea, egli è il fulcro di tutta la nostra vita, per cui la celebrazione del Signore è sempre la celebrazione di quello che lo Spirito Santo compie nella vita del credente: se è di Cristo, dunque è anche nostra.
Celebrare Cristo risorto significa celebrare l'uomo risorto, l'uomo battezzato, crismato e comunicato, l'uomo cioè unito alla sorte di Cristo.
Celebrare Cristo risorto significa per il battezzato riscoprire il proprio battesimo e le virtualità di esso.
Divideremo dunque questa meditazione in due parti: la prima ci introdurrà dentro il mistero della resurrezione, cioè dentro una caratteristica del mistero pasquale: la gioia della resurrezione, la seconda invece dentro il mistero della nostra unione col Cristo avvenuta nel battesimo-cresima-eucaristia, cioè nei sacramenti della iniziazione cristiana.

I Parte

La gioia biblica, della resurrezione, anche "dentro le tribolazioni", quasi non fa parte della predicazione cristiana.
Eppure è il culmine immediato della resurrezione del Signore. Così era sentito dalla Comunità primitiva. Così da tutti gli autore del N.T.
Esistono strani ricorsi. In effetti, la predicazione della gioia già si scontrava al tempo di Paolo con un mondo che è poco caratterizzare con triste. Come ai tempi nostri. L'eccellente livello culturale nell'impero romano, così cosmopolita, il saldo ordinaminto giuridico della società imposto dai Romani, i fervidi e quasi febbrili culti misterici ed orientali, le filosofie popolari che insegnavano sia pure a pagaminto i maestri itineranti, oltre le scuole classiche, gli operatori di prodigi e di miracoli che pullulavano, insomma tutte queste proclamate "vie alla salvezza"; ed inoltre, la complessa vicenda storica stessa al tempo del N.T. e di Paolo, la cosiddetta pax romana, che si rivelò piuttosto come una non-guerra momentanea, tutti questi fattori ed altri, promettevano tanto, ma se suscitavano qualche speranza presto delusa, non provocavano certezza, né gioia.
Anche quando personalità eccellenti, come anche i sollevatori politici, promettevano speranza e felicità future, mai parlavano di gioia, non era nelle loro prospettive. Il mondo antico, eppure, aveva un ricco vocabolario della gioia; tuttavia non aveva l'idea, i contenuti ed i motivi per una gioia vera e perenne.
Il nostro mondo è stranaminte simile a quello di Paolo. Le ideologie politiche e le teorie spicciole, il pensiero, le scienze, l'arte e la cultura in genere non conoscono la gioia, non la nominano.
Si parla ancora di progresso, di sviluppo, di felicità promesse, ma non si conosce e non si parla mai di gioia. E paradossalmente proprio su questo sembra essersi attenuta da secoli la stessa predicazione cristiana. La quale pure ha come centro "la gioia della Resurrezione".
Ha forse San Paolo inventato qualche cosa? Ha solo, contro corrente, predicato la gioia promessa dal Signore, contro ogni evidenza, già nella sua vita storica (cfr Gv 16,20-22), e gioia da vivere non in un futuro più o meno probabile, ma già nell'esistenza terrena redenta.
Il Risorto stesso ha provocato la gioia dal primo istante della sua resurrezione, a cominciare dalle donne fedeli al sepolcro vuoto, la "gioia grande" (Mt 28,8), completata da quella dei discepoli impauriti, "nel vedere il Signore" (Gv 20,20b). Proprio qui Paolo irrompe con questo carico di grazia realmente esplodente, nel mondo pagano. Il quale giocava, sì, ma non si divertiva.
Paolo porta semplicemente l'annuncio dell'Evangèlion, la novella gioiosa secondo l'etimologia precisa, che era la predicazione apostolica comune, prima e dopo Paolo.
