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22 Febbraio 2011
Il Collegio dei docenti dell'Istituto Omnicomprensivo di San Demetrio Corone, (comprendente – usando la vecchia e più comprensibile terminologia – la scuola Materna, le Elementari, le Medie e il Liceo Ginnasio) ha deliberato, a maggioranza, di intitolare il medesimo Istituto a Domenico Mauro (San Demetrio Corone 1812 - Firenze 1873).
L'intitolazione della scuola, prima di diventare definitiva e ricevere l'ufficialità con un decreto del Ministero della Pubblica istruzione, dovrà superare altri "passaggi".
Domenico Mauro, studente dello storico Liceo di San Demetrio Corone, fu patriota (protagonista a Napoli e in Calabria della rivolta del '48, difensore della Repubblica Romana, componente la Spedizione dei Mille insieme al fratello Raffaele) deputato nella prima Assemblea Costituente di Napoli e nella nona e decima legislatura dell'Italia Unita, letterato, poeta, esegeta di Dante e giornalista. «Era un uomo semplice – scrive di lui Francesco De Sanctis – che non parlava mai di sé, stimava naturali tutte le azioni, che il mondo chiama eroiche, quasi egli non potesse fare altrimenti. Non aveva mai creduto che compiere il proprio dovere fosse scala ricompense».
E ancora: «Fu uno di quegli uomini che mentre la mediocrità mena rumore, non si fanno sentire e si trovano sempre innanzi nei momenti più decisivi».
È sepolto a Firenze, nel cimitero monumentale di San Miniato al Monte. Si potrebbe anche procedere con la denominazione degli altri "segmenti" scolastici dello stesso Istituto Omnicompresivo, tenendo conto che le Medie sono già dedicate all'eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Skanderbeg.
Mentre restano senza nome le scuole Materne, le Elementari e il Liceo che, durante il Fascismo, era stato intitolato al calabrese Michele Bianchi , quadrunviro, membro del Gran Consiglio e Ministro dei Lavori pubblici con Mussolini.
Gazzetta del Sud del 17/02/2011
Il 15 marzo 1844 Domenico Mauro fu il capo di una sfortunata sommossa antiborbonica a Cosenza, al grido di "Italia e Costituzione"[1]. Fu per appoggiare questa rivolta, ignorando che fosse finita nel sangue, che si mossero i Fratelli Bandiera. La rivolta venne così ricordata dal Padula:
« Uomini del 15 marzo si dissero coloro, che al 1844, fecero in Cosenza contro il borbonico governo la celebre sommossa, che iniziò l'indipendenza e l'unità politica d'Italia. Promotore impavido ed ordinatore solerte di quell'eroica ed audacissima impresa fu il mio compianto amico Domenico Mauro, che nato in uno dei nostri paesi albanesi, si valse principalmente per operarla del braccio degli albanesi, ajutato in ciò dai fratelli Petrassa e Franzese da Cerzeto, e Mosciaro da San Benedetto Ullano, e dal cosentino Francesco Salfi, ch'esercitava la professione di notaio in quest'ultimo paese. L'impresa fallí, il Salfi cadde nel conflitto, e degli altri, variamente e crudelmente condannati, la fama pietosa ed ammiratrice, che volò oltralpe, ed oltremare magnificata più del vero dai giornali, persuase i fratelli Bandiera, ed i loro generosi compagni ad intraprendere ciò che da tutti è conosciuto. »
(Vincenzo Padula, Antonello capobrigante calabrese, dramma in cinque atti di Vincenzo Padula a cura di Fausto Gullo, Milano: Universale economica, 1952, nota 4, p. 118)
Mauro partecipò ai moti rivoluzionari del 1848. Dopo la concessione della costituzione da parte di Ferdinando II (24 febbraio 1848), Domenico Mauro fu eletto deputato al parlamento del Regno delle Due Sicilie per Cosenza assieme a Raffaele Valentini. Dopo il tradimento del re (15 maggio 1848), ritornò in Calabria dove organizzò un comitato di salute pubblica per il proseguimento della rivoluzione e l'arruolamento dei volontari. Mauro venne pertanto nominato commissario civile del distretto di Castrovillari coadiuvato da Giuseppe Pace e Domenico Damis. Il 30 giugno 1848, al valico di Campotenese, guidò 3000 volontari albanesi in uno scontro sfortunato con le truppe borboniche del generale Lanza. Domata la rivoluzione calabrese, e condannato a morte, Mauro riparò dapprima a Malta, quindi a Corfù, in Grecia e in Albania. Nel 1849 tornò in Italia, in aiuto della Repubblica Romana, caduta la quale si rifugiò in Piemonte.
