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Lettera Aperta all’amico Giovanni Belluscio Docente Unical
Versione arbëreshe
Graduatoria Finale del Concorso
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LETTERA APERTA ALL’AMICO GIOVANNI BELLUSCIO DOCENTE UNICAL DA “VATRA ARBËRESHE” DI CHIERI (TO)
Al Prof. Giovanni Belluscio docente Unical
p.c. ai Cultori della Minoranza Linguistica Arbëreshe
Traduzione della parte arbëreshe

Il ventisei gennaio2006, il Prof. Giovanni Belluscio ci ha chiamati e ci ha chiesto:

a) Come è possibile che quest’anno il primo premio è stato vinto da un elaborato che, per quello che contiene, ha cancellato cent’anni di studi linguistici?
b) Come è stato possibile che persone importanti come il Prof. Italo Costante Fortino ed il Prof. Gjovalin Shkurtai hanno dato il primo premio a questo elaborato?
c) Come può essere che voi –come associazione- fate un concorso sulla ricerca linguistica?
L’Associazione “Vatra Arbëreshe”, al Prof. che si sveglia solo dopo cinque anni vuole rispondere. 
Vogliamo rispondergli nella nostra lingua arbëreshe: non sappiamo se, il Professore e chi lo ha incitato - avendo loro studiato solo lo shqipo - la capiranno questa lingua?!
In primis vogliamo fare una premessa.
Oh Maestro... oh grande Maestro Professor Belluscio, devi perdonarci se noi, senza accendere un cero e senza inginocchiarci Ti parliamo: non lanciare oh Signore, la nèmesi su questa nostra povera vita. Intorno al trono dove Tu siedi, ci sono santi e nobili che in ginocchio... da Te Giovanni dispensatore di grazie, attendono una parola. Come dice la parabola di Gesù Cristo: “Di solo una parola, ed io sarò salvato”, così, Tu, spargendo grazie... hai dato una parola dopo l’altra, oh quante parole hai dato. Non hanno dovuto pregarti molto!
Per chi non lo sa, Giovanni Belluscio è docente dell’Università della Calabria. Oh grande Maestro Belluscio, non abbiamo saputo resistere, vogliamo confessartelo hai fatto scuola e noi come attenti alunni, abbiamo imparato da te, così anche noi facciamo parole su parole, iniziando dalla parola: “ipocrisia”.
“Ipokrisia” dal greco UПО́ΚΡІΣІΣ > ( hypokrisis), dal verbo “υποκρίνομαι” - Ipocrisia: questa parola in italiano ha significato come, simulazione, impostura, finzione, doppiezza (Dizionario Garzanti Della Lingua Italiana).
 Noi arbëreshë, per darci la risposta che non c’è su questa nostra povera lingua, facciamo come il cane che corre appresso alla sua coda, vorrebbe prenderla a morsi, ma non la prende mai altrimenti si fa male da solo: questo è un cane “ipocrita”.
- Qualche arbëreshë, è come questo cane, parla troppo e fa troppo fumo senza fuoco, la brace sotto non c’è, gli piace solo far vedere quanto in alto arriva questo fumo: questo arbëresh – come il cane del quale parlavamo prima – fa solo “ipocrisia”. Chi mai può saperlo? Può darsi che gli serva un favore dal “don” o dal professore?!
- Così fa solamente fumo ed ipocrisia Giovanni Belluscio, che si ricorda dell’Associazione “Vatra Arbëreshe” chiamandoci solo per criticarci e “buttarci la nèmesi” a tutti.
Ma dove era questo Giovanni Belluscio quando l’Associazione “Vatra Arbëreshe” in Chieri (TO) -tutti gratuitamente- ha lavorato per dare un aiuto alla lingua, facendo concorsi in lingua arbëreshe e spargendo denaro in tutti i paesi arbëreshë?
- Sono molte le persone che sanno come l’Associazione “Vatra Arbëreshe”, da cinque anni lavora per contribuire alla rinascita della lingua, così come molta gente sa quanto denaro abbia distribuito in tanti paesi arbëreshë con i premi che hanno vinto i concorsi.
Da cinque anni “Vatra Arbëreshe” ha costruito un concorso in lingua arbëreshe, che prima non c’era, così come sono stati preparati convegni con relazioni sulle mancate risposte delle leggi di tutela nazionali e regionali.
Dopo cinque anni che noi, come Associazione lavoriamo -senza essere pagati da nessuno noi- ecco che, una persona si sveglia dal letargo, si ricorda e chiama l’Associazione “Vatra Arbëreshe” “Solamente per criticare e “buttare la nèmesi” su tutti”.

Dopo questa premessa, vogliamo dare la risposta al professore.