La gioia di Paolo, predicata con tanta insistenza, è anzitutto e si direbbe esclusivaminte, in Cristo risorto e nello Spirito Santo. Certo il mondo antico, privo come era di coscienza storica e dunque di proiezione reale nel futuro vivibile, non poteva avere motivi di gioia autentica. I fedeli invece hanno contenuti e motivi, nel Kyrios, il Signore, per cui si deve esultare santaminte, e se non vi fosse compreso, di nuovo Paolo lo ripete, occorre gioire sempre nel Signore (Fil 4,4). E nel Signore gioisce egli stesso, pur tra le immani tribolazioni apostoliche, per le buone condizioni spirituali di questa comunità prediletta.
Paolo sa tuttavia che questa gioia non è opera umana. Essa al contrario, scaturendo dalla resurrezione, è un preciso, inaudito dono dello Spirito Santo. Che precisaminte allieta anche nella tribolazione, anzi a causa della tribolazione; la parola stessa è ricevuta nella thlìpsi, la tribolazione sia dell'apostolo, sia dei suoi fedeli (1Ts 1,6), tema così caro a Paolo. Questa grazia divina che è la gioia è quindi un dono operato ed operante, sia pure nelle difficoltà del momento. Essa si configura anche come il Regno di Dio, i cui contenuti, benché non tutti, sono prima di ogni altra realtà "giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Rom 14,17).
La gioia così è il frutto dello Spirito Santo, frutto unico ed indivisibile nella mirabile triade iniziale di un altrettanto mirabile serie di tre triadi: "amore-gioia-pace / pazienza-benevolenza-bontà / fedeltà-mitezza-dominio di sé" (Gal 5,22,23).
Tale tradizione della gioia pasquale proseguiva inalterata negli echi che possiamo ascoltare dagli atti dei martiri, i quali si avviavano a rendere testimonianza, cioè che Cristo era risorto, e dunque vivente, cantando salmi ed inni. Spettacolo incomprensibile ed irritante per i loro carnefici e per il mondo a cui i martire erano offerti come supremo spettacolo. Nei martiri questo non era esaltazione fanatica, non era il gusto orrido della sofferenza e della morte, che invece evitavano per quanto potevano. Era lucida e cosciente esultanza perché erano stati resi degni di testimoniare la loro fede inconcussa, e perché vedevano il Regno della gioia senza tramonto aprirsi gioiosaminte per loro.
Annunciare sempre ed instancabilmente Cristo risorto, come hanno fatto i martiri, e la sua gioia, ad un mondo triste come il nostro, che ancora gioca ma non si diverte affatto, è offrire nella suprema carità, per il bene esclusivo degli uomini nostri fratelli, i contenuti veri, autentici, reali, specifici della vita cristiana. Degna quindi di essere vissuta, nella Parola della gioia trasformante.
Nella liturgia bizantina la notte di pasqua è tutta incentrata sulla gioia. Gli inni che ci cantano durante la veglia, composti da S. Giovanni Damasceno, sono cantici di gioia.
"E' il giorno della resurrezione! Risplendiamo di luce, o popoli. E' Pasqua, la Pasqua del Signore, Dio nostro, che ha trasferiti dalla morte alla vita e dalla terra al cielo, noi che cantiamo l'inno della vittoria.
"Esultino, in modo degno, i cieli, si allieti la terra e tutto il mondo, visibile ed invisibile. Tripudi: Cristo, gioia eterna, è risorto.
"Le donne ripiene di saggezza divina vennero sollecite da te con unguenti; ma esultanti adorarono Dio vivente, quello stesso che tra le lacrime cercavano morto, e annunziarono ai tuoi discepoli con gioia, o Cristo, la mistica Pasqua.
"O tua voce divina, voce amica, voce dolcissima! Promettesti di rimanere con noi, o Cristo, fino alla fine dei secoli. Noi fedeli custodiamo con gioia questa promessa come áncora di salvezza.
"Oggi tutto il creato si rallegra e gioisce, poiché Cristo è risorto e l'Ade è stato spogliato.
"Pasqua soave, Pasqua del Signore, Pasqua! Una Pasqua augustissima è sorta per noi; Pasqua!
Abbracciamoci gli uni gli altri nella gioia. O Pasqua, liberazione dalla tristezza, poiché Cristo risplendendo dal sepolcro, come da una camera nuziale, ha colmato di gioia le donne, dicendo: " Portatene l'annuncio agli Apostoli ".

