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11 Giugno 2008
Analizzando la trasformazione in atto, vi sono due momenti distinti che vanno citati: essi riguardano coloro che hanno amministrato i paesi Arbëreshe negli ultimi tre-quattro decenni.
Il primo mira a riconoscere la bravura, la caparbietà e padronanza politica ad accedere, quasi sempre, ai fondi messi a disposizione dagli organi preposti.
Il secondo a sottolineare la mancanza di formazione manageriale, storica e tecnica, nell’affidare gli incarichi a quei professionisti forniti di bagaglio tale da intervenire nelle aree di cultura Arbëreshe con rispetto e buon senso.
Ne consegue l'urgenza di nuove strategie in un programma di recupero del "genius loci" che non disdegni l'esigenza di progresso, realizzando un "buon" governo del territorio che consiste nel costruire una sensibilità paesaggistica, evidenziando lo stretto rapporto tra natura, sito e antropizzazione, superando la falsa antitesi tra conservazione e sviluppo.
Occorre, quindi, mettere in atto una "politica del paesaggio", cioè calcolare le compatibilità economiche e sociali dei centri storici per sfruttarne il valore ed erigerlo a bene collettivo.
Governare il territorio vuol dire indirizzare lo sviluppo per garantirne la qualità nella continuità con il passato; mentre tutelarlo significa, perciò, controllare, verificare e dare impulso alla qualità delle trasformazioni.
Non è possibile conservare immutabile il paesaggio, anche quello più suggestivo; il più ricco di storia e d'arte deve poter tollerare continue e inesauribili spinte evolutive.
I centri Arbëreshe, sono territori vivi, abitati dall'uomo, dove anno dopo anno, secolo dopo secolo, gli spazi devono fare tesoro del passato, aggiungendo nuovi episodi in delicata armonia, senza traumi nè strappi.
Programmare lo sviluppo è l'unico modo per evitare delle modificazioni incontrollate, occorrono una profonda conoscenza della storia, sensibilità e capacità manageriali; agire in simbiosi tra conservazione e innovazione, essere artefici del rinnovamento e di una riscrittura della scena nel più profondo rispetto del passato, saper attraversare i livelli intrecciati della storia e dell'ambiente in un'illuminante e innovativa spazialità.
Da ciò la necessità, concludendo, di porre in sinergia le istanze della conservazione e quelle dell'innovazione per lavorare insieme, senza polemiche e protagonismi, in uno spirito di leale cooperazione fra enti.
Atanasio arch. Pizzi
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