Spettabile professore, vogliamo finalmente dire qualcosa di vero?
1) Tu Belluscio hai fatto uno sbaglio, hai dubitato di due persone senz’altro più importanti di te: con questo vogliamo dire che, il Prof. Italo Costante Fortino e il Prof. Gjovalin Shkurtaj, diversamente da te, hanno veramente dimostrato di essere persone importanti. La loro cultura è dimostrata non solo attraverso i loro studi, ma la loro elevazione, importanza ed erudizione, si dimostra perché: scendendo dal “trono” per darci un aiuto come giurati, hanno compreso che la lingua si perde e tutti dovremmo essere chiamati a dare un aiuto per la sua sopravvivenza.
Non serve a niente stare sul trono come santi benedetti, come fai tu insieme a chi ti ha istigato! Dunque, prima di toccare persone più elevate di te: “Devi toccarti il naso!”.
2) Tu Belluscio, insieme a chi ti ha istigato, intanto che volete comandare sulla lingua del popolo, siete pienamente slegati da ciò che è il popolo, dal popolo e dalla lingua del popolo.
3) Noi popolo arbëreshë, non vi riconosciamo nessun potere, voi rappresentate solo la vostra “busta”, la vostra mangiatoia ed il vostro lavoro.
4) Su quel trono, il popolo arbëresh non vi ha mai incoronato: voi vi trovate sul trono dove sedete per una situazione precedente alle leggi sulle minoranze linguistiche.
5) Voi volete che gli arbëreshë, sulla propria lingua, appaiano tutti ignoranti, così da motivare il trono dove sedete. Nel mentre che il popolo perde la lingua e non vuole saperne della lingua shqip, voi come foste dei sulla terra, non volete sentirlo il popolo: gli dite che devono imparare una lingua “straniera” (V. “Studio antropologico della comunità arbëreshe della provincia di Torino).
6) Tu buon professore, quando dici che l’arbërisht parlato nei paesi arbëreshë non ha validità per esprimere concetti importanti, quindi dobbiamo imparare lo shqipo, hai certamente dimenticato che la lingua moderna albanese è: a) lingua che è nata solamente dalle ultime riforme linguistiche degli anni 1952 e 1972; b) lingua che con la sua morfologia, le desinenze e la fonetica, varia molto dall’arbërisht nel quale sono rimaste le forme antiche. Peggio ancora, tu basi quello che sostieni, solo su studi condotti nei paesi dove hanno perso la
forma, le desinenze ed i termini della lingua: non hai per niente rappresentato la parlata dei paesi arbëreshë dove la lingua è stata mantenuta e dove possono insegnarla a te.
7) L’indirizzo che voi volete dare all’insegnamento linguistico, è sinonimo di falsità linguistica. Per fare un solo esempio: chi ha scritto in Civita: “gjuhor” in vece di “gluhor” è un falsificatore linguistico. Come tu saprai, il nesso consonantico nella forma di Civita è “gl” e non già “gj”.
L’unificazione linguistica pensata da voi, assomiglia di più ad una dipendenza linguistica dallo shqipo: le leggi tutelano le forme linguistiche minoritarie, la vostra “unificazione” distrugge le altre espressioni che non vogliono unificarsi = scomparire!
Ora, come tu ci chiedi, ti rispondiamo sul perché l’elaborato di Gioseffi da Barile ha vinto il primo premio e Troiano ha vinto il secondo premio. Il concorso era: ricerca sulla attualità della lingua arbëreshe, traccia da seguire: “L’arbëreshe, lingua attuale o solo reperto archeologico?”. Esplicazione: può la lingua arbëreshe essere usata nelle diverse situazioni di ogni giorno?. Può l’arbëreshe essere applicato nei vari campi: dell’informatica, della linguistica, della letteratura, della medicina, della botanica etc.?

Vogliamo farti un esempio Prof. Belluscio, se scriviamo: “La chiesa cristiana ed i suoi dogmi”, quando troviamo il termine “dogma”, ci sembra di usare un termine (prestito) dall’italiano. Facciamo uno sbaglio, perché “dogma” < “dokein” = “dukat” è termine proprio della nostra lingua.

- Comunque sia, il solo che è andato a cercare alcune parole per dimostrare che la nostra lingua è attuale, è stato Antonio Gioseffi da Barile. Gioseffi, è andato a ricercare l’ètimo delle parole con le quali ha scritto i versi: “Pulcherrima rosa / appare Afrodite / specchiandosi nelle termopili / ci fa dono di un terso dì”. Ha così dimostrato che in letteratura, quando crediamo di parlare in italiano, in molti casi, in realtà stiamo adoperando termini che sono propri della nostra lingua.
- Troiano Giovanni, è erudito sulla poesia e scrive bene in arbëreshe, ma –così come richiesto dal concorso- non ha fatto nessuna ricerca: Troiano, dei valori intrinseci della nostra lingua, non ha ancora capito niente e relativamente alle domande del concorso, non ha saputo dare alcuna risposta. Il Troiano parlando sugli scrittori e sulla salute della nostra lingua, ha fatto solamente domande! Facciamo un esempio, il Troiano ci chiede: “Se diciamo “jatrìa” stiamo parlando in italiano in greco o in arbërisht?”; verrebbe ovvio dire, le domande le faceva il concorso, i concorrenti dovevano rispondere!



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