II Parte

La vita del battezzato in Cristo risorto.
Abbiamo detto che il Cristiano battezzato-crismato e comunicato, partecipa della vita di Cristo in quanto è stato inserito in lui, unito a lui e nutrito di lui.
La parola bàptisma in generale, significa infatti immersione, immersione nell'elemento acqua simbolo di morte e di vita, immersione in Cristo che uccide il peccato e che dà vita nuova, immersione nella sua divinità, nella sua carne, nella sua sorte, ecc.
Il Padre ha disposto dall'eternità l'invio del Figlio e dello Spirito, affinché nella sua indicibile economia di salvezza e di divinizzazione questo suo Figlio Unico, nello Spirito Santo, si il Primogenito tra molti fratelli (Rm 8,29).
Qui siamo rinviati all'A.T., che in questo è categorico. Il Signore Unico, il Dio vivente e buono, ha creato una volta e per sempre, senza pentimento, un'unica sua immagine e somiglianza, o icona (Gn 1,26-27). E' l'unica origine di tutti gli uomini. La sorte che divinaminte è assegnata a tutti gli uomini è una e medesima: contemplare in eterno, in indicibile dialogo, il volto divino di bontà trasformante (cfr 1 Gv 3,1-2), che è la divinizzazione. E se dopo il peccato di Adamo il peccato prolifera e si comunica a tutti gli uomini come un'inarrestabile pestilenza, il disegno divino, che sembra frustrato alla radice, non si arresta.
La Sapienza divina riassume tutto e tutti dapprima con la vocazione di Abramo e poi con quella di Gesù di Nazareth, Dio fatto uomo, che ha assunto la condizione peccaminosa e mortale di tutti gli uomini, escluso il peccato.
Cristo Signore, l'icona perfetta del Padre (Col 1,15), deve per mezzo del suo spirito recuperare l'icona perfetta agli uomini, distruggendo il peccato fonte dell'alienazione dell'uomo da se stesso, dal prossimo, dal creato e da Dio. Cristo come Icona ha recuperato nella sua sfera personale questa armonia con se stesso, col prossimo, col creato e con Dio. Così il disegno di Dio che ha il suo inizio in Cristo, troverà il suo compimento quando sarà accettato dagli uomini, uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, una immensa folla che nessuno potrà mai contare (cfr Ap 7,1-17).
Tutto questo non è altro se non l'opera efficace dell'iniziazione cristiana.
A questo proposito, S. Gregorio il Teologo così si esprime:
"L'illuminazione (il battesimo) è splendore delle anime, mutaminto della vita, interrogazione della coscienza a Dio (1Pt 3,21). L'illuminazione è aiuto della nostra debolezza.
L'illuminazione è rigetto della carne e sequela dello Spirito, comunione del Verbo, correzione dell'uomo plasmato, diluvio del peccato, partecipazione della luce, dileguaminto della tenebra. L'illuminazione è veicolo a Dio, pellegrinaggio di Cristo, sostegno della fede, perfezionaminto dell'intelletto, chiave del regno dei cieli, mutazione della vita, espulsione della schiavitù, scioglimento dei vincoli, mutazione della composizione dell'uomo.
L'illuminazione - che si deve dire di più? -, il più bello dei doni di Dio e il più magnifico... Essa è l'icona della beatitudine di lassù".
E S. Giovanni Crisostomo nell'enumerare le prerogative del battesimo dice che esse sono dieci, e che dunque il battesimo non è dato non solo per la remissione dei peccati.
Dice il santo:
"Quelli che fino a ieri erano schiavi, ora col battesimo sono liberi e cittadini della Chiesa... Non sono infatti soltanto liberi, ma anche santi; non solo santi, ma anche giusti; non solo giusti, ma anche figli; non solo figli, ma anche eredi; non solo eredi, ma anche fratelli di Cristo; non solo fratelli di Cristo, ma pure coeredi; non solo coeredi, ma pure membra; non solo membra, ma pure tempio; non solo tempio; ma pure strumenti dello Spirito".
Appare evidente ed innegabile con quale urgenza bisogna che ci rendiamo conto e facciamo prendere coscienza anche agli altri della dignità alla quale tutti i battezzati sono stati innalzati grazie all'esperienza storica del battesimo che ha segnato per sempre la loro vita, unico fatto vitale vero, di continuo celebrato nei Misteri, in via di attuazione eterna vivendo la fede, e rispondendo al Signore ricco di doni con la carità verso lui ed i fratelli.
