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22 Giugno 2010
Come può un rito, composto di semplici azioni umane quali preghiere, esortazioni, scrutini[5] o esorcismi, immersione, unzione, imposizione delle mani, pretendere ciò? Vediamo quello che i Padri della Chiesa e sulla loro scia il magistero dei Dottori e dei Vescovi lungo i secoli, ci hanno insegnato. Nella teologia sacramentaria dei Padri[6], la liturgia non è nient’altro che l’opera salvifica dell’Unigenito Figlio di Dio in via di realizzazione. Questo è il motivo per cui Papa Leone Magno osava dire: “così ciò che era visibile nel nostro Redentore è passato nei sacramenti / quod itaque Redemptoris nostri conspicuum fuit, in sacramenta transivit”[7]. Ciò che Gesù fece in forma storica durante la sua vita terrena, continua a farlo sacramentalmente attraverso i sacramenti che celebra in e con la Sua Chiesa.
La costituzione Sacrosanctum concilium sulla sacra liturgia del concilio Vaticano II dice la stessa cosa, con parole diverse: “la liturgia, mediante la quale si attua l’opera della nostra redenzione, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa” (nr. 2).
Così il ministero sacramentale della Chiesa esiste al fine di ri-presentare, cioè di rendere di nuovo presente l’opera redentrice di Cristo e, attraverso Lui rendere tale opera accessibile a tutti gli uomini lungo i secoli, permettendo loro di partecipare attivamente al mistero di salvezza. Questa vita, iniziata con il Battesimo e nutrita dall’Eucaristia, non è un qualcosa di statico, bensì un processo di crescita verso la maturità in Cristo. Così possiamo dire che tutta la vita e la spiritualità cristiana, che non sono altro che i diversi nomi dati a questa crescita in Cristo, sono in radice una vita e una spiritualità battesimale fin dalla loro origine. Il trattato di Tertulliano sul Battesimo, l’unico trattato pre-niceno su un sacramento, fa del Battesimo il fondamento di tutta l’esistenza cristiana: “noi piccoli pesci, come Gesù Cristo (ἰχθύς) siamo nati nell’acqua ed è soltanto restando nell’acqua (del Battesimo) che siamo salvati”[8].
Per questo l’iniziazione e non solo l’Eucaristia, era il rito centrale distintivo della Chiesa nascente. L’iniziazione e non la liturgia eucaristica, era l’oggetto della maggior parte dei testi antichi e dei commentari liturgici[9]. Solo più tardi l’Eucaristia divenne il rito centrale, qual è oggi, nel cristianesimo tradizionale.
Così per quanto riguarda la Chiesa dei Padri si può parlare di un’ “ecclesiologia battesimale” più che di un’ “ecclesiologia eucaristica”. Questo oggi si è perso, specialmente in occidente, dove si è talmente sovra-enfatizzata l’Eucaristia, riducendo tutta la liturgia ad essa, quasi che la Chiesa abbia perso il suo equilibrio liturgico. In oriente, la liturgia delle Ore e altri uffici divini sono rimasti parte integrante del culto ecclesiale, mentre l’occidente ha perduto questo equilibrio.
[1] Evangelo di san Matteo
[2] Cf. Robert TAFT: “Reponse to the Berakah Award Anamnesis” in Worship 59 (1985), pp. 304-325 (rist. In Id., Beyond East and West. Problems in Liturgical Understanding, Roma 2001.
[3] Enchiridion symbolorum, definitiorum et declerationum de rebus fidei et morum 1530, a cura di H. DENZINGER e P. HÜNERMANN, Bologna 1995, p. 653.
[4] Cf. ibid. 1530-1531.
[5] Sugli “scrutini” in occidente si veda il più recente contributo di D. E. SERRA, “New observations About the Scrutinies of the Elect in Early Roman Practice”, in Worship 80 (2006), pp. 511-527.
[6] Robert TAFT, A partire dalla liturgia. Perché è la liturgia che fa la Chiesa, Roma 2004, pp. 46-47.
[7] Leone Magno, Discorsi 74,2 (Sull’ascensione 2).
[8] Tertulliano, il Battesimo I.
[9] Cf. H. M. RILEY, Christian Initiation. A Comparative Study of the Interpretation of the Baptismal Liturgy in the Mystagogical Writings of Cyril of Jerusalem, John Chrysostom, Theodore of Mopsuestia and Ambrose of Milan, Washington DC 1974.
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