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31 Dicembre 2009
“Un libro da tenere sempre a portata di mano”, hanno concordato i relatori della serata,”perchè aiuta a soddisfare curiosità, e sopratutto rimette davanti ai nostri occhi le grandi potenzialità turistiche dei paesi italo-albanesi sotto vari aspetti.”
La serata, voluta e organizzata dal Protopapàs Nik Pace, parroco della chiesa greco-bizantina ha ospitato presenze autorevoli della promozione dell’arte e della cultura salentina, nonché l'Associazione Barocca della Danza che ha proposto intermezzi musicali con ballate antiche, e sfoggiato gli abiti di gala della tradizione di Frascineto sulle note dell'inno Arberesh “Oi e bukura Moré”.
Il Dott. Pierfranco Bruni é stato il primo relatore invitato; come esperto in Storia e Letteratura delle Minoranze Linguistiche ed Etniche, nonché Coordinatore istituzionale del Progetto generale “Etnie e Culture del Mediterraneo" del MiBAC, ha veramente stupito l'assemblea per l'impostazione del suo discorso. Egli ha ripreso il titolo dell'opera della Celestino e ha cucito sulla parola “Viaggio” tutto ciò che questo termine può richiamare alla nostra memoria: la non stabilità, la ricerca di una sicurezza, l'attesa di alcune risposte, l'incontro, lo scontro e il confronto.
Il relatore ha condotto per mano l'assemblea attraverso episodi storici dei paesi italo-albanesi facendo emergere contrasti e connubi, evidenziando il carattere forte di questa gente unito alla particolarissima sensibilità spirituale tramandata dall'Oriente Bizantino.
Il Prof. Genc Lafe, docente di Lingua e letteratura Albanese presso l'Università di Lecce, ha ripreso e approfondito questi concetti augurando alla Signora Celestino altre pubblicazioni su questi temi pedagogicamente validi e utili a promuovere la conoscenza e la conservazione delle peculiarità etniche gravemente in pericolo nella cultura globalizzante dei nostri tempi.
Il prof. Aldo Micocci, cultore di storia Salentina, ha aperto una curiosa parentesi sulle famiglie albanesi che si sono succedute nella cittadina leccese di Botrugno. Con un breve ma puntuale excusus ha esposto problemi legati alla famiglia Skanderbeg, i loro matrimoni con le casate nobili del tempo che hanno tanto inciso sulla storia dei paesi salentini che per lungo tempo furono abitati o fondati dalle colonie albanesi del '500.
Prima delle conclusioni da parte dell'autrice e degli interventi da parte del pubblico, interessante è stato l'intervento del parroco il quale ha spiegato all'assemblea le ragioni che lo hanno spinto a realizzare in parrocchia questa presentazione. Da parte sua era infatti importante far conoscere gli Arbresh della Calabria ai leccesi, ma ancor più importante pastoralmente continuare ad unire insieme i vari tasselli di quel più grande mosaico che rappresenta non solo un piano divino ma anche una realtà liturgica e spirituale nella storia Arbreshe, che prende le sue prime mosse proprio dalla terra salentina.
La chiesa di San Nicola affidata solo 90 anni fa , infatti, alla diocesi di Lungro degli albanesi di Calabria, non è che il segno di un proseguo, attuato dagli emigrati albanesi, di una antica tradizione bizantina già presente nel meridione d'Italia e, prima fra tutte, nella terra d'Otranto. “Il libro 'VIAGGIO IN ARBERIA'”, continua a dire papàs Nik, non parla di religione, ma racconta, con una veste nuova, una storia di fede che trova come sua prima culla proprio la Chiesa di San Nicola a Lecce”.
I ringraziamenti dell’autrice hanno concluso i lavori della serata suscitando fra i presenti numerose domande e il desiderio di conoscere le realtà che man mano venivano presentate attraverso la proiezione di una serie di bellissime foto di vita arbereshe. “Proporre degli itinerari turistici arbereshe nel cuore pulsante di una città d’arte come Lecce, dice l’autrice, non è un atto di presunzione, ma semplicemente un modo per far conoscere i canoni di una ricchezza turistica non convenzionale, una ricchezza che non si rivolge agli occhi del visitatore, ma al loro cuore.”
Protopapàs Nick Pace
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