La vita dello spirito in noi è la graduale presa di coscienza della grazia battesimale, nel senso di una coscienza che trasforma tutto l'uomo. Il ritmo battesimale di morte e resurrezione illumina i momenti iniziatici del nostro destino. Quando tutto sembra perduto, la grazia battesimale, se noi le prestiamo attenzione, può trasformare una situazione di morte in occasione di resurrezione, una via senza uscita in un necessario innalzaminto di livello.
Bisogna imparare, ed è questo il senso dell'ascesi, ad aggirare gli ostacoli, a strappare le pelli morte, per lasciare affiorare in sé la stessa vita di Cristo, il suo grande respiro di resurrezione. L'attimo (= le occasioni positive o negative della vita) deve diventare battesimale, attimo di angoscia e di morte se voglio trattenerlo, e constatarne così l'inesistenza, attimo di resurrezione se lo ricevo umilmente, come un momento di grazia, attimo in cui dimostro la mia fedeltà al mio Signore, abbandonandomi senza indugi a Cristo vincitore della tentazione, del peccato e della morte.
L'essere battezzati implica anche l'essere crismati. La cresima, sacraminto più recente nella storia della Chiesa latina, completa il battesimo (col quale nelle Chiese di Oriente costituisce un unico rito), accentuando il suo carattere di battesimo nello Spirito. In Cristo, al quale si è incorporati, si riceve la forza dello Spirito, la forza di realizzare in modo unico, personale, il nuovo essere ricevuto nel battesimo. Ma non bisogna troppo separare i due sacraminti. Infatti l'umanità di Cristo è impregnata delle energie dello Spirito.
S. Cirillo di Gerusalemme nella III delle sue catechesi mistagogiche, parlando della cresima, dice questo:
"Cristo è stato unto con olio di letizia, cioè con lo Spirito Santo. Si chiama così lo Spirito perché è fonte di gioia. E voi, voi avete ricevuto l'unzione sacramintale divenendo così compagni e partecipi di Cristo".
Così la vita dello Spirito sarà la graduale presa di coscienza della grazia battesimale, nel senso di una coscienza che trasforma tutto l'uomo.
S. Agostino parlando ai neofiti disse:
"Quando avete avuto fatto su di voi l'esorcismo pre-battesimale, voi siete stati macinati. Quando, poi, siete discesi nel fonte battesimale, siete stati impastati, quando, infine, siete usciti dal fonte e su di voi è stato invocato lo Spirito, siete stati cotti, per diventare pane eucaristico gradito a Dio".
Il cristiano è, con Cristo, a sua volta: eucaristia, in quanto si nutre del cibo che mette nelle anime nostre il germe della vita immortale. Questa linfa immortale, penetrando nel battezzato lo trasforma in immortale, noi diventiamo in questo caso ciò che mangiamo e non viceversa come avviene per i cibi materiali che diventano parte di noi stessi.
"Io sono il pane vivo che discende dal cielo. Chi mangia questo pane vivrà in eterno. E il pane che io darò è il mio corpo, per la vita del mondo... amin, amin, io vi dico, se voi non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita"(Gv 6,51-54).
I Padri non hanno mai smesso di rivisitare codeste stupefacenti affermazioni di Gesù, Gesù è il pane del cielo, il pane vivo; il risorto si dà pienaminte a noi nell'Eucaristia, che è perciò un nutrimento di resurrezione.
Gesù è pane vivo, vivificante, perché in lui la vita divina pervade la terra e l'umanità. L'Eucaristia è così potenza realissima di resurrezione, fermento di immortalità, dice Ignazio di Antiochia. Potenza oggettiva, che esige certaminte di essere accolta con fede, di divenire trasfusione di energia divina in un incontro, ma che non dipende dal nostro atteggiaminto. Quest'ultimo non interverrà se non per favorire o ostacolare, la diffusione del fuoco eucaristico nella nostra anima e nel nostro corpo.
Il mondo è stato creato per diventare eucaristia attraverso l'offerta degli uomini. Ed è proprio ciò che Cristo, Adamo definitivo, ha realizzato. Con la sua morte e la sua resurrezione, ha fatto passare l'universo nella gioia e nella gloria. Nell'Eucaristia ci viene offerto questo modo di essere trasfigurato della creazione, affinché anche noi possiamo unirci a quest'opera di resurrezione.

