CopertinaFirmo sabato 5 dicembre 2009 ore 18,30 - Sala Grande ex Convento dei Domenicani - Conversazione intorno al libro di Gian Franco Svidercoschi "Un papa che non muore mai".

Azione Cattolica dell’Eparchia di Lungro, con il patrocinio di: Eparchia di Lungro; Amministrazione Comunale di Firmo.

 


Un Papa che non muore

GIAN FRANCO SVIDERCOSCHI, "UN PAPA CHE NON MUORE MAI", (San Paolo, pp. 156, Euro 14)

Programma

Saluti

Papàs Mario Santelli Parroco di S. Maria A. in Firmo

Antonio Palermo Sindaco del Comune di Firmo

Pietro Roseti Assessore PI Comune di Firmo

Francesco S. Barletta Dirigente Scolastico Ist.Com. Firmo

Il libro

Papàs Pietro Lanza

Padre Rettore Seminario Greco-Albanese dell’Eparchia di Lungro

Vincenzo Bova

Presidente Corso di Laurea in Servizio Sociale e Sociologia Unical

Gianni Walter Bellizzi

Dirigente Scolastico Ist. Comp. Amendolara

L’autore

Gian Franco Svidercoschi

Interventi

Angela Marchianò Castellano UCIIM Lungro

Rosario D’Alessandro Dir. Scol IPSAR «Karol Woytila» Castrovillari

 

Concluderà l’incontro

Sua Ecc. Rev.issima il Vescovo di Lungro

Monsignor Ercole Lupinacci

 

Saranno presenti gli allievi delle classi di Istituti di scuole primaria secondaria e superiore che hanno elaborato un profilo del Santo Padre Giovanni Paolo II ispirandosi all’opera di Gian Franco Svidercoschi e i loro docenti.

 

Info Presidenza Azione Cattolica Eparchia di Lungro 3395619513

 

Wojtyla visto da vicino

di Giacomo Galeazzi
dal quotidiano "La Stampa"

Nel testo si intrecciano due storie: la prima è quella di Wojtyla uomo e Papa, le grandi linee direttrici del suo pontificato, la Chiesa che ha lasciato in eredità al cattolicesimo, una Chiesa diversa da quella che gli era stata
affidata il 16 ottobre 1978. La seconda è un affresco della grande folla che ha accompagnato la fine di Giovanni Paolo II e continua ancora oggi ad andarlo a trovare alla sua tomba in un colloquio pieno di mistero e di vite quotidiane. È il 16 aprile 1978. Hanno già annunciato il nome del nuovo papa e lui, Karol Wojtyla, vestito di bianco, si incammina verso la loggia centrale della Basilica Vaticana, mentre il cerimoniere lo istruisce e si raccomanda, niente discorsi, solo la benedizione, così vogliono le regole della Chiesa. Wojtyla si affaccia e, vedendo la folla, si commuove e, disobbedendo alle istruzioni, non si trattiene dal parlare «se mi sbaglio mi corrigerete....». Comincia così, con quello «strappo » al protocollo - preludio di ben altri strappi e innovazioni - il pontificato di Giovanni Paolo II, ripercorso e narrato, tra aneddoti e inediti, dal suo biografo d'eccellenza, Gianfranco Svidercoschi, nel libro delle edizioni San Paolo «Un Papa che non muore mai». Amico di Wojtyla e autore dei libri più coinvolgenti sul papa polacco, Svidercoschi riserva anche in questa ultima opera nuove sorprese per i lettori, anche per i più esperti e devoti. Come ad esempio le perplessità e le preoccupazioni, dichiarate a voce alta dai suoi più stretti collaboratori, durante la prima visita in Polonia nel 1979. «La presenza di milioni di persone, specialmente di giovani.
Le messe nelle piazze, le preghiere che sembravano tante frecciate contro il regime...» rievoca Svidercoschi. «Tutto fu un vero terremoto. E spaventò anche il capo della diplomazia vaticana, Casaroli, il quale, mentre una sera Wojtyla parlava dalla finestra con i giovani, si lamentò con alcuni cardinali: 'ma cosa vuole? Uno spargimento di sangue? Oppure rovesciare il regime?»Con quel viaggio cominciò lo sgretolamento del muro. Il
pontificato di Wojtyla non si fermò tuttavia lì e segnò la fine di tanti altri confini invisibili: fu il primo successore di Pietro ad entrare in una sinagoga o in una moschea o in un
tempio buddhista. Il libro ripercorre il tempo della forza, dell'audacia, dei viaggi intorno al mondo, e il tempo del dolore e della sofferenza di Giovanni Paolo II. Con gli occhi del vaticanista e con gli occhi di quanti hanno amato e pregato per questo papa polacco, e lo vorrebbero «santo subito». Come quella signora che lo chiama Karletto, in un biglietto lasciato accanto alla sua tomba nelle Grotte Vaticane. E aggiunge: «Spero non ti sembri irriverente».


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