Nel 1860 seguì Giuseppe Garibaldi nell'impresa dei Mille, assieme al fratello Raffaele. Dopo l'unità d'Italia fu eletto alla Camera dei deputati, militando fra le file della sinistra, dal 1865 al 1870.
[modifica] Opere
Tra i suoi scritti si ricordano:
* Domenico Mauro, Errico , Milano, Giovanni Silvestri, 1843 . (un poemetto dai cupi toni byroniani)
* Domenico Mauro, Vittorio Emanuele e Mazzini , Genova, Stab. Ponthenier, 1851 .
* Domenico Mauro, Concetto e forma della Divina Commedia , Napoli, Stabilimento tipografico degli scienziati, letterati ed artisti, 1862 . (un saggio sul poema dantesco)
Gazzetta del Sud del 17/02/2011
Biografia (da Wikipedia)
Nacque a San Demetrio Corone, un paese di lingua albanese, allora nella provincia della Calabria Citeriore (Regno delle Due Sicilie) e attualmente in provincia di Cosenza. Assieme a Vincenzo Padula e Biagio Miraglia fu la principale figura di un gruppo di giovani calabresi, radicali in politica e romantici in letteratura, che si adoperarono a svecchiare la cultura calabrese. Nel 1843 Padula gli dedicò la sua prima opera, il poemetto "Il Monastero di Sambucina".Il 15 marzo 1844 Domenico Mauro fu il capo di una sfortunata sommossa antiborbonica a Cosenza, al grido di "Italia e Costituzione"[1]. Fu per appoggiare questa rivolta, ignorando che fosse finita nel sangue, che si mossero i Fratelli Bandiera. La rivolta venne così ricordata dal Padula:
« Uomini del 15 marzo si dissero coloro, che al 1844, fecero in Cosenza contro il borbonico governo la celebre sommossa, che iniziò l'indipendenza e l'unità politica d'Italia. Promotore impavido ed ordinatore solerte di quell'eroica ed audacissima impresa fu il mio compianto amico Domenico Mauro, che nato in uno dei nostri paesi albanesi, si valse principalmente per operarla del braccio degli albanesi, ajutato in ciò dai fratelli Petrassa e Franzese da Cerzeto, e Mosciaro da San Benedetto Ullano, e dal cosentino Francesco Salfi, ch'esercitava la professione di notaio in quest'ultimo paese. L'impresa fallí, il Salfi cadde nel conflitto, e degli altri, variamente e crudelmente condannati, la fama pietosa ed ammiratrice, che volò oltralpe, ed oltremare magnificata più del vero dai giornali, persuase i fratelli Bandiera, ed i loro generosi compagni ad intraprendere ciò che da tutti è conosciuto. »
(Vincenzo Padula, Antonello capobrigante calabrese, dramma in cinque atti di Vincenzo Padula a cura di Fausto Gullo, Milano: Universale economica, 1952, nota 4, p. 118)
Mauro partecipò ai moti rivoluzionari del 1848. Dopo la concessione della costituzione da parte di Ferdinando II (24 febbraio 1848), Domenico Mauro fu eletto deputato al parlamento del Regno delle Due Sicilie per Cosenza assieme a Raffaele Valentini. Dopo il tradimento del re (15 maggio 1848), ritornò in Calabria dove organizzò un comitato di salute pubblica per il proseguimento della rivoluzione e l'arruolamento dei volontari. Mauro venne pertanto nominato commissario civile del distretto di Castrovillari coadiuvato da Giuseppe Pace e Domenico Damis. Il 30 giugno 1848, al valico di Campotenese, guidò 3000 volontari albanesi in uno scontro sfortunato con le truppe borboniche del generale Lanza. Domata la rivoluzione calabrese, e condannato a morte, Mauro riparò dapprima a Malta, quindi a Corfù, in Grecia e in Albania. Nel 1849 tornò in Italia, in aiuto della Repubblica Romana, caduta la quale si rifugiò in Piemonte.
Nel 1860 seguì Giuseppe Garibaldi nell'impresa dei Mille, assieme al fratello Raffaele. Dopo l'unità d'Italia fu eletto alla Camera dei deputati, militando fra le file della sinistra, dal 1865 al 1870.
[modifica] Opere
Tra i suoi scritti si ricordano:
* Domenico Mauro, Errico , Milano, Giovanni Silvestri, 1843 . (un poemetto dai cupi toni byroniani)
* Domenico Mauro, Vittorio Emanuele e Mazzini , Genova, Stab. Ponthenier, 1851 .
* Domenico Mauro, Concetto e forma della Divina Commedia , Napoli, Stabilimento tipografico degli scienziati, letterati ed artisti, 1862 . (un saggio sul poema dantesco)
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