Ka sënduqi...

 

Calendario arbëresh

Giugno 2026
L M M G V S D
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30

Prossimi eventi

Nessun evento

Multimedia

IMAGE
Scambio culturale tra il comune di Cerzeto e il liceo “Ernest Koliqi” di Tirana
Il rappresentante di “Italia delle Minoranze” Cataldo Pugliese manifesta con la sua partecipazione, vicinanza e ammirazione al progetto di educazione e scambio culturale realizzato dal comune di Cerzeto e dal liceo “Ernest Koliqi” di Tirana.
Il rappresentante di “Italia delle Minoranze” Cataldo Pugliese manifesta con la sua partecipazione, vicinanza e ammirazione al progetto di educazione e scambio culturale realizzato dal comune di Cerzeto e dal liceo “Ernest Koliqi” di Tirana. Read More...
IMAGE
Il sindaco di Ururi incontra il presidente Meta
Il presidente della Repubblica, Ilir Meta, ha tenuto un incontro questo sabato con i rappresentanti della comunità Arberesh in Italia.
Il presidente della Repubblica, Ilir Meta, ha tenuto un incontro questo sabato con i rappresentanti della comunità Arberesh in Italia. Read More...
IMAGE
X anniversario della chirotonia episcopale del Vescovo di Lungro
Ricordiamo con piacere la ricorrenza del X anniversario della chirotonia episcopale del Vesovo di Lungro, S.E. Mons. Donato Oliverio. Dieci anni di episcopato denso e ricco di ferventi attività. Felicitazioni al nostro vescovo!εἰς πολλὰ ἔτη, Δέσποτα
Ricordiamo con piacere la ricorrenza del X anniversario della chirotonia episcopale del Vesovo di Lungro, S.E. Mons. Donato Oliverio. Dieci anni di episcopato denso e ricco di ferventi attività. Felicitazioni al nostro vescovo!εἰς πολλὰ ἔτη, Δέσποτα Read More...
IMAGE
Il giardino dei sensi
Sensi e spiritualità: due parole in apparenza contraddittorie. Eppure tutta la Bibbia brulica di personaggi e di scene sensuali, come un "giardino delle delizie" in cui la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'odorato celebrano il loro festino. .
Sensi e spiritualità: due parole in apparenza contraddittorie. Eppure tutta la Bibbia brulica di personaggi e di scene sensuali, come un "giardino delle delizie" in cui la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'odorato celebrano il loro festino. . Read More...
IMAGE
Discorso di Papa Paolo VI in occasione del IV centenario del Collegio Greco di Roma
Sabato, 30 aprile 1977 Venerati Fratelli e carissimi Figli! Ispirato ad intonazione di profonda letizia, dopo i bei canti liturgici e le devote parole del Signor Cardinale Paul Philippe, è l'odierno incontro, il quale, se di per sé si collega ad una ricorrenza quattro volte centenaria - quella della fondazione in Roma del Collegio Greco di S. Atanasio - si apre, peraltro, e si allarga nella visione della Chiesa d'Oriente, che con la Chiesa Latina forma l'unica ed indivisa Chiesa di Cristo. Il Nostro saluto, come alle Autorità religiose qui presenti, si dirige naturalmente a voi, Alunni e Superiori del Collegio, perché siete voi i festeggiati; e si rivolge ancora ai condiscepoli degli altri Istituti eretti nell'Urbe per l'educazione del Clero di rito orientale, perché tutti insieme voi ponete dinanzi ai nostri occhi questa consolante realtà di coesione ecclesiale. .
Sabato, 30 aprile 1977 Venerati Fratelli e carissimi Figli! Ispirato ad intonazione di profonda letizia, dopo i bei canti liturgici e le devote parole del Signor Cardinale Paul Philippe, è l'odierno incontro, il quale, se di per sé si collega ad una ricorrenza quattro volte centenaria - quella della fondazione in Roma del Collegio Greco di S. Atanasio - si apre, peraltro, e si allarga nella visione della Chiesa d'Oriente, che con la Chiesa Latina forma l'unica ed indivisa Chiesa di Cristo. Il Nostro saluto, come alle Autorità religiose qui presenti, si dirige naturalmente a voi, Alunni e Superiori del Collegio, perché siete voi i festeggiati; e si rivolge ancora ai condiscepoli degli altri Istituti eretti nell'Urbe per l'educazione del Clero di rito orientale, perché tutti insieme voi ponete dinanzi ai nostri occhi questa consolante realtà di coesione ecclesiale. . Read More...
Typikà locali parrocchiali nella chiesa arbëreshe
Nel passato circolavano tra le Comunità arbëreshe di Calabria, oltre a typikà bizantini stampati generalmente a Venezia, comodi rubricari manoscritti che riproducevano le norme generali, ma introducevano anche elementi locali. Per una storia autentica dell’evoluzione storica della tradizione bizantina tra gli Arbëreshë è indispensabile conoscere questi documenti che ci riportano  la prassi concreta. .
