|
20 Dicembre 2009
La scelta è occasionata dal fatto che ricorre il centenario della Conferenza Missionaria tenuta ad Edimburgo nel 1910. In quella conferenza delle Società Missionarie protestanti si è posto il problema della divisione dei cristiani nel contesto della missione. Come annunciare con efficacia che Cristo ci ha riconciliati se noi cristiani ci presentiamo divisi alle frontiere della Chiesa?
Come testo biblico di base viene proposto l’intero capitolo del Vangelo di S. Luca (Lc 24, 1-53) che riporta gli episodi delle apparizioni di Cristo risorto: ai discepoli di Emmaus (Lc 24, 1-35), a tutti i discepoli insieme (Lc 24, 36 - 48) e l’ascensione di Gesù ai cieli (Lc 24,50-53). Il versetto centrale del tema è: “Di queste cose mi siete testimoni”(Lc 24,48). Gesù richiede la testimonianza a tutti i discepoli che si trovano insieme.
L’asserzione di cui i discepoli sono i testimoni, i “martiri di queste cose” (màrtyres toùtōn), testimoni con la parola e con la vita, alcuni fino all’effusione del sangue, comporta promessa di una assistenza potente dall’alto (ex hýpsous dýnamin), l’assistenza della Grazia: “Ed ecco che io mando sopra di voi il Promesso dal Padre mio” (Lc 24, 49). Egli illuminerà, fortificherà, darà consistenza alla parola che così diviene testimonianza di vita.
Il tema della settimana viene proposto – proclamando l’intero capitolo 24 di Luca - nello schema di celebrazione liturgica, per coloro che usano fare un atto di culto comune di carattere più esteso e partecipato, per esempio tra tutte le Chiese e Comunità ecclesiali presenti sul luogo, in una città, in una diocesi, in una parrocchia.
Per coloro che celebreranno l’intera settimana, il tema viene proposto suddiviso in varie parti per ciascuno degli otto giorni. Il sussidio pone la domanda: come migliorare la testimonianza dei cristiani nel nostro tempo? E suggerisce una modalità per ciascun giorno: -
- lodando l’Unico Dio che dà il dono della vita e della resurrezione (primo giorno);
- comprendendo come poter condividere la nostra storia di fede con gli altri (secondo giorno);
- riconoscendo che Dio opera continuamente nelle nostre vite (terzo giorno);
- rendendo grazie per la fede che abbiamo ricevuto (quarto giorno);
- proclamando la vittoria di Cristo su ogni sofferenza (quinto giorno);
- cercando di essere sempre più fedeli alla parola di Dio (sesto giorno);
- crescendo nella fede, nella speranza, nell’amore (settimo giorno);
- offrendo ospitalità e sapendo riceverla a nostra volta (ottavo giorno).
Il sussidio esplicita la domanda: la nostra testimonianza al Vangelo di Cristo non sarebbe forse più fedele se riuscissimo, in ciascuno di questi otto aspetti, a testimoniarlo insieme?
I vari giorni trattano i diversi aspetti coinvolti nella questione. La settimana così potrà trasformarsi in una lectio divina di approfondimento della Parola di Dio e di preghiera per la ricomposizione dell’unità dei cristiani. I discepoli di Emmaus “tornarono a Gerusalemme e trovarono gli Undici riuniti con i loro compagni”(Lc 24, 33). I discepoli e gli altri, riuniti insieme, vedono il Signore risorto. E ad essi così riuniti dà l’incarico di rendergli testimonianza “tra tutte le genti” (Lc 24,48).
E’ nell’unità che vengono inviati a proclamare quanto hanno visto e sentito.
Il gruppo ecumenico della Scozia - che ha proposto il tema - ha pensato di rinnovare ai cristiani di oggi lo stesso invito. La situazione è indebolita dalla divisione, ma anche in questa situazione i cristiani sono chiamati a rendere oggi quella testimonianza comune che è loro possibile. Essa si fonda su quella fede comune non intaccata dalla divisione e sul desiderio di superare le divergenze ancora esistente. Il concilio Vaticano II ci ha ricordato i vincoli che nonostante la divisione permangono, in modo diversificato tra le varie Chiese e Comunità ecclesiali, e costituiscono la comunione parziale che ancora lega i cristiani. Le relazioni fraterne e il dialogo teologico bilaterale hanno ampliato questa base di comunione, pur permanendo importanti divergenze. Tra la Chiesa cattolica e gli altri cristiani vi è una vera comunione di fede, sebbene imperfetta. In questo contesto è possibile una fondata testimonianza comune? Nella esortazione apostolica Evangelii Nunziandi Paolo VI (1975) aveva risposto lucidamente auspicando che “si collabori con maggiore impegno con i fratelli cristiani, basandoci sul fondamento del battesimo e sul patrimonio di fede che ci è comune, per rendere sin d’ora, nella stessa opera di evangelizzazione, una più larga testimonianza comune a Cristo di fronte al mondo” (EN, 77). Si tratta di un argomento e di un’azione delicata, ma corrisponde al più autentico spirito ecumenico.
Eventi in occasione della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani.
| < Prec. | Succ. > |
|---|