Nel passato circolavano tra le Comunità arbëreshe di Calabria, oltre a typikà bizantini stampati generalmente a Venezia, comodi rubricari manoscritti che riproducevano le norme generali, ma introducevano anche elementi locali. Per una storia autentica dell’evoluzione storica della tradizione bizantina tra gli Arbëreshë è indispensabile conoscere questi documenti che ci riportano  la prassi concreta. . Read More...
IMAGE
Giorgio Castriota Skanderbeg tra storia e mito
La parrocchia greca di Cosenza dell'Eparchia di Lungro e, in particolare, il parroco protopresbitero Pietro Lanza, stanno ricordando nel corso di questa settimana l'eroe albanese Giorgio Kastriota Skanderbeg a 550 anni dalla sua morte. Oltre ai vari eventi segnalati sul calendario di Jemi.it, è stata diffusa anche una monografia contenuta nel volume I Padroni dell’Acciaio, scritta da Gabriele Campagnano Zweilawyer e illustrata da Francesco Saverio Ferrara.
La parrocchia greca di Cosenza dell'Eparchia di Lungro e, in particolare, il parroco protopresbitero Pietro Lanza, stanno ricordando nel corso di questa settimana l'eroe albanese Giorgio Kastriota Skanderbeg a 550 anni dalla sua morte. Oltre ai vari eventi segnalati sul calendario di Jemi.it, è stata diffusa anche una monografia contenuta nel volume I Padroni dell’Acciaio, scritta da Gabriele Campagnano Zweilawyer e illustrata da Francesco Saverio Ferrara. Read More...
IMAGE
Il Padre di tutti, l’Amico di sempre
“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”.                                                                    Bertolt BrechtIl tempo scorre inesorabilmente, i modi di vita cambiano sempre più rapidamente, poche cose permangono, così come i sentimenti, forse perché sanno di eternità. E il “sentimento del ricordo”, anche se in modo diverso da individuo a individuo, vive sempre in ognuno.
“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”.                                                                    Bertolt BrechtIl tempo scorre inesorabilmente, i modi di vita cambiano sempre più rapidamente, poche cose permangono, così come i sentimenti, forse perché sanno di eternità. E il “sentimento del ricordo”, anche se in modo diverso da individuo a individuo, vive sempre in ognuno. Read More...
IMAGE
Spigolature storico-biografiche del siculo-arbëresh Francesco Crispi nel 195° anniversario della nascita
Nacque a Ribera (Agrigento) il 4 ottobre 1818, compì i primi studi nel seminario greco-albanese di Palermo, e si laureò in Giurisprudenza nel 1837. L’anno dopo sposò Rosa D’Angelo che morì nel 1840. Nel 1839, Francesco Crispi (1) aveva fondato e diresse poi per tre anni, il giornale “L’ORETEO”. Nel 1844 si presentò a un concorso per la magistratura, riuscendo primo, ma in seguito rinunciò per esercitare l’avvocatura a Napoli. Intanto si occupava di politica, svolgendo idee e propaganda liberali.
Nacque a Ribera (Agrigento) il 4 ottobre 1818, compì i primi studi nel seminario greco-albanese di Palermo, e si laureò in Giurisprudenza nel 1837. L’anno dopo sposò Rosa D’Angelo che morì nel 1840. Nel 1839, Francesco Crispi (1) aveva fondato e diresse poi per tre anni, il giornale “L’ORETEO”. Nel 1844 si presentò a un concorso per la magistratura, riuscendo primo, ma in seguito rinunciò per esercitare l’avvocatura a Napoli. Intanto si occupava di politica, svolgendo idee e propaganda liberali. Read More...
IMAGE
La Presidente Succurro ha incontrato l’Ambasciatore del Kosovo in Italia
Nella splendida cornice del Salone degli Specchi della Provincia di Cosenza si è svolta, nel pomeriggio di giovedì 23 giugno, la visita dell’Ambasciatore della Repubblica del Kosovo in Italia – S.E. Sig.ra Lendita Haxhitasim, accolta anche da una nutrita delegazione di Sindaci delle Comunità arbëreshë del territorio cosentino.
Nella splendida cornice del Salone degli Specchi della Provincia di Cosenza si è svolta, nel pomeriggio di giovedì 23 giugno, la visita dell’Ambasciatore della Repubblica del Kosovo in Italia – S.E. Sig.ra Lendita Haxhitasim, accolta anche da una nutrita delegazione di Sindaci delle Comunità arbëreshë del territorio cosentino. Read More...
IMAGE
Sant’Atanasio dei Greci: calendario Grande Quaresima 2022
Riportiamo qui di seguito il programma completo delle celebrazioni della Grande Quaresima e della Grande e Santa Settimana dell'anno 2022 presso la chiesa di Sant'Atanasio dei Greci a Roma. I testi dei riti sono presenti sul sito: www.liturgiabizantina.it
Riportiamo qui di seguito il programma completo delle celebrazioni della Grande Quaresima e della Grande e Santa Settimana dell'anno 2022 presso la chiesa di Sant'Atanasio dei Greci a Roma. I testi dei riti sono presenti sul sito: www.liturgiabizantina.it Read More...
IMAGE
“Arbëria Viva” di Arbër Agalliu premiato a Moda Movie
Il cortometraggio di Arbër Agalliu sulle minoranze linguistiche arbëresh ha ricevuto il premio speciale durante la kermess di moda e cinema "Moda Movie" a Cosenza. 
Il cortometraggio di Arbër Agalliu sulle minoranze linguistiche arbëresh ha ricevuto il premio speciale durante la kermess di moda e cinema "Moda Movie" a Cosenza.  Read More...
IMAGE
La Rai Calabria sostiene la cultura e la lingua arbëreshe in Italia attraverso programmi dedicati
In Calabria, la Rai prevede di promuovere la lingua e la cultura arbëreshë, come stabilito nel nuovo contratto di servizio per il periodo 2023-2028, approvato definitivamente dal Consiglio di Amministrazione dell'azienda radiotelevisiva, presieduto da Marinella Soldi.
In Calabria, la Rai prevede di promuovere la lingua e la cultura arbëreshë, come stabilito nel nuovo contratto di servizio per il periodo 2023-2028, approvato definitivamente dal Consiglio di Amministrazione dell'azienda radiotelevisiva, presieduto da Marinella Soldi. Read More...
IMAGE
La lingua arbëreshe viene snobbata
La lingua è l’elemento fondamentale che caratterizza una comunità e un intero popolo. Secondo Bruner la lingua svolge una funzione di trasmissione culturale. Infatti, diventa tramite necessario per la conservazione di pratiche culturali e religiose. Inoltre, non va dimenticato, nel caso della comunità di Piana degli Albanesi, che un ruolo fondamentale nella conservazione della lingua arbëreshe è stato giocato dai papades. Infatti, il primo testo il lingua arbëreshe è stato scritto nel 1592 da un sacerdote: Luca Matranga. Si tratta dell’ E Mbësuame e Krështerë – La Dottrina Cristiana Albanese. Nel corso dei secoli, come in parte ancora oggi, nelle chiese arbëreshe di Piana le preghiere si recitano in lingua. E, grazie al catechismo frequentato dai bambini che si preparano per la prima confessione, si ha la possibilità di dar vita a un continuum e tramandare alle nuove generazioni la lingua.
La lingua è l’elemento fondamentale che caratterizza una comunità e un intero popolo. Secondo Bruner la lingua svolge una funzione di trasmissione culturale. Infatti, diventa tramite necessario per la conservazione di pratiche culturali e religiose. Inoltre, non va dimenticato, nel caso della comunità di Piana degli Albanesi, che un ruolo fondamentale nella conservazione della lingua arbëreshe è stato giocato dai papades. Infatti, il primo testo il lingua arbëreshe è stato scritto nel 1592 da un sacerdote: Luca Matranga. Si tratta dell’ E Mbësuame e Krështerë – La Dottrina Cristiana Albanese. Nel corso dei secoli, come in parte ancora oggi, nelle chiese arbëreshe di Piana le preghiere si recitano in lingua. E, grazie al catechismo frequentato dai bambini che si preparano per la prima confessione, si ha la possibilità di dar vita a un continuum e tramandare alle nuove generazioni la lingua. Read More...
IMAGE
Il presidente albanese Meta chiede che l'arbëresh venga insegnato a scuola
Il presidente della Repubblica, Ilir Meta ha incoraggiato questo sabato i parlamentari italiani a fornire il loro supporto affinchè la lingua arbëreshe venga insegnata nelle scuole dei dei comuni minoritari. 
Il presidente della Repubblica, Ilir Meta ha incoraggiato questo sabato i parlamentari italiani a fornire il loro supporto affinchè la lingua arbëreshe venga insegnata nelle scuole dei dei comuni minoritari.  Read More...
IMAGE
Scoperto l’anno di nascita del poeta albanese sangiorgese Giulio Variboba
La ricerca sul poeta D. Giulio Varibobba non finisce mai di stupire. Sono stati rintracciati ultimamente importanti fonti documentali presso archivi pubblici e privati sulla comunità di San Giorgio Albanese in provincia di Cosenza.
La ricerca sul poeta D. Giulio Varibobba non finisce mai di stupire. Sono stati rintracciati ultimamente importanti fonti documentali presso archivi pubblici e privati sulla comunità di San Giorgio Albanese in provincia di Cosenza. Read More...
IMAGE
Gjitonia te fshati global
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet.
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet. Read More...
IMAGE
Gerbidi e maggesi
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’.
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’. Read More...
IMAGE
Istituiti punti telematici per accedere all'Archivio di Stato albanese
'INIZIATIVA di creare una rete di Punti-Archivio per il mondo albanese, collegati elettronicamente con l'Archivio Centrale di Tirana, è partita alla fine del 2020, anche alla luce delle difficoltà create dalla crisi pandemica, su iniziativa della Direzione Generale degli Archivi d'Albania, guidata dal giovane Direttore generale Ardit Bido e dal suo staff del settore informatico, vista l'impossibilità per studenti, ricercatori e studiosi di utilizzare direttamente le fonti archivistiche in possesso dell'Archivio stesso.
'INIZIATIVA di creare una rete di Punti-Archivio per il mondo albanese, collegati elettronicamente con l'Archivio Centrale di Tirana, è partita alla fine del 2020, anche alla luce delle difficoltà create dalla crisi pandemica, su iniziativa della Direzione Generale degli Archivi d'Albania, guidata dal giovane Direttore generale Ardit Bido e dal suo staff del settore informatico, vista l'impossibilità per studenti, ricercatori e studiosi di utilizzare direttamente le fonti archivistiche in possesso dell'Archivio stesso. Read More...
IMAGE
Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria
Al via lunedì 20 giugno alle 15,30 nella sede dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale di Palazzo du Mesnil, in via Chiatamone 62, la prima delle due giornate del convegno internazionale “Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria” nel bicentenario della morte di Angelo Masci, intellettuale attivo a Napoli alla fine del ‘700. A lui si deve il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della natione Albanese”, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1807.
Al via lunedì 20 giugno alle 15,30 nella sede dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale di Palazzo du Mesnil, in via Chiatamone 62, la prima delle due giornate del convegno internazionale “Napoli, polo storico di riferimento culturale per il mondo albanese e l’Arbëria” nel bicentenario della morte di Angelo Masci, intellettuale attivo a Napoli alla fine del ‘700. A lui si deve il “Discorso sull’origine, costumi, e stato attuale della natione Albanese”, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1807. Read More...
Missiva a Spirlì
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI.
Buon giorno Signor Presidente, nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI. Read More...
IMAGE
Recenzione libri: “Viaggio nella Calabria basiliana” di Enzo Cordasco
Continua l'ondata di interesse per gli insediamenti monastici basiliani in Calabria. Proproniamo il libro "Viaggio nella Calabria basiliana" di Enzo Cordasco che offre un itinerario nella Calabria bizantina comprendendo diversi contesti arbëreshë.
Continua l'ondata di interesse per gli insediamenti monastici basiliani in Calabria. Proproniamo il libro "Viaggio nella Calabria basiliana" di Enzo Cordasco che offre un itinerario nella Calabria bizantina comprendendo diversi contesti arbëreshë. Read More...
IMAGE
Il progetto e l'evento. Gioacchino, Dante, Michelangelo, Scarpa e i cerchi trinitari
L'architetto-filosofo lungrese, Enzo Mattanò, ha appena pubblicato un importante testo che contribuisce ad inquadrare la centralità della teologia figurativa di Gioacchino da Fiore nel pensiero filosofico occidentale.
L'architetto-filosofo lungrese, Enzo Mattanò, ha appena pubblicato un importante testo che contribuisce ad inquadrare la centralità della teologia figurativa di Gioacchino da Fiore nel pensiero filosofico occidentale. Read More...
IMAGE
Pubblicato il libro "Il grande sbarco"
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio. 
Pubblicato per i tipi di Angelo Guerini e Associati S.r.l. il libro "Il grande sbarco" che racconta l'esodo albanese verso l'Italia negli anni 90: dalla prima accoglienza calorosa al rimpatrio.  Read More...

ATTUALITÀ

Giovedì, Novembre 18, 2004 Luigi Boccia Chiesa e Religione 8428
Discorso pronunciato da S.E. il Card. Camillo...
Lunedì, Gennaio 23, 2006 Luigi Boccia Chiesa e Religione 12626
Secondo la tradizione, i territori dell’attuale...

LA LINGUA - GJUHA JONE

Domenica, Novembre 13, 2005 Luigi Boccia Grammatica 30649
Pagina in allestimento Seleziona la lettera dal menù qui accanto ==> .
Martedì, Marzo 07, 2006 Pietro Di Marco Aspetti generali 12337
E ardhmja e natës agimi. Ti e prite. E ardhmja e agimit dita e plotë. Ti e rrove. E ardhmja e ditës mbrëmja. Ti u krodhe në të. E ardhmja e mbrëmjes...